Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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venerdì 25 marzo 2011

Saviano, la laurea ad honorem... e la boccetta avvelenata!



Mettetevi comodi: questa è una storia un po' lunga.

Non so nemmeno da dove cominciare.

Vediamo...

Parto dalla notizia.

E' stata depositata un'interrogazione urgente al Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini.

Cosa riguarderà mai?

I problemi di bilancio della scuola pubblica? La questione dei tagli agli insegnanti? O magari gli stipendi da fame degli stessi?

Macché.

Si richiede la verifica della compatibilità di Roberto Saviano con la laurea honoris causa conferitagli dall'Università di Genova, il 22 gennaio scorso.

Aspettate a ridere.

Ecco le motivazioni, per bocca del deputato promotore dell'interrogazione:
"Pur riconoscendo in alcune iniziative di Saviano innegabili meriti nella denuncia della gravità del fenomeno camorra e condividendo in pieno ogni sforzo per contrastare l'illegalità, la vicenda dell'alterazione di un dramma che segnò pesantemente la vita di Benedetto Croce, appare in contrasto con gli stessi principi della legalità che è fatta anche di piccole cose e comportamenti coerenti. Secondo le leggi vigenti le lauree honoris causa, sulle quali è prevista l’approvazione ministeriale, devono essere compatibili con meriti senza ombre. La vicenda del plagio artefatto delle parole di un grande filosofo come Benedetto Croce ci ha lasciati interdetti e costituisce un fatto di straordinaria gravità che getta una pesante macchia su Roberto Saviano".

Ecco, ora sì che potete farvi delle matte risate.

In ogni caso, non è finita qui.

Sia detto per inciso: Saviano ha già abbondantemente dimostrato la falsità delle accuse che gli sono state mosse dalla macchina del fango sul racconto da lui fatto riguardo al terremoto di Casamicciola in cui perì tutta la famiglia di Benedetto Croce.

Ciò significa che, non pago di reiterare accuse indegne e destituite di ogni fondamento, un parlamentare della Repubblica Italiana, nostro rappresentante, spreca le sue energie, il suo tempo e soprattutto i nostri soldi nel confezionare interrogazioni assurde e, c'è da concludere, tendenziose.

A questo punto vi chiederete chi è il parlamentare.

L'Onorevole Amedeo Laboccetta, ieri AN, oggi PDL, eletto nella circoscrizione Campania 1.

Se, come me, amate istituire nessi e fare associazioni (esercizio non privo di pericoli, ma che regala spesso inattese soddisfazioni), potreste a questo punto girellare per la rete a caccia di qualche informazione.

Magari, che so, provereste a cercare - io l'ho fatto - se l'Onorevole ha già attaccato altre volte Saviano.

E scoprireste di sì. In almeno due circostanze recenti.

La prima, il 31 maggio scorso: Laboccetta accusa Saviano di non aver speso una parola contro l'intimidazione subita da Fabio Chiosi (I Municipalità), che ha ricevuto un proiettile con le sue iniziali per la truffa dei falsi ciechi da lui denunciata.

La seconda, in occasione della puntata di Vieni Via con Me del 15 novembre scorso.
Saviano accenna all'infiltrazione delle Mafie al nord, alludendo alla Lega come referente politico del territorio. Maroni  va su tutte le furie. Laboccetta definisce "una vigliaccata" la delegittimazione di Maroni da parte di Saviano.

Cosa avrà mai, di personale, questo Onorevole contro Saviano? Mistero.

In ogni caso, se tra una risata e l'altra vi spingeste a fare ulteriori ricerche sulla storia personale di Amedeo Laboccetta, ho come l'impressione che la voglia di ridere non sarebbe più la stessa.

Voglio risparmiarvi la fatica: provo a sintetizzare (parte degli spunti li ho tratti da qui).

Amedeo Laboccetta è finito in manette nell'aprile del '93 perché l'imprenditore Bruno Brancaccio dichiarò di avergli versato (a lui come ad altri) una mazzetta di 90 milioni di lire per il partito. 
Nel 2001 è arrivata (per lui come per altri) l'assoluzione.

Amedeo Laboccetta è stato per anni amministratore delegato della Atlantis World, società concessionaria leader di Slot Machine. 
Rammentate lo scandalo scoppiato nel 2007? L'evasione fiscale di oltre 98 miliardi di euro e lo zampino della mafia dietro ai VideoPoker?
Bene, 31 di quei 98 miliardi di euro erano della Atlantis World.
La proprietà della società, con sede nelle Antille olandesi, pare sia riconducibile a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, vicino al boss catanese Nitto Santapaola.

Ancora sorridete?

Beh, sappiate anche che Amedeo Laboccetta è quel deputato che nella seduta della Camera del 24 luglio 2008 ha voluto prendere la parola:
"[...] per dare quella che io ritengo una bellissima notizia agli italiani, a tutti i parlamentari e al Governo. Ho avuto notizia proprio pochi secondi fa che è finito il calvario del Dottor Bruno Contrada, che non dovrà più stare in carcere. [...] Credo che questa vicenda faccia piacere a tutti".
Sarà il caso di ricordare che a Bruno Contrada, ex numero 3 del Sisde, erano stati concessi per motivi di salute gli arresti domiciliari, mentre scontava la sua pena di 10 anni per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.
I giudici, tra l'altro, gli avevano negato la sospensione della pena per "pericolosità sociale".

Strani avvenimenti.

Tanto più che sempre Amedeo Laboccetta è quel deputato che alla condanna in appello, sempre per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, di Marcello Dell'Utri (motivazione principale: "un'attività di costante mediazione tra quel sodalizio criminoso e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi con particolare riguardo al gruppo Fininvest") ha sentito l'obbligo morale di dichiarare: Dell'Utri è innocente, doveva essere assolto. Aggiungendo:
"Gli italiani onesti sono tutti con Dell'Utri".
Ora, io non so perché l'Onorevole Laboccetta sia così interessato ad attaccare chi, come Saviano, ha fatto della battaglia alla Camorra il proprio vessillo.

Certo, senz'altro ha ragione quando dice che è giusto premiare chi ha "meriti senza ombre".

Non sarà mica per questo che al diplomato Laboccetta non hanno ancora conferito una laurea ad honorem?

A proposito, che sbadato.

Quasi dimenticavo.

L'Onorevole Laboccetta è componente della Commissione Antimafia.

Ora sì, che potete davvero smettere di ridere.


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lunedì 14 marzo 2011

Saviano e le fonti su Croce: la condanna senza appello.

Roberto Saviano in un momento dell'intervista a Mentana, nel Tg di La7.

Riassunto delle puntate precedenti.

Il 29 novembre scorso, nella trasmissione Vieni Via con Me, Roberto Saviano fa un (bellissimo) monologo sul terremoto dell'Abruzzo.

In quell'occasione racconta un aneddoto relativo a Benedetto Croce, coinvolto con la sua famiglia nel terremoto del 1883 che distrusse Casamicciola e in cui perse la vita il padre del filosofo.
Padre del filosofo, racconta Saviano, che avrebbe detto al figlio, poco prima di morire, "offri 100.000 lire a chi vi salva".

Tre mesi dopo (?!), Marta Herling, nipote del filosofo, scrive una lettera al Corriere del Mezzogiorno, accusando Saviano di "mistificazione della storia e della memoria", perché nel saggio Memorie della mia vita, Croce aveva dato una versione diversa dei fatti del terremoto, non menzionando l'episodio delle 100.000 lire.

Detto, fatto.

La macchina del fango si rimette in moto, partendo in quarta: Il Giornale e Libero sferrano l'attacco a Saviano (titoli, rispettivamente "Così la nipote di Croce ha sbugiardato Saviano: Inventa pezzi di storia"; "Saviano copia e copia male"); il Tg1 di Minzolpop costruisce un servizio "memorabile" in cui la Herling, intervistata, parla dello scrittore partenopeo con toni durissimi.

Ieri sera, Mentana chiama Saviano ad intervenire al Tg di La7.

Saviano mostra il reperto che è la fonte del suo racconto: un articolo dello sceneggiatore Ugo Pirro, uscito su Oggi il 13 aprile del 1950, ispirato dalla testimonianza di un giornalista dell'epoca che aveva intervistato il giovane Croce.


L'articolo di Ugo Pirro mostrato da Saviano durante l'intervista di ieri.

Croce, ribadisce Saviano, non ha mai smentito quella ricostruzione.

E Saviano, dal canto suo, non ha mai parlato di "mazzette" né ha mai voluto alludervi (altra accusa che gli ha rivolto la Herling).

Un'altra pagina dell'articolo di Ugo Pirro mostrata da Saviano.

In tutta questa vicenda, la cosa singolare - si fa per dire - è che tutte le critiche piovute addosso a Saviano, come lui stesso ha ribadito ieri a Mentana, sono state mosse - dal Giornale, da Libero, dal Tg1 - senza minimamente sentire la versione dello scrittore: nessuno gli ha chiesto da dove avesse tratto il racconto.

Nessuno ha sentito il dovere, almeno deontologico, di dargli la parola.

Alla faccia dell'obbligatorietà del contraddittorio nell'informazione!

L'imputato Saviano è stato condannato senza neppure avere la possibilità di difendersi.

Senza appello.

Cosa che, in piena campagna promozionale del "giusto processo", non ha davvero l'aria di essere un buon segnale.

Aggiornamento (16 marzo):


Ospite da 8 e mezzo, su La 7, Roberto Saviano ha aggiunto un tassello definitivo alla vicenda svelando la madre delle fonti, un volume di Carlo del Balzo, del 1883 (stesso anno del terremoto), dal titolo Cronaca del Tremuoto di Casamicciola, da cui è tratto il racconto riportato da Saviano (che Croce non smentì mai).
Un'immagine dell'opera di Carlo del Balzo

Riporto, a scanso di equivoci, il passo in questione:
«Era anche a villa Verde tutta la famiglia Croce di Foggia. Erano nella loro camera la signora Croce e la figliuoletta, il sig. Croce e il primogenito, seduti presso un tavolino, scrivevano, in una stanza attigua; la porta di comunicazione era aperta. La signora Croce e la fanciullina cadono travolte nel pavimento, che crolla tutto: non un grido, non un lamento, muoiono istantaneamente. Al contrario, il sig. Croce, sebbene del tutto sepolto, parla di sotto le pietre. Il suo figliuolo gli è daccanto, coperto fino al collo dalle pietre e dai calcinacci. E il povero padre gli dice: offri centomila lire a chi ti salva; e parla col figlio, che non può fare nulla per sé, nulla pel babbo, tutta la notte!»
Dite che ora qualcuno chiederà scusa a Saviano?
Per la dirla con Renzo Arbore: "meditate, gente, meditate"...


Aggiornamento del 24 marzo.


L'Onorevole Amedeo Laboccetta ha presentato un'interrogazione parlamentare urgente al Ministro Gelmini per la verifica della compatibilità della laurea ad honorem conferita a Saviano dall'Università di Genova.
Il motivo: le presunte menzogne su Croce!!
Vi prego solo di una cosa: leggetevi il mio post su Laboccetta e traete le vostre conclusioni sulla vicenda: Saviano, la laurea ad honorem... e la boccetta avvelenata.



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mercoledì 9 marzo 2011

Ma la Dia... dà del mafioso al Nord?



Il 15 novembre scorso, Roberto Saviano, nella trasmissione Vieni Via con Me, parlò dell'infiltrazione delle mafie in Lombardia, accennando anche alla Lega come al partito che, essendo più radicato sul territorio, era verosimilmente il più esposto ai contatti con la malavita.

Apriti cielo.

Maroni tuonò, invocando il diritto di replica, e si fece subito grossa la caccia all'uomo di alcuni quotidiani sullo scrittore,  che venne definito il Papa nero della sinistra, il futuro leader dei comunisti, ecc, ecc.

Il 18 di novembre, ecco quale fu la prima pagina del Giornale:


A tre giorni dalla trasmissione, il quotidiano  fa partire una campagna di firme contro Saviano, reo di aver dato "del mafioso al Nord".

Ok.



La Direzione Nazionale Antimafia, nella sua relazione per l'anno 2010, avverte che "la 'ndrangheta ha colonizzato la Lombardia".

Badate: sono parole forti.
Non dicono "c'è una qualche infiltrazione", "c'è una presenza piuttosto preoccupante", o cose del genere.

Colonizzazione, è il termine che usano.

E spiegano:
"la Lombardia è la regione del Nord Italia che conta il maggior indice di penetrazione nel sistema economico legale"
Sarà curioso vedere se il Ministro Maroni si scaglierà contro la Dia e se la Direzione verrà accusata di "dare del mafioso al Nord".

Quel che è certo è che a Roberto Saviano, oggi, qualcuno deve delle scuse.

Che, ci scommettiamo, dopo il trattamento d'eccezione della macchina del fango arriveranno puntuali...

...

... insieme con il treno che viaggia spedito verso l'Isola che non c'è.

[Per rivedere il monologo di Saviano: parte1; parte 2]


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