Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 8 ottobre 2011

Arbitri elegantiarum.

Sono stati mesi intensi, gli ultimi due, per il centrodestra, che si è sforzato di esprimere in tutti i  modi la raffinatezza del suo sentire.

Umberto Bossi, Ministro della Repubblica:



Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio:


Un leghista, deputato della Repubblica, dai banchi della Camera:



Di ieri, infine, l'uno-due.

Prima Renato Brunetta, Ministro della Repubblica:



Poi Daniela Santanchè, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, durante una trasmissione televisiva (qui il video):


Poi dicono che il centrodestra si stia spaccando.

A me sembra invece che siano in molti a parlare 'la stessa lingua'. 

No?


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venerdì 7 ottobre 2011

L'ha presa bene.


Insomma, a quanto pare non l'avevano invitato.

Come se al vertice Berlusconi-Tremonti non ci fosse posto per lui. 

Come se la sua presenza non fosse gradita.

Beh, per la verità a lui hanno detto di averlo cercato e di non averlo trovato.

Non tanto buona come scusa, in effetti.

Ma lui, il Ministro della Pubblica Amministrazione, che ha fatto della sua carriera politica degli ultimi anni una testimonianza esemplare di accortezza, prudenza comunicativa, sensibilità mediatica; sì lui, Renato Brunetta, così abile nella raffinata arte della mediazione, dell'assertività, della conciliazione e della moderazione, naturalmente l'ha presa bene.

Anzi, benissimo:



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mercoledì 3 agosto 2011

Sechi, missione impossibile: difendere Renato Brunetta.

Il Direttore del Tempo Mario Sechi mentre intervista il Ministro Brunetta a Viterbo.

Il Direttore del Tempo Mario Sechi è tornato qualche giorno fa sull'incidente del Ministro Brunetta in quel di Viterbo, lanciandosi nella missione impossibile di sviare l'attenzione dal fattaccio - il "cretini" dato all'indirizzo di coloro che fischiavano e protestavano (qui il video) - agli aspetti sociali della libertà individuale e, udite udite, agli effetti nefasti della comunicazione via web e social network.

Ecco le argomentazioni principali attraverso le parole dello stesso Sechi:
1. I contestatori erano pochissimi: "un pugno di persone. Cinque sei, forse meno. Fino a quando il legittimo dissenso di una minoranza riunita in una piazza può prevaricare la libertà di espressione di un altro gruppo?"

2. La rete semplifica tutto e lo riduce all'evento negativo mentre invece il discorso è stato ben ampio e articolato: "Il dialogato e serrato confronto nei tre minuti e trentasette secondi di filmato che va online non c’è. Puoi fare un discorso da premio nobel dell’Economia, ma se ti scappa un «cretino!», il tuo messaggio finale diventa quello. La banalizzazione del messaggio sulla rete è micidiale."
3. I social network sono superficiali, spesso parziali e dunque pericolosi: "nei social network gli utenti pensano di vivere in una sorta di mondo dell’impunità. In tanti scrivono cose terribili, false e pensano che tutto questo sia reale, intelligente e soprattutto legale. Non solo. Quella è la verità. Questo è il destino che attende inesorabilmente anche il dibattito di Viterbo."
Sul primo punto: è del tutto evidente che in un dibattito pubblico debbano esserci delle regole di civiltà e rispetto reciproco, come Sechi auspica.
Però attenzione: non hanno nulla a che vedere coi concetti di maggioranza e minoranza evocato dal Direttore del Tempo. 
Se a fischiare Brunetta fosse stato il 99,9% degli spettatori, quei due o tre soggetti che intendevano ascoltare Brunetta avrebbero avuto meno diritti solo perché erano pochissimi davanti ad una maggioranza schiacciante?
E allo stesso modo la maggioranza di contestatori, in quel caso, si sarebbe potuta sentire legittimata a  contestare e vociare proprio per il fatto stesso che era maggioranza?

Il rispetto reciproco non dipende dai numeri.

Ragionare in termini numerici, tra l'altro, può portare a conseguenze paradossali: se in Italia delinque un consistente numero di politici, ad esempio, e un gruppo minoritario no, chi va considerato di più e chi sarebbe preferibile che prendesse le decisioni?!

Tornando a Viterbo, la domanda da porsi era piuttosto un'altra: perché il Ministro Brunetta provoca puntualmente questi pruriti in una parte dell'uditorio (minoritaria o maggioritaria che sia)?

Sechi dice di Brunetta: "trascinato dal carattere, reagisce abbassando il suo linguaggio a quello dell’interlocutore. Passa all’insulto." E condanna questo atteggiamento.

Ma non fa alcun cenno, nel suo editoriale, alle motivazioni dell'impopolarità - per usare un eufemismo - di Renato Brunetta.
Nessun riferimento ai "poliziotti panzoni", agli "statali fannulloni", ai precari dell'"Italia peggiore", alla sinistra che deve andare "a morire ammazzata" e via discorrendo.

Peccato, perché la via del ragionamento psico-sociologico riguardo alla comunicazione - che pure Sechi ha inteso imboccare - poteva produrre riflessioni interessanti: ad esempio sugli incomprensibili motivi per cui soffiare sul fuoco dello scontro sociale e dividere costantemente l'Italia in categorie di intelligenti da un lato e cretini dall'altro porti all'esasperazione un popolo già di per sé piuttosto provato.

E invece no: le responsabilità sono evidentemente altrove.

E quello che rimarrà nella storia dell'incontro viterbese, si lamenta Sechi, è solo un episodio insignificante di un povero Ministro che infama i suoi contestatori.

Tutta colpa della rete, per il Direttore, perché è un fatto che "la diffusione del free content, del contenuto libero, del cazzeggio senza controllo di fonte e autore, sulla rete abbia distrutto il valore del sapere, dell’autorevolezza e della responsabilità".

Certo, come no: le chiacchiere informali - davanti ai focolari, nelle piazze, nei bar - in effetti si sono sempre condotte enciclopedie alla mano fino alla nascita del web...
E del resto lo sanno tutti: il pettegolezzo - con le sue semplificazioni - non è nato con l'uomo ma appunto con la rete!

Ne prendiamo atto, caro Direttore.

Come prendiamo atto che in tutto questo scenario apocalittico spalancato dalla rete e dai social network, tuttavia, una nota positiva, quasi commovente, c'è eccome nel suo astuto editoriale.

Quando parla di una sua precisa volontà:
"introdurre l’intervista-dibattito nel miglior modo possibile, cioè dando la possibilità a Brunetta di raccontare chi è e da dove viene, le sue umili origini, la Venezia delle bancarelle, una storia lontana anni luce dai ministeri, dalle auto blu, dalla casta".
Ecco qua. 

In queste righe la missione impossibile si palesa in tutta la sua complessità.

Specie per chi ricorda una piccola indagine dell'espresso di un paio d'anni fa, in cui si ricostruiva la storia di un tale Renato Brunetta diventato Ministro, per nulla lontano anni luce dalle storie di casta.

In estrema sintesi: la rete è un luogo infernale e Brunetta è un piccolo angelo sceso dal cielo per sanare i guasti della Pubblica Amministrazione.

Attendiamo con ansia il prossimo pezzo sugli asini che volano.


[Di seguito, i 3 minuti e 30 dell'inchiesta del 2009 dell'Espresso su Brunetta]


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giovedì 7 luglio 2011

Stiamo calmi: è tutto fuori controllo.


Riecheggiano ancora nell'aria le parole pronunciate ieri da Gianni Letta:
"Nel Governo nessuna tensione, né lacerazione".
Senza dubbio è nel segno di questa splendida ed invidiabile armonia che il fuori onda della conferenza stampa di ieri, in occasione della presentazione della manovra economica, ha fatto registrare un'intesa a prova di bomba tra due autorevoli esponenti del governo, Tremonti e Brunetta.

Mentre il secondo parlava infatti, il buon Giulio, dandosi di gomito con Sacconi, si è riferito al collega ricorrendo a due nobilissimi quanto inequivocabili appellativi: "cretino" (due volte); "scemo" (una volta).

Ora: secondo notizie dell'ultima ora, gruppi di contestatori (precari e lavoratori pubblici in testa, naturalmente) starebbero organizzando tramite la rete una (s)piacevolissima sorpresa in occasione del matrimonio del Ministro Brunetta previsto per domenica prossima, 

Viene proprio da chiedersi se anche Tremonti, con le sue esternazioni, non intendesse fare i suoi personalissimi auguri di matrimonio al collega Ministro.

Certo che se questa è l'assenza di tensione e lacerazioni sbandierata da Letta, sarà bene che il governo cominci a preoccuparsi.

Seriamente.


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venerdì 26 novembre 2010

Empatia.

Per Brunetta, i problemi dell'Aquila sono gastronomici...


“Pane rancido, speck mediocre avvolto in fette di ananas, salame rancido, il tutto servito da un cameriere per caso”.

Questa la critica del Ministro Brunetta inviata via e-mail al responsabile del catering del buffet organizzato - a titolo gratuito - in occasione del Forum itinerante della Pubblica Amministrazione.

Dove? A L'Aquila.

Peccato che la città stia vivendo altri problemi, a 19 mesi dalla tragedia del terremoto, e peccato soprattutto che la ricostruzione promessa sia drammaticamente ferma, al punto che sabato scorso, il 20 novembre, è stata indetta la manifestazione nazionale "L'Aquila chiama Italia".

Lo so: paragonare la qualità del pranzo del Ministro Brunetta alla qualità della vita dei cittadini aquilani è "vincere facile".

Ma non sembra anche a voi che questi episodi diano il senso dell'abissale distanza, anche semplicemente emotiva, che separa noi cittadini "senzienti" da certi "mestieranti" della politica?

D'accordo: ci saranno pure camerieri per caso, in giro per il mondo.

Ma diciamocela tutta: meglio camerieri per caso, che Ministri per sbaglio.


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venerdì 10 settembre 2010

Brunetta al Pd: squadristi. A lezione di democrazia dal Ministro.

Sveglia, Ministro!

In relazione agli eventi incresciosi che si sono verificati alla Festa Democratica del PD, a Torino, interviene Brunetta, che dichiara: ''dentro la cultura e l'anima vera del Pd si mantiene una componente squadrista, reazionaria, estremista e conservatrice".

Diciamolo con forza: tentare di ridurre al silenzio qualcuno (è successo prima a Schifani, poi a Bonanno), in una democrazia degna di questo nome, è un atto intollerabile, illiberale e in quanto tale da condannare fermamente.

Questo è un messaggio che deve essere gridato chiaro, senza se e senza ma.

Poi si può discutere su tutto, sulle cause, sul malcontento crescente delle classi deboli, sulle responsabilità di una politica troppo spesso lontana dai problemi reali dei cittadini.

Ma sempre e comunque tutti hanno e devono avere diritto di parola. Su questo non si transige.

Ciò detto, che il Ministro Brunetta si lanci in dichiarazioni quanto meno azzardate non sorprende, ma francamente sconsola.

Sconsola innanzitutto che si trovi sempre qualcuno pronto a gettare benzina sul fuoco e ad alimentare gli incendi (e nelle file del centro-destra, spiace dirlo, vi sono illustri maestri in questo gioco al massacro dettato da opportunismo mediatico).

Trattandosi di Brunetta, tuttavia, glielo riconosciamo: di squadrismo ed estremismo lui se ne intende e pertanto parla a ragion veduta, praticamente da cultore della materia. 

Potremmo dire anzi che è l'unico vero Ministro cui si può coerentemente riconoscere il titolo di "Estremista d'annata".

Con la sua comunicazione notoriamente sobria e sapientemente conciliante, Brunetta è riuscito infatti nella sua carriera ministeriale a blandire le forze dell'ordine (definendo "panzoni" gli inutili dipendenti che lavorano dietro una scrivania), a lusingare gli statali in genere (appellati come "fannulloni"), e persino ad irretire i cittadini di sinistra, fannulloni un po' per genetica un po' per vocazione.

Per ribadire l'autorevolezza del Ministro sui temi in questione, è giusto il caso di rammentare brevemente le credenziali di Brunetta, sì da esaltare l'attendibilità della fonte e la coerenza delle battaglie politiche del personaggio.

Ebbene, nei dati raccolti da Openpolis sull'attività parlamentare del Ministro, Brunetta ha brillantemente conseguito i seguenti risultati:

1. Presenze: 23,86% (su una media parlamentare pari al 76,09%);

2. Missioni: 70,12% (su una media parlamentare dell' 8,68%).

Come dire: c'è (in missione), ma non si vede (in parlamento)!

L'indice di attività parlamentare (che, lo ricordo, è espresso in decimi)? 
Cifra tonda tonda: 0% (tanto per precisare: non è un errore, non mancano cifre, è proprio pari a zero!).

Ciliegina sulla torta, la classifica finale: 629° su 630 parlamentari.

Per un punto Martin perse la cappa.

Ma ovviamente non tutto è perduto, Ministro ("fuorché l'onore"...).

Coraggio; un piccolo sforzo ancora: e il gradino più alto del podio sarà suo!

E quando sarà più in alto di tutti, durante la premiazione, stia sereno: noi squadristi della democrazia, le faremo un applauso talmente scrosciante... che avrà difficoltà persino a parlare.

Per l'emozione, si intende.


No, dico: ma un po' di misura, no?


Senza allusioni, Ministro, naturalmente.

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