Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 30 aprile 2011

Il punto: perché la Corte di Giustizia ha bocciato il reato di clandestinità.

(Foto di Ettore Ferrari, via Ansa)
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Ancora una volta abbiamo rimediato la nostra bella figuraccia internazionale.

La Corte di Giustizia Europea ha appena emesso una sentenza con la quale boccia il reato di clandestinità perché in contrasto con la direttiva europea 2008/115/CE.
Tale direttiva, inspirata al massimo rispetto della persona, definisce con precisione la procedura da applicare al rimpatrio dei cittadini di paesi terzi.
Non accetta misure coercitive se non per extrema ratio e, in ogni caso, tali misure non devono essere punitive.

Il legislatore italiano si era distinto per il solito pasticcio.

Il decreto legge 286/98 già conteneva una serie serie di disposizioni* 'fantasiose' in contrasto con la direttiva europea. Ma, per non farsi mancare niente, nel cosiddetto pacchetto di sicurezza (Legge 15 luglio 2009, n. 94) il legislatore aveva poi introdotto tre diversi delitti di clandestinità che prevedevano la reclusione da un minimo di sei mesi ad un massimo di cinque anni.

Tale reato di clandestinità, subito bocciato dal CSM, aveva gettato scompiglio negli ambienti giudiziari dal momento che, prevalendo il diritto dell’Unione Europea sul diritto nazionale, l’incompatibilità della norma con la direttiva europea era manifesta.

Ora, dunque, arriva la sacrosanta e prevista bocciatura.

Di che ci lamentiamo? Non faremmo meglio a tacere?
______________________________________________________
* Per esempio la configurazione “di un illecito contravvenzionale a carico dello straniero che non ottemperasse all’ordine di allontanamento del questore, corredando peraltro tale inedito reato con una del tutto anomala previsione (per una contravvenzione!) dell’arresto obbligatorio in flagranza” (Viganò - Masera), naturalmente bocciata dalla Corte Costituzionale (sentenza n.223/2004).
** Art. 14 co. 5-ter primo e secondo periodo e co. 5-quater d.lgs. 286/98.


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mercoledì 13 aprile 2011

Lampedusa: chi ha ragione tra Italia ed Europa.



 [Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Per voler inseguire le nevrosi razziste della Lega, l’Italia è riuscita a mettersi contro l’intera Europa.

Va detto subito: da un punto di vista normativo non vi è alcun dubbio che i vari paesi che ci hanno criticato e l’Unione tutta abbiano ragione da vendere.

Vediamo perché e come siamo riusciti a gestire al peggio la situazione, facendo l'ennesima figura barbina a livello internazionale.

Quando a Lampedusa cominciano ad arrivare migliaia di migranti, le autorità si trovano ad affrontare un problema che richiederebbe come minimo buonafede, razionalità e umanità.

Infatti, se i migranti fossero rifugiati, allora in base all’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati scatterebbe il dovere di accoglienza: non si possono né espellere né respingere. 
La parola d’ordine diventa allora la seguente: non sono "rifugiati", ma "clandestini". In contrasto con le immagini che ci vengono quotidianamente mostrate in tv, si arriva persino a dichiarare che la maggior parte di loro hanno cellulari e abiti griffati (il Presidente della Regione Veneta Zaia docet). 
Ma poiché il flusso sembra inarrestabile, inizia il pianto, al grido di "il problema è di tale gravità che non può essere considerato solo italiano: deve intervenire L’Europa. 

E l’Europa interviene. Facendo, in sintesi, un ragionamento molto semplice.

Se i migranti non sono "rifugiati", allora diventa operativo l’articolo 5 della Convenzione di Schengen e quindi:

- se i migranti sono in possesso dei requisiti richiesti (documenti e denaro sufficiente per il soggiorno e il ritorno in patria in primis), non gli si può negare l’ingresso (ipotesi più probabile per signori con cellulari e abiti griffati) e quindi nulla quaestio;

- se invece i migranti non sono nelle condizioni previste, l’articolo 5 impone che sia rifiutato l’ingresso allo straniero: se non lo si fa, si viola la norma;

- ultima ipotesi: se si decide l’accoglienza in deroga - come parrebbe aver fatto l'Italia e come d'altronde previsto dall’ultimo comma dell’articolo 5 - allora “l’ammissione è limitata al territorio del Paese interessato”, quindi la questione riguarda esclusivamente l’Italia.

Poiché il ragionamento è inoppugnabile, i nostri furbacchioni a questo punto cosa fanno? Cambiano rotta e invocano la direttiva 55. 

La direttiva in questione del Consiglio Europeo (emanata il 20 luglio 2001 per far fronte all’emergenza del Kosovo) ha il fine di offrire protezione temporanea (si parla di un anno) in caso di afflusso massiccio di sfollati (ovvero, sostanzialmente, persone fuggite o evacuate da paesi nei quali non possono rientrare se non a rischio della vita). 

Poiché l’articolo 5 della direttiva stabilisce che “l’esistenza di un afflusso massiccio di sfollati è accertata con decisione del Consiglio adottata a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, la quale esamina parimenti qualsiasi richiesta presentata dagli Stati membri affinché sottoponga al Consiglio una proposta in tal senso”, il cerchio si chiude e, a parte il fatto che tale direttiva non è mai stata applicata, ben si comprende come il Consiglio Europeo non intenda considerare sfollati o rifugiati i migranti già dichiarati dalle nostre autorità  clandestini - dotati di cellulari e abiti griffati! - e non provenienti da zone di conflitto.

Per di più, il numero di tali migranti - stimato al momento intorno alle 26.000 unità - non rappresenta certo un caso di massiccio afflusso.

In definitiva, la solita comica all’italiana.

Regia a cura della Lega.

P.S.

Mentre la Lega (partito antieuropeista), per bocca del suo ministro Maroni, urla e si dispera perché l’Europa non ritiene quella italiana un’emergenza straordinaria, di fronte a tanta calamità indovinate un po’ qual è l’unica regione che non ha ancora accolto neppure un migrante? Indizio: ha dieci milioni di abitanti. Esatto: è la Lombardia (la Sardegna, con poco di più di 1.500.000, abitanti ne ha già accolti 1500).
Il perché credo sia evidente a tutti.


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sabato 2 aprile 2011

Ma i barbari siamo noi.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


I cittadini hanno paura: arrivano i barbari e il paese è in pericolo. 

Certo è seccante mentre si è seduti tranquillamente a tavola sentire su di sé lo sguardo di un mendicante affamato: si rischia di perdere l’appetito.
Su questo nobile sentimento molti movimenti politici hanno fatto fortuna. 

Ma diciamoci la verità: i barbari siamo noi.

I problemi drammatici che stiamo vivendo sono, infatti, l’inevitabile conseguenza della politica internazionale dei nostri governi.

Vogliamo ricordare, ad esempio, che Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania, hanno chiesto insistentemente di revocare l’embargo sulle armi alla Libia?

Vogliamo ricordare che questi paesi - Italia per prima - hanno venduto armi a Gheddafi per centinaia di milioni di euro?

Vogliamo ricordare (lo ha fatto in un convegno sulla pace tenutosi in questi giorni a Pisa il Professor Giuliano Pontara, emerito di Filosofia Pratica all’Università di Stoccolma) il paradosso per cui la Francia fa decollare i suoi Mirage con l’obiettivo militare di neutralizzare gli stessi Mirage che ha venduto al governo libico?!

L’arrivo dei migranti è l'ultimo anello di una lunga e indecente catena di eventi: arrivano nei nostri floridi paesi - rischiando la vita - fuggendo da regioni che noi abbiamo invaso, colonizzato, sfruttato, consegnato nelle mani di dittatori senza scrupoli che si arricchivano alle spalle dei loro “sudditi” con la nostra compiacenza.
Dittatori utili agli occidentali perché tenevano a bada i propri popoli, permettendo a noi di sfruttare le loro risorse naturali - petrolio e gas in primis - e di approfittare dei loro contenziosi per lucrare sul business delle armi.

Insomma, non ci sono solo elementari ragioni di solidarietà - che pure sarebbero sufficienti - che ci chiamano a compiere il nostro dovere di accoglienza. 
Il fatto è che del destino di coloro che ora bussano alla nostra porta siamo stati e siamo ancora, gli artefici.

Non possiamo lavarcene le mani. 



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mercoledì 30 marzo 2011

Il "foeura di ball" di Bossi: a lezione di milanese o di patriottismo?

Per una volta, concedetemelo, vorrei evitare di commentare l'espressione con cui Bossi ha ieri proposto la sua soluzione al problema lampedusano, chiosando "Foeura di ball", anche perché per chiunque abbia un minimo di buon senso e di umanità, l'espressione si commenta da sé.

Mi sembra interessante invece dare un occhio a come è stata trattata la notizia dagli ambienti vicini al Senatùr.

Per rilevare che i più "pudichi", ad esempio, si sono rivelati quelli del quotidiano leghista la Padania.
Guardate qua:



La frase non campeggia a bella posta in prima pagina. Compare nel testo dell'articolo, un po' sfumata.

Quei buontemponi del Giornale, invece, sono riusciti a superarsi: è scattata infatti la lezione di milanese con tanto di puntualizzazioni ortografiche!
Perché, hanno scritto, "la scrittura corretta è il problema".




Ma nella giornata di oggi si è raggiunto l'apice del ridicolo (ammesso che vi sia ancora la forza di ridere, su queste cose).

Con questa dichiarazione:
Una frase da parte di Bossi che fa capire il sentimento degli italiani nei confronti della patria. Il nostro leader ha parlato da padre della patria.
Lo ha affermato l'europarlamentare leghista Mario Borghezio.

Anche in questo caso, lascio a voi il commento.

Ma due implicazioni logiche, al volo, le voglio fare.

Per Borghezio, come lui stesso ha dichiarato, gli italiani sono quelli non padani. 

Il che significa che se parla di patria associandola agli italiani, sta escludendo la Padania. 

In base a questo ragionamento, Bossi avrebbe dunque parlato, per una volta, rappresentando l'Italia, esclusa la Padania!

Un padre di una parte della patria, insomma (quella vera, l'Italia tutta).

Brutto affare, la logica, caro Borghezio, vero?

E comunque, passi la lezione di milanese del Giornale, ma la lezione di patriottismo dalla Lega, abbiate pazienza, mi sembra francamente fuori luogo.

Al punto che quasi verrebbe da dire...

... ma va a ciapà i rat!


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