Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 30 luglio 2011

... E tutto il cucuzzaro.


Sia ben chiaro: nella querelle tra la Lega e il Colle sui ministeri - centralizzati o decentrati - sto dalla parte del Presidente Napolitano.

Però ecco, ve lo devo proprio dire: la preoccupazione di Futuro e Libertà di depositare in fretta e furia una proposta di legge per modificare l'articolo 114 della Costituzione qualche grattacapo me lo crea.

L'articolo com'è ora (comma 3) recita: 
"Roma è la capitale della Repubblica".

La modifica proposta da Fli sarebbe l'aggiunta: 
"sede del Parlamento, del presidente della Repubblica, della Corte Costituzionale, del Governo e dei ministri".
E di tutto il cucuzzaro, mi viene spontaneo aggiungere, da buon romano.

Non per voler fare un po' di facile demagogia: ma siamo proprio certi che, per la nuova destra italiana, (e non solo, naturalmente) sia davvero questa la priorità dell'estate 2011?

Non so: continuo a pensare che con un po' di sforzo in più, si potrebbe dar voce a qualche urgenza di maggior rilievo.

No?


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L'Ocse: "bocciare è dannoso". Una scuola senza selezione?




[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha parlato chiaro: "tutti promossi!".

Le ragioni  di questo invito categorico rivolto agli insegnanti le troviamo nel suo ultimo rapporto sull'organizzazione dei principali  sistemi educativi del modo.

In breve possono essere così riassunte:

1. Ripetere un anno scolastico non serve a recuperare ritardi e lacune.
2. Là dove cresce il numero dei ripetenti peggiorano i risultati globali di tutte le classi.
3. Le bocciature rafforzano le diseguaglianze: nei paesi in cui maggiore è il numero dei ripetenti, il background                                                      sociale  influisce di più sui risultati dell'apprendimento.
4. I ragazzi bocciati abbandonano più frequentemente gli studi.
5. Ogni bocciatura costa allo stato 10- 15 mila dollari all'anno.
6. Le bocciature ritardano l'ingresso degli studenti nel mondo del lavoro.

Le argomentazioni dell'Ocse (risultato di un serio studio) sono certamente di peso.
Ragioni socio-economiche decretano, dunque, la fine della scuola come l'abbiamo sempre considerata.
D'ora in poi nessuna selezione, nessun filtro, nessun vero obiettivo culturale: la società ha altri fini, altre strategie.
Sarebbe interessante sapere le vostre opinioni sull'argomento.

Per il momento io mi limito ad una osservazione.

In questi giorni sto leggendo il libro di Paola Mastrocola Togliamo il disturbo (Guanda editore, 2011).
La brava Professoressa lamenta il fatto che non sia più possibile svolgere un programma di italiano decente a causa dell'infimo livello degli alunni. Lamenta inoltre che gli alunni non siano in grado di esprimersi in modo corretto e di fare un breve, chiaro riassunto.

Cara Professoressa anche a voler ignorare i consigli dell'Ocse, in un paese il cui destino è in gran parte nelle mani di un signore che abitualmente comunica - in barba a inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio - col dito medio, il gesto dell'ombrello e le pernacchie, quale importanza vuole che abbiano la lingua e la  letteratura italiana?


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giovedì 28 luglio 2011

Ministro Nitto Palma, permette due domande?


Il nuovo Ministro della Giustizia, colui che ha preso il posto di Angelino Alfano, è dunque Francesco Nitto Palma.

Intimo di Cesarone Previti, il che - come hanno già fatto notare altri illustri colleghi - non è propriamente un bel biglietto da visita.

Non lo sono, a dire il vero, nemmeno le prime dichiarazioni rilasciate dal neo Ministro.

Se da un lato infatti egli annuncia la volontà di porre fine allo scontro tra politica e magistratura - lodevole intento, sebbene appaia vagamente in contrasto con gli ultimi mesi di fuoco voluti dal Premier, per intenderci quelli che hanno portato ai manifesti milanesi "via le Br dalle procure" - d'altro canto non depone propriamente a suo favore quanto avrebbe dichiarato in risposta alla domanda "da dove vuole ripartire?".
Ecco le sue parole:
Personalmente ritengo che il problema del magistrato in politica debba essere risolto definitivamente con la legge.
Ah però! 

Questa sì che è telepatia con la maggioranza dei cittadini italiani.

Alzi la mano chi di noi non pensa che il primo problema della giustizia italiana sia l'entrata in politica dei magistrati!

Dopo averci dato un saggio delle sue doti medianiche, ci piacerebbe che il nuovo Ministro della Giustizia scelto da Silvio Berlusconi ci svelasse un po' di più riguardo al suo progetto politico, rispondendo, per esempio, a due domande facili facili.

Eccole qua:

1. Cosa ne pensa oggi, Ministro Nitto Palma, dell'emendamento al testo Boato (art. 68) da lei presentato nel luglio del 2002, in base alla quale si intendeva sospendere tutti i processi per i parlamentari in carica (oltre che per i giudici costituzionali e il Presidente della Repubblica) fino alla fine del loro mandato, naturalmente - chissà poi perché - con effetto retroattivo?

2. Giorni fa, durante un'udienza romana, Manuel Pasta, un pentito mafioso siciliano, ha preso la parola e ha detto:
"Se voi lasciate soli i collaboratori non date un buon esempio perché la mafia non li lascia mai soli i mafiosi. Cosa Nostra assicura uno stipendio ai carcerati e ai loro familiari, paga anche gli onorari agli avvocati. Io vengo qua perché sono pentito dentro, altrimenti dovrei solo scappare da questo Stato".
Ministro Nitto Palma, qual è la sua posizione riguardo agli stanziamenti per la gestione dei collaboratori di giustizia, che dal 2008 ad oggi sono passati da 70 milioni di euro a soli 34 milioni di euro, mettendo a rischio alcuni importanti processi di mafia?

Su queste problematiche, almeno per iniziare, gradiremmo risposte precise.

Magari prima della questione relativa alla carriera politica dei magistrati, se non le spiace.

Mica per altro: giusto per quella storia del biglietto da visita.


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mercoledì 27 luglio 2011

Se la Nemesi viaggia attraverso la rete.



Nemesi: è una figura della mitologia greca.

Da Wikipedia:
La parola ha il valore di "giustizia compensatrice" o "giustizia divina". Originariamente, infatti, la dea greca comminava gioia o dolore secondo quanto era giusto, e quindi con nemesi si intende evento, situazione negativa che segue a un periodo particolarmente fortunato, quale atto di giustizia compensatrice distribuito dal fato. L'idea che soggiace al termine è che il mondo risponda a una legge di armonia, per cui il bene debba essere compensato dal male in egual misura.
Questa figura mitologica "riparatrice" mi è venuta alla mente ripensando allo scandaloso editoriale di Vittorio Feltri sulla responsabilità dei giovani laburisti assassinati che non hanno reagito come avrebbero potuto ribellandosi ed evitando il massacro.

E collegando all'editoriale il disperato appello, stile SOS della navigazione in rete, lanciato da poco dal Giornale online:



Dunque Facebook ha momentaneamente sospeso il Giornale.

La spiegazione? Molti lettori hanno segnalato i loro link come spam.

Sallusti, Feltri e soci sono preoccupatissimi e spiegano come fare per aiutarli:


Bizzarrie della vita.

Solo qualche settimana fa il Giornale accoglieva giubilante la notizia della chiusura di Annozero.

Oggi invoca la pluralità dell'informazione e grida alla censura.

Prendiamo atto della totale inversione di rotta riguardo alla necessità dell'informazione pluralista.

E ora che siete sulla retta via, continuate così, non mollate il timone.

Chissà: forse, dico forse, anche la Nemesi ne terrà conto.


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martedì 26 luglio 2011

L'anello al naso.

Così ci vedono i politici nostrani.

Altra pagina da dimenticare scritta dal nostro Parlamento, quest'oggi: la legge contro l'omofobia presentata dal PD è stata bocciata alla Camera.

Di nuovo, è il caso di ricordare: era già accaduto nel 2009 e l'Onu, per voce dell'Alto Commissario ai Diritti Umani Navi Pillay, aveva allora accusato l'Italia di aver fatto "un passo indietro".

Altro giro, stessa corsa: i deputati dell'UdC, della Lega, del PdL dicono no all'introduzione dell'aggravante dell'omofobia nei reati penali.

Esemplari le motivazioni.

Fabrizio Cicchitto, PdL:
"Noi non abbiamo nessun atteggiamento omofobo e la nostra posizione di fondo è quella di considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri e proprio per questo contestiamo ogni trattamento giuridico specifico e differenziato che come tale ammetterebbe e accentuerebbe una diversità, sostanzialmente incostituzionale".
D'accordo: prendiamo atto che per Cicchitto e i suoi l'unico trattamento giuridico specifico e differenziato considerato accettabile - e naturalmente incostituzionale - è il lodo Alfano a tutela di Silvio Berlusconi.

Carolina Lussana, Lega:
(il disegno di legge) "offre una protezione privilegiata alla persona offesa in ragione del proprio orientamento sessuale e in particolare discrimina fra chi subisce forme di violenza, perché vi è una tutela rafforzata. Rispetto invece a chi subisce altre forme di violenza"
Finalmente una notizia: la Lega è contro qualsiasi discriminazione.
... Omosessuali, immigrati, musulmani che vivete in Italia, dormite sonni tranquilli: da oggi sapete che  i celoduristi vegliano e si battono sempre e comunque per la tutela dei vostri diritti.

Rocco Buttiglione, UdC:
"Ogni gruppo cerca di far approvare norme particolari e la maggioranza dei cittadini finisce col sentirsi discriminata dalle minoranze, con il risultato di maggiore disintegrazione e non integrazione"
Ecco un ragionamento degno di un filosofo: tutelare chi viene discriminato per le sue preferenze sessuali   favorisce l'emarginazione.
Ergo: non tuteliamo anche se in effetti ci sarebbe bisogno di farlo.

Vedete: quello che fa male, in giornate come questa, non è soltanto la clamorosa opportunità sfumata di una legge sacrosanta presente nei più progrediti paesi europei (e non solo), già implicita del resto nella legislazione italiana.

E' la conferma, tramite le dichiarazioni dei nostri deputati, che ci considerano un popolo di imbecilli con l'anello al naso.

Tanto per cambiare.


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S'è fatta una certa...



Va bene, mi arrendo: ce l'avete fatta.

Non sono mai stato granché favorevole al tam-tam dell'anti-politica.

Mi spiego: credo che la politica possa ben essere un mestiere (anche se poi si dovrebbe ragionare di quanto a lungo dovrebbe durare o comunque di un sistema che nel tempo si alimenti virtuosamente, lasciando fuori i meno capaci), così come credo che alcuni benefit potrebbero forse avere un senso (un esempio su tutti: posti riservati sui mezzi di trasporto, se il viaggio è per motivi di servizio e riveste carattere d'urgenza: sempre meglio degli aerei privati a spese dei contribuenti, no?).

Ma quello cui stiamo assistendo in questo sciagurato paese sta oramai assumendo i toni di una farsa senza precedenti.

Questo il menù del Ristorante dei Senatori (da un'inchiesta dell'Espresso, per cui ringrazio Gilioli):

 


[Cliccare su ogni singola immagine per ingrandirla]

Tanto per fare qualche esempio:

Filetto d'orata in crosta di patate: 5 euro e 23 centesimi.

Pesce spada alla griglia: 3 euro e 55 centesimi.

Frutta di stagione: 0 euro e 76 centesimi.

Dessert del giorno: 1 euro e 74 centesimi.


Ecco, a pensare che tutto questo grava sulle tasche di noi contribuenti che facciamo fatica ad arrivare a fine mese, un certo bruciore di stomaco mi assale.

Bruciore che diventa urticante e pressoché incurabile, se un senatore della Repubblica, Riccardo Villari (eletto col PD e ora udite udite sottosegretario nelle file dei Responsabili!) dichiara ai microfoni della Zanzara, su Radio 24, riguardo al ristorante del Senato: "non è niente di speciale", "non è chez Maxim", "si mangia meglio alla Camera", "è una roba da mensa come tante altre" e "non c'è nemmeno il pesce fresco"...

Davanti a questa folle spregiudicatezza nelle dichiarazioni, è tutto tremendamente chiaro: non ci sono più con la testa. Hanno perso completamente il senso della misura.

E il pensiero va agli Scilipoti, a tutti i peones, ai nostri disoccupati, alla drammatica situazione del nostro Meridione, a Borghezio - rappresentante dell'Italia al Parlamento Europeo - che dichiara che "le idee dell'attentatore norvegese Brevik sono profondamente sane, anzi eccellenti", a Bruno Berardi, Fiamma Tricolore, che ha dichiarato che lo stesso Breivik è "un eroe", a tutti gli inquisiti del Parlamento e infine al nostro Presidente del Consiglio, il Premier più indagato del mondo.

... e viene da chiedersi: ma come diavolo abbiamo fatto ad arrivare fin qui?

E in ogni caso: vogliamo cominciare ad uscirne, una buona volta, sì o no?

No, perché è proprio il caso di dire: "s'è fatta una certa (ora)", come dicono a Roma quando è davvero giunto il momento di muoversi.



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lunedì 25 luglio 2011

Senza parole.



Credevamo, speravamo anzi, che il fondo fosse già stato toccato.

Le reazioni scomposte alla tragedia di Oslo di certi "cattivi maestri" della carta stampata ci erano parse il manifesto più eclatante di quanti, per motivi diversi, indulgono nell'impersonare il ruolo infame di piazzista dell'intolleranza.

Il Prof. Woland, a dire il vero, si era spinto giusto ieri ad ipotizzare che l'Italia potesse non essere del tutto immune dai germi di quei comportamenti improntati al più bieco disprezzo non solo dell'altro - che sarebbe riduttivo - quanto della vita stessa, come quello messo in atto dall'attentatore norvegese Anders Behring Breivik, che ha volontariamente provocato la morte di 93 persone in nome del fondamentalismo cristiano anti-islamico.

Ebbene il fondo non era stato ancora toccato e quei germi dell'intolleranza nostrana si sono manifestati in tutta la loro drammaticità.

Bruno Berardi, presidente dell'Associazione Domus Civitas, vittime della mafia e del terrorismo ed esponente di Fiamma Tricolore, ha reso ieri la seguente dichiarazione:
«Finalmente si sta risvegliando una coscienza comune per difendersi dalle forti invasioni che i cercatori di profitti a ogni costo di tutto il mondo ci hanno costretto a subire tenendoci in ostaggio con mille bugie senza poter reagire. Questa gente distrugge il nostro benessere, la nostra religione cristiana e la nostra cultura. Pertanto viva Breivik».
Lascio ai giuristi l'analisi tecnica di una simile affermazione.

Martin Luther King ha detto:
Con la violenza puoi uccidere colui che odi, ma non uccidi l'odio. La violenza aumenta l'odio e nient'altro.
Sia ben chiaro: vale anche per le parole.


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domenica 24 luglio 2011

Strage di Oslo: i frutti dell'intolleranza.





[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Anders Behring Breivik, l'estremista cristiano norvegese arrestato per la duplice strage compiuta venerdì a Oslo - in cui almeno 92 persone sono rimaste uccise - si descrive come «single, cristiano e conservatore», che odia Islam, multiculturalismo, marxismo.

Sia detto con grande serietà, viene quasi da chiedersi se dobbiamo preoccuparci anche per l'Italia: la nostra scena politica pullula infatti di cristiani e/o conservatori che odiano Islam, multiculturalismo e marxismo.

Se poi volessimo imitare lo stile di certi mestatori nel torbido sarebbe facile ora additare al pubblico ludibrio i nostri "cattivi maestri".

Ci limitiamo invece a rammentare a tutti di coltivare la tolleranza e il rispetto del diverso (si veda il post di ieri "Chi semina vento raccoglie tempesta") condannando nel modo più reciso l'uso strumentale - di infima politica - dell'intolleranza.

A tale proposito invitiamo chi non l'avesse fatto a leggere lo straordinario libro di Italo MereuStoria dell'intolleranza in Europa. Sospettare e punire, Bompiani editore, Milano 1979, di cui ricordiamo la frase che fa da perno all'opera:
"Suspicio non est cognitio certa sed dubitatio incerta"
È soprattutto nel sospetto per il diverso, infatti, che si può ravvisare la genesi dell'intolleranza.


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Il Parlamento e i tordi beffeggiatori.

The mockingbird
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Conoscete il tordo beffeggiatore?
È uno straordinario uccello che vive in Nordamerica. Il suo nome scientifico - mimus polyglottus - dà già un buon indizio sulla sua caratteristica principale: il nostro mimo ha uno straordinario talento nell'imitare i versi degli altri uccelli e addirittura: 
"il chiocciare della gallina, il gracidare delle oche e delle anatre, il miagolare dei gatti, l'abbajare dei cani, il grugnire dei majali,- e non basta ; lo stridere delle banderuole, il cigolare delle porte, il rumore che fa la sega, il mulino, e cento altri rumori che imita con la più sorprendente naturalezza"
(dalla Storia naturale del grande zoologo piemontese dell'ottocento Michele Lessona).
Perché ve ne parlo? 
Per via di una recente scoperta scientifica: il tordo beffeggiatore è ora presente anche in Europa! 
Lo straordinario privilegio, anzi, spetta proprio all'Italia. 
Per il momento se ne trovano solo alcune centinaia di esemplari e il loro habitat naturale è il Parlamento Italiano. 
Il mimo italico si differenzia da quello nordamericano per un particolare: egli imita esclusivamente il verso del capo.
Da quando, infatti,  è entrata in  vigore l'attuale  legge elettorale*- ideata principalmente dal ministro Roberto Calderoli e da lui stesso definita in un'intervista "una porcata" e per questo ribattezzata dal politologo Giovanni Sartori porcellum - i parlamentari non rispondono più né agli elettori né alla propria coscienza.
Nominati dalle segreterie di partito, danno mostra soprattutto di vivere col terrore di non essere rieletti. Nella votazione sull'arresto di Papa si è arrivati al punto che alcuni leghisti - compreso il capogruppo Marco Reguzzoni - hanno ritenuto necessario fotografare il proprio voto col telefonino per poter dimostrare l'avvenuta ottemperanza agli ordini di scuderia.

Mi è tornato allora  alla mente Alain Gerber scrittore e critico di jazz francese. 
Nel suo romanzo Miles, ce feu paisible (Fayard, giugno 2010) - il protagonista è Miles David uno dei più influenti e innovativi rappresentati della musica jazz del XX secolo - leggiamo il seguente brano (il padre del musicista si rivolge al figlio):
"Est-ce que tu as parcouru tout ce chemin pour m’apprendre que tu allais devenir un oiseau moqueur, Miles ? Si c’est le cas, tu peux tout de suite t’en retourner d’où tu viens. En revanche, si tu as l'intention de chanter ta propre chanson, je te bénis. Je te bénis, quoi qu'il puisse t'arriver."
Potremmo tradurre:
"Hai percorso tutta questa strada per farmi sapere che stai diventando un tordo beffeggiatore, Miles? Se è così puoi tornartene da dove sei venuto. Se invece hai intenzione di suonare la tua musica, io ti benedico. Io ti benedico qualunque cosa possa accaderti."
È questo è il monito che ci sentiamo di rivolgere ai nostri parlamentari affinché il Parlamento riacquisti la sua dignità:
"Se avete intezione di suonare la vostra musica, restate pure; altrimenti tornate da dove siete venuti"
Per il bene del nostro paese.

P.P. [Post Post] Poiché il nome inglese del tordo beffeggiatore è mockingbird, non posso non citare il bellissimo romanzo di Harper Lee To kill a Mockingbird (1960), edito in Italia nel 1962 col titolo Il buio oltre la siepe (Feltrinelli). Da questo romanzo - il cui leit motiv è la lotta contro il pregiudizio razziale e la paura del diverso - è stato tratto il film omonimo con uno straordinario Gregory Peck (l'interpretazione gli valse l'oscar 1963 come miglior protagonista).
____________________________________________________________
*legge n. 270 del 21 dicembre 2005


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sabato 23 luglio 2011

Chi semina vento raccoglie tempesta.


Voglio premetterlo, a scanso di equivoci: sono per il più assoluto rispetto della diversità delle opinioni.

Di più: personalmente sono assolutamente convinto che in una società che voglia continuare a nutrire una minima speranza nel "progresso" - nel senso più ampio del termine - la diversità delle opinioni vada non solo incoraggiata, ma in qualche modo - passatemi il termine - pazientemente "costruita".

Ma il diritto ad esprimere la propria opinione trova il suo limite naturale nel momento stesso in cui calpesta indegnamente l'altrui diversità, se non addirittura inneggia allo scontro con chi è "altro" da noi, magari fomentando l'odio e il disprezzo nei suoi confronti.

Un simile comportamento, oltre che esecrabile, è semplicemente inaccettabile. Socialmente inaccettabile.

Lo è già se a compierlo è un singolo individuo. Lo è ancora di più se è un gruppo di persone.

Se poi quel gruppo di persone è una testata giornalistica e dunque il comportamento è agito a mezzo stampa, la gravità dell'atto assume proporzioni inaudite.

Alla notizia del dramma norvegese di Oslo, dove hanno perso la vita quasi 100 persone, ieri Libero online - fiutando la pista islamica - titolava così:


Peccato che l'uomo arrestato, responsabile degli attentati, si riveli qualche ora dopo un norvegese appartenente all'estrema destra anti-islamica che si dichiara "fondamentalista cristiano". 

Ma Libero, oltre a lasciare il titolo che avete appena letto in prima pagina fino alle 10 di stamani (quando la notizia che l'attentato non fosse attribuibile a terroristi islamici si sapeva già da ore) è andato ben oltre.

Ecco la prima pagina di Libero oggi in edicola:



"Con l'Islam il buonismo non paga", titola il giornale di Belpietro.

Mettendo da parte per un attimo la squallida e orrida strumentalizzazione operata da Libero, è giusto il caso di ribadire che anche un bambino dovrebbe sapere oggi che l'identità tra Islam e terrorismo di matrice islamica è non solo sbagliata (i terroristi sono una percentuale minuscola dei fedeli della religione musulmana), ma profondamente ingiusta e, naturalmente, molto pericolosa.

Nel fare i più vivi complimenti ai "giornalisti" di Libero, ribadisco che una società in cui la diversità delle opinioni non leda il credo di altre persone - sia esso religioso, etico, filosofico o quant'altro - può contribuire ad affinare il senso critico e garantisce, in ultima analisi, la solidità del diritto.

Al contrario, una società in cui si incita allo scontro col diverso e all'odio nei confronti di chi non si comprende è destinata a chiudersi sempre di più in se stessa, all'interno dei propri confini, sia geografici che culturali.

Il che vuol dire involuzione certa, anziché evoluzione.

La storia dell'uomo insegna che molte grandi civiltà hanno iniziato il loro declino - e sono poi scomparse estinguendosi - esattamente nel momento in cui hanno perso la sfida con l'integrazione, serrando i propri ranghi e chiudendosi a riccio.
E questo quando non hanno scelto - per prevalere - la via del sangue e della sopraffazione, con gli esiti imprevedibili e funesti che il secolo appena trascorso - il XX, soprannominato "il secolo del demonio" - ci ha lasciato in eredità.

La scelta è nostra e solo nostra, ma una cosa è certa: per le strade come quelle battute da Libero & Co. il destino è già scritto.

P.P. [Post Post] Sui cugini di Libero, quelli del Giornale, stamani, ha già detto tutto Wil.


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venerdì 22 luglio 2011

A conti fatti...

Circa un mese fa, Ryanair Italia aveva inaugurato il ciclo con questa pubblicità:


Oggi va in scena la seconda puntata:


La trovata è certamente unica, nel suo genere.

Anche se più che comico, l'effetto è quasi grottesco, se non addirittura drammatico.

Perché a conti fatti, considerato il prezzo che il nostro paese ha dovuto pagare nell'ultimo ventennio per il viaggio guidato in compagnia del buon Silvio, altro che low-cost !


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giovedì 21 luglio 2011

Nella morsa del ragno: scoperta l'identità di Spider Truman?


A quanto pare Spider Truman sarebbe Francesco Saverio Caruso, il no-global nostrano, il disobbediente per antonomasia.

Vedremo se la notizia che sta rimbalzando in rete sarà accertata.

Se fosse così, si confermerebbero le opinioni di molti blogger quotati (cito, su tutti, Fabio Chiusi), i quali andando aldilà dei contenuti - nient'affatto nuovi - della pagina FB e del blog "I Segreti della Casta di Montecitorio" che ha spopolato negli ultimi giorni guadagnandosi le prime pagine di giornali e Tg, avevano preannunciato che l'operazione sapeva in qualche modo di personaggio in cerca d'autore.

Anche prescindendo per un momento dalla presa in giro, personalmente sono dell'idea che il clamore mediatico sia qualcosa da maneggiare molto con le molle.

Tutto serve, per carità, ma i veri cambiamenti, in una società, non si fanno né con la caccia alle streghe, né con il clamore di qualche giorno che rischia di diventare ben presto un fuoco di paglia.

Cosa rimarrà - come impatto sociale - di questa ventata di titoloni su Spider Truman?

Sbaglierò, ma temo che la risposta sia scontata: rimarranno Spider Truman stesso e l'operazione mediatica.

Non i contenuti insomma: non resteranno i privilegi della casta, né l'operazione lascerà in eredità lo spirito necessario a combattere per l'uguaglianza dei cittadini, davanti ala giustizia, così come al fisco.

Spero di sbagliare. Vedremo se sarà così.

Nel frattempo, un'ultima cosa: Silvio Berlusconi ha dichiarato ieri ai suoi che il PdL deve aprire un'era nuova, quella della comunicazione sul web.

Ora sia ben chiaro: prevedendo il disastroso impatto mediatico che questa nuova strategia comunicativa potrebbe causare grazie agli infiniti mezzi del Caimano... se si dovesse scoprire, per caso, che l'idea gli è venuta proprio a seguito della vicenda di Spider Truman (la coincidenza temporale degli eventi appare infatti quantomeno sospetta!), ebbene chiunque si celi dietro quel nome - Caruso o altri - abbia la compiacenza di far perdere definitivamente le proprie tracce in un posto sperduto e dimenticato da Dio e pure dagli uomini.

Gliene saremo eternamente riconoscenti.

Update delle 20:00.

Caruso avrebbe dichiarato: "Non sono io ma lo conosco molto bene. Gli ho solo dato una mano a fare il blog. Non pensavo avrebbe combinato tutto questo casino".
Povero Francesco, travolto dallo scandalo a sua insaputa...

Update del 22 luglio.

Qui l'intervista di Caruso a Vanity Fair. Il mistero si infittisce. Forse.


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Libero: da che pulpito viene la predica!


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano Libero è indagato per il reato di “offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato” in seguito allla pubblicazione, sul suo giornale,  della vignetta dal titolo “Assedio ai papponi di Stato” dove è raffigurato, tra gli altri, il volto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Ora alcune osservazioni sorgono spontanee.

1. È mai possibile che dovendo riportare l'immagine di quattro qualsiasi "papponi di Stato" la scelta sia casualmente caduta su: un leghista, il Presidente della camera ora avversario del Premier, il Capo dell'Opposizione, il Presidente della Repubblica?
Davvero non si poteva fare scelta più faziosa e partigiana!

2. Il quotidiano Libero venne fondato da Vittorio Feltri nel 2001.
Ma cediamo la parola allo stesso Maurizio Belpietro (direttore del quotidiano):
"Siccome nessun editore era disposto a metterci troppi soldi e Feltri non intendeva rischiare i suoi, qualcuno si ricordò che esisteva un bollettino mensile del Movimento monarchico italiano, Opinioni nuove, registrato fin dal 1964 presso il tribunale di Bolzano. Il periodico era l’organo di un gruppo di amici, quattro gatti, che usciva quando e come poteva, ma riceveva un contributo di 20 milioni di lire l’anno dallo Stato. L’editore di Libero chiese ai monarchici di prendere in affitto la testata in cambio di 100 milioni di lire: un affare per i nostalgici del re, ma soprattutto per Feltri e i suoi, i quali s’inventarono una specie di supplemento quotidiano di Opinioni nuove. In grande si leggeva Libero, in piccolo, ma con la lente d’ingrandimento, la testata del Mmi, quella che aveva diritto ai contributi di Stato. L’Espresso se ne accorse e chiese lumi a Feltri, il quale giurò che avrebbe rinunciato ai finanziamenti. Una promessa dimenticata in fretta, perché appena un anno dopo, compreso che la testata Opinioni nuove era una gallina dalle uova d’oro, Libero chiese ai monarchici di comprarla per 500 milioni di lire. Agli orfani di Casa Savoia parve di sognare: il loro giornalino si rivelava il miglior investimento mai fatto. Perciò si affrettarono a vendere e a investire il ricavato in alcuni negozi a Bolzano. In realtà, il miglior investimento lo ha fatto Libero: chi di voi non pagherebbe 500 milioni di lire una tantum per poi incassare in 7 anni quasi 40 milioni di euro e chissà quanti altri nel futuro?"

Avete capito bene il "furbo espediente" - come lo chiama Belpietro nel medesimo articolo - aveva fruttato in 7 anni quasi 40 milioni di euro pagati da Pantalone.

Dopo aver rammentato che Feltri e Belpietro posseggono il dieci per cento ciascuno della società editrice di Libero chiediamo: con quale faccia tosta danno del pappone al Presidente della Repubblica?

3. Come può Maurizio Belpietro difendersi senza arrossire dicendo: "credevo comunque che in questo Paese ci fosse il diritto di satira"?

4. Poiché l'ineffabile direttore vuole scrivere una lettera al Capo dello Stato per dare spiegazioni gli consigliamo di scrivere anche a tutti quei milioni di cittadini italiani che si sentono degnamente rappresentati da un galantuomo come Giorgio Napolitano.

In tutta questa vicenda, ci consola la notizia che, in seguito alla delibera del 9 febbraio 2011 dell'AGCOM, il Dipartimento dell’editoria della Presidenza del Consiglio abbia appena decretato che Libero (insieme ad altri giornali) debba restituire un bel po' del maltolto. 

Viene da chiedersi: che il 2011 sia l'anno dei risarcimenti?

 Almeno per chi vive di "furbi espedienti", si intende.


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mercoledì 20 luglio 2011

Se la sabbia dell'Italia diventa fango...



Quella che vedete sopra è una foto che ho scattato stamani su una spiaggia dell'Isola d'Elba.

E' una fortezza/castello/pista costruita da una volenterosa e paziente mamma con i suoi due figlioletti, una femminuccia di 6/7 anni e un maschietto di 4/5.

Alla fine delle fatiche, il maschietto, alzandosi da terra, con le mani ancora sporche di sabbia, ha composto sul visino paffuto un'espressione di estrema soddisfazione e ha affermato con enfasi:
"Ecco la macchina del fango!"
Non so dove abbia sentito quell'espressione, se alla televisione, in un discorso dei genitori, o in un'altra qualsiasi occasione.

Se si riferisce a quello che penso - e che state certamente pensando anche voi - le spiegazioni possono essere diverse.

Come diversa è la società che costruiamo giorno dopo giorno, stando assieme.

Sentire quelle parole in bocca ad un bimbo innocente di pochi anni di vita mi ha fatto pensare.

Il contrasto tra la sua gioia infantile e il vero significato, infame, che quelle parole hanno assunto negli ultimi tempi per merito di una certa società, di un certo modo di fare politica, di un certo modo di interpretare il giornalismo, ha risuonato in me come un singolare campanello d'allarme.

Perché quella macchina del fango non entri davvero nel nostro modo abituale di vedere le cose, di pensare alle persone - prestateci attenzione: in realtà sta già avvenendo - occorre invertire immediatamente la rotta di un processo già in atto.

Quel modo di pensare per cui non esistono grigi o sfumature; tutto è solo bianco o nero.

E l'etica imperante, quella che davvero fa la differenza, è quella del particulare, in cui contiamo solo noi stessi, con la nostra storia e la nostra individualità e gli altri sono "i diversi", gli avversari da sconfiggere, i nemici da abbattere.

L'Italia non può essere solo questo. 

Non deve esserlo.

Ne va del futuro di quel bambino e di quelli come lui.


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L'ultima del Giornale: Silvio come Murdoch.

Il mondo dell'informazione berlusconiana come quello del film di Cristopher Nolan.
Silvio Berlusconi ne colleziona un'altra.

Di inchiesta, s'intende.

E' di ieri la notizia che il Premier è indagato per abuso d'ufficio per aver fatto pressioni sull'AgCom e sul Direttore Generale della Rai per far chiudere Annozero.

Vicenda gravissima, naturalmente, se venisse confermata (il che, dopo il famoso editto bulgaro di Berlusconi del 2002, non appare certo inverosimile).

Ed ecco allora che il Giornale parte lancia in resta.

Questa la notizia di ieri sul sito online:



La colpa, naturalmente, è dei magistrati.

La cosa più inquietante è che nell'articolo - guarda caso - non si spreca neppure mezza riga sulle intercettazioni che hanno condotto all'inchiesta, cosicché l'accusa appare davvero fondata sul nulla.

Nel pezzo di oggi, invece, c'è una certa aura relativa alle intercettazioni, ma il termine non viene mai usato e si preferisce optare per "chiacchierate" o locuzioni del tipo "quando Silvio alzava la cornetta", giusto per dare maggiormente l'idea della presunta "violazione della privacy", cavallo di battaglia dei berluscones sull'argomento.

Ma il pezzo forte, in tal senso, è della versione cartacea del Giornale di oggi. Guardate qua:




Visto?
"Le intercettazioni al Premier illegali come quelle di Murdoch"
E qui la cosa, dopo aver strappato un sorriso, fa letteralmente indignare.

Perché qui siamo alla disinformazione pura al limite dell'eversivo.

Giusto per ricordarlo: la Procura della Repubblica di Trani, mentre indagava su una vicenda di truffa ed usura, nel corso di intercettazioni disposte per l'indagine in atto, si imbatte in 18 (diciotto!) telefonate contenenti presunte pressioni per fare chiudere "Annozero" di Santoro e regolare in qualche modo "Ballarò" e "Parla con me".
La Procura apre, com'è suo diritto e dovere fare, una nuova indagine sulla vicenda.

La storia inizia così: nessun illecito, dunque, ma al contrario un atto dovuto.

Un altro pianeta rispetto alle intercettazioni di Murdoch compiute illecitamente dai giornalisti di News of the World.

Ma tant'è: qualsiasi mezzo è buono per alterare la verità e innestare il seme dell'odio nei confronti della magistratura.

Usque tandem, Giornale, abutere patientia nostra con questo scempio incessante dell'informazione a mezzo stampa?


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martedì 19 luglio 2011

Bufala di una notte di mezza estate (secondo tempo).



Si diceva ieri dell'intervista a Libero di Patrizia D'Addario, venduta come rivoluzionaria, là dove non ridimensiona neppure di un millimetro i censurabili fatti imputati al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, cioè di organizzare festini con escort in una sede istituzionale quale Palazzo Grazioli.

Ebbene, l'ennesima violenza perpetrata ai danni della logica e del senso del pudore ha toccato il suo apice nell'editoriale di domenica sera - fantascientifico, surreale e involontariamente (tragi)comico - di quel baluardo dell'informazione imparziale - un eroe, come si è da poco autoproclamato - che è Augusto Minzolini.

Nell'era post-atomica del Bunga-Bunga di arcoriana memoria e del processo Ruby, è bastato il venticello di qualche affermazione complottistica nei confronti del Premier - da parte della stessa donna cui all'epoca è stato  fatto pelo e contropelo da chi oggi la pone sul piedistallo - che il teorema della santità di Silvio e del complotto ai suoi danni è dato praticamente per già dimostrato.

Il buon Menzognini difattil'Attila della notizia col suo TgUnno - il Tg che dopo il suo passaggio non cresce più un filo d'erba sul prato dell'informazione - ha inanellato ragionamenti degni della migliore logica aristotelica.


Ha detto ad esempio: "se la D'Addario era attendibile ieri, lo è anche oggi; se non lo era ieri non lo è neppure oggi".


Peccato che un testimone può invece essere attendibile ieri e non oggi; oggi e non ieri; né oggi né ieri; sia ieri che oggi!


Solo una cosa invece è certa: se oggi la D'Addario non smentisce la sostanza dei fatti che ieri ha rivelato, l'unica cosa che non si può fare è proprio usare la notizia di oggi come se avesse smentito quanto dichiarato ieri.


L'Augusto dell'informazione va invece ben oltre, naturalmente: non solo crede di poter calare l'asso nascosto nella manica della (inesistente) smentita, ma addirittura rivendica la censura operata dal suo telegiornale due anni fa sulle rivelazioni della D'Addario (dal 17 al 25 giugno 2009 il silenzio regnò sovrano, come potete verificare nel Libro bianco del Tg1 curato da alcuni esponenti del comitato di redazione di allora).


Per concludere - udite udite - affermando serenamente: 
"tutti possono sbagliare, com'è successo due anni fa a buona parte della stampa italiana".
L'ardito sproloquio merita di essere ascoltato (1 minuto e 53 secondi):




Giusto una settimana fa, il Direttore Generale della Rai, Lorenza Lei, chiedeva spiegazioni sul tracollo del Tg della rete ammiraglia della Rai.

Direttore, faccia una cosa: dia un'occhiata all'editoriale di domenica sera del TgUnno.

Come d'incanto, le sarà subito tutto molto chiaro.


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Troppi coriandoli di verità.



Sono passati quasi vent'anni. 

Diciannove per la precisione.

Diciannove anni fa, il 19 luglio del 1992, via D'Amelio veniva squassata da un'esplosione devastante.

Solo due mesi prima era stata sventrata l'autostrada A29, all'altezza di Capaci: per far fuori Giovanni Falcone.

Allo stesso modo, in via D'Amelio, l'obiettivo era un magistrato: Paolo Borsellino, amico fraterno di Falcone.

Oggi, come altre volte, è il giorno della memoria.

Anche perché l'omicidio di Paolo Borsellino è ammantato di mistero e attende ancora uno straccio di spiegazione soddisfacente sulle responsabilità dell'attentato, essendo tuttora aperte fin troppe piste ineffabili ed infamanti per uno stato di diritto che si rispetti e voglia continuare ad essere definito tale, a partire da quella che condurrebbe ai Servizi Segreti (deviati o meno), per arrivare agli intrecci tra mafia e politica.

Il figlio di Paolo Borsellino, Manfredi, in riferimento al depistaggio che sarebbe avvenuto nelle indagini dei mandanti, ha affermato: "È venuto il momento di sapere chi e perché ha organizzato il depistaggio. Si vada fino in fondo".

Rita Borsellino, sorella del magistrato, ha parlato invece di "troppi coriandoli di verità" cui è ora di dire basta.

Il ricordo è un altro modo di dire basta.

Anche per questo, oltre che per il giusto tributo ad un grande italiano - e a tutti quelli come lui - oggi vogliamo ricordare.

Dobbiamo.


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