Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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mercoledì 24 novembre 2010

Ma il Messia non esiste...

Anche Grillo critica Saviano: uno sport nazionale che fa male a tutti.

Ancora critiche nei confronti di Roberto Saviano.

A parte i Soliti Noti del Giornale e di Libero, ovviamente.

Stavolta ha colpito Beppe Grillo: Saviano, a suo dire, "deve fare i nomi". Se non fa nomi, rende tutto vano ed anzi "fa godere" Berlusconi, visto che il programma di RaiTre è della Endemol che è di Berlusconi. E via discorrendo...

A parte ribadire il concetto che chiunque attacchi Saviano in questo momento non rende un buon servigio alle idee e ai valori di cui Saviano è indiscutibilmente "portatore sano", non voglio ripetere ora quanto ho già detto nella lettera aperta a Marco Travaglio, che all'indomani della prima puntata di Vieni Via con Me ebbe a criticare lo scrittore partenopeo.

Dopo le parole di Grillo, piuttosto, voglio fare una considerazione diversa.

Questa: il Messia non esiste.

Dobbiamo capirlo.

Dobbiamo farcene una ragione.

Non è un Messia Beppe Grillo. Non lo è Marco Travaglio. Non lo è Nichi Vendola. Non lo è Silvio Berlusconi. Non lo è Gianfranco Fini.

Lessi una volta, su una rivista, un articolo che analizzava gli aspetti sociologici della politica italiana: la tesi dello studioso è che uno dei mali dell'elettore italiano è il voler essere a tutti i costi rappresentato con precisione nelle sue idee personali. E questo sarebbe anche uno dei motivi principali per cui da noi esistono da sempre una miriade di partiti e movimenti... Un'idea un partito, praticamente, se ci pensiamo bene.

Questa riflessione mi è rimasta dentro e ancor oggi mi ronza nella testa: fin quando non capiremo che per far coincidere le esigenze di milioni di persone appartenenti ad un popolo non possiamo (né dobbiamo) continuare a cercare qualcuno che rappresenti puntualmente le nostre singole idee (perché in quanto singole saranno senz'altro minoritarie!), beh, fino a quel giorno non potremo mai definirci davvero un elettorato maturo.

E continueremo a farci folgorare dal carisma (più che dai contenuti) di chi, ad esempio, dice "meglio" le cose o ci sembra "più convinto" o "più convincente", o magari ci sta più simpatico, o addirittura dice quella singola cosa che è l'unica che a noi interessa veramente...

Fermiamoci un attimo e pensiamoci: il Messia non può esistere. E perdonate l'osservazione volante: quando storicamente ve n'è stato uno (che dicevano essere il figlio di Dio), la traduzione concreta del suo pensiero è stata nei secoli drammaticamente "imperfetta" (per essere eufemistici).

Smettere di pensare al Messia, se mai dovessimo riuscire in questa titanica impresa, vorrà dire aprire la mente ai veri contenuti della politica; cominciare a pensare a quello che è meglio per la comunità che formiamo stando insieme e per quella che sarà un domani (e non solo a quello che è meglio per me, per la mia famiglia, o al massimo per la mia "casta"...).

In tal senso non può esistere l'Uomo della Provvidenza, l'Unto, il Prescelto, che con la bacchetta magica risolve tutti i problemi.
Questa concezione fideistica e trascendente della politica non può che portare alla rovina. Perché per quanto un uomo solo possa essere illuminato, dovrà comunque giocoforza circondarsi di centinaia di persone che siano capaci di incarnare valori ed ideali; persone che dovranno lavorare con la propria testa e con autonomia (non con servilismo e dipendenza dal Capo), dando forza alla diversità dei singoli nel rispetto dell'uguaglianza dei princìpi fondamentali della democrazia.

Per scegliere questi uomini si deve guardare alla loro vita, all'esempio che offrono, alla coerenza dei contenuti e dei valori che dichiarano e sulla base dei quali propongono strategie risolutive (e non ricette miracolose).

Per questo non esiste un Messia: perché deve esistere una comunità di politici, di professionisti, di cittadini, che lavorano febbrilmente non per sbarcare il lunario, ma per costruire a favore di tutti la stabilità sociale di oggi e la solidità sociale di domani.

Dopo tutta questa tirata mi si potrebbe domandare: "se non esiste un Messia, neppure Roberto Saviano dunque è un Messia: perché difenderlo allora"?

Il punto non è che bisogna difendere Saviano. Il punto è che non bisogna attaccarlo.

Non è un sofisma, attenzione. Non è la persona che va preservata, vanno preservati i contenuti che esprime e di cui è portatore.

Pensateci: è il motivo per cui lo attaccano Il Giornale, Libero e certa destra populista (Pdl e Lega in testa).
Lo attaccano per attaccare le sue idee. A loro interessa che non passino i concetti di Saviano e sanno che screditando Saviano, indeboliscono i contenuti delle sue idee.

E invece quei contenuti vanno difesi.

Saviano ha detto: il problema dei rifiuti della Campania è un problema di tutti, non solo della Campania, perché lì confluiscono rifiuti anche del Nord. Cosa è diventato questo messaggio per i detrattori? "Saviano dà la colpa dei rifiuti campani al Nord".

Saviano non è il Messia. E' uno dei tanti che tenta di combattere il marcio con la forze delle idee e delle parole.

E noi di queste voci abbiamo un immenso bisogno.

Per questo che dico: "per favore, lasciamolo parlare".

[Sullo stesso argomento: Caro Travaglio ti scrivo...]


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sabato 13 novembre 2010

Caro Travaglio ti scrivo...

Un Travaglio perplesso: come me dopo le sue critiche a Saviano.

Beh, Marco, fattelo dire.

Non mi è piaciuto affatto l'affondo che hai fatto a Roberto Saviano.

Premetto che condivido al 99% lo stile e la professionalità con cui affronti la storia e l'attualità di questo paese. Un'informazione sempre documentata, anzi ben documentata, con un'attenzione quasi spasmodica alla rigorosità delle fonti, che io apprezzo particolarmente.

Ciò non toglie che criticare Saviano per i contenuti da lui espressi nel programma "Vieni via con me" mi è apparsa un'operazione maldestra. Certo stonata. Forse perfino sbagliata.

Non tanto perché non sia lecito avere un'opinione diversa o fuori dal coro (anzi, ben vengano sempre), quanto perché, a mio giudizio, caro Marco, ci sono momenti in cui l'ipercriticismo deve lasciare il posto ad un'attribuzione di valore di segno assoluto (o "+" o "-"), senza se e senza ma.

E questo, secondo me, era uno di quei momenti.

Vedi Marco, io non penso che si debba aver timore di dire che la trasmissione di Fazio e Saviano dell'altra sera è stato uno dei pezzi più interessanti della Rai degli ultimi anni (specie nella fascia prime time). 
Lasciami andare oltre: un piccolo miracolo della televisione pubblica dell'Era "Masozoica".

I contenuti? Densi e significativi. I riferimenti all'attualità? Quanto bastava perché ognuno capisse, perché ognuno collegasse.

La macchina del fango, l'eroe Falcone beatificato più postumo che in vita, l'unità italiana, gli attributi degli omosessuali, l'importanza della cultura, i motivi e le contraddizioni per andar via o restare nel nostro paese sono tutti messaggi arrivati dritti dritti dove dovevano, in chi voleva (o poteva) recepirli.

In tutto questo, salvare solo Benigni, caro Marco, appare quasi una piccola grande gaffe intellettuale

E nel cercare, diciamo così, il pelo nell'uovo, vorrei dirti che credo tu abbia commesso in definitiva almeno due errori fondamentali.

Il primo, anche se immagino che tu intendessi fare probabilmente il contrario, è aver ridimensionato, agli occhi di una certa opinione pubblica, i molti contenuti valoriali espressi dalla trasmissione (non solo da Saviano). Col risultato che in qualche modo li hai indeboliti
E questa è un'operazione che secondo me comporta dei pericoli: perché il messaggio che rischia di passare è che su alcuni valori chiave ci possono essere dei distinguo a seconda di come vengono veicolati. Cosa che non è (e non deve essere).

Ed ecco il secondo errore: quello di aver dato mostra di pensare che c'è un solo modo per far arrivare certi messaggi: il tuo. O si è rigorosi, oltranzisti, inflessibili, tranchant o ciccia.
E ancora una volta, Marco, consentimi: semplicemente, non è così.

La forza delle idee non può essere definita, codificata, delimitata, ristretta, ingabbiata.

E si manifesta nelle forme e nei modi più impensati e diversi: con un grido; con il silenzio; con una parola; con un'immagine; con un sorriso; con una lacrima...

Saviano l'altra sera è arrivato dove voleva e doveva arrivare.

Si poteva fare meglio? Si poteva essere più precisi? Si poteva essere più o meno qualcosa?

Beh, la risposta a queste domande, nella vita di ognuno, è quasi sempre sì.

Ma caro Marco, quello che mi piacerebbe chiederti è: sei davvero sicuro che porre questi interrogativi, in qualsiasi circostanza, faccia sempre bene?

Perché io, l'avrai capito, credo proprio di no.

Tuo affezionato lettore

Luigi Bruschi

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giovedì 23 settembre 2010

Masi, Santoro, Travaglio e il futuro dell'informazione: tutti pazzi per il contraddittorio?

Spero di sbagliarmi, ma per l'informazione vedo un futuro più che grigio.


Oggi voglio darmi alla chiaroveggenza. Lancio uno sguardo nel futuro.

Notizia del'11 gennaio 2011 (fonte CittANSA Invisibile-BrusKRONOS)
"Varata la nuova legge sull'Informazione e l'Editoria. Ogni pubblicazione che riguardi opinioni o divulgazione inerenti la politica dovrà essere redatta rispettando il sacro vincolo del Contraddittorio. Una prima sezione di ogni pubblicazione, pertanto, riporterà l'opinione principale dell'autore su un determinato tema; una seconda sezione, successiva alla prima, riporterà la controtesi all'interpretazione principale, scritta da un secondo, autorevole autore. Tale impostazione concettuale dovrà riguardare anche i titoli delle pubblicazioni, che dovranno riferirsi ad entrambe le tesi contrapposteVerrà così garantita l'imparzialità dell'informazione per la salvaguardia delle libere istituzioni democratiche.
Coming Soon del 2011 saranno pertanto:
Travaglio-Feltri, Le società Offshore di Mr. B.  vs. Le società Offshore di Mr. T. (Tulliani);
Vespa-Gomez, I miei primi 15 anni di Buon Governo, intervista a Berlusconi vs Il quindicennio del Caimano, le leggi ad personam e il palazzo a luci rosse.

Dite la verità, non potrebbe essere questo un esito naturale della filosofia del contraddittorio a tutti i costi?

Vi sembra così inverosimile?

Del resto l'assalto alle roccaforti dell'opinionismo anti-governativo è ripreso (se mai è cessato) in modo sistematico e veemente.

Il motivo? Presto detto. Chi lavora nei cosiddetti palazzi che contano (locuzione nata perché in quei palazzi l'occupazione principale è il conteggio dei guadagni personali) vede già nella sfera di cristallo le elezioni anticipate.
L' "ombra lunga" di Silvio?

Ed il bavaglio ai media, dopo quello alle indagini giudiziarie sancito ieri col voto relativo a Cosentino, è una delle prime strategie comunicative da mettere in atto nell'agenda di chi comincia il training preeletorale.

Loro la chiamano garanzia di pluralismo.

Io preferisco chiamarlo singolarismo garante. Degli interessi di una parte.

Chi sia quella parte, quel singolo è sotto gli occhi di tutti.

Ecco il perché della massiccia campagna bavaglio. E' un'altra tappa obbligata dell'addestramento alla sfida pre-voto.

E attenzione: non c'è ring in cui Berlusconi si trovi più a suo agio che quello della campagna elettorale.

Il tutto mentre i principali esponenti della classe dirigente del P.D. (Pugili Dilettanti) si addestrano fra loro dandosele a vicenda di santa ragione.

Tanto per emulare le vicende gialle di Agatha Christie, nel romanzo 10 piccoli indiani, il cui titolo originale era "And then there were none".

Tradotto: "E alla fine, non ne rimase nessuno".

[Su argomenti affini ho scritto

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martedì 21 settembre 2010

Santoro, Annozero e i 5 punti di Masi: il giornalismo purgato.

Questo, al solito, sarebbe lo scandaloso obiettivo di Mamma Rai.

Il 23 settembre, giovedì, ripartirà Annozero, dopo il consueto tira e molla pre-programma.

La telenovela dura da anni e il tema e l'obiettivo di base è sempre lo stesso: abbattere Santoro, il nemico numero uno, giornalisticamente parlando, di Silvio Berlusconi.

Il regime mediatico, tuttavia (non possono esservi altri termini, purtroppo), ha riserbato per noi quest'anno, un colpo a sorpresa: un'operazione da pulizia etnica del giornalismo.

Difatti, mentre i contratti risultano ancora da sbloccare, il Direttore generale della Rai Mauro Masi, fallita la consueta cura d'urto agostana nel tentativo di eradicare il cancro Santoro, dà il via alla sperimentazione di un innovativo farmaco olistico sotto forma di direttiva operativa aziendale ad uso e consumo dei malati terminali di  TSI (sindrome da Talk Show Informativo). 

Su cosa agisce il nuovo ritrovato? Presto detto.


Intanto si articola su 5 punti (ancora 5? Ma è un numero sacro? A quanto pare...).

Vediamo gli effetti principali.

(1) Neutralizza il pubblico rendendolo inattivo (inibendo miracolosamente anche il nocivo fenomeno degli applausi).

(2) Sbarra l'accesso, nella fascia oraria protetta, a qualunque assalto del temibile virus SATIRA (in particolar modo nella letale variante modificata denominata "C.R.O.Z.Z.A.");

(3) Favorisce il proliferare dei potenti anticorpi del pluralismo e del contraddittorio (unica eccezione, purtroppo - chissà come mai - per il caso delle puntate con ospite fisso!!), inibendo i letali batteri detti "Opinionisti" (con particolare efficacia dimostrata per la variante soprannominata "T.R.A.V.A.G.L.I.O.)

(4) Abbatte drasticamente il tasso di faziosità del conduttore, che risulta così incapace di nuocere e finalmente ridotto alla totale imparzialità;

(5) Corregge definitivamente la sequenza del DNA giornalistico, ripristinando il fondamentale Gene INTERVISTA in relazione ai modi e ai tempi (turni rigidi alternati, tempi identici, ecc.)

Caratteristiche: particolarmente indicato in contesti di regime, con profilassi antidemocratica.


Controindicazioni: eventuali allergie liberali accertate al principio attivo.

Principio attivo: Olio di ricino 100%.

Natura del farmaco: supposta (soluzione unica).

Posologia: 1 ad ogni avvisaglia di attacco di TSI. Se ne consiglia l'uso, come terapia coadiuvante, nei pazienti affetti da berlusconite acuta, nella forma mediatico-recidivante.

Effetti collaterali: sono stati riscontrati, in alcuni casi, difficoltà di deglutizione rospica, costipazione, nausea, tremori e conati di vomito democratico.

Formidabile, no? Ma ci rendiamo conto di dove stiamo arrivando? Quando si fermeranno?

In culo alla balena, Italia, è proprio il caso di dire (sono fuori dalla fascia protetta? Si può dire "balena"?!!).

P.S. Nel frattempo Santoro, sul sito di AnnoZero, è costretto a pubblicizzarsi da solo il programma (vista la lacuna aziendale in tal senso).
...
... ¯ "Con un poco di zucchero, il ricino va giù...". ¯

Buona visione (a proposito: se avete lo stomaco forte, la direttiva la potete scaricare QUI, Fonte Il Fatto Quotidiano)




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