Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 3 aprile 2012

L'ultimo viaggio.

Shipwrecked, di J.M.W. Turner

Dedicato a tutti i migranti che, alla ricerca della vita, finiscono con l'intraprendere - com'è di nuovo accaduto  ieri - il loro ultimo viaggio.


Non cerco il domani
se sciolgo le vele frustate dal vento,
se danzo sull’onda ubriaca del mare.

È l’oggi che voglio,
la trama presente che si snoda,
la rete che accoglie nel crollo,
la mappa che svela il riparo.

S’allunga dietro me la fila delle orme
arrugginite nel tempo.

Poi ghiaccia d’un tratto l’onda:
opprime le vele,
fende la rete;
la trama si scuce.

Il mare imbroglia il destino,
imbriglia il respiro,
strema il palpito,
risolve il canto.

Ed io sono in un attimo acqua e cielo,
nuvole e sale,
terra e fondale.
Esule arreso di una patria senza confini.


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mercoledì 4 gennaio 2012

La coerenza di Trenitalia.

Insomma è andata più o meno così.

Alessandro Gilioli, il 27 dicembre scorso, scriveva un post critico sull'ultima campagna di Trenitalia comparsa sul relativo sito.

Campagna che per illustrare i vari “livelli di servizio” aveva scelto per quello più basso - lo ‘standard’ - una foto con una famiglia di colore (diversamente dagli altri livelli).
Questa foto:



Alle giuste osservazioni di Gilioli (badate, a prescindere dalle reali intenzioni di Trenitalia: se il messaggio  poteva sembrare discriminante, la campagna - almeno quella sul sito - è sbagliata, punto), qualche giorno dopo Trenitalia, per bocca di Federico Fabretti, rispondeva di aver usato molte immagini diversificate per la campagna in questione e per i vari livelli e che dunque l'accusa era infondata (anzi la rispediva, in modo assai poco signorile, al mittente, tacciandolo di essere lui quello “sensibile alla diversità”!)

Tutto a posto, insomma, per Trenitalia.

E tuttavia L'Inkiesta rilanciava ieri che dal sito era scomparsa la foto incriminata: tutti i livelli di servizio (come documentato dall'Inkiesta) riportavano un'immagine a corredo; per il livello ‘standard’, nessuna immagine.

Un caso? Una svista?

Tutto era possibile (o quasi).

Fino a stamattina, perché nottetempo, alla chetichella, il sito è stato ulteriormente aggiornato da Trenitalia.

E ora il livello sfigato - e depauperato di foto - appare invece così a chi visita la pagina in questione:


La logica - questa sconosciuta! - vorrebbe che ora qualcuno chiedesse scusa davvero.

Ma siccome ho il sospetto che non accadrà neanche a questo giro, diciamo che personalmente mi accontenterei di uno straccio di spiegazione.

Se non c'era alcun problema, come sottolineava Fabretti nella sua risposta, quali sono i motivi di questo cambiamento?

Cara, carissima Trenitalia: qui si resta in attesa...

Almeno stavolta puntuali, eh, mi raccomando!

P.P. (Post Post) Non so a voi, ma a me il pezzo del Corriere online uscito oggi sull'argomento (e fermo ovviamente a 6 giorni fa!!!) mi sembra confezionato in modo da difendere tra le righe Trenitalia. A voi no?


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sabato 30 aprile 2011

Il punto: perché la Corte di Giustizia ha bocciato il reato di clandestinità.

(Foto di Ettore Ferrari, via Ansa)
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Ancora una volta abbiamo rimediato la nostra bella figuraccia internazionale.

La Corte di Giustizia Europea ha appena emesso una sentenza con la quale boccia il reato di clandestinità perché in contrasto con la direttiva europea 2008/115/CE.
Tale direttiva, inspirata al massimo rispetto della persona, definisce con precisione la procedura da applicare al rimpatrio dei cittadini di paesi terzi.
Non accetta misure coercitive se non per extrema ratio e, in ogni caso, tali misure non devono essere punitive.

Il legislatore italiano si era distinto per il solito pasticcio.

Il decreto legge 286/98 già conteneva una serie serie di disposizioni* 'fantasiose' in contrasto con la direttiva europea. Ma, per non farsi mancare niente, nel cosiddetto pacchetto di sicurezza (Legge 15 luglio 2009, n. 94) il legislatore aveva poi introdotto tre diversi delitti di clandestinità che prevedevano la reclusione da un minimo di sei mesi ad un massimo di cinque anni.

Tale reato di clandestinità, subito bocciato dal CSM, aveva gettato scompiglio negli ambienti giudiziari dal momento che, prevalendo il diritto dell’Unione Europea sul diritto nazionale, l’incompatibilità della norma con la direttiva europea era manifesta.

Ora, dunque, arriva la sacrosanta e prevista bocciatura.

Di che ci lamentiamo? Non faremmo meglio a tacere?
______________________________________________________
* Per esempio la configurazione “di un illecito contravvenzionale a carico dello straniero che non ottemperasse all’ordine di allontanamento del questore, corredando peraltro tale inedito reato con una del tutto anomala previsione (per una contravvenzione!) dell’arresto obbligatorio in flagranza” (Viganò - Masera), naturalmente bocciata dalla Corte Costituzionale (sentenza n.223/2004).
** Art. 14 co. 5-ter primo e secondo periodo e co. 5-quater d.lgs. 286/98.


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mercoledì 13 aprile 2011

Lampedusa: chi ha ragione tra Italia ed Europa.



 [Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Per voler inseguire le nevrosi razziste della Lega, l’Italia è riuscita a mettersi contro l’intera Europa.

Va detto subito: da un punto di vista normativo non vi è alcun dubbio che i vari paesi che ci hanno criticato e l’Unione tutta abbiano ragione da vendere.

Vediamo perché e come siamo riusciti a gestire al peggio la situazione, facendo l'ennesima figura barbina a livello internazionale.

Quando a Lampedusa cominciano ad arrivare migliaia di migranti, le autorità si trovano ad affrontare un problema che richiederebbe come minimo buonafede, razionalità e umanità.

Infatti, se i migranti fossero rifugiati, allora in base all’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati scatterebbe il dovere di accoglienza: non si possono né espellere né respingere. 
La parola d’ordine diventa allora la seguente: non sono "rifugiati", ma "clandestini". In contrasto con le immagini che ci vengono quotidianamente mostrate in tv, si arriva persino a dichiarare che la maggior parte di loro hanno cellulari e abiti griffati (il Presidente della Regione Veneta Zaia docet). 
Ma poiché il flusso sembra inarrestabile, inizia il pianto, al grido di "il problema è di tale gravità che non può essere considerato solo italiano: deve intervenire L’Europa. 

E l’Europa interviene. Facendo, in sintesi, un ragionamento molto semplice.

Se i migranti non sono "rifugiati", allora diventa operativo l’articolo 5 della Convenzione di Schengen e quindi:

- se i migranti sono in possesso dei requisiti richiesti (documenti e denaro sufficiente per il soggiorno e il ritorno in patria in primis), non gli si può negare l’ingresso (ipotesi più probabile per signori con cellulari e abiti griffati) e quindi nulla quaestio;

- se invece i migranti non sono nelle condizioni previste, l’articolo 5 impone che sia rifiutato l’ingresso allo straniero: se non lo si fa, si viola la norma;

- ultima ipotesi: se si decide l’accoglienza in deroga - come parrebbe aver fatto l'Italia e come d'altronde previsto dall’ultimo comma dell’articolo 5 - allora “l’ammissione è limitata al territorio del Paese interessato”, quindi la questione riguarda esclusivamente l’Italia.

Poiché il ragionamento è inoppugnabile, i nostri furbacchioni a questo punto cosa fanno? Cambiano rotta e invocano la direttiva 55. 

La direttiva in questione del Consiglio Europeo (emanata il 20 luglio 2001 per far fronte all’emergenza del Kosovo) ha il fine di offrire protezione temporanea (si parla di un anno) in caso di afflusso massiccio di sfollati (ovvero, sostanzialmente, persone fuggite o evacuate da paesi nei quali non possono rientrare se non a rischio della vita). 

Poiché l’articolo 5 della direttiva stabilisce che “l’esistenza di un afflusso massiccio di sfollati è accertata con decisione del Consiglio adottata a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, la quale esamina parimenti qualsiasi richiesta presentata dagli Stati membri affinché sottoponga al Consiglio una proposta in tal senso”, il cerchio si chiude e, a parte il fatto che tale direttiva non è mai stata applicata, ben si comprende come il Consiglio Europeo non intenda considerare sfollati o rifugiati i migranti già dichiarati dalle nostre autorità  clandestini - dotati di cellulari e abiti griffati! - e non provenienti da zone di conflitto.

Per di più, il numero di tali migranti - stimato al momento intorno alle 26.000 unità - non rappresenta certo un caso di massiccio afflusso.

In definitiva, la solita comica all’italiana.

Regia a cura della Lega.

P.S.

Mentre la Lega (partito antieuropeista), per bocca del suo ministro Maroni, urla e si dispera perché l’Europa non ritiene quella italiana un’emergenza straordinaria, di fronte a tanta calamità indovinate un po’ qual è l’unica regione che non ha ancora accolto neppure un migrante? Indizio: ha dieci milioni di abitanti. Esatto: è la Lombardia (la Sardegna, con poco di più di 1.500.000, abitanti ne ha già accolti 1500).
Il perché credo sia evidente a tutti.


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sabato 9 aprile 2011

Il Presidente Napolitano e il venticello della calunnia che spira da Libero.

Belpietro e Feltri: licenza di uccidere.

Il Presidente Napolitano fa ombra a Berlusconi?

Il Capo dello Stato bacchetta spesso e volentieri il Governo?

Ci pensa il duo delle meraviglie: i moschettieri dell'infilzata gratuita, Feltri e Belpietro.

La macchinina (giocattolo, in questo caso) del fango colpisce come può. 

L'importante, naturalmente, è farlo mentendo.

E' così che Libero ha regalato oggi ai suoi lettori un pezzo dal titolo eloquente: "Il Colle scopre il problema immigrati" e sopra l'occhiello "Ripensamenti tardivi".

Tesi: il Presidente Napolitano aveva sottovalutato il problema immigrati.

Dimostrazione: 
«Bisognare stare uniti». Questo l'appello lanciato ieri dal presidente Giorgio Napolitano, che sulle politiche per l'immigrazione, a differenza di quello che aveva detto a fine febbraio in Germania, dove aveva invitati tutti «a non cedere ad allarmismi e vittimismo», ha auspicato «scelte più coese» a livello europeo.
La proposizione, come si vede, difetta di logica già di suo, senza grandi approfondimenti, visto e considerato che non si capisce come auspicare scelte più coese a livello europeo costituisca un'inversione di rotta rispetto all'invito ad evitare allarmismi.

Ma andiamo invece ad approfondire, cercando di capire il contesto delle affermazioni del Presidente Napolitano.

Ecco il lancio dell'Ansa del 25 febbraio:
(ANSA) - BERLINO - Sull'emergenza immigrazione dovuta alla crisi nel Maghreb ''bisogna non cedere a vittimismi e allarmismi'': lo dice il presidente della Repubblica, Napolitano, ribadendo ''l'esigenza di una forte solidarietà per far fronte a questa emergenza". Il capo dello Stato auspica che quanto accade sia una scossa per l'Ue: ''L'importante e' che dall'Ue arrivi un forte messaggio politico di disponibilità a cooperare per lo sviluppo dell'area del Mediterraneo ed in tema di immigrazione''.
Come si vede, le parole del Presidente sono accostate a concetti quali "emergenza" e "cooperazione della Ue", esattamente come nelle dichiarazioni di oggi.

Nessuna inversione di rotta, dunque.

Cosa c'era, tuttavia, dietro al richiamo del Presidente di non cedere a vittimismi e allarmismi?

Basta ripescare la prima pagina della Padania relativa proprio al 25 febbraio scorso, giorno delle dichiarazioni di Napolitano "incriminate".

Eccola qua:



Come si vede chiaramente, il Ministro Maroni si era dunque lanciato, scompostamente, in un allarmismo parossistico quanto inutile, dando in pasto ai media preoccupazioni, appunto, "allarmanti" e per di più, in un momento molto delicato, anche pericolose, in quanto capaci di soffiare sul fuoco delle ansie dell'opinione pubblica.

Ed ecco, puntuale, il richiamo del Presidente Napolitano a mantenere la calma e la lucidità necessarie a fronteggiare al meglio l'emergenza.

Diciamolo senza mezzi termini: il pezzo di Libero è disinformazione allo stato puro. 

Giornalismo approssimativo e fuorviante. 

Oltre che un goffo, quanto indegno tentativo di indebolire la figura del Capo dello Stato, l'unico davvero autorevole in questi ultimi tempi di totale inconsistenza del Capo del Governo Berlusconi.

E proprio qui sta il punto.

Il Presidente Napolitano sta evidentemente diventando scomodo e ingombrante. Troppo influente (specie sull'opinione pubblica).

E allora i media vicini al Premier si organizzano, per colpire, insinuare, indebolire.

Compiendo, come direbbe qualcuno, nient'altro che un uso criminoso dell'informazione a mezzo stampa.

Meditate, gente, meditate...


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domenica 3 aprile 2011

Lampedusa, Napoli e la polvere sotto il tappeto.


Il tempo è scaduto.

Silvio Berlusconi aveva promesso 48-60 ore per risolvere la questione Lampedusa. 

E' vero, stavolta ci si è messo di mezzo il vento e il mare grosso, forse in una delle poche occasioni un cui, tutto sommato, la stima ci poteva più o meno stare.

Ci sarebbe invece da riflettere su altri tempi, su altre circostanze.

Sul fatto, ad esempio, che già il 15 febbraio scorso il sindaco di Lampedusa parlava di "collasso" ed invocava l'intervento del Ministro Maroni. 
Oppure che il 17 febbraio nell'isola erano giunti in pochi giorni oltre 5000 tunisini, 1500 dei quali venivano alloggiati nel centro di accoglienza costruito per ospitarne la metà.

Berlusconi sbarca a Lampedusa il 30 marzo, con un ritardo talmente singolare, da aver fatto nascere in molti il sospetto più atroce: che il Governo abbia tirato in lungo la situazione perché l'intervento risolutivo sapesse ancor più di miracolo divino...

Non ci voglio credere. Tra questa ipotesi e l'incompetenza di aver atteso quasi due mesi prima di intervenire, scelgo la seconda. Sperando di non sbagliarmi.

E tuttavia, in questi giorni di proclami, non potevano non tornare alla mente le reiterate promesse sulla situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania... Le ultime: il 28 ottobre "fra  tre giorni non ci saranno più rifiuti per la strada"; e poi il 30 dicembre: "Napoli pulita per Capodanno".

Ebbene, che si sappia, la situazione rifiuti è tutt'ora drammatica.

A Fuorigrotta si parla di barricate.
A Scampia quella appena trascorsa è stata definita "notte dei roghi". 
Gli operatori turistici sono in rivolta per le condizioni di degrado di Napoli e hanno in mente "plateali manifestazioni" per la prossima settimana per denunciare l'impatto del problema rifiuti sul turismo.

Questo nonostante qualche tonnellata di rifiuti abbia comunque lasciato Napoli e dintorni.

Sapete alla volta di dove?

Provate a dire una regione a caso...
Una regione, che so, per la quale il 9 luglio scorso è stato dichiarato dal Consiglio dei Ministri lo stato di emergenza nazionale proprio per la situazione rifiuti.

Esatto: la Sicilia.

25 mila tonnellate di rifiuti in viaggio da Napoli alla Sicilia, provincia di Messina.

A seguito di un rigorosissimo piano di smaltimento congegnato in ogni sua parte?

Non proprio, dato che la Regione, incredibilmente, non ne sa nulla, così come all'oscuro di tutto è il commissario delegato, cioè il governatore Lombardo.

Chissà cosa ne pensano, i siciliani, dell'ennesima soluzione provvidenziale, nella regione in cui Berlusconi, da anni, raccoglie più consenso che nel resto d'Italia.
Mi piacerebbe davvero saperlo.

Sempre che qualcuno glielo dica...


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sabato 2 aprile 2011

Ma i barbari siamo noi.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


I cittadini hanno paura: arrivano i barbari e il paese è in pericolo. 

Certo è seccante mentre si è seduti tranquillamente a tavola sentire su di sé lo sguardo di un mendicante affamato: si rischia di perdere l’appetito.
Su questo nobile sentimento molti movimenti politici hanno fatto fortuna. 

Ma diciamoci la verità: i barbari siamo noi.

I problemi drammatici che stiamo vivendo sono, infatti, l’inevitabile conseguenza della politica internazionale dei nostri governi.

Vogliamo ricordare, ad esempio, che Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania, hanno chiesto insistentemente di revocare l’embargo sulle armi alla Libia?

Vogliamo ricordare che questi paesi - Italia per prima - hanno venduto armi a Gheddafi per centinaia di milioni di euro?

Vogliamo ricordare (lo ha fatto in un convegno sulla pace tenutosi in questi giorni a Pisa il Professor Giuliano Pontara, emerito di Filosofia Pratica all’Università di Stoccolma) il paradosso per cui la Francia fa decollare i suoi Mirage con l’obiettivo militare di neutralizzare gli stessi Mirage che ha venduto al governo libico?!

L’arrivo dei migranti è l'ultimo anello di una lunga e indecente catena di eventi: arrivano nei nostri floridi paesi - rischiando la vita - fuggendo da regioni che noi abbiamo invaso, colonizzato, sfruttato, consegnato nelle mani di dittatori senza scrupoli che si arricchivano alle spalle dei loro “sudditi” con la nostra compiacenza.
Dittatori utili agli occidentali perché tenevano a bada i propri popoli, permettendo a noi di sfruttare le loro risorse naturali - petrolio e gas in primis - e di approfittare dei loro contenziosi per lucrare sul business delle armi.

Insomma, non ci sono solo elementari ragioni di solidarietà - che pure sarebbero sufficienti - che ci chiamano a compiere il nostro dovere di accoglienza. 
Il fatto è che del destino di coloro che ora bussano alla nostra porta siamo stati e siamo ancora, gli artefici.

Non possiamo lavarcene le mani. 



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mercoledì 30 marzo 2011

Il "foeura di ball" di Bossi: a lezione di milanese o di patriottismo?

Per una volta, concedetemelo, vorrei evitare di commentare l'espressione con cui Bossi ha ieri proposto la sua soluzione al problema lampedusano, chiosando "Foeura di ball", anche perché per chiunque abbia un minimo di buon senso e di umanità, l'espressione si commenta da sé.

Mi sembra interessante invece dare un occhio a come è stata trattata la notizia dagli ambienti vicini al Senatùr.

Per rilevare che i più "pudichi", ad esempio, si sono rivelati quelli del quotidiano leghista la Padania.
Guardate qua:



La frase non campeggia a bella posta in prima pagina. Compare nel testo dell'articolo, un po' sfumata.

Quei buontemponi del Giornale, invece, sono riusciti a superarsi: è scattata infatti la lezione di milanese con tanto di puntualizzazioni ortografiche!
Perché, hanno scritto, "la scrittura corretta è il problema".




Ma nella giornata di oggi si è raggiunto l'apice del ridicolo (ammesso che vi sia ancora la forza di ridere, su queste cose).

Con questa dichiarazione:
Una frase da parte di Bossi che fa capire il sentimento degli italiani nei confronti della patria. Il nostro leader ha parlato da padre della patria.
Lo ha affermato l'europarlamentare leghista Mario Borghezio.

Anche in questo caso, lascio a voi il commento.

Ma due implicazioni logiche, al volo, le voglio fare.

Per Borghezio, come lui stesso ha dichiarato, gli italiani sono quelli non padani. 

Il che significa che se parla di patria associandola agli italiani, sta escludendo la Padania. 

In base a questo ragionamento, Bossi avrebbe dunque parlato, per una volta, rappresentando l'Italia, esclusa la Padania!

Un padre di una parte della patria, insomma (quella vera, l'Italia tutta).

Brutto affare, la logica, caro Borghezio, vero?

E comunque, passi la lezione di milanese del Giornale, ma la lezione di patriottismo dalla Lega, abbiate pazienza, mi sembra francamente fuori luogo.

Al punto che quasi verrebbe da dire...

... ma va a ciapà i rat!


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sabato 26 marzo 2011

Lampedusa: se questo è un uomo.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]]

Giovedì sera Annozero ha trasmesso un lungo servizio su Lampedusa.
Le immagini che scorrevano sul televisore erano agghiaccianti.
Migliaia di uomini affollati in spazi angusti, senza servizi igienici, con luridi giacigli simili a quelli dei barboni nelle stazioni ferroviarie, ammassati l’uno accanto all’altro, senza una sedia, senza un tavolo, immersi nel puzzo e in un’aria mefitica, come testimoniava l’inviata del servizio. Mi tornano alla mente i versi di Primo Levi:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
I vostri nati torcano il viso da voi.
(da Se questo è un uomo)

Cosa siamo diventati? Nel nostro paese, quando scoprono - è successo - un luogo ove si tengono in modo simile degli animali si fanno grossi titoli sui giornali e i responsabili rischiano il carcere.
Ma quelli di Lampedusa sono dei “clandestini”, non degli esseri umani e dunque non meritano neppure il trattamento che noi riserviamo agli animali domestici.
‘Clandestino’ è, etimologicamente, “colui che sta nascosto al giorno”, ma quei giovani che vediamo sporchi e laceri sullo schermo non si nascondono affatto e gridano la loro voglia di vivere. Sono fuggiti dalle loro terre natie, hanno attraversato il mare su barconi insicuri, stipati come bestie, rischiando la vita, inseguendo un sogno. Ora i nostri governanti ci spiegano che i sogni non si possono inseguire. Quegli uomini sono dei clandestini, dunque dei fuori legge, e la loro colpa è così grave che non meritano neppure il trattamento di un mafioso recluso in regime di “carcere duro”. Ho sentito affermare da un ministro, di cui non voglio fare il nome per carità di patria, che tra costoro non vi è neppure un profugo. Affermazione gratuita. Verrebbe da dire: se la clandestinità è un reato, allora vale la presunzione d’innocenza e fintanto che non si arrivi al terzo grado di giudizio io resto quello che sono, un uomo innocente che fugge dall’incubo della propria vita, quali che siano le cause, povertà, paura, persecuzione, guerra, dittatura. 
Non si può impedire agli uccelli di volare.
I nostri legislatori e governanti, così attenti alla tradizione cristiana – vedi la questione del Crocifisso nelle scuole o nelle aule giudiziarie – neppure ricordano che Giuseppe, Maria e Gesù erano clandestini nella stalla di Betlemme, né ricordano le parole della Bibbia:
«Vi sarà una sola legge, sia per il nativo sia per lo straniero residente in mezzo a voi... Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli dovrete far torto, ma lo tratterete come colui che è nato fra voi; l'amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto». (Esodo 12, 49; Levitico 19, 33-34).
E tanto meno rammentano la parole di Gesù:
“Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in prigione e non mi avete visitato”. Anch'essi allora risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?” Ed egli risponderà: “In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto neppure a me” (Matteo 25, 42.45).


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martedì 11 gennaio 2011

Etichette.


Quei campioni dell'informazione indipendente di Libero ci informano sul loro sito web che:
"Futuro e Libertà sterza con decisione sempre maggiore a sinistra"
Beh, vi dico come la vedo.

Fino a quando una parte consistente di questa Italia continuerà a pensare che una proposta politica come quella di semplificare l'acquisizione della cittadinanza italiana per gli stranieri (in particolar modo quelli nati in Italia da stranieri regolarmente residenti) sia da etichettare tout court come "di sinistra", lo dico forte e chiaro, non potremo mai definirci un  paese realmente moderno e liberale.

Punto.


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