Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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mercoledì 29 febbraio 2012

Mentre il paese bruciava...


740.000...

Settecentoquarantamila euro.

È la cifra complessiva di uno dei tanti tagli operati dal governo Monti.

Sapete a cosa? Ai 99 (novantanove) "consulenti" pagati coi soldi dello Stato dal precedente governo, quello presieduto dall'Onorevole Cavalier Dott. Silvio Berlusconi.

Tra i quali consulenti figuravano, tanto per dirne una, due giovani traduttrici, che tuttavia erano inserite nel libro paga come esperte del comitato di biosicurezza (6000 euro in 9 mesi).

Per non parlare delle indispensabili collaboratrici del Ministro senza Ministero, Michela Brambilla, che era riuscita a strapparle dal loro prestigioso incarico nella Tv della Libertà, per inserirle nel fondamentale Dipartimento per  lo sviluppo e la competitività del turismo affidando loro la mission impossible - udite udite - di rilanciare l'immagine dell'Italia (se non ci fosse da piangere, sarebbe quasi da morire dal ridere, lo so).

E quel mago della semplificazione del Ministro Calderoli?! Per la modica cifra complessiva di 361 mila euro aveva raccolto attorno a sé uno staff consulenziale di solo 20 persone, degno praticamente della Casa Bianca.

L'apoteosi tuttavia è rappresentata dall'agopunturista, "terapista antalgica" e "tecnico della postura", Luciana Pilotti, che per i suoi servigi è stata retribuita con 8.750 euro negli ultimi 6 mesi del 2011.
Per che cosa poi? Per lenire le fatiche provocate dallo stare assisi sugli scranni delle Camere?

Tutto questo, vorrei ricordarlo, mentre il paese bruciava...

Dite la verità: davvero c'è ancora qualcuno che si chiede come diavolo abbiamo fatto ad arrivare ad un passo dal default?


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martedì 28 febbraio 2012

Neppure davanti alla morte.

Luca Abbà, 37 anni, No Tav, è in coma farmacologico.

Il Giornale della famiglia Berlusconi, titola così la prima pagina di oggi:



Stessa solfa nella versione online:



L'organo di stampa del Partito dell'Amore - come Silvio Berlusconi ribattezzò il PdL - sceglie scientemente di definire "cretinetti" un uomo in fin di vita.

Il rispetto per la diversità delle idee... per i familiari e gli amici di un italiano - uno di noi, comunque la si pensi - sospeso tra la vita e la morte... 

La ridefinizione stessa dei concetti di vita e di morte, che variano a seconda dell'identità di chi vive o muore (si veda il caso recente di Oscar Luigi Scalfaro)...

Titoli come quello di oggi sono un manifesto ideologico cristallino: lo specchio più fedele della sordida mentalità per cui gli avversari sono soltanto nemici

Da abbattere, possibilmente.

Magari sputandoci sopra, perché no.

Cari Sallusti, Feltri, Belpietro (Libero titola "I No-Tav si fanno il martire"...), gran maestri di metodi-Boffo, propalatori di dossier, dare voce all'Italia peggiore è senz'altro uno sporco lavoro.

Ma lo confesso: non sono per niente sicuro che "qualcuno lo debba pur fare".

Martin Luther King disse:
Nulla al mondo è più pericoloso che un'ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa.
E in quel "pericoloso" sta tutto il senso di un giornalismo drogato che non riesce più a contenersi davanti a niente.

Neppure davanti alla morte.


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lunedì 27 febbraio 2012

Il playback di Sandro Bondi.

Sandro Bondi visto da Riccardo Atzeni.

Da una decina di giorni si continua a parlare dell'intricata vicenda del Crocifisso ligneo attribuito - erroneamente - a Michelangelo e con questa convinzione acquistato dallo Stato in pompa magna nel 2008 - regnante Sandro Bondi, allora Ministro per i Beni Culturali - per la modica cifra di 3 milioni e 250 mila euro (quando pochi anni prima era stato acquistato negli Stati Uniti per circa 10 mila euro).

La vicenda è stata ottimamente ricostruita da uno storico dell'arte, il Prof. Tomaso Montanari dell'Università di Napoli. La storia è un po' lunga, ma vale la pena leggerla, credetemi: è un perfetto spaccato della nostra amata Italia.

Ad ogni modo, mentre la Corte dei Conti entra nel vivo dell'indagine, sabato è apparsa sul Corriere  una lettera a firma di un altro storico dell'arte, Maurizio Calvesi, nella quale l'autore, oltre a giudicare l'opera in questione piuttosto "meschina", si domanda se non vi siano state delle "pressioni dai piani superiori", come spesso accadeva anche ai tempi in cui egli stesso fu Presidente del Comitato di settore per la storia dell'arte.

Puntuale ieri, sempre dalle colonne del Corriere, la risposta dell'ex Ministro Bondi, che ha dichiarato:
La mancanza di obiettività che solitamente contraddistingue il confronto politico in Italia è ampiamente superata da certi uomini di cultura. In effetti non so chi porti le maggiori responsabilità del decadimento della nostra vita pubblica. Inclino a credere che sia la cultura.
Che grosso modo equivale a dire: se oggi siamo allo sfascio non è colpa di chi decide di spendere 3 milioni di euro per un'opera che vale 300 volte meno, bensì di chi si azzarda a ipotizzare che forse qualcosa non ha funzionato a dovere nel processo decisionale che ha portato a quel colossale errore. 
Cosa che mi pare si commenti da sé.

E tuttavia la cosa più interessante, forse, è che la risposta di Bondi riesce persino a tornare indietro rispetto alle stesse affermazioni di Calvesi. 
Il quale aveva messo in dubbio che Federico Zeri avesse formulato i lusinghieri giudizi che invece gli si attribuiscono - dubbio assai sensato - rammentando inoltre che il Prof. Settis ha smentito nei giorni scorsi di essersi espresso tecnicamente su un'opera che, per sua stessa ammissione, non ha neppure mai visto.

In merito a queste argomentazioni, la "risposta" di Bondi è stata la seguente: 
Eppure Federico Zeri disse testualmente: «Anche se non è Michelangelo - l'autore di quest'opera - è Dio». Per non parlare di un altro illustre studioso, il professor Salvatore Settis."
Più che una risposta, praticamente il playback stonato di una registrazione già andata in onda.

In attesa di vedere come andrà a finire, restano non pochi dubbi su una decisione che alleggerì non poco le già magre casse dello Stato in un'epoca in cui il Ministro Bondi lamentava l'esiguità crescente dei fondi per la cultura.

Chissà che sulla vicenda non riesca ad illuminarci Roberto Cecchi, all'epoca Direttore generale per i Beni Architettonici, Storico Artistici ed Etnoantropologici, che a quanto pare curò da vicino la pratica dell'acquisto, dal prezzo alla firma dell'apposito decreto di approvazione del contratto.

Sì, proprio così: lo stesso Roberto Cecchi che oggi è Sottosegretario di stato per il Ministero per i Beni e le Attività culturali del governo Monti.

Evidentemente, come dire...


Chi trova un crocifisso, trova un tesoro.


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I giornali e la legge di Darwin.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Dunque il Manifesto, sempre sull'orlo dell fallimento a causa della diaspora dei lettori, starebbe per  chiudere (ne ho parlato anche nel post i limiti della democrazia).

Il Presidente Monti - attesa la gravissima crisi del Paese - ha deciso, infatti,  di tagliare i fondi all'editoria.

Il quotidiano comunista sopravviveva  esclusivamente grazie alla sovvenzione (tre milioni di euro l'anno) del governo Berlusconi (leggi: il nemico di classe!).

Mi sembra davvero un paradosso che giustifica la chiusura.

La direttrice Norma Rangeri attacca la politica: “Stanno uccidendo il pluralismo!” afferma, augurandosi un largo movimento di protesta della popolazione. Anche il Sindaco De Magistris lancia un appello per salvare lo storico quotidiano con un incipit struggente "Ho iniziato a leggere il manifesto quando avevo 16 anni". Confesso che anche io ho iniziato a leggerlo nell'ormai lontano 1969.

Ma non posso condividere queste pretese nevrotiche e neppure la protesta della popolazione giustificherebbe la spesa di tre milioni l'anno per tenere in vita un moribondo.

La legge di Darwin è spietata: chi non è in grado di evolvere viene eliminato dalla selezione naturale.

D'altra parte abbiamo degli esempi virtuosi: Il fatto quotidiano sembra essere vivo e vegeto e con orgoglio esibisce la dicitura :
"non riceve alcun finanziamento pubblico".

Altre strade sono dunque percorribili senza ricorrere all'aiuto assistenziale.

I tempi mutano e con essi dobbiamo mutare anche noi.

P.S. Abbiamo parlato del Manifesto a titolo di esempio ma altri giornali sono a rischio chiusura ( "la Padania", "Europa", "Liberazione", "Il Secolo", "Avvenire" ,"L'Unità" ed altri ancora). Ognuno avrà i suoi affezionati lettori ma certamente non si può pretendere che lo stato dispensi al cittadino il suo giornale preferito.


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domenica 26 febbraio 2012

I figli sono come aquiloni.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Sono rimasto particolarmente colpito da una lettera - pubblicata su un noto blog - di una mamma fiorentina che scrive per rappresentare le vicende del figliolo quasi quarantenne. Ne tralascio la prima parte - in cui la signora dice che lei e il marito hanno una discreta pensione - e trascrivo l'ultima:
Ed eccoci all'acqua, come si dice a Firenze: nostro figlio ha quasi 39 anni e,come ho già detto è un giornalista P.I., quindi precario a pieno titolo. Alla fine del mese riesce a "raccattare" circa 1500 Euro e, tutto sommato, non gli va troppo male visto il reddito medio dei suoi colleghi. Circa la metà di quello che guadagna serve per far fronte alla rata del mutuo (ottenuto con la nostra garanzia) e, con quello che rimane deve pagare le bollette, il condominio, i contributi INPGI e...vivere.Nel lontano 1972, quando ci siamo sposati, mio marito e io avevamo in programma di fare almeno tre figli ma, lavorando ambedue a tempo pieno e non avendo a disposizione strutture adeguate dove "parcheggiare" (si dice ancora così?) la prole, ci siamo fermati a uno.E meno male, diciamo oggi! Meno male perché con le nostre, sicuramente ancora per poco, decorose pensioni siamo in grado di aiutare il nostro unigenito figlio (se fossero stati tre...meglio non pensarci).E veniamo al nocciolo: i timori, le ansie, anzi le vere e proprie paure dei tanti genitori che vivono situazioni come la nostra (e anche peggiori) nel contesto economico e sociale che si è venuto a creare. Sono tante queste paure e ci portano a chiederci: "ma se ci succede qualcosa, a noi, lui come farà ad andare avanti?"
Cercando di sdrammatizzare dico a mio marito che noi, almeno per il momento, non ci possiamo permettere di ammalarci e meno che mai di morire perché dobbiamo "portare a casa la pensione". Ma il tempo passa veloce, la crisi invece resta e prima o poi tutti ce ne andiamo: mi auguro allora, quando giungerà il momento, di fare una partenza rapida, soprattutto a costo zero e possibilmente in coppia, almeno così nostro figlio potrà disporre della nostra casa per avere ancora un po' di "ossigeno", sempre che riesca a venderla o ad affittarla!


Cara Signora intanto mi permetta di dire che lei non cerca affatto di sdrammatizzare.

Se questi sono davvero i timori, le ansie, anzi le vere e proprie paure dei tanti genitori che vivono situazioni come la vostra io resto basito.

Non vedo, infatti, ragioni per cui una coppia che dovrebbe essere ancora giovane - i sociologi attualmente considerano i 75 anni l'inizio della vecchiaia - non pensino anche a se stessi, a realizzare sogni e progetti che si possono realizzare solo in quiescenza: si può leggere, visitare mostre e musei, viaggiare, iscriversi all'università della terza età, andare a sentire conferenze, andare al teatro, al cinema, giocare a carte, frequentare di più gli amici, passeggiare, coltivare fiori, fare volontariato. Specialmente in una città come Firenze le opportunità non mancano. Possibile che esista un'unica preoccupazione, un solo problema, un solo interesse?

Credo proprio che i figli se la caveranno anche senza di noi, come è legge della natura.

Infine, non voglio certo fare l'apologia del precariato ma chiunque abbia un lavoro autonomo può definirsi o sentirsi precario nel senso che non ha il "famoso posto fisso". Cosa dovrebbero fare gli autonomi? E chi precario con 1500 euro al mese ha un lavora in fabbrica e magari ha anche due o tre fratelli deve andare subito a Lourdes?

Ritrovi la serenità mia cara Signora e mi permetta di dirle che la vostra condizione non ha nulla di patologico.

Lasciamo che i figlioli vivano la loro vita.

"I figli sono come aquiloni" come ci dice Erma Bombeck nella sua splendida poesia:
I figli sono come gli aquiloni,
passi la vita a cercare di farli alzare da terra.
Corri e corri con loro
fino a restare tutti e due senza fiato…
Come gli aquiloni, essi finiscono a terra…
e tu rappezzi e conforti, aggiusti e insegni.
Li vedi sollevarsi nel vento e li rassicuri
che presto impareranno a volare.
Infine sono in aria:
gli ci vuole più spago e tu seguiti a darne.
E a ogni metro di corda
che sfugge dalla tua mano
il cuore ti si riempie di gioia
e di tristezza insieme.
Giorno dopo giorno
l’aquilone si allontana sempre più
e tu senti che non passerà molto tempo
prima che quella bella creatura
spezzi il filo che vi unisce e si innalzi,
come è giusto che sia, libera e sola.
Allora soltanto saprai
di avere assolto il tuo compito.


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giovedì 23 febbraio 2012

Servizi scolastici.

Forse manca una materia?
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


La notizia è balzata all'onore delle cronache: due quindicenni sorpresi a fare sesso nel bagno della scuola sono stati punti dal Preside. Ed ecco la sanzione: un giorno di sospensione al ragazzo, quattro alla ragazza.
La disparità della pena scatena immediatamente le polemiche. Perché - ci si chiede - due pesi e due misure?
Dai soliti rumor sembrerebbe che per la ragazza ci sarebbe l'aggravante di essersi introdotta nei bagni dei maschi. Altra versione suggerisce che la ragazza sarebbe stata già nel mirino per i suoi atteggiamenti disinvolti.

Ma vediamo le critiche.

Sofia Sabatino, coordinatrice della rete degli studenti medi: 
A parte la mancanza di discrezione, anche da parte delle autorità scolastiche, siamo di fronte a una punizione differenziata verso due adolescenti che hanno compiuto lo stesso atto e che quindi andavano sanzionati nella stessa maniera.
 Giuseppina Tucci dell' Unione studenti:
Lo sgomento non deriva dall'atto sessuale in sé ma dal processo cui è stato sottoposto.
Michele Orezzi dell'Unione studenti universitari:
Sarebbe bastato metterli in riga con un semplice rimprovero.
Chiara Moroni, deputata, coordinatrice nazionale delle donne del Fli:
Come parlamentare e come donna sono indignata: somministrare tre giorni di sospensione in più per l'ingresso nel bagno dei ragazzi equivale ad affermare che entrare nell'area dei servizi riservati all'altro sesso è più grave del rapporto sessuale consumato nell'istituto, non a caso punito con un solo giorno di sospensione.
 Silvio Viale presidente del Partito radicale:
Forse sarebbe il caso di sospendere il Preside e quest'ultimo farebbe bene a sospendere se stesso. Questa disparità di trattamento è intollerabile ed è lo specchio di come si affronta la sessualità nella scuola, tra auto-apprendimento, censura, indifferenza delle famiglie, invasione di modelli mediatici esterni. Forse a quindici anni è già tardi per recuperare l'assenza di un progetto informativo, certo questa decisione assurda rischia solo di alimentare atteggiamenti macisti e misogini.
Infine, dulcis in fundo, Lidia Ravera (qui) indimenticabile autrice (con Marco Lombardo Radice) del best seller "Porci con le ali":
In un periodo storico in cui, non di rado, adolescenti girano video volgari da buttare in rete, adolescenti vengono violentate e massacrate, adolescenti appaltano lotti del loro corpo a vecchi maiali, due quindicenni che fanno sesso a scuola, per il piacere e il desiderio di farlo, magari addirittura con un po’ d’amore e, soprattutto, nascosti agli occhi degli altri invece che esibendosi, mi pare meriterebbero un premio, più che una punizione.
Proviamo a  rispondere.

1. Cara Sofia, il fatto è diventato pubblico perché a scoprire i ragazzi è stato un compagno di scuola: immediati i pettegolezzi in classe e subito dopo il tam-tam su facebook e twitter. Che responsabilità hanno le autorità scolastiche?

2. Cara Giuseppina, non ravvedo sgomento né processi. A fronte di una mancanza c'è stata una sanzione. Quanto all'atto in sé non intendo giudicarlo, mi limito ad osservare che un atto di per sé legittimo può non esserlo in un  certo contesto (per esempio spogliarsi non per fare la doccia ma per entrare in un museo).

3. Caro Michele, ogni sanzione può essere discussa ma mi consenta di dubitare che un semplice rimprovero "metta in riga" due adolescenti.

4. On. Moroni, che una deputata, ignorando le motivazioni del dirigente scolastico, si getti  nella mischia trasformando l'episodio in una discriminazione sessuale è pura e semplice propaganda femminista.

5. Caro Viale, che come al solito la colpa di ogni azione ricada su chi la denuncia, su chi prende provvedimenti, su chi ne dà informazione, beh mi pare proprio inaccettabile.
Quanto "alla irrecuperabile assenza di un progetto informativo" mi permetta di farle notare che i due ragazzi erano fin troppo informati sull'argomento.

7. Cara Signora Ravera, che il bagno della scuola sia il luogo adatto per fare sesso, magari "con un po' d'amore", lo trovo poco convincente. Che i ragazzi fossero nascosti agli occhi degli altri non è poi così vero visto che un compagno li ha subito scoperti. Infine, non mi sembra poi troppo chiedere che si rispetti il regolamento scolastico. Secondo il suo ragionamento, durante la lezione di matematica due studenti anziché drogarsi potrebbero stendere sul banco una bella tovaglia, tirare fuori il cestino e imbandire un picnic. Anzi lei darebbe loro un premio perché il picnic è tanto allegro ed è un'ottima alternativa al classico spinello.


Davvero mi sembra di poter dire che in questo paese si è perso il senso della misura e forse della logica. Non c'è da stupirsi se i giovani sono disorientati.

Poveri ragazzi, poveri genitori, poveri insegnanti.




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martedì 21 febbraio 2012

Gli intrighi della finanza.

Sede della Bce (Frankfurt am Main )
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Per avere un'idea di quanto sia difficile capire qualcosa sulla grave crisi finanziaria che scuote il vecchio continente (e non solo), prendiamo in esame una sola questione: la paventata perdita  (si legga qui l'articolo della catastrofista Loretta Napoleoni) da parte della Bce in caso di default o ristrutturazione del debito greco.

Vediamo dunque come stanno le cose.
1. La Bce possiede 50 miliardi di euro - valore nominale - di titoli greci.
2. I titoli sono stati acquistati sul mercato secondario* ad un costo di di 38 miliardi.
3. I titoli in questione prevedono la clausola di azione collettiva, ovvero la possibilità da parte del debitore (in questo caso la Grecia) di imporre una perdita (il cosiddetto haircut) al proprio creditore (in questo caso la Bce). Si tratterebbe di una perdita del 70% del valore nominale.

Già questi tre punti realizzano una situazione paradossale.

I trattati europei, infatti, non consentono al debitore di avvalersi della clausola di azione collettiva nei confronti della Banca Centrale. 
Quindi, qualora la Grecia imponesse un taglio del 70% sui titoli (che costerebbe alla Bce 23 miliardi dei 38 spesi), l’Ue si troverebbe in una strada senza uscita: la natura dei titoli (dotati, come detto, di clausola di azione collettiva) le imporrebbe di accettare l’accordo, mentre i trattati europei glielo impedirebbero. 

Se ne deduce che c'è qualcosa da rivedere in questo intricato labirinto.

Fortunatamente, a quanto si dice, la Bce avrebbe trovato un escamotage per evitare lo stallo.

Sembra infatti certo che effettuerà uno scambio (swap è il termine tecnico): i vecchi titoli dotati di clausola saranno sostitui da nuovi titoli (stesso valore nominale) non gravati dalla clausola. Sicché la Bce non solo uscirà dall'impasse ma ne ricaverà un guadagno netto del 24% cioè di 12 miliardi. Dunque - a dispetto delle cassandre - più viva che mai.

Ed ora la lieta novella: i 12 miliardi saranno girati dalla Bce alla Grecia che così si ritroverà a disporre quasi dell'intera somma (14,4 miliardi) necessaria per la liquidazione dei prossimi titoli in scadenza evitando così di dichiarare default il 20 marzo prossimo.

Credo che questa vicenda illustri a sufficienza quanto siano complicati gli aspetti economici e finanziari da cui dipendono i nostri destini. Ancora una volta dobbiamo riflettere sulla necessità di individuare dei referenti - esperti, intellettuali, scienziati, politici - ai quali affidarci per tutte quelle questioni la cui complessità non consente approcci superficiali.

Compito certamente arduo per il cittadino, me ne rendo conto, ma ineludibile: è questo a mio avviso il solo modo in cui possiamo concorrere concretamente alla gestione della cosa pubblica.
________________________________________
*L'acquisto sul mercato  secondario riguarda l'acquisto di titoli già in circolazione. Nel caso di titoli di nuova emissione si parla invece di mercato primario.


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domenica 19 febbraio 2012

Paniz per focaccia.


Il Gip di Belluno Aldo Giancotti ha disposto l'oscuramento del sito www.Vajont.info, un portale dedicato alla catastrofe del 1963 in cui persero la vita oltre 1900 persone. 

La decisione è stata presa a seguito di una querela - l'ennesima - dell'On. Maurizio Paniz (il relatore della mitica votazione su "Berlusconi credeva che Ruby fosse la nipote di Mubarak") nei confronti del gestore del sito, Tiziano Dal Farra (non nuovo non solo a querele, ma anche a chiusure di siti: del 2007 la chiusura di www.vajont.org).

Dal Farra, in uno dei suoi articoli, aveva accostato molto chiaramente Paniz e Scilipoti al più classico dei rifiuti solidi organici.

Paniz si è naturalmente detto "contento", perché "il mondo della rete è importante ma pericolosissimo".

Torna così alla ribalta la questione dei confini della libertà di espressione in rete.

Questione su cui è entrato a gamba tesa nientepopodimeno che Anonymous, che ha operato un puntuale defacing ai danni del sito di Maurizio Paniz, che da ieri appare così (con tanto di colonna sonora):


Nel comunicato di Anonymous si legge tra l'altro:
interessante è notare come la magistratura italiana abbia fatto il suo esordio censorio in rete con un portale del genere, andando a ledere il diritto primario all'informazione, come se si volesse costituire un precedente: il giudice decide cosa si puo' scrivere e cosa si puo' sapere, ledendo gravemente i diritti all`informazione dei cittadini italiani che potrebbero vedere scomparire dal mondo della rete interi quotidiani, blog, portali informativi, in virtù di una o più frasi ritenute lesive dei diritti di un singolo cittadino".
Ha ragione Guido Scorza a dire che il censore, l'Onorevole Paniz, rischia però ora di diventare censurato e che l'ultima cosa di cui si sente il bisogno è una guerra di censure.

In ogni caso, la cosa inaccettabile, dal mio punto di vista, è che per una singola frase ritenuta diffamatoria, si metta in ginocchio un intero sistema informativo, visto che è stato disposto il blocco contestuale di qualcosa come 3000 siti (tutti quelli collegati a vajont.info).

Nel contesto giuridico della legittima difesa (e ugualmente nell'uso legittimo delle armi) esiste un principio che si chiama di proporzionalità: la difesa dev'essere "pari" all'offesa e, più precisamente, "non sostituibile con altra reazione meno dannosa egualmente idonea alla tutela del diritto proprio o altrui".

Beh, se in qualche modo questo è un parallelo accettabile, mi pare ci sia qualcosa che non va nel caso in questione, o sbaglio?


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venerdì 17 febbraio 2012

La volpe ne sa tante. Una il riccio: importante.

Christian Wulff
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Dunque il Presidente della Repubblica federale tedesca (Bundespräsident der Bundesrepublik Deutschland) Christian Wulff si è dimesso. 

Al centro di uno scandalo per aver ottenuto un prestito privato a tassi agevolati (ricevuto dalla moglie di un uomo d'affari), per alcune vacanze pagate da ricchi amici - quando era ancora ministro-presidente della Bassa Sassonia - e per aver cercato di condizionare la stampa.

Per cosucce del genere in Italia sei un eroe oppure, se ti va male, ti tolgono un paio di punti dalla patente.

In Germania, invece, la Procura indaga e decide di chiedere al Bundestag il ritiro dell’immunità di cui gode il Presidente della Repubblica. Che a questo punto si dimette. 

Anche perché la libera stampa non molla la presa e non solo i partiti di opposizione ma anche quelli della maggioranza di governo tolgono il sostegno al Capo dello Stato.

Qualche esempio.

Il ministro Heiner Garg del partito liberale (FDP) ha dichiarato: "Auch aus Verantwortung gegenüber dem höchsten Amt muss Christian Wulff jetzt die Konsequenzen ziehen" cioè "per rispetto alla massima carica che ricopre, Wulff deve adesso trarre le conseguenze".

Un alto esponente del CSU bavarese ha detto: "Unvorstellbar, ein Bundespräsident der zum Staatsanwalt muss", che potremmo liberamente tradurre  ''inimmaginabile un presidente che si rechi in Procura''. 

Thomas Oppermann (SPD) ha detto: "Alle sind vor dem Gesetz gleich", cioè "tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge".

Quel che più conta è tuttavia che:
  • nessuno ha gridato al complotto;
  • nessuno ha affermato che i magistrati si sostituiscono alla volontà democratica;
  • il partito del Presidente e i partiti alleati non sono insorti per difendere l'indagato.
Il Giornale, che non perde mai l'occasione per tacere, titola oggi:
Ma che figuraccia la maestrina Merkel! Wulff finisce nei guai e lei "bidona" Monti
Io non vedo figuracce, ma solo la dignità di un Paese.
Non ci sono buoni e cattivi, la differenza sta solo nel modo di reagire.
Quando si scopre che un personaggio delle istituzioni non è specchiato, i paesi seri, la stampa seria lo invitano a dimettersi. 
La magistratura fa liberamente il proprio lavoro, l'indagato salva le istituzioni compromesse e si difende nel processo.
Tutto qua.

La Germania non può che trarre vantaggio da questa disavventura, dimostrando a tutto il mondo che  quel che conta è l'osservanza delle regole.

In Italia, certi uomini politici e certa stampa, in situazioni assai più gravi, hanno agito in modo del tutto opposto ricevendone solo vergogna e disdoro.

Ora, almeno, costoro arrossiscano e tacciano.

Lo richiede, al solito, il pudore.

P.S.
Il titolo si riferisce al famoso frammento di Archiloco: «πόλλ' οἶδ' ἀλώπηξ, ἀλλ' ἐχῖνος ἓν μέγα».




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La coerenza prima di tutto.


Riassunto delle puntate precedenti.

In ottobre la Corte Costituzionale dichiara incompatibile il doppio incarico sindaco-parlamentare.

Il 14 dicembre la Camera conferma l'incompatibilità sindaco-deputato.

Il 21 dicembre il Senato sconfessa la Consulta e sancisce la compatibilità sindaco-senatore.

Due giorni fa, il 15 febbraio, la Giunta per le elezioni della Camera - la stessa che concordò con la Consulta nel caso dei sindaci! - ha sancito con 16 voti favorevoli e 11 contrari (di PD e Api) la compatibilità tra gli incarichi di Presidente di Provincia e deputato.

Salvando, naturalmente, 8 Presidenti di Provincia: 5 del PdL (tra cui Gigino a Purpetta, alias Luigi Cesaro,  Presidente della Provincia di Napoli, per il quale il PdL aveva già provveduto a modificare il proprio regolamento interno somma-incarichi), 2 della Lega, 1 dell'UdC.

Uno dei sopravvissuti, il Presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli (PdL), intervistato stamani da Alessandro Milan nella trasmissione radiofonica 24 Mattino su Radio 24, ha affermato che in fondo è giusto così perché gli elettori che lo hanno votato sapevano che lui era un deputato (è la stessa motivazione data da chi ha votato sì nella Giunta della Camera).

Ebbene, in queste motivazioni sta tutta la filosofia politica del nostro amato centrodestra.

Il voto del popolo come metro di equità (o iniquità) di una norma o di un principio. 
Questa, per loro, è la democrazia
Fare in modo non che il voto sia legittimo, ma che il voto legittimi
Una sottile forse, ma nondimeno pericolosissima differenza.

Né più né meno che se si dicesse: pazienza che un tale sia stato condannato - che so - per peculato. Se gli elettori, pur sapendolo, lo votano, allora è giusto così.
Oppure: pazienza che uno sia già Presidente della Provincia di Salerno. Può esserlo anche di quella di Napoli, o di Milano, o di Agrigento, o di tutte insieme, perché no?! Se gli elettori lo votano sapendo che ha già altri 20 incarichi, è giusto così.

Sarebbe forse il caso che qualcuno cominciasse a chiedersi come mai gli attori protagonisti, in vicende come queste, siano sempre gli stessi: PdL e Lega (cui l'Udc non disdegna di associarsi, quando fa comodo).

Diciamocelo: di questa infinita telenovela dell'anello al naso, francamente, non se ne può davvero più.


Quanto al Segretario del PdL Angelino Alfano, invece, sarebbe così gentile da spiegare agli italiani come si concilia il voto dei deputati del Popolo della Libertà in Giunta con lo sbandieratissimo principio "una testa-una sedia"?

Restiamo in attesa, grazie.


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giovedì 16 febbraio 2012

Priorità.



Mentre oggi apprendiamo, en-passant, che la corruzione dilagante del nostro paese ci succhia qualcosa come 60 miliardi di euro all'anno; e veniamo informati che nei primi nove mesi del 2011 si è registrato un -2,5% per quanto riguarda l'occupazione dei giovani tra i 18 e i 29 anni (pari a circa 80 mila occupati in meno), il senatore Domenico Gramazio del PdL ci tiene a comunicarci quanto segue (grassetto mio):
Ho presentato oggi un'interrogazione urgente al ministro dell'Economia e delle Finanze per sapere se Roberto Benigni ha effettivamente devoluto in beneficienza, come lui stesso aveva dichiarato, alla struttura pediatrica del Meyer di Firenze i 250 mila euro di compenso per la sua partecipazione al Festival di Sanremo dello scorso anno.
Queste sono le urgenze cui lavorano alacremente gli esponenti del Popolo della Libertà.

Suvvia, ammettiamolo: ora che lo sappiamo siamo tutti molto più tranquilli riguardo al futuro del nostro paese. 

Non è vero?


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mercoledì 15 febbraio 2012

L'operazione trasparenza e l'opachino d'oro.


Il Presidente Monti aveva dato 90 giorni agli esponenti del governo per pubblicare i loro redditi.

L'operazione trasparenza scadeva ieri, 14 febbraio. 

Risultato? Decisamente opaco, per ora: solo 3 redditi pubblicati. 
E una circolare-ultimatum che fissa in martedì prossimo - 21 febbraio - il termine ultimo per mettersi in regola.

Nell'attesa, è forse il caso di rammentare che una simile iniziativa è da tempo in corso nel nostro beneamato Parlamento, su proposta dell'Onorevole Rita Bernardini.
In sostanza per pubblicare i redditi (consultabili presso Camera e Senato che raccolgono i dati in appositi Bollettini) c'è bisogno di un'autorizzazione del singolo parlamentare.

Situazione al momento: hanno autorizzato la pubblicazione 224 su 945 parlamentari. Praticamente il 23,7% dei parlamentari (dati Openpolis).

Al riguardo, pensando potesse essere interessante qualche percentuale più specifica, ho fatto un paio di calcoli incrociando i dati.
Ecco cosa è venuto fuori, dai più trasparenti ai meno:

  1. PD: ha autorizzato la pubblicazione della propria dichiarazione dei redditi il 44,8 % (139 parlamentari su 310)
  2. IDV: 36% (12 su 33)
  3. UDC: 15% (8 su 53)
  4. FLI: 13% (5 su 38)
  5. PDL: 12% (42 su 338)

E vince l'opachino d'oro... la Lega Nord: 4,7% (4 su 84)!

No, dico: quattro-virgola-sette per cento.

Se si tiene conto di dati come questo, o come quello relativo al ricorso pro vitalizi -15 su 26 erano della Lega - c'è di che riflettere, mi pare.

Altro che opposizione dura e pura.

"Dura" passi pure.

Sull'attaccamento ai privilegi e la questione della trasparenza mi sembra invece ci sia qualcosa da rivedere.

O sbaglio?



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lunedì 13 febbraio 2012

I limiti della democrazia.

[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Come è noto, alcuni quotidiani sono a rischio chiusura.
La gravissima situazione in cui versa l'Italia suggerisce infatti, al Governo, di stringere i cordoni della borsa e così nel mirino sono entrati anche i contributi all'editoria.
Vorrei provare ad esaminare la questione tenendo a bada, al solito, l'emotività.

Prenderò come esempio la vicenda del Manifesto.
Scrive Emanuele Macaluso:
La vicenda politica ed editoriale del Manifesto è certamente un pezzo della storia travagliata non solo del Pci, ma della sinistra tutta. Il quotidiano ora rischia veramente di chiudere. Da sempre non condivido la linea politica che ha seguito e segue ancora il Manifesto, ma penso che l’assenza di una voce come la sua nel coro afono della sinistra sarebbe una nuova mutilazione.
D'istinto mi verrebbe subito da dire “Salviamo il soldato Ryan”, ma poi riflettendo sono assalito da una serie di dubbi, che vorrei condividere con voi.

E se il piccolo quotidiano fosse razzista o negazionista, meriterebbe di sopravvivere a spese della comunità?

Se un giorno Beautiful - attualmente seguita da 450 milioni di telespettatori ogni giorno dopo 25 anni ininterrotti di trasmissione non avesse più audience dovremmo mantenere in vita egualmente la serie per evitare una mutilazione nel panorama delle soap opere?

Tempo fa lanciai un appello perché si concedesse il vitalizio Bacchelli al poeta Pierluigi Cappello, uno dei più grandi poeti italiani contemporanei che versa in condizioni economiche molto disagiate.
Ma un nostro lettore mi ha scritto “e allora mio zio che non è un poeta ma è poverissimo perché dovrebbe essere escluso da tale beneficio?”

Tutti sicuramente pensano che esistano in una società valori, tradizioni, culture che vanno conservati.
Ci sono delle fiammelle che non dovrebbero spegnersi.
Chi non si batterebbe per salvare l'ultimo esemplare dell'Iliade o dell'Amleto?
Io personalmente, da matematico, penso sarei entrato nella biblioteca in fiamme di Alessandria per salvare Gli elementi di Euclide.

Certamente ogni fiammella che si spegne  fa guadagnare spazio al buio della notte e dell'oblio.

Ma il problema è: chi decide quale fiammella va tenuta in vita?

Poiché necessariamente occorrerà fare delle scelte, con quali criteri dobbiamo operare?
Se per esempio a grande maggioranza si volesse eliminare in tutte le università lo studio del greco antico per spostare risorse sulla dietologia? Dovremmo dire addio a Platone, a Saffo, ad Alcmane?

A me non pare accettabile.

Dobbiamo allora riconoscere una volta per tutte che la democrazia non è per nulla affidabile e che occorrerà sempre far ricorso ad  un'illuminata oligarchia - un governo tecnico? - che preservi il paese dalle spinte del popolo?

È forse questo il motivo per cui l'articolo 67 della Costituzione recita:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”?

Un'altra prova della diffidenza del legislatore verso la democrazia la troviamo nell'articolo 75 della Costituzione:
“[...]  Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”.

Come dire che quando l'argomento è serio la democrazia è sospesa.

D'altra parte il mondo è così complesso che siamo spesso obbligati a decidere in base alla fiducia che abbiamo in un referente come ho già avuto modo di scrivere (qui).
Osservo en passant che anche la grave crisi che colpisce la Grecia (e forse anche l'Italia) induce a riflessioni di questo tipo*.

Davvero mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i nostri lettori.
____________________________________________
*Leggiamo sul Fatto Quotidiano di oggiProtetto da circa 6000 agenti e stretto d’assedio da decine di migliaia di manifestanti, il parlamento greco ha approvato nella tarda serata di sabato il nuovo piano di austerity imposto dalla Troika condizione fondamentale per lo sblocco del maxi aiuto da 130 miliardi.



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venerdì 10 febbraio 2012

Il vero statista.

Due copertine del Time a caso messe a confronto (by Wil).
Trionfalismo del Giornale e di Alessandro Sallusti riguardo all'intervista di Monti rilasciata al Time, che ha dedicato al Presidente del Consiglio una copertina più che lusinghiera nell'edizione euro-asiatica della rivista.

No, certo che no: non per il successo di Monti - che ha dato lustro all'Europa e dunque all'Italia - bensì per l'elogio che il Professore avrebbe riservato a Silvio Berlusconi in un passaggio dell'intervista.

Ecco dunque la prima pagina del Giornale di oggi:



Ed ecco come Alessandro Sallusti ha rilanciato su Twitter la (presunta) "notizia":


Medesima solfa sulla versione online del quotidiano.

Troppi elementi destavano sospetto: 
  1. la notizia era del Giornale/di Sallusti (cosa che già di per sé fa venir voglia - di qualunque cosa si tratti - di approfondire e verificare); 
  2. la notizia riguardava Silvio Berlusconi (aggravante che porta in genere a ritenere la manipolazione dei fatti da parte del quotidiano di famiglia altamente probabile); 
  3. la notizia consisteva in un elogio a Berlusconi (elemento  praticamente decisivo per far pendere il piatto della bilancia sull'ipotesi "sofisticazione" della realtà);
  4. la notizia era che Monti aveva definito Berlusconi "un vero statista" (e passino gli scivoloni sul posto fisso, ma questa pareva francamente una gaffe comunicativa davvero esagerata per SuperMario...).

Morale della favola: mi sono andato a cercare il passaggio incriminato nell'intervista in questione.
Il giornalista chiede a Monti come mai Berlusconi ha cambiato idea sull'appoggio al suo governo rispetto a qualche tempo fa.
Ecco la risposta del Presidente del Consiglio (dal minuto 2:50):
I think he sees that he's gaining ground in international credibility, reputation and consideration as a statesman the more he seems to favour this transformational evolution in Italy”.
Dunque qualcosa come: 
Penso che si accorga di guadagnare tanto più terreno in termini di credibilità internazionale, reputazione e considerazione come statista, quanto più dà mostra di favorire questa evoluzione trasformazionale in Italia”.
Insomma, la versione di Monti è che Silvio l'appoggia perché questo gli consente di riacquistare punti agli occhi degli osservatori internazionali.

'Spiterina.

Se così fosse, sarebbe la solita storia, in pratica: anche stavolta, per il Sire di Arcore, una scelta politica all'insegna del conflitto di interessi.

Un appoggio ad personam, in pratica.

Altro che "vero statista".

Per dirla con Sallusti: e adesso come la mettiamo?


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giovedì 9 febbraio 2012

I Savoia e l' Anschluss del Meridione.



[Dall'amico Ivo Flavio Abela riceviamo e volentieri pubblichiamo


Sotto i Borboni il Regno delle Due Sicilie era lo Stato più ricco fra tutti quelli italiani preunitari ed il terzo, in ordine di importanza (economica e culturale), di tutta Europa (disponendo di industria siderurgica, linea ferroviaria, navi a vapore). I Savoia vennero a rubare tutto per rifarsi delle spese sostenute nelle imprese militari della prima metà dell'ottocento. Garibaldi si prestò al gioco dopo avere ricevuto lauti finanziamenti dagli inglesi (massoni compresi), ai quali interessavano soltanto le miniere di zolfo siciliane, peraltro dopo avere ricevuto anche una serie di benemerenze economiche dalla signora Nelson, moglie dell'ammiraglio proprietario della ducea vicino Bronte. I famigerati Mille erano poco più che avanzi di galera (per ammissione dello stesso Garibaldi del resto). Garibaldi e i Savoia portarono guerra nel Sud: la loro non fu una spedizione tesa a dare libertà al meridione, ma una vera e propria guerra di annessione coloniale, peraltro mossa al Sud senza formale dichiarazione (atto contrario anche alla più elementare norma di Diritto Internazionale). I Mille e i Savoiardi massacrarono almeno un milione di persone del Meridione (i massacri di Bronte, Pontelandolfo, Casalduni e le deportazioni di Fenestrelle sono gli episodi più tristi e più vergognosi che si possano ricordare). Non contenti, i Savoia aggiunsero dieci tasse alle quattordici già esistenti sotto i Borboni. Imposero la coscrizione obbligatoria (che all'epoca durava sei anni con la naturale conseguenza di strappare alle famiglie meridionali gli uomini che avrebbero dovuto mantenerle).

Non condivido dunque il fatto che il 17 marzo 2011 il Presidente Napolitano abbia invitato i membri di Casa Savoia al Pantheon con la retorica giustificazione che Vittorio Emanuele II sarebbe stato il padre della patria.

Garibaldi, i Savoia, Nievo, Bixio, Cialdini, ecc. ecc., erano tutti leghisti ante litteram. Dobbiamo a loro se ancora oggi il Meridione italiano non ha risolto tutti i suoi problemi. Dobbiamo a loro se abbiamo avuto un Governo che ha aperto le porte alla Lega Nord affidandole alcuni ministeri. Basterebbe che scrittori come Pino Aprile, Giordano Bruno Guerri, Alberto Maria Banti, Gigi Di Fiore, iniziassero ad essere letti. Ciò non significa inneggiare al Regno delle Due Sicilie e ai Borboni: sarebbe fin troppo anacronistico. Anzi ucronistico. Ma il Meridione merita un riscatto quantomeno morale. Probabilmente i Borboni sono stati i più "onesti" fra quanti hanno dominato la Sicilia (lo stesso splendore di cui la storiografia ufficiale favoleggia a proposito di Federico II andrebbe ridimensionato. Per fortuna c'è già chi lo sta facendo): i Borboni investirono sul Meridione. E lo fecero in loco. Di certo non lo depredarono. Dopo l'arrivo dei Savoia le industrie furono smantellate e trasferite al Nord. Ma soprattutto si generò il fenomeno (conseguente) dell'emigrazione che prima il Meridione non aveva mai conosciuto.


Vero è che il Risorgimento fu fatto anche da chi ci credeva (ma non facciamo per carità risalire le origini del Risorgimento alla Repubblica delle Lettere, come fanno certi sedicenti studiosi fin troppo imbevuti di idealismo hegeliano). Ma quanti erano coloro che credevano nella necessità di fare l'Unità? Pochi. La popolazione del Meridione fu sedotta grazie alla prospettiva della distribuzione di terre. Perciò aderì alla propaganda dei mille diavoli rossi (come oggi qualche accademico romanticamente li definisce), ingrossandone le schiere fino a raggiungere il numero di circa 50.000 uomini. Ma, conquistato il Meridione, la promessa non fu mantenuta: le terre non furono distribuite. Potrà essere obiettato che tutto ciò fu fatto col beneplacito dei latifondisti meridionali complici della borghesia nordista (la tesi di Gramsci, per intenderci). Verissimo. Ma uno Stato che si rispetti (e quale l'Italia appena unita voleva apparire) avrebbe dovuto impedirlo. E comunque ciò mette a maggior ragione in luce la malafede dei nordisti conquistatori.


Si dice pure che determinate forze parassitarie e mafiose fossero già ben presenti anche nel Mezzogiorno borbonico delle Due Sicilie (chi lo afferma fa spesso confusione fra mafia e brigantaggio). Peccato però che con l'Unità d'Italia tali forze, anziché essere combattute, siano state tacitamente accolte in una sorta di "circuito" nazionale e se ne sia garantito l'appoggio alla causa unitaria, scegliendole come serbatoi di voti per l'elezione di individui che non solo avrebbero lasciate tranquille quelle stesse forze, ma si sarebbero pure resi complici dei loro misfatti. La mafia andava combattuta, non ammessa in Parlamento.

Impossibile dire se il destino del Meridione sarebbe stato diverso senza l'Unità (ovvio). Ma riaffermare la verità servirebbe a evitare il ripetersi di certi errori. In fin dei conti è questo il vero compito della Storia (anzi ... della Storiografia!): destrutturare il passato smascherandolo (talvolta la maschera è stata proprio costruita da storiografi poco obiettivi) per aiutarci a progredire nel più efficace dei modi.

Ivo Flavio Abela


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martedì 7 febbraio 2012

La lingua madre di Nicole.


Nella famigerata telefonata di Silvio Berlusconi durante la trasmissione L'infedele di Gad Lerner, l'ex Premier, tra le altre cose, ebbe a dire di Nicole Minetti (grassetto mio):
Una persona intelligente, preparata, seria. Laureata con il massimo dei voti e di madrelingua inglese.

Chissà che Nicole non pensasse a quella telefonata quando oggi, su Twitter, riferendosi a chi la criticava per aver dichiarato di essere uscita dall'aula al momento della commemorazione di Oscar Luigi Scalfaro, ha risposto così:


E con qualcuno che le faceva notare l'errore marchiano si è scusata così:


Per concludere poi, sempre in conversazioni affini, così:


Una giornata infelice càpita a tutti, senza dubbio.

Anche se a dire la verità, ve lo confesso: preferisco dieci, cento, mille errori di italiano.

Piuttosto che l'uscita dall'aula di una consigliera regionale che dichiara candidamente su Twitter - quasi fosse in cerca di un facile applauso - di essersi rifiutata di commemorare la morte di un Presidente della Repubblica Italiana...

... O tempora, o mores!

[traduzione per Nicole Minetti: "o i temporali o le more", come ebbe a dire anticamente il sommo oratore, indeciso su quale fosse la maggiore calamità per un uomo...]


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Chi va e chi resta...

Il Ministro Cancellieri ha bacchettato i giovani italiani.

Sapete cosa penso, riguardo all'ultima uscita del Ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri sul posto fisso agognato da chi vuole stare accanto a mamma e papà?

Che è una delle mille angolazioni con cui si guarda ad un problema reale. 
Sbagliando naturalmente i toni - come accade un po' troppo spesso, ultimamente, tra gli esponenti del governo Monti - ma comunque inquadrando un problema concreto, seppure in modo assolutamente parziale.

È un fatto che in Italia i giovani tendano a protrarre il proprio tempo di permanenza nelle rispettive famiglie.

Difficile tuttavia dire se questo atteggiamento è la causa di una situazione stagnante che porta ad una flebile competitività (come parrebbe insinuare il Ministro) o piuttosto un effetto di una società percepita come insicura, malsana, non meritocratica, senza sbocchi e favorevole a "pochi noti".
Sembra una sfumatura, ma credo non sia di poco conto.

Mi spiego meglio. 
Se là fuori il mercato pullulasse di lavoro e di professionalità ricercata ed io, giovincello "sfigato" (per dirla con Martone), preferissi starmene a casuccia a godermi il riparo delle mie quattro mura e dell'affetto dei miei genitori mentre preparo un esame universitario all'anno, sarebbe un conto.

Sta di fatto però che il mercato appare vagamente in crisi, stando agli studi di settore.
E sta di fatto che anche le nostre benemerite università italiane appaiono essere per lo più del tutto scollegate col mondo del lavoro: sia in termini di competenze insegnate (vale a dire che in molti casi non si esce dall'università sapendo realmente fare un qualunque mestiere), sia in termini di rapporti con le realtà lavorative (per la serie: i migliori non risultano nel mirino di alcuna società in cerca di nuovi talenti, anzi di norma sono del tutto misconosciuti).
In questo deserto di opportunità, non mi pare così sorprendente che il posto fisso appaia spesso la panacea di tutti i mali, almeno per chi aspira a mettere su famiglia e crescere i propri pargoli con una qualche tranquillità.
E dove se non accanto alla famiglia di origine, che oltre a garantire un sostegno psicologico ed economico - là dove serve - è diventata un sostegno concreto (talvolta anche troppo, forse) per l'educazione di figli che sempre più hanno entrambi i genitori lavoratori in un sistema sociale pressoché privo di meccanismi virtuosi che sostengono chi ha famiglia?

Se poi a ciò si aggiunge che i vari posti fissi risultano solitamente appannaggio di chi conosce qualcuno che conosce qualcun altro, ecco che la situazione si complica notevolmente.

Come se ne esce? 
Il Ministro  Cancellieri, tra le altre cose, dice che bisogna essere pronti "a fare le valigie".

Per carità, lungi da me sostenere che bisogna rimanere nel proprio paese per forza.
Però abbiate pazienza: mi pare che questa dovrebbe semmai essere una scelta, basata su aspirazioni personali, modelli di vita alternativi, scommesse ed investimenti su futuri diversi. 
Non un obbligo dovuto alla stasi socio-economica di  un paese a crescita zero senza prospettive di sviluppo.

Un consiglio ai ministri tecnici è forse è il caso di darlo: parlare un po' meno e pensare un po' di più.
A costruire seriamente le condizioni perché una società percepita come insicura, malsana, non meritocratica e senza sbocchi possa diventare qualcosa d'altro.

Perché vorrei ricordare al Ministro Cancellieri che chi fa le valigie, da anni, c'è già: sono i nostri migliori talenti, che se ne vanno all'estero in cerca di chi li accoglie con il dovuto rispetto e ne valorizza qualità e competenze.

Mai sentito parlare di "fuga di cervelli"?

Forse, dico forse, potremmo ripartire da lì.


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