Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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lunedì 14 marzo 2011

Saviano e le fonti su Croce: la condanna senza appello.

Roberto Saviano in un momento dell'intervista a Mentana, nel Tg di La7.

Riassunto delle puntate precedenti.

Il 29 novembre scorso, nella trasmissione Vieni Via con Me, Roberto Saviano fa un (bellissimo) monologo sul terremoto dell'Abruzzo.

In quell'occasione racconta un aneddoto relativo a Benedetto Croce, coinvolto con la sua famiglia nel terremoto del 1883 che distrusse Casamicciola e in cui perse la vita il padre del filosofo.
Padre del filosofo, racconta Saviano, che avrebbe detto al figlio, poco prima di morire, "offri 100.000 lire a chi vi salva".

Tre mesi dopo (?!), Marta Herling, nipote del filosofo, scrive una lettera al Corriere del Mezzogiorno, accusando Saviano di "mistificazione della storia e della memoria", perché nel saggio Memorie della mia vita, Croce aveva dato una versione diversa dei fatti del terremoto, non menzionando l'episodio delle 100.000 lire.

Detto, fatto.

La macchina del fango si rimette in moto, partendo in quarta: Il Giornale e Libero sferrano l'attacco a Saviano (titoli, rispettivamente "Così la nipote di Croce ha sbugiardato Saviano: Inventa pezzi di storia"; "Saviano copia e copia male"); il Tg1 di Minzolpop costruisce un servizio "memorabile" in cui la Herling, intervistata, parla dello scrittore partenopeo con toni durissimi.

Ieri sera, Mentana chiama Saviano ad intervenire al Tg di La7.

Saviano mostra il reperto che è la fonte del suo racconto: un articolo dello sceneggiatore Ugo Pirro, uscito su Oggi il 13 aprile del 1950, ispirato dalla testimonianza di un giornalista dell'epoca che aveva intervistato il giovane Croce.


L'articolo di Ugo Pirro mostrato da Saviano durante l'intervista di ieri.

Croce, ribadisce Saviano, non ha mai smentito quella ricostruzione.

E Saviano, dal canto suo, non ha mai parlato di "mazzette" né ha mai voluto alludervi (altra accusa che gli ha rivolto la Herling).

Un'altra pagina dell'articolo di Ugo Pirro mostrata da Saviano.

In tutta questa vicenda, la cosa singolare - si fa per dire - è che tutte le critiche piovute addosso a Saviano, come lui stesso ha ribadito ieri a Mentana, sono state mosse - dal Giornale, da Libero, dal Tg1 - senza minimamente sentire la versione dello scrittore: nessuno gli ha chiesto da dove avesse tratto il racconto.

Nessuno ha sentito il dovere, almeno deontologico, di dargli la parola.

Alla faccia dell'obbligatorietà del contraddittorio nell'informazione!

L'imputato Saviano è stato condannato senza neppure avere la possibilità di difendersi.

Senza appello.

Cosa che, in piena campagna promozionale del "giusto processo", non ha davvero l'aria di essere un buon segnale.

Aggiornamento (16 marzo):


Ospite da 8 e mezzo, su La 7, Roberto Saviano ha aggiunto un tassello definitivo alla vicenda svelando la madre delle fonti, un volume di Carlo del Balzo, del 1883 (stesso anno del terremoto), dal titolo Cronaca del Tremuoto di Casamicciola, da cui è tratto il racconto riportato da Saviano (che Croce non smentì mai).
Un'immagine dell'opera di Carlo del Balzo

Riporto, a scanso di equivoci, il passo in questione:
«Era anche a villa Verde tutta la famiglia Croce di Foggia. Erano nella loro camera la signora Croce e la figliuoletta, il sig. Croce e il primogenito, seduti presso un tavolino, scrivevano, in una stanza attigua; la porta di comunicazione era aperta. La signora Croce e la fanciullina cadono travolte nel pavimento, che crolla tutto: non un grido, non un lamento, muoiono istantaneamente. Al contrario, il sig. Croce, sebbene del tutto sepolto, parla di sotto le pietre. Il suo figliuolo gli è daccanto, coperto fino al collo dalle pietre e dai calcinacci. E il povero padre gli dice: offri centomila lire a chi ti salva; e parla col figlio, che non può fare nulla per sé, nulla pel babbo, tutta la notte!»
Dite che ora qualcuno chiederà scusa a Saviano?
Per la dirla con Renzo Arbore: "meditate, gente, meditate"...


Aggiornamento del 24 marzo.


L'Onorevole Amedeo Laboccetta ha presentato un'interrogazione parlamentare urgente al Ministro Gelmini per la verifica della compatibilità della laurea ad honorem conferita a Saviano dall'Università di Genova.
Il motivo: le presunte menzogne su Croce!!
Vi prego solo di una cosa: leggetevi il mio post su Laboccetta e traete le vostre conclusioni sulla vicenda: Saviano, la laurea ad honorem... e la boccetta avvelenata.



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Commenti (4)

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Che ne facciamo della rabbia che ci procura certa gente?
La storia non si fa con le illazioni, gli aneddoti, le rimasticature di articoli à sensation. Il Saviano di Croce ha letto poco o niente, la sua erudizione dubbia si fonda su letture di riassunti, citazioni, verbali, rapporti giudiziarii. Non si diventa d'improvviso un maître à penser, senza aver letto i classici della filosofia e della sociologia, o nel suo caso della criminologia che lo appassiona tanto. Non c'è una analisi originale in quello che Saviano recita (male e con pedanteria), si sentono echi di letture frettolose. Il Saviano nasce come cronista di nera in provincia, e della ripetitiva cronaca nera di provincia, e soprattutto di Casale di Principe da lui eretto a metropoli del crimine per cercare di universalizzare un contesto di misera delinquenza, egli è uno scrivano convinto dal marketing di essere uno scrittore. Ma uno scrittore che vorrebbe essere anche storico del presente, che si mette a copiare quello che è stato già scritto, e vede la vita, da una campana di vetro entro cui è confinato, attraverso i giornali e i colloqui con la scorta e con qualche magistrato che gli passa i fascicoli, ha due problemi: l'osservazione diretta e il sapere; per costrizione gli manca la prima; per difetto di acculturazione (è espressione del web e del travisamento cine-tv, non di una fucina di pensiero), non ha acquisito il secondo. Per questo, di difende quando gli contestano una sua affermazione dicendo: l'ho letto su... Su che? A' Saviano, sono nati molti prima di te.
2 risposta · attivo 672 settimane fa
Esiste il vocabolo adatto per definire quello che, con parole sue, chiama spregiativamente "copiare quello che è già stato scritto" ed è: "documentarsi". 
La difesa, poi, non è così sprovveduta e infantile come la descrive lei sopra. È la difesa giusta, quella che tappa la bocca ai critici coadiuvati da Libero e marmaglia. 
Ed esiste un vocabolo adatto anche per questo, si dice esattamente: "esibire le prove". Prove inconfutabili. Fine della storia.
È un dato di fatto da sempre che si possa diventare maître à penser quando vieni riconosciuto come tale da chi ti segue, (e non invece perché imposto dall'alto secondo i desideri dei critici, accademici o come farebbe comodo ai politici). Rassegnati all'idea.
In quanto alla conoscenza dei classici, condizione propizia ma non indispensabile per l'arte, è risaputo che è così che si rinnovano i generi, l'originalità e la freschezza dello stile viene apprezzata ancor più per il fatto che parte dall'origine, dal concreto della cronaca. Conferisce alla fiction una connotazione scientifica da CSI. Saviano sa coniugare l'indagine da reporter con il realismo Verghiano.
Tutto il mondo glielo riconosce. In Italia vige il codice "nemo profeta in patria", preferendo altri meschini Minzo-esemplari.
"Nemo PROPHETA in patria", Marisa. Le citazioni si fanno corrette. Marisa, per la migliore difesa di Saviano, bisogna che tu ne sappia qualcuna in più del difeso. Per il resto, in ogni saggio che si rispetti c'è la nota a piè di pagina che riporta il testo (autore, editore, anno di pubblicazione) da cui è tratta una frase citata. "Reporter Saviano"? Diciamolo pure. "Realismo verghiano"? Ma non bestemmiamo. "Conferire alla fiction una connotazione scentifica"? E sì, facciamo gli effetti speciali di E.T. (in fondo il cranio di Saviano si presta...). Un consiglio: voi che gli attribuite un carisma e lo seguite come maître à penser (il suo piffero non vi porterà da nessuna parte), mandategli un consiglio: di lasciar perdere la TV e di dedicare più tempo a raffinare la scrittura di giornalista, perché il romanzo è roba troppo pesante per braccia deboli. Manca che gli diano una cattedra di letteratura, per quel che vale l'università dove chiamano a tenere lezioni perfino i Grilli, i Benigni e i Travagli, dopo i Fo.

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