Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 29 settembre 2011

Garantismo: le due facce della medaglia.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Alcuni intelligenti commenti dei nostri lettori, mi inducono a tornare su una vexata quaestio relativa all'ordinamento processualpenalistico.

In particolare ci si domanda come sia possibile che l'iter giudiziario non si arresti immediatamente qualora il Pubblico Ministero chieda l'archiviazione dell'indagine.

Ebbene, da un punto visto logico la risposta è univoca.

Il Gip  svolge come noto una funzione di garanzia dell'operato del Pm. Valutare questo operato significa tutelare l'indagato ma anche - lo si dimentica spesso - la parte lesa.

Dobbiamo sempre rammentare entrambe le facce della medaglia.

Sono due le parti che chiedono giustizia: gli indagati o imputati da un lato, le vittime dall'altro.

Ora, quando il Pm chiede l'archiviazione si può supporre che aumenti fortemente la probabilità che l'indagato sia innocente o che perlomeno manchino indizi sufficienti per sostenere l'accusa.
Su questo siamo d'accordo.
Ma in ogni caso la legge prevede il vaglio del Gip.
Il Pm infatti potrebbe essere in errore o in malafede.
Dobbiamo o no considerare - per quanta remota appaia - questa possibilità?
Il legislatore ha evidentemente ritenuto di doverla prevedere.

Nel caso, per esempio, del ministro Saverio Romano - trovate qui il mio post - il Gip non ha accolto l’istanza di archiviazione: prima ha convocato le parti, poi ha chiesto all’accusa di produrre gli atti del procedimento, ritenendoli indispensabili per decidere.
La mancata presentazione di quegli atti potrebbe essere maliziosamente interpretata.
Ma noi non lo faremo.
Dopo avere esaminato gli atti, il Gip poteva accogliere la richiesta di archiviazione, indicare ai Pm nuovi temi di indagine o disporre l’imputazione coatta. Ha deciso per quest'ultima.
Non vedo sul piano logico nessuna distinzione tra le tre opzioni.
Le carte, i fascicoli le intercettazioni  parlano e la loro voce può essere difforme da quella del Pm.
Quando poi si tratta di processi di mafia o, in generale, di criminalità organizzata, è naturale che le cautele debbano essere massime, in tutti i sensi.
Il Pm, in linea teorica, potrebbe avere ricevuto una telefonata del tipo:
"...L'altro giorno ha voluto fare il furbo. Io la volevo salvare ma da questo momento non la salvo più. Lei è degno solo di morire, ammazzato come un cornuto. Lei è un cornuto e un bastardo!"
Forse un po' cinematografico, penserete, ma purtroppo le parole che avete appena  letto sono fedelmente tratte dalla telefonata ricevuta da Giorgio Ambrosoli *.

Direi dunque che mai come in questi casi si rende necessaria la sospensione del giudizio.


Come non ci azzardiamo a giudicare l'intervento di un neurochirurgo o la pubblicazione di un fisico nucleare non dovremmo parlare e straparlare di inchieste, magistrati, avvocati, processi fidando solo nell'intuito, senza avere gli strumenti tecnico-giuridici, senza conoscere i fatti e senza aver letto gli atti (che peraltro non potremmo comprendere dal momento che non siamo del mestiere).

Però, come possiamo giustamente lamentarci del trattamento ospedaliero, possiamo lamentarci legittimamente del trattamento giudiziario, cioè del funzionamento della macchina giudiziaria. E qui i cahiers de doléances purtroppo avrebbero molte pagine. Ma poiché quello del magistrato è un lavoro delicatissimo, anziché giudicare i processi dobbiamo pretendere che siano messi in atto tutti gli sforzi possibili per avere una magistratura onesta, efficiente e preparata: severa selezione, leggi, personale e mezzi adeguati.

Questo dobbiamo pretendere dallo stato, questi gli obiettivi da perseguire per i quali è giusto e sacrosanto alzare la voce.
__________________________________________
*Riascoltiamo le due telefonate che l'avvocato Giorgio Ambrosoli - un eroe borghese come ebbe a definirlo Corrado Stajano - ricevette dalla mafia prima di essere ucciso da un sicario ingaggiato da Michele Sindona. E già che ci siamo rileggiamo la sua bellissima, straziante lettera testamento alla moglie.












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domenica 18 settembre 2011

Deduttivamente.


In un articolo sul giornale online fondato da Don Gianni Baget Bozzo, Ragionpolitica.it (che, tanto per dirne una, spicca tra i link "amici" sul sito personale di Angelino Alfano), Aldo Vitale descrive così il momento storico-giudiziario del nostro Presidente del Consiglio:
"con la vittima Berlusconi le procure dimostrano solerzia ai limiti della paradossale persecuzione (forse per la più che decennale abitudine a trattarlo come imputato).
E aggiunge:
[...] Berlusconi è soggetto a ciò che oramai può essere senza dubbio definito come vero e proprio «stalking giudiziario»
Politicamente si potrebbe deduttivamente ritenere che la persecuzione diretta dei rappresentanti costituisca una persecuzione indiretta dei rappresentati; ed in simili circostanze ci si allontana sempre dai parametri giuridici e politici di uno Stato di diritto. Urge quindi porre un argine primariamente culturale.
Come al solito, nessuna precisazione sul fatto che la Procura di Napoli sta tentando di acquisire la testimonianza di un Premier in questo caso parte lesa, né alcuna preoccupazione per l'eventualità che Berlusconi possa aver realmente commesso alcuni dei reati a lui contestati in altre circostanze.

Fin qui, nulla di nuovo.

La cosa che mi pare più interessante, tuttavia, è che applicando il medesimo ragionamento di Vitale ad un altro aspetto della vicenda in questione, Berlusconi dovrebbe dimettersi immediatamente.

Se infatti il nostro Premier, legittimamente eletto, fosse colpevole dei molteplici reati di cui è accusato, si potrebbe deduttivamente ritenere che la persecuzione diretta di alcuni dei rappresentati - ad esempio la minorenne Ruby - da parte del più influente dei rappresentanti - il Presidente del Consiglio - costituisca una persecuzione indiretta di tutti i rappresentati!

Che poi, detto in altre parole, è uno dei principali motivi per cui, nei paesi normali, il solo sospetto di un reato da parte di un politico induce il politico stesso alle dimissioni immediate: la sola  eventualità che chi amministra la cosa pubblica possa aver agito contro la cosa pubblica o contro i cittadini che rappresenta è semplicemente intollerabile.

Vitale ha dunque ragione: urge porre un argine primariamente culturale.

Proporrei di cominciare proprio dalle forme di stalking.

Non certo quello giudiziario, naturalmente, che è una fattispecie inesistente.

Parlo dello stalking intellettuale.

Quello esiste. Eccome se esiste.


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domenica 13 febbraio 2011

Lettera a Giuseppe Cruciani.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Carissimo Sig. Cruciani, 
da logico matematico qual sono, vorrei suggerirle di applicare la ragione, prima che l’istinto e l’emotività, ai suoi argomenti che, mi creda, sono spesso davvero risibili sotto il profilo logico. Del resto, già il grande Confucio diceva “meditare senza studiare è pericoloso”. Occorre quindi dubitare sempre di quel che si pensa e peraltro ripetere come lei spesso ama fare “io ragiono con la mia testa” può in certi casi essere una grave ammissione di colpa. 

Uno degli ultimi suoi teoremi inconsistenti ( l’aggettivo ha qui valenza tecnica: una disciplina si dice consistente quando non è contraddittoria) è il seguente: “i reati indimostrabili non possono, ma soprattutto non debbono, essere perseguiti”. 

Non insisterò sul fatto che la non dimostrabilità di quei reati l’ha stabilita lei, a priori, “ragionando con la sua testa”. 

Le chiedo piuttosto: se vi fossero gravi indizi che un maestro abusi di un suo allievo basterebbe dunque che entrambi i protagonisti negassero recisamente il fatto (come Ruby e Berlusconi) per chiudere ogni indagine? 

Mi auguro vivamente che lei prenda in seria considerazione un suggerimento del grande psicologo James Hillman: un lifting delle idee. 

P.S. 
Un esempio tratto dalla storia della matematica potrebbe essere utile per comprendere come non ci si debba mai arrendere anche quando la strada da percorrere sembri senza speranze. 
Il cosiddetto ultimo teorema di Fermat - enunciato, ma non dimostrato, dal grande matematico e magistrato (sic!) francese nel 1637 - è stato correttamente dimostrato solo nel 1994 dal Prof. Andrew Wiles (che a tale scopo ha dedicato l’intera sua vita). 
Ebbene le posso assicurare che per 357 anni i più grandi matematici hanno continuato caparbiamente a cercarne la dimostrazione e non hanno certo rinunciato solo perché l’impresa sembrava disperata. 
Alla fine il risultato è stato raggiunto. 
Mi si dirà che la vita non è una scienza esatta, ed io concordo, ma la ricerca della verità non deve avere limiti né confini.

Prof. Woland


P.P. [Post Post] Tanto per inquadrare meglio il personaggio, eccovi alcune perle di Cruciani, con relative fonti:
  • "odio gli esperti";
  • "il mondo in cui c’è un uomo ricco e potente cui si rivolgono donne che vogliono entrare nel mondo dello spettacolo è il segno che la civiltà occidentale funziona...";
  • "vendere il proprio corpo è un segnale di libertà";
  • le manifestazioni che nascono dalla rete... [...] sulla rete c’è il peggio, tutto l’estremismo possibile immaginabile...le manifestazioni della rete tirano fuori, trasudano il peggio che ci sia in Italia";
  • ed infine una cosa che indigna l’altrimenti imperturbabile - a suo dire - Cruciani: "uno pneumatico, ma si può dire uno pneumatico? ma è una cosa al di là del bene e del male. Mi dicono che l’italiano corretto è così, ma non si può dire uno pneumatico, cambiate, fate un’altra pubblicità non è possibile uno pneumatico ma come si fa? io non riesco a sentirla , uno pneumatico, ma è una cosa...".


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martedì 28 dicembre 2010

Intervista a Belpietro.

Prima pagina di Libero di ieri: l'attacco di Belpietro è nell'editoriale.

Dopo l'incredibile affondo a Gianfranco Fini su Libero di ieri, dovevo fare qualcosa.

Ecco l'intervista a Maurizio Belpietro, un'esclusiva molto fanta e poco scientifica della Città Invisibile!

Io. Dunque Belpietro... le dispiace se non la chiamo Direttore? Sa com'è, proprio non mi viene...
MB. Ma fa' un po' come ti pare!
Io. A proposito, questa è una curiosità che mi preme: perché ha acconsentito a questa intervista?
MB. Ma perché sei uno sfigato! Uno che ha aperto un blog da qualche mese e con poche righe e un centinaio di lettori per caso sogna di cambiare il mondo! Voi sfigati sognatori mi avete sempre affascinato...
Io. Capisco... Vabbè, in ogni caso: parliamo del suo editoriale?
MB. Non siamo qui per questo? Vedi come girate sempre intorno alle cose? Perdete sempre tempo, vi parlate addosso...
Io. Noi sfigati?
MB. Ma sì, voi sfigatelli sinistroidi e antiberlusconiani, sì... Sempre lì a tessere, a cucire, ad approfondire, a studiare. Ma quand'è che vi sveglierete e capirete che non c'è niente da studiare?
Io. In che senso, scusi? 
MB. Nel senso che non bisogna stare sempre a rimestare, a puntualizzare, ad etichettare, a fare distinguo. Le cose a volte stanno semplicemente come stanno.
Io. Mi faccia capire. Parla a me di etichettare, tessere e studiare, quando sono mesi che col suo giornale fa il bello e cattivo tempo, ad esempio, etichettando tessendo e studiando il modo per distruggere politicamente Gianfranco Fini?!
MB. Vedi? Sempre ad alludere, a circoscrivere, a puntare il dito. Ma buon Dio, a parte il fatto che Fini si è distrutto da solo...
Io. Solo perché dissentiva da Berlusconi?
MB. Ma no, che c'entra! Perché gli elettori del PdL lo vedevano inscindibile da Silvio. Come te la spieghi altrimenti la percentuale nei sondaggi di Futuro e libertà che è meno della metà di quanto era Alleanza Nazionale ai tempi d'oro?!
Io. Insomma Fini è un traditore?
MB. Ma senti un po': pensi davvero che questa sia un'idea mia o che vogliamo far passare noi?
Io. Le devo dire la verità? 
MB. Lascia perdere, era una domanda retorica. Vedi che come al solito siete fuori dalla realtà?
Io. Mi indichi la via per rientrarvi, dunque. 
MB. Scherza, scherza. Ma hai un'idea di quanta gente ci sia che oggi è inviperita con Fini? Dai un'occhiata ai siti vicini al Pdl, o ai blog della sponda opposta alla tua: disprezzo, ostilità e rancore nei confronti di Fini si tagliano col coltello! 
Io. Beh, il suo quotidiano certo contribuisce non poco a questo clima!
MB. Allora, una buona volta: ma voi pensate davvero che noi, Feltri ed io, o il buon Sallusti, o Fede o Minzolini e tutti gli altri siamo quelli che causano questo clima?!
Io. Beh, il pensiero mi sfiora, in effetti, e in più di un'occasione.
MB. Questo perché, come ti dicevo, sei uno sfigatello della famiglia degli sfigatelli sinistroidi. Che non vede la differenza fra causa ed effetto...
Io. Mi illumini.
MB. Caro ragazzo, il mio quotidiano va semplicemente dietro all'umore degli elettori del centro-destra...
Io. Lei sta dicendo che non c'è un fine politico ma solo la ricerca del consenso degli elettori di Berlusconi?
MB. Sto dicendo che non è per le quattro patacche giornalistiche di Libero o del Giornale che gli elettori votano o voteranno Berlusconi. E dico che noi ci rivolgiamo a quell'elettorato. Che, come si sa, è avido di complottismi, adora le contrapposizioni, odia visceralmente tutto quanto è minimamente diverso da loro... un po' come voi, insomma! Anzi esattamente come voi: l'altra faccia della stessa medaglia! Quindi, per farla breve: solo un cretino può davvero credere che noi spostiamo voti: semmai  "manteniamo caldo" un certo tipo di elettore, non so se mi spiego. Dandogli in pasto esattamente quello che vuole e che, se non gli dessimo noi, cercherebbe altrove.
Io. Lei dunque sta affermando che fate giornalismo pensando solo a chi vi legge?!
MB. Perché, è così strano? Non lo fanno tutti, oggi?!
Io. Mah, spererei che vi sia qualcuno che ancora crede alla deontologia professionale!
MB. Ma quando mai! Sempre con questi eticismi e moralismi da quattro soldi! Si scrive per chi legge, punto e basta. Il mercato vuole così. Credi che Il Fatto Quotidiano sia scritto da paladini della giustizia mandati dal cielo? O è gente che scrive ciò che a sinistra quelli come te vorrebbero leggere?
Io. Si sta paragonando a Travaglio? 
MB. Ti sto spiegando che dietro c'è una logica diversa dall'essere berlusconiano o meno, c'è una logica di mercato. Poi c'è sempre qualcuno che più volentieri gioca nell'Inter piuttosto che nel Milan perché tifa Inter, ma magari l'anno dopo gioca nel Milan: perde forse la sua professionalità? Per un giornalista moderno oggi è lo stesso.
Io. Sarà, ma ho sempre pensato che il giornalismo viva di rigore e imparzialità nel raccontare i fatti così come sono e...
MB. Sì, l'imparzialità di Santoro o della Gabbanelli. Ma va là! E' solo questione di mercato e di metodo, tutto qui.
Io: Il metodo Boffo?
MB: Spiritoso! No, parlo di metodo per decidere le notizie o gli articoli.
Io: Cioè ad esempio sentendo direttamente il Cavaliere?
MB: E dalli! Duro di comprendonio, eh? Se parli di linea editoriale, ovvio che sia così. Se giochi nel Milan che fai, tiri nella tua porta? Certo che no! Ma una volta realizzato con chi stai giocando, è tutta questione di metodo. Il faro sono i desideri dei nostri lettori. Quando si ha qualche dubbio, ci basta sguinzagliare qualcuno in qualche circolo della libertà o ritrovo del PdL. Sentiamo di cosa parlano e quali sono gli umori e la notizia, in pratica, si scrive da sé! E se non basta, giù sondaggi per carpire l'umore e le aspettative. Più democrazia di così!!
Io. A me sa tanto di Grande Fratello o 1984, che dir si voglia. Significa costruire, giornalisticamente, una realtà che non c'è!
MB. Perché siete sempre lì a riflettere su cosa è giusto e cosa non lo è. Giusto e sbagliato, morale o amorale sono concetti superati nel mondo di oggi.
Io. Lei dice?
MB. Inutile che fai quel faccino attonito: l'etica la fa la gente, la gente vota Berlusconi, l'etica italiana è quella di Berlusconi. Punto.
Io. Sillogismo perfetto. E' per via di queste nuove categorie, o non categorie, di giusto o sbagliato che anziché andare subito dai magistrati ha fatto scoppiare la bomba dalle colonne di Libero?
MB. Pensi di fare il furbino, vero? Cosa cambiava se ci andavo prima o dopo, per la magistratura? Niente. Cosa cambiava se l'articolo lo scrivevo prima o dopo essere andato dalla magistratura, che era ovvio mi avrebbe convocato?! Tutto. Metodo e mercato, caro mio.
Io. Insomma, caro Belpietro: it's only business...
MB. Oh, vedi che se vuoi ci arrivi?! Proprio così!

It's only business, insomma, per i Belpietro, i Feltri, i Sallusti, ecc., ecc.

Sarà. Peccato solo che questo, caro Belpietro e cari tutti gli altri, fosse il metodo preferito di Michael Corleone, nel film Il Padrino.


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martedì 5 ottobre 2010

Berlusconi, sintesi e analisi del discorso alla festa del Pdl: mancava qualcosa. C'è da temere?

Il viso teso, i tratti induriti: Berlusconi si prepara
all'agone elettorale col terrore che sia l'ultima chiamata.

E' mancato qualcosa nel discorso di domenica scorsa (3 ottobre) di Silvio Berlusconi al suo popolo, alla festa del Pdl a Milano.

C'era l'ennesima dichiarazione di guerra ai magistrati, con la proposta di una commissione di inchiesta che indaghi sui malfattori togati.

C'era la difesa del miracolo napoletano dei rifiuti e l'attribuzione delle colpe odierne tutte, nessuna esclusa, alla Iervolino.

C'era l'attacco al Presidente della Repubblica Scalfaro per aver sobillato Bossi in occasione del ribaltone del 94.

C'era la denigrazione dell'odiato nemico politico numero 1: l'ex magistrato Antonio Di Pietro.

C'era l'attacco alla stampa: tutta di sinistra, quella principale.

C'era l'annuncio di un opuscolo da inviare a tutti con i mirabolanti risultati del governo.

Sapete cosa non c'era? Date un'occhiata ai video, se non l'avete già fatto.

Mancava il ben noto sorriso di Berlusconi.

Mancava la consueta spavalderia di chi - comunque vada - sente di avere la vittoria in tasca.

Mancava addirittura la soddisfazione di vedere il proprio popolo giubilante e in adorazione, perché anche nei momenti in cui ci sono stati gli applausi più vigorosi, Berlusconi è apparso più teso che beato.

Persino la sua classica mimica ammiccante ha latitato (se si fa eccezione per la battuta delle 20 case, ma anche lì, fateci caso, è un ammiccamento sofferto, quasi sforzato), la mimica del Berlusconi beffardo che ha la situazione in pugno e irride gli avversari.

Questo dal punto di vista dell'analisi della comunicazione del corpo, dello sguardo, dei gesti, che portano tutti alla medesima conclusione: Berlusconi non si sente sicuro, né della tenuta del governo, né dell'esito delle probabili nuove elezioni primaverili.
A vederlo parlare sembra che avverta dentro di sé che tutto potrebbe rapidamente precipitare e, in quel caso, sa che i guai giudiziari lo attendono al varco. 

Solo così si spiega questa tensione evidente, quasi una stanchezza sofferta, nel volto, nei tratti, (ma anche nelle parole di qualche giorno fa: ricordate il suo "qualche volta lascerei volentieri ad altri il sacrificio di governare", detto nel giorno della fiducia?).

Pesa il sentore che quella che verrà potrebbe essere l'ultima chiamata elettorale. Una sorta di resa dei conti finale.

In quest'ottica, non è un caso che nell'esaminare i contenuti del discorso, il nucleo centrale sia quello dell'attacco alla magistratura. 

In tal senso, la novità non sta tanto nelle accuse in sé, oramai un Leitmotiv berlusconiano, ma nella sensazione che questa sia la frequenza su cui Sua Emittenza intende sintonizzarsi nel trasmettere la telenovela "voto anticipato".

Se è così, è preoccupante.

Per condurre una campagna elettorale consona ai suoi toni abituali, tutta giocata come di consueto sull'emotività degli elettori, Berlusconi ha notoriamente bisogno di un nemico e di atmosfere apocalittiche da evocare.

Una volta c'erano i comunisti (o se preferite "c'erano una volta i comunisti", il risultato non cambia!), che sono oramai passati di moda.

In ogni buona famiglia... c'è la pecora rossa!
Il nuovo nemico, oggi, è la magistratura, accusata dal Presidente del Consiglio di attuare piani eversivi per sovvertire la volontà del popolo. 

E' in quest'ottica che Berlusconi ha clamorosamente affermato durante il comizio che "il pentito Spatuzza è al soldo di qualche PM"...

[pausa di riflessione...]

Se la situazione è come appare, mi sembra che si debba cominciare a temere gli esiti di un'eventuale campagna elettorale basata sullo scontro istituzionale fra potere esecutivo e potere giudiziario, esiti che sono, ne converrete, del tutto imprevedibili.

Tanto più che al momento non si intravedono nel centro-sinistra proprietà taumaturgiche o lenitive in grado di arginare i disegni di chi, messo in un angolo, è disposto a tentare, per sopravvivenza, il tutto per tutto.

Ed è proprio questo il problema dell'Italia in questo delicato momento storico.
Perché, per dirla con Sant'Agostino:

 "da due pericoli bisogna guardarsi: dalla disperazione senza scampo e dalla speranza senza fondamento".

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