Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 19 luglio 2011

Troppi coriandoli di verità.



Sono passati quasi vent'anni. 

Diciannove per la precisione.

Diciannove anni fa, il 19 luglio del 1992, via D'Amelio veniva squassata da un'esplosione devastante.

Solo due mesi prima era stata sventrata l'autostrada A29, all'altezza di Capaci: per far fuori Giovanni Falcone.

Allo stesso modo, in via D'Amelio, l'obiettivo era un magistrato: Paolo Borsellino, amico fraterno di Falcone.

Oggi, come altre volte, è il giorno della memoria.

Anche perché l'omicidio di Paolo Borsellino è ammantato di mistero e attende ancora uno straccio di spiegazione soddisfacente sulle responsabilità dell'attentato, essendo tuttora aperte fin troppe piste ineffabili ed infamanti per uno stato di diritto che si rispetti e voglia continuare ad essere definito tale, a partire da quella che condurrebbe ai Servizi Segreti (deviati o meno), per arrivare agli intrecci tra mafia e politica.

Il figlio di Paolo Borsellino, Manfredi, in riferimento al depistaggio che sarebbe avvenuto nelle indagini dei mandanti, ha affermato: "È venuto il momento di sapere chi e perché ha organizzato il depistaggio. Si vada fino in fondo".

Rita Borsellino, sorella del magistrato, ha parlato invece di "troppi coriandoli di verità" cui è ora di dire basta.

Il ricordo è un altro modo di dire basta.

Anche per questo, oltre che per il giusto tributo ad un grande italiano - e a tutti quelli come lui - oggi vogliamo ricordare.

Dobbiamo.


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lunedì 18 luglio 2011

Bufala di una notte di mezza estate (primo tempo).


Ora, intendiamoci.

Non so se la escort barese Patrizia D'Addario sia stata effettivamente "usata per colpire Berlusconi", come lei stessa afferma oggi con gran clamore (naturalmente a Libero).

Che la questione appaia piuttosto inverosimile, al vaglio dei fatti, appare un eufemismo.

Il bello (si fa per dire) di tutta questa vicenda, tuttavia, è un altro: la disinvoltura con cui la stampa filo-Caimano cavalchi una notizia traballante per tentare di sviare l'attenzione dallo psicodramma berlusconiano in atto (con l'Italia economicamente alle corde e una manovra finanziaria appena approvata che ha scontentato tutti) e di riabilitare al contempo l'immagine e la reputazione - sempre più logore - del Sire di Arcore.

Dico questo perché una cosa deve essere ben chiara: il fatto più eclatante della storia accaduta due anni fa - cioè il ricevimento di escort da parte del Presidente del Consiglio a Palazzo Grazioli, sede istituzionale - la D'Addario non lo smentisce, né potrebbe d'altronde, date le prove da lei stessa prodotte in tal senso.

Ora: possiamo stare fino a domani a chiederci se la D'Addario ha prodotto quelle foto e quegli audio perché le hanno consigliato di farlo - più o meno insistentemente - o per sua stessa scelta.

Il motivo dello scandalo rimane intatto: il Premier - quello che per sua stessa ammissione "non ha mai pagato per andare con una donna" - riceveva escort in una sede istituzionale.

Tutto il resto sono chiacchiere da bar.

O notizie da "Libero", se preferite.

Che poi, in fin dei conti, è la stessa cosa. No?


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sabato 16 luglio 2011

La tomba abbandonata di Giovanni Verga: "Anche la Speme, ultima Dea, fugge i sepolcri".


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Anche la Speme,
ultima Dea, fugge i sepolcri: e involve
tutte cose l'obblío nella sua notte [...]
Ma perché pria del tempo a sé il mortale
invidierà l'illusïon che spento
pur lo sofferma al limitar di Dite?
Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l'armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de' suoi? Celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l'amico estinto,
e l'estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall'insultar de' nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata arbore amica
le ceneri di molli ombre consoli.
(Ugo Foscolo, I Sepolcri )  

La foto in apertura di post mostra la tomba che si trova  nel viale degli uomini illustri del Cimitero Monumentale di Catania. 
Come si può vedere la tomba appare abbandonata: marmo rotto, spazzatura, un misero mazzo di rose finte in  un vasetto, fiori secchi.

Leggiamo sulla lapide GIOVANNI VERGA  (nato) II IX MDCCCXL.

Il sospetto che si tratti del grande scrittore siciliano c'è: i giornali ne hanno parlato, si è gridato allo scandalo, è intervenuto il sottosegretario ai Beni Culturali Riccardo Villari rammentando la statura dello scrittore siciliano padre del Verismo.

Ecco la replica del Comune di Catania:
«La tomba dello scrittore Giovanni Verga è in uno stato di decoro ed è stata anche ripulita. Spiace che per una vicenda più mediatica che di sostanza si sia persino scomodato un sottosegretario di Stato, conosciuto peraltro per le sue notevoli capacità di adattamento ai mutamenti del clima politico [...] la foto diffusa non è quella della tomba dello scrittore»
Giovanni Verga
Restano da capire alcune circostanze:

  1. Cosa abbiano a che fare con la vicenda le "notevoli capacità di adattamento ai mutamenti del clima politico" del senatore Villari.
  2. Chi è l'omonimo Giovanni Verga nato nello stesso giorno (2 settembre 1840) che riposa nel viale degli uomini illustri della foto?
  3. La Fondazione Giovanni Verganel cui consiglio di amministrazione siede tra gli altri il sindaco Raffaele Stancanelli,  ha tra i suoi  scopi - sia pure all'undicesimo posto su dodici -  "dare più degna e solenne sistemazione ed ubicazione alla tomba del Verga". È  al corrente della questione? Ha qualcosa da dichiarare?
In attesa di risposte mi sento d'affermare che se si accertasse che la tomba del grande scrittore versa nello stato pietoso mostrato nella foto ne rimarrei decisamente sorpreso: è noto, infatti, il grande rispetto che l'Italia nutre per la cultura.


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venerdì 15 luglio 2011

Siamo solo all'inizio...



Due fatti accaduti negli ultimi giorni meritano più di una riflessione.

Il primo:
"Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all'unanimità una risoluzione che mette al bando l'uso dei bambini-soldato".

Il secondo:
"Bambino disabile picchiato. Arrestate quattro maestre inchiodate grazie alle videoriprese delle violenze subite dal piccolo".
Il fatto che ci sia bisogno di una risoluzione ONU per appellarsi a diritti che dovrebbero essere scolpiti a caratteri cubitali nella coscienza degli appartenenti ad una qualsiasi delle "civiltà" del nostro pianeta e il fatto che si sia arrivati solo oggi a colmare l'incredibile vuoto normativo riguardo all'uso bellico dei bambini nei conflitti armati tracciandone finalmente i confini giuridici, tutto questo mi pare già di per sé un segnale inequivocabile di quanto la ragione dei popoli sia per molti versi ancora molto debole.

Che poi quattro maestre (pensateci: non una, quattro...), preposte all'educazione e alla salvaguardia dell'anima sociale dei cuccioli di uomo, prendano l'abitudine di malmenare quotidianamente un bimbo disabile a loro affidato è l'ennesima conferma che l'abisso dell'animo umano è qualcosa di molto più vicino a noi di quanto siamo soliti pensare.

Abbiamo ancora parecchia strada da fare, se vogliamo raddrizzare questa nostra società...

Freud disse: "Die Stimme des Intellekts is leise"; ovvero "la voce dell'intelletto è lieve".

Non smettiamo mai di prestare ascolto a quella voce.


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