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martedì 31 agosto 2010

Gheddafi, Berlusconi, le Coranine e i ludi politici.

Secondo le statistiche, le iscrizioni quest'anno al liceo scientifico (per non parlare di quelle del classico!) sono diminuite in favore del nuovo indirizzo "scienze applicate", senza latino ma con iniezioni di informatica.

Eppure le lezioni degli antichi maestri, in un momento difficile com'è quello della nostra società italiana, sarebbero così utili per non smettere di riflettere (o cominciare a farlo?!).

Cicerone, Pro Sestio 106:

Etenim tribus locis significari maxime de populi Romani iudicium ac voluntas potest, contione, comitiis, ludorum gladiatorumque consessu.

Che tradotto significa che  i tre luoghi dove si manifestano al massimo grado la volontà e il giudizio del popolo sono assemblee, comizi e gli spettacoli dei ludi e dei gladiatori.

Che dire?

Diamo un'occhiata a questa foto:

Un palcoscenico perfetto: ma dietro le quinte, cosa c'è?



Uno sfondo maestoso.

Una titolo da kolossal.

Una scenografia da Oscar.

Una sceneggiatura sagace: discorso, lectio magistralis di Gheddafi  a 200, come chiamarle, "Coranine"?

Un idillio.

Ma secondo voi, nella distinzione ciceroniana, questo è spettacolo ludico, comizio politico o assemblea?

A me sembrano tutti e tre. Un trittico indistinguibile in cui tutto è tutto, per ottenere il massimo risultato in termini di "favore popolare", a scapito naturalmente dei contenuti.

Sul resto non voglio esprimermi. Penso che chiunque possa reperire in rete informazioni reali sulla condizione della donna in Libia (liberissima... di essere fustigata in quanto adultera) o su chi guadagna e dove negli affari fra Italia e Libia (un articolo interessante al riguardo lo trovate a fine post).

Quello che mi interessa in questa circostanza è riflettere insieme su uno dei grandi problemi della politica nostrana, sempre più visibilmente malata in questo delicato momento storico.

Il clamore del tutto, per non dire praticamente nulla.

La politica come set cinematografico (o televisivo) progettato per ottenere consenso.

Ma ci pensate a quanti hanno lavorato su questo obiettivo? Disegnatori, arredatori, costumisti, truccatori, sceneggiatori, agenzie di spettacolo (per le Coranine)...

Quanto denaro sarà stato investito nella realizzazione di quest'opera, che in un momento molto difficile del nostro Premier, assomiglia tanto ad un'operazione "fumo negli occhi", congegnata per portare alla ribalta la grandiosità dello statista Berlusconi?

E tutto questo rumore per cosa? Per un mega spot pubblicitario di due governanti?!

Questo è il vizio più grande del berlusconismo, da cui non si riesce ad uscire.

In un momento in cui molti hanno dubbi e cercano risposte, si costruiscono cornici meravigliose, senza dare alcuna risposta di merito alle reali preoccupazioni dei cittadini.

Lo show mediatico viene prima di tutto, perché il consenso si conquista così.
Peccato che così non si risolvano i nostri problemi e si offre al dibattito della politica solo elementi che deviano l'attenzione dalle reali esigenze del Paese.

Ma tant'è: panem et circenses.

La prossima volta, per favore, scegliamo il Colosseo come cornice.

Almeno rispettiamo le tradizioni.



APPROFONDIMENTI:

http://www.giornalettismo.com/archives/78590/gheddafi-affari-italia-libia/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+giornalettismocom+(Giornalettismo)

domenica 29 agosto 2010

L'uragano Katrina a New Orleans, 5 anni dopo: abbiamo imparato qualcosa?

New Orleans dopo l'uragano Katrina.

Sono fermamente convinto che una delle cose principali che aiuta l'essere umano a progredire, è la memoria storica.

Se siamo capaci di apprendere dalla storia (magistra vitae), forse un futuro migliore potrà esistere.

Esattamente cinque anni fa, il 29 agosto 2005, Katrina, il 6° uragano atlantico più violento della storia, precipitò New Orleans in un inferno d'acqua e fango in cui persero la vita nel complesso più di 1800 persone.

Le strade durante l'uragano Katrina
La natura è spesso incontrastabile, ma in quella catastrofe una parte importante fu giocata, come troppo spesso accade, dagli uomini.

In seguito a quella tragedia, il Genio Militare dell'Esercito degli Stati Uniti (USACE) ha dovuto rivedere gli organigrammi della sua struttura, per via della facilità con cui cedettero gli argini a New Orleans, mal costruiti e scarsamente manutenuti.

I soccorsi furono giudicati tardivi e inappropriati.

Obama oggi è a New Orleans, per commemorare quel 29 agosto.

La città, sia pure fra mille difficoltà, è in ripresa. Molto è stato ricostruito. Il sistema educativo (considerato centrale) sta riacquistando salute giorno dopo giorno. Tanto per citare delle cifre, nel 2004  il 64% delle scuole pubbliche era definite dallo stato "inaccettabili sul piano accademico".
3 erano le charter schools  (scuole private riconosciute e sovvenzionate a livello statale): oggi sono 51.

Una domanda,però, dobbiamo porcela, ed è fondamentale: cosa ci ha insegnato quel tragico evento?

Un articolo allarmante sulla versione online del Washington Post di oggi, scritto da Stephen Flynn (Presidente del Center for National Policy) ha come titolo: "Non siamo ancora pronti per un altro uragano Katrina".

L'autore in sostanza punta il dito sul fatto che, a fronte di alcuni "lifting" (rafforzamento argini e simili), le contromisure in caso di nuovo uragano potrebbero non essere sufficienti.

La causa principale di ciò sarebbe il disastro ecologico della piattaforma petrolifera, che ha dirottato su questa emergenza la maggior parte delle risorse del settore no-profit, considerato centrale nell'attuazione dei piani previsti per il post-uragano.

Ciò detto, secondo Flynn, nell'eventualità di un nuovo uragano, rimangono ancora 3 nodi cruciali da sciogliere:
  1.  la capacità (e la modalità) di intervento del governo federale;
  2. la definizione del risarcimento dei danni da parte delle compagnie di assicurazione
  3. il bilanciamento fra prontezza di evacuazione (su cui sta puntando molto) e piani di reintegrazione, che prevedano il rientro all'interno delle proprie comunità (al momento punto debole della gestione dell'emergenza così come pianificata).

Il tutto, mentre la stagione degli uragani del 2010 è preannunciata come una delle peggiori degli ultimi anni.

La memoria  si dissolve facilmente con lo scorrere del tempo:
va tenuta viva
(il quadro è di S. Dalì: La persistenza della memoria).
La storia ci parla ed insegna. Ma per apprendere c'è bisogno di attenzione e di ascolto.

E di memoria.

Troppo spesso, a quanto sembra, siamo capaci di dimenticare.




Ti piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.





FONTI: Rapporto della Greater New Orleans Community Data Center (https://gnocdc.s3.amazonaws.com/NOIat5/Overview.pdf)


Washington Post (Editoriale 29 settembre): http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/08/28/AR2010082802897.html


Washington Post (Stephen Flynn): http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/08/27/AR2010082702130.html?nav%3Dhcmoduletmv



venerdì 27 agosto 2010

La Storia siamo noi.

Avverto subito: oggi mi sento in vena di citazioni!

Qualche giorno fa, discorrendo amenamente con un mio amico delle sorti italiche, mi è sovvenuto il discorso di Pericle agli ateniesi, un pezzo di storia fra i più noti del quinto secolo avanti Cristo.

Un discorso sulla democrazia e sui valori di uno dei politici più illustri che la storia della Grecia classica ricordi (l'età di Pericle, cosiddetta, fu difatti un'età particolarmente feconda, specie sul piano culturale e filosofico).

Ebbene, girellando per il blog di Beppe Grillo, oggi trovo che il 22 ha postato un articolo (L'economia della politica), preceduto da un video proprio sul discorso di Pericle (tratto da un pezzo del comico Paolo Rossi)!

Allora  non ho resistito! Perché  le parole di Pericle, che ho riletto con rinnovato stupore, sono incredibilmente attuali, oltre che illuminanti.

Ecco il video postato da Grillo:



Non è stupefacente?!

Per collegarmi a queste sacrosante parole, che hanno la bellezza di 2500 anni, voglio fare un'altra citazione.

Parlo di una canzone di Francesco De Gregori, "la Storia siamo noi" che mi sembra racchiuda meravigliosamente il senso della vita e della capacità degli uomini, quando vogliono, di aprire gli occhi e fare le scelte giuste.

Dedico il testo a tutti noi.



La storia siamo noi, nessuno si senta offeso
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da raccontare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perché è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perché nessuno la può cambiare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.







Se poi vi va di (ri)ascoltarla, eccovi una delle versioni che a me piace di più:







E ricordiamolo sempre...
la storia siamo noi...

Riparte l'anno scolastico. Sondaggio: qual è l'insegnante ideale?

Nelle nostre città reali, tutti siamo stati studenti, qualcuno di noi insegna, chi ha figli o nipoti è quotidianamente alle prese col mondo scolastico.

Bene o male, dunque, la Scuola è parte integrante delle nostre vite.

Ma chi fa la scuola?

La risposta naturalmente è tutti: insegnanti, alunni, genitori (!), collaboratori, dirigenti scolastici, ministero della Pubblica Istruzione (ribattezzato da molti, della Pubblica Distruzione! Ma questo è un altro Post...!).

Come deve essere l'insegnante ideale?
Sono gli insegnanti, tuttavia, ad essere spesso considerati la colonna portante della scuola. E quanto spesso, nonostante questo o forse proprio per questo, ce ne siamo lamentati e ce ne lamentiamo?! E come gioimmo quando avemmo la fortuna di trovarne uno che quando parlava ci faceva sognare? E quanti di noi devono lo sviluppo o il rifiuto di alcune discipline ad una/un Maestra/o o ad una/un Prof. che ci ha folgorato (in positivo o in negativo!) sulla via di Damasco?

Certo non vorremmo che fosse questo
 l'effetto principale!
Ebbene, nella nostra città invisibile, vorrei pertanto focalizzarmi su un quesito (a me particolarmente caro, giacché sono "del settore"!): come dovrebbe essere l'insegnante ideale? Che competenza chiave vorremmo che possedesse?

Nel sondaggio che trovate sulla colonna di destra, in alto, scegliete quella qualità che per voi  è irrinunciabile, quella che se fosse posseduta da tutti gli insegnanti, farebbe della scuola un mondo migliore!


Poi, ovviamente, vi aspetto per parlarne assieme in questa piazza invisibile!


Nota metodologica: ho volutamente evitato la possibilità di una risposta multipla, per far emergere maggiormente la competenza che voi ritenete fondamentale. Buon voto!

giovedì 26 agosto 2010

Mondadori e Mancuso: prove di boicottaggio.

Boicottare... o non boicottare, questo è il dilemma!

Mondadori sì, Mondadori no?
Vito Mancuso, teologo di chiara fama, nonché scrittore edito da Mondadori, ha posto in questi giorni un interessante quesito sulle pagine di Repubblica: sapendo che la casa editrice da cui si è seguiti è coinvolta in una legge "ad aziendam" fatta dal Presidente del Consiglio (cui fa capo la Mondadori) grazie alla quale anziché pagare al fisco circa 350 milioni di euro ne pagherà solamente 8 e spiccioli, è lecito continuare a pubblicare con la suddetta casa editrice?

Dilemma etico da nulla.

Mancuso, nell'editoriale di Repubblica, poneva il quesito a tutti i suoi colleghi giornalisti-scrittori di Repubblica e non solo, che pubblicano con la Mondadori.

Le reazioni sono state le più disparate, da quelle giornalistiche a quelle dei colleghi scrittori diretti interessati.

Naturalmente, specie fra i commentatori, c'è chi si schiera dal lato della (presunta) purezza ad ogni costo, per la serie "se ti poni il dilemma, vuol dire che non trovi etico restare con la Mondadori: dunque va' via" (è la posizione di Marco Travaglio, ad esempio), e chi si dichiara certo che il problema è un altro, e cioè il benedetto conflitto di interessi di Berlusconi irrisolto (dalla sinistra prima, dalla destra poi), la cui soluzione non può essere il boicottaggio perché la vera soluzione va ricercata e perseguita politicamente (è la visione di Eugenio Scalfari, anche lui edito da Mondadori). 
E' nata addirittura, in seguito al dibattito, un'iniziativa lanciata sul web da Gianfranco Mascia, coordinatore del comitato Bo.Bi. (Boicotta il Biscione), grazie alla quale verrà attivata una petizione per chiedere ai vari autori di sinistra di non pubblicare più con Mondadori.

La questione è di lana caprina?

Forse, ma non più di tanto.

Il discorso si potrebbe bene o male riassumere così: se sono vegetariano, posso essere sul libro paga di un commerciante di carne?!

E' chiaro che è un problema di coscienza individuale. Se non mi crea angoscia, forse posso. Posso essere tacciato di incoerenza?

Lo dico sinceramente: non credo. Perché mai, nella mia vita, io non dovrei entrare in contatto con niente e con nessuno che sia contrario ai miei valori? Se applicassimo questo principio a tutto, un musulmano non dovrebbe mai sposare una cattolica, o avere amici cattolici, ecc. ecc.?

Non funziona così. E' una questione, oltre che di buon senso, anche di logica: se io sono pagato dalla Mondadori per pubblicare un mio libro non significa che io mi riconosco automaticamente in tutto quello che fa la mia casa editrice
Rimango sempre io, con le mie idee, che esprimo attraverso i miei libri, a prescindere da chi sia il mio editore.
E' questa  l'unica posizione coerente?

Il discorso poi si complica se lo pensiamo in vasta scala: se io sono contrario alle idee e agli ideali di Berlusconi, non dovrei più vedere i maggiori canali televisivi italiani, dovrei evitare tutta la stampa e l'editoria legata al Premier; se ho un conto Mediolanum dovrei traslocare in un'altra banca, non dovrei entrare mai alla Standa o alla Rinascente né fare la spesa da Panorama o Esselunga, non potrei tifare Milan andando allo stadio, ecc. ecc.

Non credo che questa sia l'unica via che possa essere definita coerente e giusta.
Attenzione: non credo nemmeno sia da biasimare chi sceglie il boicottaggio per rispetto ai propri ideali. Ma è una sua scelta personale e non credo si possa, né si debba imporre ad alcuno il medesimo comportamento.

Lo Ying e lo Yang della filosofia cinese:
 ma la vita non è anche sfumature?!
Sarò impopolare, ma il fatto di considerare in ogni caso le questioni come o bianche o nere, non sempre porta a qualcosa di positivo. Anzi. Io sono convinto che spesso la vita sia fatta di grigi e che il perdersi per la strada le sfumature possa addirittura diventare pericoloso.

Del resto, l'ottica manichea non è quella che stiamo provando a combattere? "La magistratura è rossa, "l'indagine è un complotto", "i dubbi sono accuse infamanti", "la satira è uso criminoso della tv"... O bianco o nero, appunto.

Qual è dunque il colore grigio, la sfumatura, nella vicenda Mancuso?

L'unica cosa certa in tutta la questione è che non si diventa disonesti per il fatto stesso di essere pubblicati da qualcuno disonesto (fra l'altro: conteranno pure qualcosa i contenuti di quello che si scrive?!).


Anche se lo ammetto: in tutta questa vicenda, un pensiero non si riesce proprio a fugare.


Che Mancuso&Co, fra una riflessione e l'altra, stiano vivendo anch'essi, di fatto, un qualche conflitto di interessi.

Etico, naturalmente!


FONTI:

http://www.repubblica.it/politica/2010/08/19/news/mondadori_salvata_dal_fisco_scandalo_ad_aziendam_nell_interesse_del_cavaliere-6365174/#commenta

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/25/il-fronte-anti-mondadori-e-sul-web/53014/

mercoledì 25 agosto 2010

Chi è Francesco Maria Giro: scopriamolo su Openpolis.

Giro novello Carneade: chi è costui?


Dite la verità: quando avete sentito - o letto - che il Sottosegretario ai Beni Culturali, On. Francesco Maria Giro aveva affermato che l'editoriale di Famiglia Cristiana era "pornografia politica" non vi è sorta l'irresistibile curiosità di sapere chi diavolo fosse l'on. Francesco Maria Giro?!


Beh, diciamo subito che è laureato in filosofia, ma questo non so quanta importanza abbia, nel nostro paese (io ho un dottorato di ricerca, ma se devo dire qual è il collegamento fra i miei 10 anni di studi e ricerca universitaria e il lavoro che faccio attualmente, è meglio che taccia). 
Di certo una grande rilevanza ce l'ha il suo rapporto privilegiato col Cardinale Ruini, che gli è valso (secondo la biografia a cura dello staff del sottosegretario) la carica di Responsabile nazionale per i rapporti col mondo cattolico. Rapporti che chissà quanto continueranno ad essere ottimi, con le dichiarazioni di cui sopra. Certo se le parole hanno un peso, l'accusa di pornografia politica non sarà facile da digerire per quella parte del mondo cattolico che legge Famiglia Cristiana e si riconosce nella sua linea editoriale.

Non so, forse mi sbaglio, ma le capacità maggiori di un responsabile dei rapporti con chicchessia non dovrebbero essere la negoziazione, il dialogo, l'ascolto, la diplomazia?!

Ma torniamo all'On. Giro. Cercando di saperne un po' di più sul Sottosegretario, mi sono imbattuto in un sito davvero interessante.
Parlo di Openpolis. Openpolis è un vero e proprio database online di informazioni riguardanti la politica ed i politici. Una piccola miniera d'oro.

In pratica se voglio avere dei dati di riferimento (che poi vanno come sempre interpretati) su un politico, posso farlo. Addirittura è possibile "adottare un politico" e seguirlo nelle sue attività!

Sull'Onorevole Giro, i dati sono piuttosto allarmanti. Riporto la tabella:

Presenze in 6711 votazioni elettroniche
ultima votazione: 04/08/2010

Presenze: 14.77% (991)

Assenze:  7.29% (489)

Missioni: 77.95% (5,231)


Il Film di Besson:
 ispirato a fatti realmente accaduti?!

Come vedete, sul totale delle votazioni elettroniche abbiamo una presenza del 14,77 % (su un valore medio dei deputati del 76%!), mentre le assenze fanno registrare una percentuale del 7.29% (su un valore medio del 15, 24).
Impressionante la percentuali relativa alle missioni: 77.95% contro un valore medio dell'8.68%!

Vero è che la cultura è un po' una missione (e dunque i beni culturali porteranno a viaggiare), ma dall'8% al 78%, il gap sorprende e non poco.



Da ultimo, mi sembra interessante segnalare l'Indice di attività parlamentare (trovate come viene calcolato sul sito di Openpolis):
nel caso dell'Onorevole Giro il risultato è piuttosto preoccupante: 0,01  (su un massimo di 10).

In classifica, a questo riguardo, l'On Giro è 603° su 630 deputati!

Viene da chiedersi se l'Onorevole Giro possa conoscere a sufficienza la politica del PdL essendo così poco presente. Forse è per questo che non ha argomentato contenuti alla critica mossa da Famiglia Cristiana.
E dire che gli argomenti e le capacità retoriche, per lui che ha studi filosofici alle spalle, non dovrebbero mancargli!

A chiosa di queste riflessioni, voglio sottolinearlo: la quantità di lavoro di un parlamentare non dice necessariamente qualcosa sulla qualità del lavoro. Certo dà delle impressioni.

E di sicuro, andando in Giro, si leggono di quei numeri!

...

Pornografia statistica?!




FONTI:



martedì 24 agosto 2010

1000 volte grazie!

1000 pagine visitate!
Per me hanno un valore speciale.

Quando poco meno di 2 settimane fa ho iniziato questa avventura, non sapevo che sarebbe stata così appagante e, diciamocelo pure, così faticosa! Non avevo idea di ciò cui andavo incontro.

Ho solo risposto al mio innato bisogno di scrivere, di dialogare, di comunicare quello che ho dentro.

Non so se 1000 pagine visitate in questo piccolo lasso di tempo siano tante o poche.

So che a me sembrano un'enormità!

          Il tuo ritratto... Bella cravatta!
E per questo, nonostante io non sappia per lo più chi siate voi che mi leggete, e che spesso preferite rimanere invisibili come questa città che volentieri vi ospita, voglio ringraziarvi tutti.

E dirvi che continuerò a parlarvi da dietro il mio schermo. A raccontare di me e di tutti  noi come mi piace fare.

E come spero continuerà  a piacere anche a voi.

Famiglia cristiana contro Berlusconi: l'ultima parabola?

Nel mio ultimo post sui 5 punti di Berlusconi, accennavo al modello del pensiero unico come al più grave danno che il berlusconismo ha inflitto alla democrazia del nostro paese.

A poche ore da quel post, con una qualche sorpresa (mitigata dalla memoria del caso Boffo), vedo che Famiglia Cristiana attacca frontalmente il premier Berlusconi sull'editoriale in edicola domani dal titolo calviniano "Il Cavaliere rampante e la Costituzione dimezzata".

L'attacco è davvero forte. Cito testualmente i passi salienti:

L'attacco di Famiglia Cristiana a Berlusconi:
quasi una scomunica.

[...] lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla “sovranità popolare” che finora lo ha votato.
La Costituzione in realtà dice: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro “formalismo”.

[...] La situazione politica italiana è assolutamente unica in tutte le attuali democrazie, in Paesi dove – almeno da Machiavelli in poi – la questione del potere, attraverso cento passaggi teorici e pratici, è stata trattata in modo che si arrivasse a sistemi bilanciati, in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare quello che vuole, avendo per di più in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione.
E ancora:
Il berlusconismo [...] con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta.

Un attacco frontale, come si vede.

Certo è che se dopo le toghe rosse ci si mettono anche le penne bianche di Famiglia Cristiana, il clima caliente di questa estate, per Silvio Berlusconi, diventa davvero arroventato.

La reazione del Pdl, che non si è fatta attendere, mi è parsa fra l'altro del  tutto scomposta. Sentite qua il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro:
"Da cattolico considero l'editoriale di Famiglia Cristiana una dimostrazione di pornografia politica per la scarsa decenza degli argomenti che vengono proposti"

Non so se rendo. PORNOGRAFIA POLITICA! A Famiglia Cristiana?

Mah!

Tanto per non smentirsi, alla critica sul modello del pensiero unico mossa da Famiglia Cristiana, la risposta non è sui contenuti, ma al solito è la peggiore delle scomuniche.

Come dicevo nel mio post, la logica è sempre quella: "se sei contro di noi, sei un nemico da abbattere".

Nessuna mediazione.

Nessuna autocritica.

Nessun appello.

Solo lo scontro frontale.

Questo è un modello perdente. Perché solo con l'armonia, la costruzione di un dialogo, l'accettazione delle diversità una nazione può costruire un futuro.

E anche gli antichi sapevano che "Fas est et ab hoste doceri" ("è lecito imparare anche dal nemico").

Alimentando sempre e comunque scontri e guerriglie, dal fango sulle istituzioni (Presidente della Repubblica, CSM, magistrati, ecc.), al killeraggio mediatico contro i nemici (Boffo, Fini, ecc.), non si può durare all'infinito.

E quello di Famiglia Cristiana è a parer mio il segnale, forte e chiaro, che la parabola di Silvio Berlusconi ha iniziato la sua discesa.


Se ti è piaciuto questo articolo, potrebbe interessarti:
Berlusconi, i 5 punti e il pensiero unico.


domenica 22 agosto 2010

Berlusconi, i 5 punti e il pensiero unico.

Avviso per i lettori: in questo articolo
 c'è pericolo di stimolare il pensiero indipendente.


Non sarò breve!

L’ennesima puntata del braccio di ferro fra Berlusconi e Fini solleva troppe questioni, tutte a parer mio molto importanti, per essere liquidata in poche righe.

Sui 5 punti delineati per l’autunno, il Presidente del Consiglio ha affermato “prendere o lasciare”.

I 5 punti riguardano: (1) giustizia (2) mezzogiorno (3) fisco (4) federalismo (5) sicurezza.

Non voglio addentrarmi nei dettagli dei singoli punti (che si possono trovare agevolmente in rete), ma ugualmente voglio fare tre considerazioni che ritengo importanti.

(1)    A leggere la sintesi del documento su cui Berlusconi intenderebbe chiedere la fiducia, sembra di sentire un forte odore, piuttosto acre, di campagna elettorale.
Ogni tema infatti mi pare impostato per “accontentare” ora un palato, ora l’altro.
La giustizia, in primis, serve ovviamente al palato stesso del premier, con il processo breve e la riproposizione del lodo Alfano, imbellettato con fard costituzionale, ma accontenta al contempo anche quella rappresentanza popolare anti-magistratura, che nel nostro paese, purtroppo, è praticamente diventata, negli ultimi anni, quasi un partito a sé stante.
Il tema del Mezzogiorno riporta in piena campagna elettorale: si parla all’elettorato principe di Berlusconi, toccando le corde dello stretto di Messina e della Salerno-Reggio Calabria (revival del famoso plastico di “vespiana” memoria).
La questione del fisco è rivolta alla stragrande maggioranza degli italiani, allergici alle tasse come a poco altro (un po’ a ragione, un po’ a torto, dal momento che le tasse dovrebbero servire a migliorare i servizi!).
Il federalismo parla all’anima leghista del paese e cioè a circa il 12% degli Italiani, per tener buoni i quali, a quanto pare, dobbiamo federalizzare anche l’altro 88% del paese!
Questione sicurezza: di nuovo campagna elettorale. I comunisti non fanno più paura e dunque oramai ci serve un nuovo spauracchio da agitare: l’uomo nero ha sempre il suo bel fascino (quelli un po’ abbronzati come Obama, ad esempio, fanno sempre la loro porca figura!).

2) Altra considerazione. Vista l’assenza di novità di rilievo, ho la netta sensazione che il premier, preparandosi all’agone elettorale, si stia mettendo nelle condizioni di dire:
“Beh, ho chiesto di risolvere la giustizia (che fa schifo ed è politicizzata), la questione del Mezzogiorno (che è preoccupante), il problema tasse (perché sono troppo alte), il federalismo perché è un’esigenza di tutti (?!), e la sicurezza del paese (perché c’è la minaccia immigrazione che insidia la nostra serenità quotidiana) e cosa accade, che mi dicono di no? Sono folli e irresponsabili. Al voto!”
E giù randellate in campagna elettorale col tormentone che i finiani (come i leghisti nel 94!)  non lo hanno lasciato lavorare proprio mentre era sul punto di sciogliere, dopo soli 15 anni, le vere questioni all’ordine del giorno nel nostro paese.

(3)    L’ultima considerazione è sul “prendere o lasciare” di Berlusconi.

Cosa significa "prendere o lasciare"?

La nostra è una Repubblica parlamentare.

Al di là delle opinioni, tutte rispettabili, di destra o di sinistra che siano, trovo del tutto inaccettabile ridurre il Parlamento, che conta centinaia di persone da noi stipendiate, alla decisione di un solo uomo.

Il fardello del pensiero unico

Ogni singolo parlamentare è eletto per rappresentare liberamente il popolo, in coscienza

Non può, né deve esistere un capo che “ordina e dispone” comportamenti e parole di un intero ramo del parlamento. Possibile che non ci possa essere un povero individuo nel PdL che su alcune cose la pensi in modo leggermente diverso da Berlusconi e dica "io su questo ho dei dubbi" (e se lo fa, è fuori!)? 

La filosofia "o con me o contro di me" non rispetta la nostra forma di governo.

Perché se il modello deve essere quello del pensiero unico del leader di uno schieramento (e non entro di proposito nella questione Presidenza del Consiglio), propongo 3 seggi alla Camera e 3 al Senato, 2 alla maggioranza, 1 all’opposizione. Il risultato sarebbe lo stesso e il risparmio incalcolabile!

L’aver ridotto il parlamento, e soprattutto la destra del nostro paese, al modello del pensiero unico, è a parer mio uno dei più grandi danni fatti dal berlusconismo alla democrazia italiana.

E non credo, anche se spero di sbagliarmi, che se ne verrà fuori tanto presto.

sabato 21 agosto 2010

Obama e la moschea: la logica malata.


"Obama si smentisce"

"Obama fa un passo indietro"

"Dietro front di Obama"

"Obama: un passo avanti due indietro"

"Obama fa marcia indietro"

"Obama rettifica"

Questo il tenore di molti titoli (fra giornali, siti e blog) sulle dichiarazioni di Obama dopo il vespaio suscitato dalle sue parole sulla possibilità di una moschea a Ground Zero.

La superficialità nel riportare i discorsi, in taluni casi, e la strumentalizzazione, in molti altri, delle parole di Obama sono da un lato disarmanti, dall'altra seriamente preoccupanti.


Riporto la notizia riportata giorni fa da APCOM con la traduzione della presunta 'marcia indietro' di Obama :

Panama City (Florida), 14 ago. (Apcom) - Costruire una moschea sul Ground Zero di New York costituisce "un diritto": lo ha ribadito il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, precisando però di non essersi espresso e di non volersi esprimere "sul buon senso di una simile decisione". Mi sono riferito in modo assai specifico al diritto, diritto che data dalla fondazione" del Paese, ha spiegeto Obama in conferenza stampa, alludendo alla libertà di culto garantita dalla Costituzione: "Penso che sia assai importante, per quanto tali questioni siano difficili e controverse, restare concentrati su ciò che siamo in quanto popolo e su che cosa rappresentino i nostri valori".
Il problema, a parer mio, è che sempre di più si sta perdendo la cognizione del linguaggio e delle sue implicazioni (o che lo si usa sempre più come un'arma distorsiva?). 

Parlare e ascoltare: ci riusciamo ancora?
Puntualizzare, non equivale necessariamente a smentire. La logica (che sarebbe da insegnare a scuola e senza la quale ogni discorso può significare tutto e il contrario di tutto) aiuterebbe meglio a capire alcune distinzioni, che non sono affatto di lana caprina!

Provo a spiegarmi.

Se io Obama dico: (a) Il diritto di fede va rispettato e dunque chiunque può costruire una moschea, di qualsiasi religione sia;
e interpretano (b) ritengo ottima l'idea di una moschea a Ground Zero (questa è stata la strumentalizzazione),
allora io ribadisco: non ho detto 'b' (cioè che un'ottima idea), ho detto 'a', cioè che gli States sono un paese libero e chiunque, indipendentemente dalla religione, ha gli stessi diritti.

Dov'è la marcia indietro, la smentita, ecc. ecc.?

Mi auguro non sembri di poco conto attribuire il giusto significato alle parole: guardate la tempesta mediatica che si è scatenata? Ha un senso tutto questo? 



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venerdì 20 agosto 2010

Beppe Grillo for President: esiti sondaggio nella città invisibile:

Do conto degli esiti del sondaggio da me lanciato una settimana fa su chi votereste oggi.


Premetto: so bene che i sondaggi, per essere attendibili, devono essere strutturati e somministrati sulla base di metodologie accurate e specifiche, che consentano una fotografia se non nitida, almeno verosimile della realtà. Non era il mio caso, né poteva esserlo.
Ciò nondimeno, mi sembra interessante, oltre che doveroso, riflettere sulle opinioni che avete voluto lasciare nel vostro passaggio.




Veniamo ai risultati.

Lo scettro va a Beppe Grillo, che ottiene il 33% delle vostre preferenze, praticamente doppiando Bersani e Montezemolo (15%). Seguono Fini e Di Pietro col 9%, gli indecisi sono al 6% (con la voce "altri"), Berlusconi e il non voto all'1%, Casini e Rutelli non hanno ottenuto preferenze.

I dati interessanti di questa piccola consultazione casalinga, secondo me, sono la vittoria di Grillo e il piazzamento onesto dell'outsider Montezemolo.

Il movimento 5 stelle di Beppe Grillo merita un discorso a sé stante, che ho in fase di elaborazione!

Su Montezemolo credo che le aspettative vi siano e in qualche misura stiano lentamente crescendo. Sarebbe interessante sapere, nel caso davvero scendesse in campo, a quale schieramento rosicchierebbe più voti.

Interessante anche il fatto che fra quanti hanno scelto di dare una preferenza al centro destra, i voti siano ricaduti su Fini.

Considerazioni di fine estate, senza dubbio.

Ma il discorso di Grillo, il successo  del suo blog, la forza di molti dei suoi contenuti, credo siano fatti destinati ad avere realmente una eco rilevante.

E più si fa concreta l'ipotesi delle elezioni subito (o presto), più quella delle 5 stelle sarà una realtà con cui fare davvero i conti.

Ne riparliamo a breve!

Ladro in villa Berlusconi: il processo domani in diretta tv?

(ANSA) - GENOVA, 19 AGO - Violato il castello di Paraggi affittato dai Berlusconi: un ladro ha scavalcato il muro di cinta, ma e' stato visto e quindi arrestato. L'uomo, un milanese di 39 anni, forse non sapeva che il castelletto e' nella disponibilita' del premier. Nella villa dormivano Piersilvio Berlusconi e Silvia Toffanin che non si sarebbero accorti di nulla. Il Presidente del Consiglio non c'era. Il ladro, dopo aver girovagato in giardino ha aperto la porta di una dependance quando e' stato visto.


Qualche pensiero sparso sull'accaduto.

1) Con tutti i furti in villa che ci sono e non beccano mai nessuno, il ladro nella villa di Berlusconi viene preso immediatamente.

Guai a chi dice da oggi che in Italia c'è un problema sicurezza: basta girovagare in proprietà privata che ti arrestano al solo sospetto di furto!

2) Interessante la notizia data da TgCom:


Dopo l'arresto, [il ladro] è stato trasferito nel carcere di Chiavari. Confermata la misura cautelare del carcere è in programma il processo con rito direttissimo.
 Che nessuno si azzardi a dire più che la giustizia in Italia è lenta e non funziona: comunisti! Sfascisti!

3) Berlusconi a quanto pare era assente (c'erano Pier Silvio e la Toffanin).
Ma per la miseria: sapete quanto ci tiene il nostro premier ad essere presente in questi casi, no? Sai che titoli, se ci fosse stato.

Ladri avvisati: la prossima volta, avvertite prima please.

4) Quale sarà il tribunale deputato? Forum su canale 5? O l'imputato sarà giudicato dalla giuria di Amici?

Attendiamo trepidanti di sapere.

Un'ultima cosa: ma per essere 'ladri', non bisogna aver rubato qualcosa?

Stai a vedere che l'unico processo già risolto in Italia è quello alle intenzioni.

Contro Silvio Berlusconi, naturalmente.

giovedì 19 agosto 2010

Farefuturo contro Berlusconi: il contrattacco dei 'finiani'.

Lo scontro Fini-Berlusconi di giornale in rivista.


Farefuturo è una fondazione politico-culturale creata da Gianfranco Fini, che ne è il Presidente.


La rivista online già da qualche giorno è decisamente passata al contrattacco, con editoriali o articoli dai titoli assai eloquenti. 


Qualche esempio:


1. "Un Pdl berlusconizzato? Rischierà la deriva estremista" (16 agosto)
2. "Il 'popolo' invece delle 'regole': ecco il virus che avvelena il Pdl" (16 agosto)
3. "Non è una questione politica: adesso, è una scelta di libertà" (19 agosto), con l'occhiello che recita: "Speravamo che il berlusconismo non fosse come lo dipingevano i 'nemici', ma..."


Come si vede, la controffensiva, partita quasi in sordina, nel giro di 3 giorni ha subito una decisa escalation, il cui punto (di non ritorno?) è l'editoriale di oggi a firma di Filippo Rossi citato al punto 3.

Ritengo importante citare i passaggi centrali integralmente:
"Adesso è cambiato tutto e niente sarà più come prima. Perché nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida integralmente con le sue espressioni più appariscenti e drammaticamente caricaturali. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare scientificamente l’avversario e magari distruggerlo. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non si nutra di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario. Ma tanto non ci proveranno nemmeno, a convincerci.

E, purtroppo, il pensiero corre agli eventi passati, all'editto contro Enzo Biagi, contro Daniele Luttazzi, contro Michele Santoro. Il pensiero corre ai sensi di colpa per non aver capito prima, per non aver saputo e voluto alzare la testa. E oggi che gli editti toccano da vicino, è fin troppo facile cambiare idea. Oggi ha ragione chi dice: perché non ci avete pensato prima? Non c'è una risposta che non contempli un pizzico di vergogna. Un vergogna che, però, non prevede ora il silenzio, il ripetersi di un errore. 

Eravamo convinti che tutto fosse un semplice dibattito politico. Sbagliavamo. È molto, molto di più. È una questione di civiltà. Di democrazia. E di libertà. Questioni forse più grandi di noi, che impongono una scelta difficile. Intendiamoci, tutto questo poi non impedisce la “politica”, non impedisce di assumersi la responsabilità di trovare accordi per governare il paese. Si parla d’altro. Si parla di qualcosa di più. Perché quello che abbiamo visto in questi ultimi tempi, tra documenti di espulsione e attacchi sguaiati alle istituzioni che sembrano concepite come proprietà privata e non come bene pubblico, relazioni internazionali di dubbio gusto e killeraggi mediatici, per non parlare delle questioni etiche trasformate in propaganda di partito, ecco, tutto questo dimostra che c’è una distanza culturale prima di tutto. E che la scelta, a questo punto, è se stare o meno dalla parte di una politica che si possa dire davvero laica e liberale.
Parole decisamente forti, come si legge, che alimentano non poco l'incendio agostano (tanto che più che riecheggiano editoriali e idee tipicamente di sinistra!).


I Capigruppo di Futuro e Libertà ha già definito l'editoriale del webmagazine "fuori misura", e non corrispondente alla linea della nuova formazione politica facente capo a Fini.


Ma il dado è tratto, le dichiarazioni a margine sono quisquilie. E Bossi ha già tuonato: "Fini lasci o si vota".


Dubito che questa maggioranza riuscirà, come si dice, "a mangiare il panettone".


Il problema è il dopo. Governo di transizione o elezioni


Siamo davvero pronti ad una nuova tornata elettorale (con che legge sopraffina, per giunta!), con la sinistra (non pervenuta) sempre impegnata a (ri)definirsi e la destra affaccendata in lotte intestine?


Da questo bailame generale, a mio parere, avrebbero da guadagnarne soltanto i movimenti di protesta (Grillo&Co), Di Pietro e magari qualche nuovo soggetto politico che si affaccia all'orizzonte (Montezemolo?).


I movimenti non mi convincono (a livello politico, sia beninteso) e mi riprometto di spiegare perché in un prossimo e più dettagliato post. Di Pietro è sull'onda della protesta, con un'identità a parer mio non sempre facile da definire. Montezemolo  è un punto interrogativo.


No. Ho l'impressione che non siamo pronti. E che un governo di transizione (con poche e sensate riforme) potrebbe forse fare meno danni.

mercoledì 18 agosto 2010

Italia sotto esame su Newsweek: rimandata a settembre.

Davvero interessante e densa di spunti l'analisi fatta dal settimanale Newsweek sulla salute degli stati del mondo, basata su 5 indicatori: educazione, sanità, qualità della vita, dinamismo economico e dibattito politico (l'articolo che sto citando è di Tommaso Caldarelli e potete trovarlo QUI).
Newsweek: bene la sanità in Italia.

La buona notizia è che non siamo messi male sul fronte "sanità" (3° posto!). Tuttavia, sarebbe da riflettere, al solito, sulle spaccature profonde dell'Italia al riguardo: si parla ancora troppo spesso di un (centro-)nord all'avanguardia e di un Meridione in emergenza.


L'Italia!
La cattiva notizia è che soffriamo non poco su tutti gli altri fronti. Indicatori peggiori: dinamismo economico (44° posto) e, ahinoi, l'EDUCAZIONE (34° posto).

In un mio precedente post (Progetto scuola: quando cominciamo?!), accennavo all'emergenza di una seria progettualità in materia di educazione.

Nel mentre, scavalcati dalla Slovenia, dall'Ungheria e, udite udite, dal Kazakistan (14° posto!), siamo ancora una volta rimandati a settembre.

Va bene che se ci ammaliamo possiamo stare tranquilli per via della nostra sanità (non così "mala", a quanto pare), ma con le nuove orde di barbari che stiamo (de)formando, avanti di questo passo, come possiamo pensare che saremo una nazione civile, in grado di pensare e progredire?