Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 30 aprile 2011

Conte e Gambino reintegrati: la condanna logora chi non ce l'ha.




Pensateci un attimo: ci martellano da mesi con la colossale panzana che il processo breve (o meglio la prescrizione anticipata) è la svolta epocale della giustizia italiana...

... E nel frattempo accadono cose come queste.

Alberico Gambino: peculato.
Roberto Conte: concorso esterno in associazione camorristica.

Finita la sospensione dal Consiglio Regionale campano prevista dalla legge in seguito alle rispettive condanne (ancora non definitive),  i due consiglieri sono stati reintegrati con decreto firmato dal Presidente del Consiglio.

Il tutto alla vigilia delle elezioni comunali di Napoli (dove il clima, purtroppo, sta diventando fin troppo incandescente).

Sarà un caso che la lista del candidato sindaco Lettieri del PdL è stata al centro di aspre polemiche per la presenza nelle sue liste di uomini molto vicini a Roberto Conte?

In ogni caso, si badi bene, durante la sospensione il buon Gambino e il buon Conte hanno potuto tranquillamente ricandidarsi e sono stati entrambi (ri)eletti per il centrodestra.

La domanda è: a cosa servono i 18 mesi di sospensione previsti dalla legge a seguito di una condanna, se nel frattempo ci si può far rieleggere per tornare in sella appena scontato il temporaneo purgatorio?!

Non vi pare che una riforma della giustizia davvero epocale, nel nostro paese, dovrebbe prevedere l'impossibilità di candidarsi per chiunque abbia riportato una condanna (anche se non definitiva)?

Che ci spieghino: per quale motivo dovremmo votare per una persona già condannata?

Per scoprire, magari dopo anni di (mal)governo, che era un delinquente?

Altro che processo breve!

Immagino già l'obiezione dei benpensanti pseudo-garantisti.

"Allora le liste elettorali le devono decidere i magistrati"?

Mettiamola così: tra i magistrati e il clan dei Misso, io un'idea su chi scegliere ce l'avrei.

Se voi la pensate diversamente, assumetevi la responsabilità delle vostre scelte.

Confidiamo che, presto o tardi, i nodi verranno al pettine.

Mentre molti napoletani, sommersi dai rifiuti, hanno cominciato a dire: "Le nostre strade? Lo specchio delle liste elettorali"...


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Il punto: perché la Corte di Giustizia ha bocciato il reato di clandestinità.

(Foto di Ettore Ferrari, via Ansa)
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Ancora una volta abbiamo rimediato la nostra bella figuraccia internazionale.

La Corte di Giustizia Europea ha appena emesso una sentenza con la quale boccia il reato di clandestinità perché in contrasto con la direttiva europea 2008/115/CE.
Tale direttiva, inspirata al massimo rispetto della persona, definisce con precisione la procedura da applicare al rimpatrio dei cittadini di paesi terzi.
Non accetta misure coercitive se non per extrema ratio e, in ogni caso, tali misure non devono essere punitive.

Il legislatore italiano si era distinto per il solito pasticcio.

Il decreto legge 286/98 già conteneva una serie serie di disposizioni* 'fantasiose' in contrasto con la direttiva europea. Ma, per non farsi mancare niente, nel cosiddetto pacchetto di sicurezza (Legge 15 luglio 2009, n. 94) il legislatore aveva poi introdotto tre diversi delitti di clandestinità che prevedevano la reclusione da un minimo di sei mesi ad un massimo di cinque anni.

Tale reato di clandestinità, subito bocciato dal CSM, aveva gettato scompiglio negli ambienti giudiziari dal momento che, prevalendo il diritto dell’Unione Europea sul diritto nazionale, l’incompatibilità della norma con la direttiva europea era manifesta.

Ora, dunque, arriva la sacrosanta e prevista bocciatura.

Di che ci lamentiamo? Non faremmo meglio a tacere?
______________________________________________________
* Per esempio la configurazione “di un illecito contravvenzionale a carico dello straniero che non ottemperasse all’ordine di allontanamento del questore, corredando peraltro tale inedito reato con una del tutto anomala previsione (per una contravvenzione!) dell’arresto obbligatorio in flagranza” (Viganò - Masera), naturalmente bocciata dalla Corte Costituzionale (sentenza n.223/2004).
** Art. 14 co. 5-ter primo e secondo periodo e co. 5-quater d.lgs. 286/98.


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venerdì 29 aprile 2011

Sgarbi a ruota libera: "i magistrati come le Br".



Se per caso vi fosse ancora qualcuno che ha dubbi sulle motivazioni per cui Vittorio Sgarbi è stato chiamato a condurre una trasmissione in prima serata sulla Rai (Il mio canto libero, dal 18 maggio), forse possono essere di una qualche utilità le affermazioni del critico appena rilasciate ai microfoni della Zanzara, su Radio 24:
1) Se io magistrato, col potere della legge e senza rispetto per le persone, arresto un innocente sono uguale alle Br.
2) I magistrati combattono lo stato da anni come hanno fatto le Br.

Dite che questo può bastare a dissipare ogni più piccolo dubbio?

[Di seguito, l'audio dei 4 minuti incriminati]






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giovedì 28 aprile 2011

Dalla prima epistola del Presidente del Consiglio ai Milanisti: "non pronostico per scaramanzia".

Se fosse uno scherzo, forse un sorriso me lo strapperebbe.

Invece è la verità e mi fa solo tanta tristezza.

Leggete un po' questa precisazione di Palazzo Chigi:

[Cliccare sulla foto per ingrandirla. FonteGiornalettismo]

I messaggi della Presidenza del Consiglio equiparati ai messaggi della Presidenza del Milan.

Inaudito.

Ci  manca solo che Pato finisca nel prossimo rimpasto di governo.

E SciliPato, pardon, Scilipoti nel centrocampo del Milan.

Come mezz'ala di spinta, naturalmente.



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Il pestaggio dei carabinieri: sintomo di una società malata.



Questo sarà un post lungo.

Abbiate pazienza. Avevo bisogno di spazio, di respiro.

Domenica scorsa quattro ragazzi (di cui tre minorenni), di ritorno da un rave party, hanno pestato due carabinieri che li avevano trovati positivi all'alcol test in seguito ad un controllo.
Uno dei carabinieri ha subito gravi lesioni cerebrali ed è in prognosi riservata. L'altro rischia di perdere un occhio.
Chi ha osservato a caldo i giovani li ha descritti come "impassibili".
Il Gip che ha convalidato l'arresto del maggiorenne ha definito il gesto "lucido e spietato".

Nell'Amaca di ieri, su Repubblica, Michele Serra commentava il fatto osservando che forse, in questi casi, ci si interroga fin troppo sulle "responsabilità degli adulti" e poco sulle "responsabilità dei ragazzi".

Confesso che non mi è chiaro il senso del ragionamento: in cosa dovrebbe tradursi, infatti, questo "pensare di più alle responsabilità dei figli" da parte degli adulti?
Ad alzare le mani perché, essendo la responsabilità un peso che ciascuno deve sentire su di sé, individualmente, se il ragazzo non lo sente noi adulti non possiamo farci nulla?!

Ad una prima lettura, in effetti, sembrerebbe proprio questa la logica conseguenza del ragionamento di Serra, avvalorata da parole come queste:
Né la migliore società né il miglior genitore né la migliore scuola possono governare fino in fondo le azioni di un ragazzo e determinarne il destino.
Sarà, ma vogliamo convenire che sebbene queste non siano condizioni sufficienti, di certo sono necessarie?

Se pure è vero, cioè, che niente e nessuno può governare "fino in fondo" le azioni di chicchessia, ciò non può comunque implicare la rinuncia ad un'approfondita riflessione sulle nostre responsabilità di "adulti" (intesi come famiglia, società, scuola, media, ecc.).

Partiamo da un presupposto fondamentale.
Nella vexata quaestio su cosa influenzi il carattere in una persona, se la natura (i geni) o invece l'ambiente, la scienza è oggi sostanzialmente concorde nel ritenere che il carattere di un individuo si formi grazie alla concomitanza di entrambi i fattori. 
Lo psicologo Charles L. Brewer riassumeva questa convinzione con una efficace metafora: "heredity deals the cards; environment plays the hand", ovvero"l'eredità dà le carte, l'ambiente gioca la mano".

Premesso ciò, è del tutto evidente che se il nostro raggio d'azione nel campo dell'eredità è pari a zero, d'altro canto l'unica area all'interno della quale possiamo muoverci - e che dunque possiamo tentare di presidiare - è appunto quella dell'ambiente.
La riflessione che possiamo attivare nel caso di episodi aberranti come quello in questione è dunque la seguente: che ruolo ha giocato l'ambiente nelle azioni violente di questi "impassibili" giovani?

E qui vengo al punto.
A me non pare che la società in cui viviamo (l'ambiente) sia solita lanciare messaggi altamente educativi (tutt'altro); né tanto meno ho l'impressione che noi genitori di oggi possediamo quella competenza istintuale (quasi un ossimoro, lo so: è voluto) necessaria per educare al meglio i propri figli.

Serra dice:
Ci rimproveriamo di “parlare poco ai figli”, ma i nostri genitori con noi parlavano anche meno. Era scontato che toccasse a noi (a scuola, con gli amici, poi nel lavoro) essere ciò che eravamo, diventare ciò che eravamo capaci (o no) di diventare.
Ebbene, io credo che la divaricazione tra i due modelli familiari di cui parla Serra ci sia, ma che il dialogo con la D maiuscola non c'era allora, come non c'è oggi.

Non è dialogo, oggi, quello dei genitori che fanno scegliere sempre e comunque tutto ai propri figli, rinunciando al difficilissimo e faticosissimo ruolo di "guida".
Non è dialogo, oggi, quello che vede genitori iperprotettivi ergersi a baluardo dei propri figli contro il mondo intero (classico esempio: la faida tra scuola e famiglia), mostrandogli che il centro del mondo è il loro ego e null'altro.
Non è dialogo, oggi, dichiararsi "amici" dei propri figli, là dove per amicizia si voglia intendere l'annullamento dei ruoli, uno dei modelli più pericolosi che si possa offrire a livello educativo; modello che i propri figli riportano nella realtà (zeppa di ruoli e di gerarchie) con conseguenze il più delle volte nefaste: incapacità di inserirsi in un contesto lavorativo; impossibilità di lavorare in gruppo; insofferenza verso le responsabilità; incapacità di agire una sana competitività, pur lavorando in gruppo, e via dicendo.

Certo, non era dialogo neppure quello cui allude Serra pensando ai genitori della sua generazione.
Ma tra i due estremi di 'non dialogo', quello di una volta rappresentava un mondo di silenzi e di regole, familiari e sociali, che riusciva a veicolare l'elemento chiave per la costituzione di qualsiasi personalità: il limite, il confine.

La generazione dei genitori di Serra, la stessa dei miei genitori, viveva quotidianamente di messaggi più o meno subliminali su ciò che era giusto e ciò che era sbagliato, su ciò che era lecito e ciò che non lo era.
Non che questo fosse (e sia) il modo migliore di rapportarsi con la crescita di un individuo.
Ma poneva dei punti di riferimento ben marcati; dei paletti precisi, che col tempo ciascuno avrebbe poi provato (spesso non senza difficoltà, beninteso) a ridefinire, o a superare, o ad accettare.

Quello di prima era in tutto e per tutto un mondo codificato, di non difficile 'lettura', che non ti accettava se non parlavi la sua stessa lingua.
Un mondo in cui per dimostrare di esserci dovevi sgomitare, emergere in qualche modo, specie intellettualmente, culturalmente.
Un mondo in cui nessuno ti regalava niente. Genitori compresi.

Dove sono i codici, nel mondo di oggi? O meglio: quali sono, cosa significano?
Nella babele selvaggia di messaggi che ci investono quotidianamente, uno solo è arriva forte e chiaro: "il mondo sei tu, giovane che stai crescendo".
Con le tue potenzialità, i tuoi diritti, i tuoi piaceri. Col culto del corpo, dell'immagine, del successo.
Tutto è a tua disposizione, dall'elettronica agli hobbies di ogni tipo, dai viaggi alla rete: basta allungare la mano. 
E mamma e papà ti aiutano finché non prendi quello che ti spetta.

Ripeto, non voglio dire con questo (mentre mi pare che Serra lo sottintenda) che la società di ieri fosse migliore di quella di oggi. In fin dei conti è lei che ha prodotto una schiera di genitori fragili ed insicuri, ansiosi di regalare ai figli il rapporto che loro sognavano e non avevano avuto; gli agi cui aspiravano ma che non potevano permettersi; quel benessere materiale che ai loro tempi, essendo una chimera, aveva costituito un "valore", a differenza di oggi che appare a molti un diritto inalienabile.

In definitiva, per come la vedo io, non si dialogava ieri, si dialoga male oggi.

Solo che mentre la conseguenza di quell'autoritarismo normativo si tradusse in persone che tentarono di elevarsi per essere accettati dal mondo, la conseguenza del lassismo iperprotettivo di oggi produce giovani che vivono alla giornata senza chiedersi cosa vogliono - perché in fondo hanno tutto - né cosa devono fare per far parte del mondo, giacché il mondo, appunto, sono loro.

Se a questo si unisce l'arma totale della società di oggi, la delegittimazioni dei ruoli, il gioco è fatto.

A tutti i livelli, dalle famiglie alla politica, passando per i media, il messaggio è fin troppo chiaro: le istituzioni sono tali di nome, ma non di fatto.

Pensate per un attimo a tutte le affermazioni che leggiamo, sentiamo dire o magari diciamo noi stessi nei momenti di rabbia.

Coloro che amministrano la giustizia sono ingiusti...

Coloro che insegnano non sanno quello che dicono...

Coloro che rappresentano i cittadini sono disonesti...

Eccetera, eccetera.

Non è il luogo per approfondire se questi assunti, almeno in parte, possano contenere qualcosa di vero.

Fatto sta che sono quanto di più pernicioso possa esservi per un individuo in crescita, che registra l'inesistenza (o l'inconsistenza) di qualsiasi punto di riferimento.

Due carabinieri che mi fermano, a quel punto, non sono più l'autorità, l'istituzione: sono due individui vestiti in modo buffo, che chissà come hanno vinto un concorso col posto fisso e ora si credono chissà chi e vogliono rompere le palle a me che sono il centro dell'universo e ho solo alzato un po' il gomito e mi sono sballato per divertirmi.

Come si arriva al pestaggio, credetemi, è questione di dettagli.

E su quei dettagli, magari, avrà sicuramente la sua brava influenza "l'eredità", o "i geni" che dir si voglia.

Ma questo non deve portarci a smettere di riflettere su come l'ambiente (= tutti noi) abbia giocato e giochi queste benedette "mani".

Perché altrimenti il passaggio successivo è: "pazienza, i giovani d'oggi son fatti così, costituzionalmente".

Mentre io continuo a credere che ogni giorno che ci è dato su questa terra il nostro compito sia quello di chiederci cosa possiamo fare per diventare migliori come individui, come essere genitori perfetti e come costruire, tutti insieme, una società esemplare.

Il resto, chissà: magari verrà da sé.



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Caro Silvio, occhio: il destino è in agguato...



Povero Silvio, è proprio un momentaccio.

Prima il Rubygate, poi la guerra con la Libia, poi i migranti e le tensioni con la Francia, infine le divisioni con la Lega per il sì dell'Italia ai bombardamenti "intelligenti".

Proprio non va.

E ci si mette anche la cronaca, a remare contro.

All'indomani del sì alla "prescrizione anticipata", Silvio aveva trionfalmente annunciato (tanto per chiarire, a chi dubitava, che l'agenda di leggi ad personam è stata stilata con notevole accuratezza e viene scrupolosamente seguita punto per punto): "E ora, avanti con la legge sulle intercettazioni", aggiungendo "intorno a questo provvedimento c'e' un grande consenso popolare. La gente non vuole sentirsi spiata".

Ciò detto, cosa fa il destino cinico e baro (o è la provvidenza?!)?

Anche lui, come le procure, trama contro e ordisce congiure.
Guardate qua:



Visto?! Intercettazioni decisive per salvare la pelle ad un marito ad un passo dall'essere assassinato, in questa incredibile notizia di cronaca degna della migliore Agatha Christie.

Manca solo un bello spot, stile Massimo Lopez (ve lo ricordate?!), che chiosi: "un'intercettazione allunga la vita", e la beffa è completa!

Caro Silvio, se fossi in te, alla prossima visita francese, un salto al Lourdes lo farei.

Giusto per provarle tutte, sai com'è.

Perché per le leggi su questa terra ti stai organizzando alla grande.

Le leggi celesti, però, si sa: sono un po' più complesse, oltre che imperscrutabili.

E se è vero che  lassù, ai piani alti - parafrasando una celebre frase di Albert Einstein - non giocano a dadi, gli ultimi segnali appaiono piuttosto emblematici.

Ad occhio e croce, da quaggiù, pare proprio che il vento stia cominciando a cambiare...



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mercoledì 27 aprile 2011

La responsabile Siliquini, la Consap e i nuovi incarichi... a costo determinato.

"In considerazione del delicato momento che vive l’attuale legislatura e delle importanti riforme avviate, comunico di non poter accettare l’incarico, per continuare a svolgere l’attività parlamentare".
Così, il 14 marzo scorso, scriveva Maria Grazia Siliquini - una delle discusse transfughe da FLI ad Iniziativa responsabile in occasione della fiducia a Berlusconi del 14 dicembre - per comunicare la sua rinuncia al prestigioso (e secondo alcune fonti PDL troppo poco retribuito) incarico nel Cda di Poste Italiane.

Si apprende, oggi, che la deputata "responsabile" dovrebbe essere nominata Presidente della Consap (di cui il Presidente della Rai Mauro Masi dovrebbe diventare Amministratore Delegato).

Delle due l'una: o il delicato momento della legislatura, per la Siliquini, è terminato; o le motivazioni per "prendere o lasciare" erano (sono) ben altre che le 'responsabilità parlamentari'. 

A voi l'ardua sentenza.

Nel frattempo, il messaggio per le nuove generazioni è chiarissimo: si passerà dalla tipologie di contratto a tempo determinato a quelle a costo determinato.

Altro che disoccupazione!

N.B. Clausola dei nuovi contratti:
 "solo in caso di salto della quaglia compiuto in extremis per evitare la caduta di un governo".
Accidenti: dunque la nuova mirabolante possibilità di carriera riguarderà solo pochi eletti (è proprio il caso di dire), per altro già stipendiati.

Da noi, ovviamente: tanto per cambiare.

Aggiornamento del 28 aprile:
Incredibile: è sfumato anche il prestigioso 2° incarico della Siliquini! Confermato come Presidente Andrea Monorchio, che pare abbia influito non poco sull'esito della vicenda. Leggete un po' (qui la notizia completa):
L’ex ragioniere generale dello stato, civil servant attento alla forma, ha imposto una verifica rigorosa della procedura e dei requisiti dei candidati alle nomine, Siliquini in primis. Secondo quanto trapelato da fonti interne, avrebbe perfino minacciato eventuali ricorsi alla corte dei conti contro la deputata che aspirava alla sua successione. La quale, dal canto suo, avrebbe chiesto un aumento di stipendio contestuale alla sua nomina.
Standing ovation per Andrea Monorchio.
Riguardo alla Siliquini invece, credetemi, mi vengono in mente solo aggettivi che non ho voglia di scrivere.
Ci rivediamo al prossimo incarico.
To be continued...


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martedì 26 aprile 2011

Berlusconi spiega il suo sì ai bombardamenti in Libia. Se questo è uno statista...

L'agenda della politica estera di Silvio Berlusconi parla chiaro.

Lo so: sono un inguaribile ottimista.

Idealista, per giunta (la razza peggiore, fra gli ottimisti).

In pieno XXI secolo, dopo tutta l'acqua passata sotto i ponti in questi millenni di umanità, riesco ancora a sperare che le decisioni importanti, nella vita degli uomini, così come nella vita delle nazioni, siano prese con raziocinio, equilibrio, buon senso, lungimiranza.
Il che vuol dire con la mente salda e ben rivolta alle conseguenze che vi saranno per gli altri, là dove per 'altri' intendo tutti quelli che non hanno la responsabilità di decidere, ma saranno comunque coinvolti, inevitabilmente, dalle conseguenze della decisione.

Per questo motivo, prima che per altri, un brivido freddo mi è corso lungo la schiena alla lettura, poco fa, dell'agenzia con cui Silvio Berlusconi ha spiegato in conferenza stampa il suo assenso alla partecipazione dell'Italia ai bombardamenti in territorio libico.
Queste le sue parole:
"non volevo che l'Italia fosse considerata partecipante non a pieno titolo"; anche perché l'opposizione "avrebbe sfruttato, e ha sfruttato, contro di noi questo fatto". Del resto l'Italia era stata esclusa dalle "triangolazione telefonica" nelle ultime settimane. "Anche questo ci ha indotto a decidere'' in tal senso perché ''non si possa dire che l'Italia non conta niente''.
Ditemi quello che vi pare.

Sentire affermare il Presidente del Consiglio di aver deciso di acconsentire a dei bombardamenti con la mente alle critiche dell'opposizione e l'occhio al ritorno di immagine, mi fa letteralmente gelare il sangue nelle vene.

Se sono criticabili le leggi, la sola idea di una politica estera ad personam è semplicemente, e francamente, del tutto inaccettabile.

Mi tornano alla mente le parole attribuite ad Alcide De Gasperi:
"Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione".
A quale delle due categorie appartenga Berlusconi, credo sia già piuttosto chiaro a molti. E da oggi, mi auguro, a qualcuno in più.

In ogni caso, sarebbe interessante che qualcuno spiegasse al paese il perché di queste affermazioni del Premier risalenti ad un mese fa:

video


Ebbene, se non è di troppo disturbo, potremmo sapere che cosa è cambiato dal mese scorso?

Mica per altro: giusto perché magari, e dico magari, è una decisione che potrebbe riguardare tutti noi.


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Il "non abbiamo risposte" del papa alle domande della bambina giapponese.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Nel suo recente post Chissà come si dice in giapponese, il blogger Malvino critica il papa per il suo non abbiamo risposte” riferito alla domanda di un bambina giapponese di sette anni che gli chiedeva, in relazione alla tragedia di Fukushima, il perché di tanta sofferenza (qui il video).

Le ragioni di una simile critica ben si comprendono e, come ho osservato in altre circostanze, personalmente non ho alcuna simpatia per un pontefice che rispolvera, in nome della tradizione, il camauro e la mozzetta (entrambi con tanto di ermellino, con buona pace degli animalisti) che ricordano il papa Giulio II - il papa guerriero - nel ritratto di Raffaello.

E tuttavia devo dire che non mi dispiace affatto se, per una volta, un papa rammenta il monito di Ludwig Wittgenstein
"Whereof one cannot speak, thereof one must be silent";
ovvero "su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere".

Anzi: c’è solo da augurarsi che lo faccia più spesso.


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lunedì 25 aprile 2011

Ikea: Pontifex dà ragione a Giovanardi. E propone la crociata anti-gay.



"Ogni colpa risale all'infausta idea della laicità. Se al contrario, oggi la omosessualità fosse sanzionata e se si fosse abbandonata la idea della laicità, quei manifesti osceni sarebbero un reato. In ogni caso, va considerata la oggettiva sporcizia morale della omosessualità, un vizio perverso, un cancro che corrode i nostri tempi e le nostre città ... arrivando persino a far passare per vittime omosessuali e lesbiche che si beccano qualche insulto".

Sono parole di Bruno Volpe, direttore del blog "cattolico non secolarizzato" Pontifex (quello, per intenderci, da cui è partita la denuncia nei confronti di Nanni Moretti per il film Habemus Papam), riguardo alla vicenda del manifesto Ikea di cui ho scritto ieri (due omosessuali che si tengono per mano, associati alla parola "famiglia"), contro il quale si era scagliato in questi giorni il Sottosegretario alla Famiglia Giovanardi.

Suvvia, perché non lo dite chiaramente?

Gridatelo forte, al mondo intero, il sogno che custodite nel cuore.

Anzi, giacché ultimamente va di moda,chiedete anche voi una bella modifica costituzionale all'art. 1, che potrebbe recitare:
"L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti dettati dalla Santa Inquisizione".
Almeno la finiamo di girarci intorno e giochiamo a carte scoperte.

No?


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Il 25 aprile e il pericolo del mimetismo ideologico.

(Foto Eidon, via Corriere.it)

Non so come la pensate voi, ma a mio parere c'è un fil rouge che collega sottilmente il gesto compiuto in un quartiere di Roma, il Pigneto  - dove hanno costruito e montato, in occasione del 25 aprile, una scritta (in inglese) stile Auschwitz (Arbeit macht frei) - al seguente articolo di Libero, apparso un paio di giorni fa nell'edizione online del quotidiano di Feltri-Belpietro:




Il pezzo, firmato da Camillo Langone (autore di un libro intitolato Il manifesto della destra divina) comincia così: "ho deciso, il 25 aprile lo passo con Gemma Gaetani", per proseguire con osservazioni quali "in questi giorni insopportabilmente retorici" e salaci battute per la serie "insomma, mi sto preparando a vivere un fino a ieri inimmaginabile 25 aprile integralista. Non più “Bella ciao” ma “Bello addio” ", per terminare con l'imperdibile chiosa "deve ancora venire il 25 aprile che ci liberi dagli uomini non veri".

Il filo rosso di cui parlavo non sta ovviamente nella recensione alle poesie provocatorie di Gemma Gaetani, quanto in quell'accostamento furbetto e ammiccante fatto da Langone tra il fascismo evocato nel titolo del libro recensito e la ricorrenza del 25 aprile .

Un atteggiamento intellettuale, quello di Langone, improntato ad una sorta di mimetismo ideologico, per cui la recensione diventa in pratica un pretesto per far passare messaggi subliminali di indifferenza (e dunque di contrarietà) nei confronti del 25 aprile, per definire "retorica insopportabile" quella che riguarda la ricorrenza nazionale, per sminuire in definitiva l'antifascismo quasi en-passant, facendo finta di niente, con toni tra l'irrisorio e il sardonico.

Questo mimetismo ideologico ha tutto il sapore di un'operazione 'da furbetto del giornalino' - non nuova allo stile del giornalismo di Libero - ed in questo appare parente molto prossima di altre operazioni mimetico-ideologiche cui abbiamo assistito ultimamente, quali ad esempio la proposta di abrogare la disposizione costituzionale che recita "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista", col pretesto che trattasi di 'disposizione transitoria'.

E' questo, a parer mio, il fil rouge che lega un evento come quello della scritta nazista, alle varie celebrazioni di Hitler succedutesi negli ultimi giorni, ai diversi tentativi - politici o pseudo-intellettuali - di ridimensionare un momento storico fondante, di assoluta rilevanza per la nostra nazione, come la Resistenza e di indebolire quanto più possibile il valore dell'antifascismo.

Guardiamoci pertanto da queste forme di mimetismo ideologico e stiamo in campana.

Perché il periodo storico che stiamo vivendo non appare dei più semplici, come dimostra l'avanzata della destra estremista e xenofoba in Europa (addirittura in paesi come la Finlandia), e fenomeni come quello della Lega Ticinese, vittoriosa alle elezioni per il Consiglio di Stato del Canton Ticino col 30%, anche grazie a slogan per la serie: "italiani via dal Ticino a calci nel c...".

Tutti questi sono segnali eloquenti.

Che consigliano di tenere alta la guardia. E di non perdere mai l'occasione per ricordare a chiunque, in ogni modo, le parole che furono di William Edward Burghardt Du Bois:
Il costo della libertà è più basso del prezzo della repressione.

Aggiornamento del 26 aprile: l'autore del gesto - 32 anni, lucano, precario - intervistato dal Fatto Quotidiano, ha dichiarato:
"volevo che guardando questo cancello, installato in una periferia, abitata da giovani precari ed extracomunitari oggi diventati clandestini, tutti riflettessero sul fatto che un pezzo di lager è nelle nostre città, mentre noi ce ne passeggiamo spensierati".
A parte la temerarietà dell'accostamento, a sentir lui non vi sarebbe dunque alcun collegamento con la ricorrenza del 25 aprile ("la scritta doveva essere montata la settimana scorsa", poi c'è stato un problema tecnico). 
Se da un lato fa piacere apprendere che il primo a dichiararsi antinazista è proprio l'artefice della scritta, dall'altro, tuttavia, resta il fatto che  la volontà di sceneggiare la bravata (definita "arte") nel giorno in questione non poteva che generare inevitabilmente un pericoloso cortocircuito logico. Di cui, a mio parere, dati i tempi che corrono, non si sentiva affatto la mancanza.
Ingenuità? Buona fede? Vogliamo crederci. Ma qualcuno spieghi al sedicente artista che il contesto (temporale, storico, ecc.) genera un preciso impatto comunicativo. Peraltro, in questo caso, facilmente prevedibile.


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La fragilità del bene e l'umiltà del male.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

In questi ultimi giorni due nomi sono apparsi frequentemente sulle pagine dei giornali: quello di Martha Craven Nussbaum e quello di Franco Cassano.
La prima, una filosofa, insegna diritto ed etica presso la Chigago University. Il secondo, sociologo, insegna Sociologia della conoscenza presso l’Università di Bari.

La Nussbaum, all’attenzione della cronaca per l’uscita in Italia del libro Non per profitto, è autrice di un notissimo saggio dal titolo La fragilità del bene, che le ha dato fama internazionale.
Cassano ha invece appena pubblicato L’umiltà del male.

Mi pare interessante accostare le tesi principali delle due opere.

La Nussbaum, sulla base di un’approfondita conoscenza della cultura classica greca, sostiene che valori ed ideali - in una parola la virtù - devono venire a patti con la “fortuna”, quindi con qualcosa che non dipende da noi: tutto ciò che l’uomo può fare è tentare di limitare i rischi della “fortuna”.

Cassano, da parte sua, ci spiega che il male è per sua natura avvantaggiato in partenza, proprio “grazie alla sua antica confidenza con la fragilità dell’uomo”.

Ecco perché tra un modello nobile e inarrivabile ed uno meno nobile che ci sembra più raggiungibile, più alla nostra portata, siamo spesso portati a scegliere il secondo.

L’uomo è dunque senza speranza?

Proprio nel citato Non per profitto c’è una possibile ricetta per la salvezza, non solo dell’individuo, ma addirittura delle democrazie moderne
.
La salvezza sta nel non trascurare gli studi umanistici: la letteratura, la filosofia e l’arte possono infatti contribuire alla crescita di quelle qualità intellettuali e morali indispensabili per conoscere, socraticamente, se stessi e gli altri, non rinunciare alla critica delle autorità e delle tradizioni, sottoporre al vaglio del ragionamento le teorie e soprattutto sviluppare quella capacità nota come positional thinking che è la capacità di pensare dal punto di vista degli altri
Capacità fondamentale in un’era globalizzata come la nostra per considerare ‘gli altri’ - gli stranieri soprattutto - non come una minaccia ma come esseri umani uguali a noi, coi loro sogni, aspirazioni e obiettivi.


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domenica 24 aprile 2011

Manifesti sì, manifesti no: la caccia alle streghe del Partito dell'Amore.


Il manifesto pubblicitario dell'Ikea.

Come osservato da Giornalettismo, la questione era già stata ignobilmente sollevata dal Giornale, l'11 marzo scorso, con un articolo dal titolo eloquente:



Ed ecco che sotto Pasqua si sveglia anche il Sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi, secondo il quale Ikea è colpevole di essere andata contro la Costituzione per quel manifesto che parla di una coppia di omosessuali come di una 'famiglia'.
«Contrasta a gamba tesa contro la nostra Costituzione, offensivo, di cattivo gusto. L'Ikea è libera di rivolgersi a chi vuole e di rivolgere i propri messaggi a chi ritiene opportuno. Ma quel termine "Famiglie" è in aperto contrasto con la nostra legge fondamentale che dice che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio, in polemica contro la famiglia tradizionale, datata e retrograda» (qui l'audio, dal minuto 2:25).
Il riferimento è all'art. 29 della Costituzione, che recita appunto: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio".

Non è il caso di addentrarsi nella querelle costituzionale. 

Il fatto è che Giovanardi può anche sentirsi autorizzato a dissertare sul concetto giuridico del termine "famiglia"...
Ma nel momento in cui chiosa "offensivo, di cattivo gusto" è lui stesso lontano anni luce da quell'art. 3 della Costituzione - da lui difesa a spada tratta - che recita:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."
Mettiamola così.

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha espresso telefonicamente tutta la sua solidarietà al responsabile dei manifesti "Via le Br dalle Procure", quel Roberto Lassini, candidato consigliere  a Milano per il Pdl, che la Moratti prima e i vertici del partito poi hanno voluto si dimettesse (con la contrarietà del Giornale - che ha lanciato la campagna "Io voto Moratti e Lassini" - e delle frange d'assalto del Pdl capitanate dalla Santanchè).

Ebbene, noi della Città Invisibile, dal canto nostro, esprimiamo tutta la nostra solidarietà ad Ikea, certi che a prescindere da pelosi e strumentali distinguo sulle terminologie giuridiche, il concetto di 'famiglia', così come quello di amore, di affetto, di patria, di casa, vada ben al di là del sesso e della religione.

Quale solidarietà sia più vicina al concetto di responsabilità istituzionale e di rispetto per la società civile che rappresentiamo, lasciamo a voi giudicare.

Nel frattempo, a tutte le famiglie vanno i nostri migliori auguri di Buona Pasqua.

E con 'tutte', intendiamo davvero tutte.

Aggiornamento del 26 aprile:
Dichiarazioni shock sugli omosessuali dal blog Pontifex, che dà ragione a Giovanardi e lancia l'ennesima crociati anti-gay.
Qui il mio post al riguardo.


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venerdì 22 aprile 2011

A Napoli, questa la chiamano "la Pasqua della monnezza".

(Fonte A.Scolamiero via CorrieredelMezzogiorno.it)


Mentre larga parte del governo, insieme con i 314 dell'Ave Maria (i deputati che alla Camera votano come un sol uomo), è assiduamente impegnata, 24 ore su 24, nell'assistenza alla personalissima guerra dichiarata da Silvio Berlusconi alla magistratura che attenta alla sua libertà e agli organi istituzionali che sbarrano la strada alla sua impunità, continua - che si sappia - il dramma di Napoli sommersa dai rifiuti.

Lunedì scorso era scattato il piano Pasqua pulita, che nelle intenzioni della Iervolino avrebbe dovuto far trascorrere ai napoletani una Pasqua senza rifiuti.

Il piano è miseramente fallito: ancora 1200 tonnellate di rifiuti intasano le strade della città.

Solo stanotte, 40 sono stati gli incendi domati dai Vigili del Fuoco.

Dai roghi, nuvole di diossina.

Non so, ho l'impressione che di questa vicenda si parli sempre troppo poco.

Mentre a me sembra uno dei più grandi simboli di inciviltà e di arretratezza - oltre che di malgoverno - del nostro paese, in questo preciso momento storico.

Oltre che uno dei fallimenti più evidenti di quella politica dell'immagine che rappresenta, fin dal 1994, Silvio Berlusconi.

Altro che "governo del fare": questo è nient'altro che il governo dell'apparire.

Ma uno spot non salverà l'Italia.

Come non sta salvando Napoli.


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L'Italia e i nuovi modelli di riferimento nell'epoca del Bunga-Bunga.



Per favore, fate un grande respiro e leggete d'un fiato, provando a mantenere la calma, queste dichiarazioni di una mamma italiana:
“Per i miei figli adolescenti Berlusconi è un mito perché parla una lingua che loro conoscono, racconta le barzellette ed è anche super potente da un punto di vista sessuale. I ragazzini lo ammirano, come la maggior parte degli italiani che vorrebbero essere come lui. Quanti italiani a 70 anni si sognano di andare con le donne dalla mattina alla sera? Pochissimi! Berlusconi sta conquistando anche i giovani, davvero".
Firmato Gabriella Carlucci, deputato (Pdl) della Repubblica Italiana.

I suoi figli hanno 14 e 15 anni.

Lo so, trattenete a stento i conati.

Mentre vi riprendete, vi sarei grato se mi illuminaste su un piccolo particolare: come diavolo abbiamo fatto ad arrivare a questo punto?


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mercoledì 20 aprile 2011

La Chiesa contro "Habemus papam": Nanni Moretti denunciato.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Le misurate parole sull’ultimo film di Nanni Moretti Habemus papam usate dai Vescovi Antonio Vacca, Arduino Bertoldo, Gerardo Pierro - mi è di qualche conforto la circostanza, forse non casuale, che siano tutti vescovi emeriti e pertanto hanno lasciato da tempo le diocesi rispettivamente di Alghero, Foligno, Salerno e dunque non parlano ex cathedra -   hanno avuto il potere di una macchina del tempo.

Mi sono ritrovato in pieno medio evo
Se volete fare anche voi un viaggio nel tempo visitate il blog Pontifex (unico blog da me conosciuto ove occorre pagare per lasciare un commento!): sarà senz’altro un'esperienza elettrizzante.

Prendiamo le parole di Mons. Vacca: 
«Satana è sempre esistito, esiste ed esisterà, pertanto non vi é da stupirsi se alcuni registi o attori danno vita a roba del genere. Io non l’ ho visto e neppure ci tengo a farlo, ma la sola idea che un bel tizio pensi che il Papa possa perdere la fede o essere in crisi, mi fa ridere. Costui ignora che il Papa é nominato per opera dello Spirito Santo e che questi non si sbaglia mai. Si tratta di un gratuito, volgare, rozzo attacco alla chiesa e al Vicario di Cristo in terra, non se ne può più. Nelle scritture si legge che il demonio, antico e storico avversario di Cristo è presente e avverserà Dio, sempre servendosi di ogni espediente. Ecco, Moretti é un mezzo al servizio di Satana per allontanare l’uomo da Dio».
Forse il nostro monsignore ignora la storia: basterebbe citare le gesta di Giovanni XII, di Bonifacio VIII e di Alessandro VI - me ne astengo per pudore - per farlo ricredere. Ma vorrei rammentare che anche per il diritto canonico il Pontefice è infallibile solo quando parla ex cathedra o al più nel magistero odinario (encicliche, lettere pastorali, altri atti scritti, o attraverso la predicazione orale).

Ma la notizia davvero sconvolgente è un’altra. Pontifex, per mano del suo direttore Bruno Volpe, ha depositato regolare atto di denuncia alla Questura di Bari nei confronti del regista Nanni Moretti.

Sempre dal blog Pontifex
La denuncia che verrà esaminata comunque a Roma, riguarda la supposta violazione dell'art 278 del codice penale in combinato disposto con l'art 8 dei Patti Lateranensi, ossia offesa al decoro del Papa”.

Vi sembra un po’ esagerato? Allora completiamo la notizia perché, dovete sapere che Pontifex:
ha altresì sporto denuncia contro il produttore Domenico Procacci, la Rai nella persona del suo Presidente, coproduttrice, e del giornalista Fabio Fazio che nel programma Che Tempo che fa di domenica ha ospitato senza contraddittorio, abusando del servizio pubblico, l'attore.
In ogni caso, la cosa più esilarante - si fa per dire - sta nel titolo del post:
Ora basta. Il canone Rai lo pagano principalmente i Cattolici, che sono la maggioranza degli Italiani!!!

Siatene certi: costoro, in nome di Gesù Cristo, al grido di “ora basta”, qualche 'focherello' lo riaccenderebbero volentieri.



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martedì 19 aprile 2011

La condanna di Berlusconi? Non passa per i processi: bastano i fatti.

Una foto di Dietrich Bonhoeffer

Ci sono giudizi o riflessioni, sulla società in cui viviamo, così come sulla politica che 'subiamo', che possono senz'altro ascriversi nel novero dell'ovvio.

Nonostante questo, ho sempre creduto, ieri come oggi, che sia di fondamentale importanza rammentare anche ciò che appare più scontato, se questo contribuisce ad esercitare una qualche resistenza dell'intelletto contro quella sorta di assalto alla 'fortezza della morale' che di giorno in giorno, nel nostro paese (ma non solo), si fa sempre più organizzato e metodico.

Talvolta le considerazioni ovvie fanno male. Nel senso che fa male la verità che vi si cela dietro, che è tanto più scomoda quanto più lapalissiana appare la considerazione.

Dire dunque, come vorrei fare oggi, che una società che attenti all'istruzione, in qualsiasi modo lo faccia, è una società che sta disgregando uno dei cardini su cui poggia il suo stesso futuro, è di fatto un'ovvietà. Un'ovvietà la cui verità provoca la sua parte di male. Che proprio per questo viene per lo più nascosta e taciuta.

Un'ovvietà che bisogna continuare con forza a ribadire.

Tempo addietro, un teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo e per questo impiccato in un campo di concentramento a pochi giorni dalla fine della guerra, volle esprimere con vigore le sue riflessioni sull'argomento.
Il teologo si chiama Dietrich Bonhoeffer e queste furono le parole che consegnò all'umanità:
Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini.
Il senso morale.

Vedete, l'implicazione (anch'essa ovvia) di queste parole, ricondotte alla realtà politica e sociale di cui siamo spettatori - talvolta fin troppo passivi - è che non c'è bisogno di prostituzioni minorili e di vagonate di escort, di processi e di barzellette oscene, di leggi ad personam e di prescrizioni anticipate, per formulare un giudizio drammaticamente negativo sul governo e soprattutto su Silvio Berlusconi, che sempre più indegnamente (non) ci rappresenta.

Se dunque si conviene, ad esempio, sul fatto che il tentativo di costruire a tavolino una contrapposizione sociale tra insegnanti di "destra" e insegnanti di "sinistra", così come la volontà di investire sul privato anziché sul pubblico, e ancora la tenacia con cui si tagliano i fondi per la ricerca, per la scuola, per i precari siano operazioni  profondamente amorali, il giudizio su un Presidente del Consiglio e la sua filosofia governativa non può che diventare scontato.

I tagli del settore istruzione sono riusciti ad intaccare anche i servizi per l'infanzia, mettendo in crisi il settore degli asili nido, con "appalti al ribasso, rette sempre più alte e riduzione dei posti".

Pensiamoci un attimo: recidere alla radice il futuro di una nazione non investendo nel domani dei nostri figli, non basta per qualificare l'amoralità di un governo?

Vogliamo concedere ai nostri oppositori la possibilità che Berlusconi sia innocente di tutti i reati a lui imputati, di tutti i crimini che gli si contestano?

E sia.

Ma non perdiamo di vista l'ovvio: non c'è affatto bisogno degli scandali o delle corruzioni per formulare un giudizio morale negativo su questo governo.

Basta stare ai fatti (e quello dell'istruzione è solo uno dei mille esempi che si possono fare).

Ieri accennavo a come i berlusconiani doc soffrano di una sorta di abulia critica nei confronti del Capo: qualsiasi giudizio obiettivo ed imparziale su qualcosa che lo riguarda diventa difficile, se non impossibile.

Riguardo a questo, vorrei citare ancora le parole pronunciate da Dietrich Bonhoeffer, in una conferenza da lui tenuta due giorni dopo la presa di potere di Hitler:
[se il capo] "permette al seguace che questi faccia di lui il suo idolo, allora la figura del capo si trasforma in quella di corruttore..."
Ogni cittadino italiano, guardando dentro di sé, dovrebbe capire che non serve necessariamente un reato per essere corrotti.

Né una condanna giudiziaria per essere giudicati indegni.

Talvolta, e questa è una di quelle volte, le cose sono molto più semplici di come sembrano.

P.P (Post Post): se avete tempo, fate capolino sul link di Wikipedia relativo a Bonhoeffer: un piccolo tributo alla memoria di un grande uomo.


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lunedì 18 aprile 2011

Napolitano scrive a Vietti: "i manifesti intollerabile offesa alle vittime delle Br".


Quelli del Giornale, un giorno o l'altro, mi faranno morire. 
Dalle risate, intendo.
Leggete qua:


Il Capo dello Stato ha scritto al Vice Presidente del Csm, Vietti, dicendosi preoccupato: "Nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’amministrazione della giustizia, si sta toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti".

Non si sa se per un sussulto di buon senso o per un'immensa coda di paglia, il Giornale si chiede dunque: "è un attacco a Berlusconi?".

In primis, fateci caso, bisogna notare come sia diventato oramai consuetudine definire "un attacco" qualsiasi minima osservazione critica nei confronti del Premier, delle sue parole o delle sue azioni.
A qualsiasi livello si pongano quesiti sulla liceità di certe dichiarazioni o sull'opportunità di alcune scelte comunicative e/o politiche, le parole d'ordine sono sempre le stesse: "golpe", "sacrilegio", "attacco", "attentato", "eversivi", detto di chiunque osi anche soltanto istillare il dubbio.

E' giusto il caso di ribadire come questa totale mancanza di accettazione dell'altrui valutazione, oltre che essere da sempre una caratteristica fra le più odiose del berlusconismo, assume ogni giorno di più i tratti di una pericolosa abulia critica, che finisce col portare ad un solo, incrollabile dogma, bene o male del tutto assimilabile a quello riassunto in una scritta a sfondo calcistico che vidi su un muro della capitale anni fa, che diceva: "la Roma non si discute: si ama".
Lo stesso dicasi per la corte e i vari accoliti berlusconiani, che ad ogni piè sospinto non perdono l'occasione  di alludere allo stesso concetto, rifacendosi al motto: "chi non è con Lui, è contro di Lui".
Per inciso, sia ben chiaro: si comincia così e si finisce con la censura e l'olio di ricino. Per non parlare d'altro.

Vittima illustre di questo tritacarne politico-mediatico è stato oggi, tanto per fare un esempio, l'Arcivescovo di Milano Tettamanzi, reo di aver domandato ieri nell'omelia della domenica delle palme: "Perché molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni?". 
Apriti cielo! Il Giornale ha parlato di "omelia ad personam" aggiungendo "a volte l’arcivescovo sembra perdere la sintonia con gli umori profondi dei cattolici che si riconoscono nei colori del centrodestra".

La scorgete, tra le righe, l'abulia critica? Interrogarsi sull'operato di Berlusconi dal punto di vista etico, significa perdere la sintonia con chi è di centrodestra! Lascio ad ognuno il giudizio sulla pericolosità di un simile atteggiamento.

Tornando al Presidente Napolitano e al presunto "attacco" a Berlusconi, il quesito che si pone il Giornale assume toni a dir poco grotteschi.

Nel giro di una decina di giorni abbiamo assistito:
1. all'approvazione alla Camera della legge truffa della "prescrizione anticipata" fatta ad hoc per prescrivere anzitempo il processo Mills che vede coinvolto il Premier;
2. alle manifestazioni pro Silvio pilotate (e retribuite) davanti al tribunale di Milano durante il processo Mediatrade;
3. alle dichiarazioni di Berlusconi per la serie: "contro di me è in atto un vero e proprio brigatismo giudiziario";
4. ai manifesti di Milano con su scritto "Via le Br dalle procure", 'rivendicati' - è il caso di dire - dal candidato del Pdl al consiglio comunale di Milano Roberto Lassini;
5. alle dichiarazioni di Berlusconi (ieri) sui "Pm eversivi" - concetto non nuovo, in verità - cui si è aggiunta l'interessante interpretazione secondo cui "La Corte costituzionale da organo istituzionale è diventato un organo politico sottoposto ai pm di sinistra" e poi, dulcis in fundo, la definizione dei Pm di Milano come "cellula rossa";
6. all'interrogazione di Gasparri e Quagliariello per chiedere al Ministro della Giustizia Alfano di inviare gli Ispettori al Tribunale di Milano, dal momento che ci sarebbero state "palesi violazioni" da parte dei magistrati nell'indagine del Rubygate;
7. alla notizia che al Senato vogliono inserire nella legge della prescrizione abbreviata un articolo, per effetto del quale quando vi è anche solo il sospetto (non la certezza) di un conflitto di attribuzioni, un processo deve essere sospeso (leggi: "processo Ruby").

Come vedete, cari amici del Giornale, chiedersi se il Capo dello Stato, parlando di esasperazioni e degenerazioni, si riferisca a Berlusconi è una domanda che non possiamo non considerare retorica.

Un po' come se qualcuno vi chiedesse: ma secondo voi, Berlusconi non starà mica soffiando pericolosamente sul fuoco dell'odio sociale tra cittadini e istituzioni?

Tranquilli: dal momento che la risposta è del tutto evidente, questa è una domanda che a voi non faremo mai.


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