Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 29 settembre 2011

Garantismo: le due facce della medaglia.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Alcuni intelligenti commenti dei nostri lettori, mi inducono a tornare su una vexata quaestio relativa all'ordinamento processualpenalistico.

In particolare ci si domanda come sia possibile che l'iter giudiziario non si arresti immediatamente qualora il Pubblico Ministero chieda l'archiviazione dell'indagine.

Ebbene, da un punto visto logico la risposta è univoca.

Il Gip  svolge come noto una funzione di garanzia dell'operato del Pm. Valutare questo operato significa tutelare l'indagato ma anche - lo si dimentica spesso - la parte lesa.

Dobbiamo sempre rammentare entrambe le facce della medaglia.

Sono due le parti che chiedono giustizia: gli indagati o imputati da un lato, le vittime dall'altro.

Ora, quando il Pm chiede l'archiviazione si può supporre che aumenti fortemente la probabilità che l'indagato sia innocente o che perlomeno manchino indizi sufficienti per sostenere l'accusa.
Su questo siamo d'accordo.
Ma in ogni caso la legge prevede il vaglio del Gip.
Il Pm infatti potrebbe essere in errore o in malafede.
Dobbiamo o no considerare - per quanta remota appaia - questa possibilità?
Il legislatore ha evidentemente ritenuto di doverla prevedere.

Nel caso, per esempio, del ministro Saverio Romano - trovate qui il mio post - il Gip non ha accolto l’istanza di archiviazione: prima ha convocato le parti, poi ha chiesto all’accusa di produrre gli atti del procedimento, ritenendoli indispensabili per decidere.
La mancata presentazione di quegli atti potrebbe essere maliziosamente interpretata.
Ma noi non lo faremo.
Dopo avere esaminato gli atti, il Gip poteva accogliere la richiesta di archiviazione, indicare ai Pm nuovi temi di indagine o disporre l’imputazione coatta. Ha deciso per quest'ultima.
Non vedo sul piano logico nessuna distinzione tra le tre opzioni.
Le carte, i fascicoli le intercettazioni  parlano e la loro voce può essere difforme da quella del Pm.
Quando poi si tratta di processi di mafia o, in generale, di criminalità organizzata, è naturale che le cautele debbano essere massime, in tutti i sensi.
Il Pm, in linea teorica, potrebbe avere ricevuto una telefonata del tipo:
"...L'altro giorno ha voluto fare il furbo. Io la volevo salvare ma da questo momento non la salvo più. Lei è degno solo di morire, ammazzato come un cornuto. Lei è un cornuto e un bastardo!"
Forse un po' cinematografico, penserete, ma purtroppo le parole che avete appena  letto sono fedelmente tratte dalla telefonata ricevuta da Giorgio Ambrosoli *.

Direi dunque che mai come in questi casi si rende necessaria la sospensione del giudizio.


Come non ci azzardiamo a giudicare l'intervento di un neurochirurgo o la pubblicazione di un fisico nucleare non dovremmo parlare e straparlare di inchieste, magistrati, avvocati, processi fidando solo nell'intuito, senza avere gli strumenti tecnico-giuridici, senza conoscere i fatti e senza aver letto gli atti (che peraltro non potremmo comprendere dal momento che non siamo del mestiere).

Però, come possiamo giustamente lamentarci del trattamento ospedaliero, possiamo lamentarci legittimamente del trattamento giudiziario, cioè del funzionamento della macchina giudiziaria. E qui i cahiers de doléances purtroppo avrebbero molte pagine. Ma poiché quello del magistrato è un lavoro delicatissimo, anziché giudicare i processi dobbiamo pretendere che siano messi in atto tutti gli sforzi possibili per avere una magistratura onesta, efficiente e preparata: severa selezione, leggi, personale e mezzi adeguati.

Questo dobbiamo pretendere dallo stato, questi gli obiettivi da perseguire per i quali è giusto e sacrosanto alzare la voce.
__________________________________________
*Riascoltiamo le due telefonate che l'avvocato Giorgio Ambrosoli - un eroe borghese come ebbe a definirlo Corrado Stajano - ricevette dalla mafia prima di essere ucciso da un sicario ingaggiato da Michele Sindona. E già che ci siamo rileggiamo la sua bellissima, straziante lettera testamento alla moglie.












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martedì 27 settembre 2011

Scherza coi fanti...


Qualche giorno fa avevamo parlato del silenzio della Chiesa sugli scandali berlusconiani commentando un articolo di Marcello Veneziani che spiegava i motivi di una simile strategia del non-intervento.

Passano meno di 24 ore e il Cardinale Angelo Bagnasco pronuncia parole di fuoco durante la conferenza episcopale italiana, sferrando un attacco bipartisan sulla questione morale, ma chiaramente monopartisan sulla questione della licenziosità dei costumi quando si riferisce a "stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica", parla di "comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui" e chiosa dicendo "chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda".

Secondo un retroscena illustrato dal Fatto Quotidiano l'evento scatenante che ha portato all'invettiva morale del cardinale sarebbe il racconto da parte di una delle ospiti di Arcore dei siparietti di una Minetti sexy-suora con tanto di crocifisso morbidamente adagiato, per mano dello stesso Berlusconi, sulle generose rotondità di Sorella Nicole.

Se così fosse, lo confesso, la cosa mi turberebbe non poco.

Perché passi - si fa per dire - la strategia del silenzio scelta fino ad oggi dalla Chiesa sugli atteggiamenti immorali del Premier, ma lo sdegno ad orologeria a seguito del vilipendio del crocifisso appare francamente intollerabile.

Il messaggio sarebbe lampante: va tutto bene fuorché non si irridono i simboli cristiani.

Se le Papi-girls si travestono da suora le cene si trasformano d'incanto da eleganti a peccaminose, mentre se le arcorine si vestono da infermiere o addirittura si svestono completamente, porcheggiando nude per Villa San Martino, lo stile di vita del Premier è tutto sommato accettabile e consono agli incarichi istituzionali.

Una strana etica, in definitiva.

Un'etica, come dire... ad Vaticanum.


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Il ministro Romano, la politica e l'etica della responsabilità.

Saverio Romano
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Il Gip Giuliano Castiglia non ha accolto la richiesta, presentata dalla Procura di Palermo, di archiviazione dell'indagine per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del ministro Francesco Saverio Romano e ne ha disposto l'imputazione coatta. A questo punto i pm entro dieci giorni dovranno formulare la richiesta di rinvio a giudizio.

Questo il fatto.

Il Ministro - ospite domenica della trasmissione In mezz'ora condotta da Lucia Annunziata - lamentava che poiché la Procura ha indagato per otto anni su di lui arrivando a chiedere l'archiviazione, è inammissibile che il Gip assuma un provvedimento che vanifica il lungo lavoro della Procura stessa. La sola ragione che può spiegare tale provvedimento sarebbe, a suo dire, natura politica.

Si vuole colpire Romano per far cadere Berlusconi.

Non voglio né potrei entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Mi limito a chiedere al Ministro:

"Se il Gip non può, pena l'anatema e lo scandalo, svolgere legittimamente in qualità di giudice terzo, la funzione di garanzia prevista dalla legge - ed è irrilevante dal punto di vista logico se disponga la proroga della durata delle indagini, decreti l'archiviazione richiesta dal pubblico ministero o disponga l'udienza preliminare - a cosa serve questo benedetto giudice?"

Già che tocchiamo l'argomento voglio rispondere a tutti coloro che rimproverano alle procure il fatto che molti imputati siano poi assolti.
Ebbene, questa è la fisiologia della giustizia.
Se così non fosse a cosa servirebbero i processi?
C'è un magistrato che muove l'accusa (che può sbagliare come qualunque altro essere umano), un avvocato per la difesa, un giudice terzo per il giudizio.

Se il giudizio fosse noto prima non occorrerebbe un processo. 

Ora una notazione politica.

Nel suo libro intervista La Mafia addosso  il Ministro dice che il provvedimento del Gip può essere definito un 'provvedimento ad orologeria' e ricorda che, presago di questo, aveva avvertito il ministro Alfano e il Presidente Berlusconi che la sua nomina avrebbe determinato una svolta negativa nell'indagine che lo riguardava. Svolta puntualmente verificatasi e che - a suo parere - proverebbe la malafede della magistratura (comunista!).
Signor Ministro, le chiedo pertanto:
 "Ammesso e non concesso che ciò sia vero, non le pare da irresponsabili mettere in grave imbarazzo il Governo della Repubblica e il Paese tutto accettando la nomina* ben sapendo che il ministero da lei assunto si sarebbe, a breve, trovato nella prevista bufera mediatica? Le sembra che questo significhi avere senso dello Stato?"
Non provi a rispondermi Sig. Ministro: come è del tutto evidente le mie domande sono retoriche.

Come, infatti, ebbe a dire  Max Weber - fondatore dello studio moderno della sociologia e della pubblica amministrazione - nella famosa conferenza politica Politik als Beruf (1919), occorre distinguere  tra etica  della convinzione e etica della responsabilità.

Sinteticamente: in base alla prima si seguono i propri princìpi assoluti senza preoccuparsi delle conseguenze; in base alla seconda occorre sempre tener presente le conseguenze di ciò che si fa, gli effetti delle propria azioni.

E, dice Weber, solo questa seconda è un’etica veramente politica.

A questo punto non ci resta che sperare in un atto di resipiscenza.

Per il bene dell'Italia.
___________________________________________
*Peraltro poiché lei sostiene di aver cambiato casacca, per così dire, aderendo al gruppo dei responsabili esclusivamente per salvare il Governo e l'Italia in una contingenza drammatica - lo ha anche ribadito in trasmissione - credo sarebbe stato doveroso, per dimostrare al Paese la sua buona fede, rifiutare qualunque carica. C'è, infatti, una cartina di tornasole a proposito dei voltagabbana: si può sperare che siano in buonafede quelli che a cambiar giubba non ci guadagnano. 




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lunedì 26 settembre 2011

Stima e fiducia.


Se io fossi il Presidente del Consiglio di un paese come l'Italia, con i problemi storici dell'Italia, con la nomea dell'Italia nel mondo, l'ultima cosa che farei è nominare come Ministro una persona in odore di mafia.

Questo, beninteso, indipendentemente dal fatto che quella persona - nei confronti della quale c'è un procedimento giudiziario in atto - sia o non sia effettivamente collusa, a quasiasi titolo, col peggiore cancro del nostro paese (che naturalmente non è la magistratura, come qualcuno vorrebbe farci credere).

Se io fossi il Presidente del Consiglio e - chissà perché - avessi comunque nominato come Ministro una persona in odore di mafia - Francesco Saverio Romano - l'ultima cosa che farei, a pochi giorni dalla mozione di sfiducia nei suoi confronti (mercoledì prossimo) sarebbe quella di emanare il seguente comunicato ufficiale:


Se io fossi il Presidente del Consiglio e avessi deciso - chissà perché - di emanare il suddetto comunicato ufficiale esprimendo stima e fiducia nei confronti di un Ministro in odore di mafia, sicuramente, perlomeno, non avrei scelto di esprimere il mio rammarico per non aver partecipato alla presentazione del libro "La Mafia addosso", in cui il Ministro in questione si difende dalle accuse a lui mosse da diversi pentiti.

E in ogni caso, da Presidente del Consiglio, avrei senz'altro appositamente evitato di dichiarare di aver letto:
 "con grande interesse la sua appassionata e dettagliata difesa di fronte alle accuse della magistratura siciliana".
Questo per i seguenti semplici motivi:
1. Perché nessuno possa anche solo lontanamente pensare, in patria come all'estero, che in qualche modo io stia tentando di ingraziarmi la compiacenza di una persona in odore di mafia;
2. Per non far credere ad alcuno che io approvi un libro che indirettamente mette in discussione il lavoro della magistratura prima che questo sia concluso (rischiando persino di condizionare l'opinione pubblica su una delicatissima vicenda che ha per oggetto l'intreccio tra mafia e politica);
3. Perché nessuno possa sospettare neppure per un momento che io stia in qualche modo facendo una sorta di spot promozionale ad un libro che è la difesa di una persona in odore di mafia;
4. Per non far pensare a nessuno, in Italia e nel mondo, che quando parlo della "appassionata e dettagliata difesa dalle accuse della magistratura siciliana" io stia combattendo in qualche modo - come in altre occasioni - la mia personale battaglia contro i Pubblici Ministeri della Repubblica Italiana il cui Governo ho l'onore di presiedere;
5. Per non far dubitare alcuno, in Italia e nel mondo, che quando parlo della "appassionata e dettagliata difesa dalle accuse della magistratura siciliana" da parte di una persona in odore di mafia, io stia dimenticando come la magistratura della nostra Sicilia combatta da tempo immemore una delle più sanguinose guerre civili che la storia repubblicana del nostro paese ricordi, guerra in cui abbiamo visto cadere eroi di Stato quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che hanno dato la vita per difendere le Istituzioni.
Se io fossi Presidente del Consiglio, mi sfiorerebbe l'idea che atti come questo possano indebolire lo Stato, mettere in cattiva luce non solo il mio operato ma l'immagine di un'intera nazione, far credere all'estero che in Italia le questioni della moralità e della lotta contro la criminalità organizzata - per cui siamo tristemente noti nel mondo - siano minoritarie o peggio valgano ad intermittenza, secondo gli interessi e/o le convenienze.

Questo penserei, se io fossi il Presidente del Consiglio.

Ma il nostro Presidente del Consiglio è Silvio Berlusconi.

E tanto basta per spiegare perché le sorti di un paese meraviglioso come l'Italia siano oramai appese ad un filo.

Sempre più sul punto di spezzarsi.


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domenica 25 settembre 2011

Solo 48 ore.



Stiamo allerta: nei prossimi giorni ci riprovano.

Nel ddl sulle intercettazioni, che Berlusconi and Co. vogliono approvare entro pochi giorni, sarà compresa la seguente norma (comma 29 dell'art. 1):
"Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono".
Tradotto? Basterà una comunicazione - magari con una e-mail, una telefonata, un fax, una cartolina - da parte di chicchessia riguardo ad un contenuto sgradito e il gestore avrà l'obbligo di rettificare entro 48 ore. 

Pena? Multe fino a 12 mila euro. 

Tra le forze politiche, al momento in cui scrivo, solo l'IDV è sul piede di guerra. Ecco cosa ha scritto su FB Antonio Di Pietro:

Attendiamo le mosse delle altre forze del centrosinistra. E non solo, direi.

Aspettiamo al varco anche radicali, centristi, futuristi e compagnia cantante.

Perché qui, sia ben chiaro a tutti, si gioca una delle più grandi battaglia democratiche relative alla libertà di espressione.

Freedom House, nel suo rapporto 2011, dava l'Italia come parzialmente libera nell'informazione tradizionale ma come libera (sebbene buon ultima dei paesi occidentali) per quanto riguarda l'informazione in rete.

Silvio Berlusconi aveva annunciato questa estate che era giunto il momento di scendere in campo sul web.

La norma già ribattezzata "ammazza blog" parrebbe la prima mossa di questa nuova guerra mediatica.

L'obiettivo sembra proprio quello di rendere la vita impossibile agli oppositori che popolano la rete, rei evidentemente di "pensare" e di "argomentare".

C'è davvero di che preoccuparsi.

E a questo proposito: se entro 48 ore da adesso vedete scomparire questo post o peggio vi accorgete che è cambiato nella sua impostazione generale, e magari reca il finale "Non c'è nulla di cui preoccuparsi", datemi retta: preoccupatevi seriamente.

Update.

Il Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, cultura e spettacolo ha indetto una manifestazione a Roma per dar voce alla protesta.
L'appuntamento è a Roma, presso il Pantheon, giovedì 29 settembre prossimo dalle 15 alle 18. Vi aspetto.
A proposito: sarà il compleanno del Premier. Quale occasione migliore?


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Il silenzio della Chiesa secondo Veneziani.


Perché la Chiesa rimane in silenzio mentre infuriano gli scandali di Silvio Berlusconi?

Marcello Veneziani, l'intellettuale degli intellettuali della destra italiana, risponde a questa domanda sul Giornale online, elencando una lunga serie di motivazioni che dovrebbero spiegare il silenzio della Chiesa.
La domanda che si pone, per la precisione, è la seguente:
"Perché la Chiesa non si allinea al­la sinistra e come una Mercega­glia qualsiasi non sfiducia Berlusco­ni per i suoi peccati?"
Posta così la questione si fa ancora più interessante, no?
Vediamo dunque le motivazioni date da Veneziani.
1. "Perché la Chiesa non vuol en­trare nel gioco politico e spaccare i suoi fedeli".
Peccato che la Chiesa, proprio rinunciando al suo magistero morale, entri di fatto nel gioco politico grazie al suo silenzio e spacchi e disorienti i fedeli - che si chiedono come mai non intervenga là dove parrebbe necessario farlo - contribuendo così all'accettazione di indegni disvalori che a taluni parranno meno gravi per via delle troppe bocche cucite sull'argomento.
Tra l'altro, quando si parla di decisioni politiche che riguardano l'etica, la Chiesa si pronuncia dicendo appunto che non fa politica ma dà indirizzi etici. Dunque la volontà di non "entrare nel gioco della politica" è a corrente alternata e figlia di logiche tutt'altro che apolitiche.
2. "Perché la Chiesa distin­gue tra peccati e reati, tra problemi morali che riguardano le coscienze di ciascuno e problemi politici che ri­guardano il paese".
Parliamone. Se la Chiesa si occupa di peccati - a prescindere se siano o meno reati - non si capisce perché mai non dovrebbe spendere due parole su una questione che minaccia seriamente i costumi di un intero popolo
Sul contenuto di azioni dannose dal punto di vista sociale la Chiesa ha l'obbligo morale di esprimersi pubblicamente. Se tace perché non si interessa dei problemi etici di un paese - ma solo dei singoli peccati che riguardino le singole coscienze - d'ora in poi ci si aspetta che taccia per sempre e lasci parlare solo i sacerdoti dentro i confessionali.
3. "Perché la Chiesa non può essere tacciata di ingerenza ogni volta che difende la famiglia, i costumi, la vita e poi invocata dagli stessi censori quando deve scomuni­care Berlusconi".
Questa argomentazione è decisamente un non-sense, così com'è posta.
La Chiesa sta in silenzio perché in altri casi è tacciata di ingerenza?
Il cortocircuito logico è talmente paradossale che non è il caso di aggiungere altro.
4. "Perché la Chiesa ha avuto guai in casa con la pedofilia".
Interessante. Come dire che la Chiesa non ha titolo a parlare dei peccati in questione perché alcuni suoi esponenti si sono rivelati peccatori su materie "affini".
Come se la polizia non arrestasse più nessun ladro dal momento che si è scoperta l'esistenza di poliziotti  che rubano!
5. "Perché la Chiesa sa che la corruzio­ne morale del nostro Paese ha radici più profonde e occidentali e non si può ridurre a un uomo".
Chiaro? Se la corruzione di un paese non dipende da un uomo - che tra l'altro è Presidente del Consiglio - è bene non sottolineare che le sue azioni sono disdicevoli! 
Se la Chiesa la pensa davvero così, poveri noi...
6. Perché la Chiesa sa che quelle radici (della corruzione, ndb) affonda­no nella società permissiva e nichili­sta, laicista e anticlericale, di cui ulti­mo effetto fu il modello Zapatero, co­sì esaltato da chi ora chiede l'inter­vento della Chiesa.
Eccoci qua, ti pareva. E' colpa nostra. La madre di tutte le corruzioni siamo noi, noi tolleranti comunistelli sinistrorsi, laici e sprezzanti dei privilegi della Santa Casta.
Perché? Boh. Così. Per assunto logico. Per una sorta di argomentazione puramente a contrariis (la cui premessa sembra vera per definizione): cioè perché per non essere corrotti bisogna invece essere intransigenti destrorsi,  fideisti e naturalmente cattolici. 
Bisogna essere Silvio Berlusconi, insomma, per non essere corrotti...
Ops... C'è qualcosa che non torna!
7. Perché la Chiesa sa quanto odio riceve da quella par­te, che massacra la Chiesa sulla pedo­filia e sull'8 per mille, deride la fede come ignoranza e superstizione, si infervora per le tesi miniprotestanti di Mancuso che vogliono liberare il rapporto tra Io e Dio dalla mediazio­ne della Chiesa; la stessa parte che con Eco insulta Ratzinger sul piano della filosofia ed elogia un libretto, Mai ali che volano in alto, con pesan­ti allusioni pedofile al Papa.
La Chiesa tace insomma perché sa che dall'alta parte la avversano.
Se questo è vero, la Chiesa non ne esce male, ma malissimo, da quella che pure appare come un'arringa difensiva.
La Chiesa infatti starebbe zitta sulla ragnatela di escort, di favori sessuali, di prostituzione, di favoreggiamento di minorenni - e chi più ne ha più ne metta - per non favorire la parte politica a lei non gradita.
Se fosse così, questo sarebbe l'emblema numero uno di quella volontà di "entrare nel gioco politico" come e quando le fa più comodo.
8. E poi la Chiesa sa che gli uomini passano, confida nel tempo e punta all'eterni­tà.
Come dire: la Chiesa chiude gli occhi e aspetta serena in un angolo che l'abisso morale, spalancato da alcuni illustri personaggi della nostra classe dirigente - Presidente del Consiglio su tutti - prima o poi si richiuda da sé, grazie alle magiche cure del tempo. 

Non so come la pensiate, ma a me sembra che i delicati fili logici di questo pezzo - buttato là per salvare capra e cavoli col risultato di un vorticoso effetto boomerang - intessano la trama di uno dei più efficaci ed involontari articoli contro la Chiesa che si siano mai letti negli ultimi tempi!

Piuttosto: chissà cosa ne pensa Santa Romana Chiesa, al riguardo.


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sabato 24 settembre 2011

Marylin Monroe e il neo del Creatore.


Marylin Monroe
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

È  appena uscita la traduzione italiana del saggio A Tear at the Edge of Creation (A Radical New Vision for Life in an Imperfect Universe) del celebre astrofisico Marcelo Gleiser  (portoghese di nascita insegna fisica e astronomia negli Stati Uniti, al Dartmouth College).

Il suggestivo titolo italiano è Il neo del creatore.

L'intrigante teoria esposta in questo libro fornisce un ulteriore esempio di quelle rivoluzioni copernicane che, a mio parere, rappresentano il più affascinante tema della storia dell'uomo.

Per secoli gli uomini hanno ammirato la bellezza, la simmetria, la perfezione. Concetti che ritroviamo in filosofia, nelle arti, nella scrittura (pensate alla metrica o alla  concinnitas ciceroniana), nella musica, nella religione. Ogni attentato a quest'ordine di idee era considerato sacrilego.

Citerò un esempio per tutti: lo scompiglio che provocò la scoperta, da parte di Galilelo Galilei, delle macchie solari.
La notizia, "Phoebus habet maculas", fu scioccante per l'establishment in quanto metteva in discussione la credenza nell'immutabilità e incorruttibilità della materia celeste.

Anche i filosofi e gli scienziati (Einstein per esempio) moderni e contemporanei hanno però continuato ad inseguire il mito del principio unificatore, della teoria unitaria, in una parola della perfezione.

Ora Marcelo Gleiser coraggiosamente scrive  l'elogio dell'asimmetria: è l'imperfezione a dominare il mondo.
L'asimmetria  (a cominciare dai primi istanti che seguirono il Big Bang) e la causalità sono il motore di ogni possibile evoluzione dell'universo.

Spero bastino questi brevi cenni per invogliare alla lettura del libro.

A me interessava porre l'enfasi, ancora una volta, sul fatto che ciò che si è creduto fin ad ora, con fede incrollabile, può rivelarsi d'improvviso erroneo ed essere rovesciato completamente.

Per i più curiosi svelerò il motivo del titolo in italiano.

Gleiser racconta, nel suo saggio, che Marilyn Monroe aveva sulla guancia sinistra un piccolo neo.
Una asimmetria.
Poiché in alcune foto il neo non è presente c'è da pensare che fosse artificiale. Ebbene molti sostengono che con quel neo Marylin fosse più bella (i fisici delle particelle, sicuramente, lo sosterrebbero).

La simmetria infatti - dice Gleiser - è bellezza, ma per essere davvero tale occorre una piccola violazione, una asimmetria sia pure minima, che violi la simmetria dominante: 
"The secret of beauty may be in the slight breaking of a perfect facial simmetry".
L'elogio della asimmetria, appunto.



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venerdì 23 settembre 2011

L'Italia s'è desta.

Sergio Romano
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Nell'editoriale del 21 settembre, pubblicato sul Corriere della Sera col titolo Una possibile soluzione, Sergio Romano scrive:

 "Berlusconi è stato per molti italiani una speranza di stabilità politica e dinamismo economico. Oggi quella speranza si è dissolta sotto il peso di una micidiale combinazione di promesse non mantenute, incidenti di percorso, scandali, comportamenti indecorosi e sorprendenti imprudenze. Oggi il maggiore problema italiano è la fine dell'era Berlusconi."

Mi permetterei una sola correzione: sostituire, nel secondo periodo, la parola "Oggi" con l'espressione "Da molti anni".

Per il resto siamo perfettamente d'accordo, ma devo osservare che se illustri e autorevoli commentatori, come lei, fossero arrivati prima a questa conclusione non ci troveremmo ora nella drammatica situazione che è sotto gli occhi di tutti.

In ogni caso ben tornato caro ambasciatore Romano.


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giovedì 22 settembre 2011

La verità sulla telefonata muta di Berlusconi a Ballarò!


Avevate davvero pensato che Berlusconi avesse fatto scena muta, l'altra sera a Ballarò, quando Giovanni Floris ha annunciato che il Premier era in collegamento telefonico, pronto a parlare, e dall'altra parte del filo si è udito invece il silenzio più totale (qui il video della non-telefonata)?

Confessatelo: vi ha persino sfiorato l'idea che Silvio avesse riattaccato il telefono di proposito, per qualche improvviso timore!

Niente di più lontano dalla realtà...

La "verità" sta in questa piccola chicca di Francesca Fornario, Luca Sappino e Simone Salis (Anticorpi News) che, giustamente, sta impazzando in rete!

Buon divertimento:




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Forse la fisica salverà Berlusconi.

Salvador Dalí
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Forse la scienza salverà il Cavaliere.

Questo è quello che viene da pensare leggendo la notizia che, guardacaso, il Prof. Antonino Zichichi si è precipitato a comunicare al giornale della famiglia Berlusconi.
Potete leggere qui il testo della telefonata intercorsa tra Vittorio Macioce e il professore.

In estrema sintesi le cose stanno così: secondo un esperimento appena concluso nel Laboratorio del Gran Sasso, i neutrini - che al contrario dei fotoni hanno una massa - avrebbero una velocità superiore a quella della luce.
Il fatto, se confermato, avrebbe le conseguenze di un terremoto: la fisica ne uscirebbe sconvolta.
Cadrebbe la teoria einstaniana dello spazio-tempo e di conseguenza - horribile dictu - nientemeno che il principio di causalità, pilastro fondamentale della fisica.
"Non c’è più alcuna connessione tra il prima e il dopo?" chiede stupito il giornalista.
"Il povero Cavaradossi morì dopo che i fucili del plotone d'esecuzione spararono. Non prima che i fucili sparassero. Il principio di causalità dice che l’effetto non può precedere la causa", risponde sorridendo, immagino, lo scienziato.
Ma se viene a cadere questo principio ecco che l'atleta potrebbe tagliare  il traguardo prima del colpo di pistola dello starter, un giovanotto sposare la sua fidanzata prima d'averla conosciuta, Einstein ricevere il premio Nobel prima della pubblicazione dei suoi lavori!

La corte di Berlusconi può tirare un sospiro di sollievo.

L'avvocato Ghedini sembra sia già all'opera per presentare una memoria difensiva il cui succo è sostanzialmente questo: è scientificamente dimostrabile che tutti i fatti ascritti al Premier sono avvenuti prima che lui li compisse.

Più innocente di così!

Update 18/11/11
Si ha notizia di una prima significativa conferma: si veda l'articolo "il neutrino è ancora più veloce della luce". Ma il cammino è ancora lungo.



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mercoledì 21 settembre 2011

Il crollo delle borse? Colpa dei PM. E non solo.



L'inchiesta Berlusconi-Tarantini-Lavitola passa da Napoli a Roma?

Per Alessandro Sallusti, questi sono i danni provocati dalle indagini della Procura di Napoli:
Sul campo restano le devastazioni all’uomo Berlusconi, violentato nel suo privato, e qualche milione di euro bruciato per via del trambusto pro­­vocato sui mercati dall’ipotesi di un premier in manette, sacri­ficato sull’altare dell’arroganza di magistrati arrivisti, e di com­mentatori faziosi e in malafede.
Magistrati e commentatori.

Ora finalmente sappiamo di chi è la colpa del crollo di Piazza Affari (o di tutte le borse?!).

A questo punto mi aspetto che in quanto blogger - pur sempre un "commentatore", in fin dei conti - un giorno o l'altro bussino anche alla mia porta, per chiedere conto di qualche spicciolo andato in fumo!

E dal momento che prevenire è meglio che curare, nel caso vi chiedano qualcosa, mi raccomando, acqua in bocca: voi non mi avete visto.

Nel frattempo io faccio le valigie e raggiungo il povero Lavitola, che tra l'altro - ne converrete - sarà certamente piuttosto giù di morale.

Quando tutto sarà finito, fra un venti-trent'anni, diciamo, fatemi pure uno squillo, se vi va.

Parola d'ordine: default.

Io capirò.

Anche se sul mio ritorno, badate: non vi assicuro niente...


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Libero e la logica alla rovescia.

Oggi girellando tra le pagine di Libero online, mi ha dato da pensare l'accostamento di due notizie differenti.

La prima è quella contenuta nel video-editoriale del Vicedirettore Massimo De' Manzoni, il cui titolo riassume così la decisione del Gip di Napoli di trasferire l'inchiesta dalla Procura di Napoli a quella di Roma:


Fantastico, no?

Il solito giochetto del fumo negli occhi: si riduce l'inchiesta paradossale di un Capo del Governo presunta vittima di un'estorsione - per via di quell'immondezzaio putrido che è "la macchina delle escort" - ad un problema di competenze di tribunali.
E per effetto di questa impostazione "logica", naturalmente, il contenuto dell'inchiesta - un Premier sotto scacco per le sue pulsioni sessuali - si sgonfia come un palloncino e diventa "un'inutile sputtanamento"!

La seconda notizia di Libero è quella di Marysthell Polanco assunta da una moribonda Milan Channel  per miseri 2500 euro a settimana:


Dite la verità: non sembra anche a voi che il vero sputtanamento sia piuttosto la seconda notizia - che avvalora e dà forza all'inchiesta di Napoli! - mentre il "si salvi chi può" con cui l'articolista chiude la notizia della Polanco - commentando le dichiarazioni di Marysthell il cui obiettivo è fare la consigliera regionale: oh, yes! - meglio si attagli allo stravolgimento mediatico-giornalistico fatto dal Vicedirettore sulla prima notizia, nella quale come un prestigiatore professionista ha fatto scomparire l'oggetto dell'inchiesta di Napoli e tutto il sottobosco relativo?!

Ebbene questo è Libero.

Ciò che è fondamentale va sullo sfondo; ciò che dovrebbe andare sullo sfondo viene invece inquadrato con un primissimo piano.

A titoli, di testa o di coda, invertiti.

Una regia alla rovescia, insomma, in cui la netta sensazione è che la mano destra sembra non accorgersi neppure di quello che fa la sinistra.

Per uno spettacolo illusionistico scomposto e confusionario che, guarda caso, attira sempre meno spettatori.

Grazie a Dio.


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lunedì 19 settembre 2011

Chi ha incastrato Silvio Rabbit?


Vorrei cercare di fare qualche riflessione sul putiferio scatenato dall'apertura del vaso di Pandora delle ultime intercettazioni.

Lasciatemi premettere soltanto che a leggere le 269 pagine dell'informativa Tarantini a cura della Guardia di Finanza (sì, le ho lette tutte... no, non mi sono divertito per niente) ci si immerge in una palude melmosa che ad ogni riga si fa più putrida e nauseabonda.

Quello che emerge è lo spaccato di un'Italia marcia nell'anima, un'Italia in cui i potenti vanno a braccetto con gli arrivisti e gli arrampicatori sociali - per non dire con i delinquenti - nel giocare la più infima partita di Risiko che la storia del nostro sventurato paese ricordi.

Decine, centinaia, migliaia di telefonate in cui gli interessi personali (relativi al sesso, agli affari o al potere poco importa) di alcuni frantumano e mandano sistematicamente in pezzi gli interessi e i bisogni di un intero popolo, alle cui spalle pesci grandi - anzi giganti - tramano operosi ed instancabili con pesci piccoli - anzi piccolissimi - arrivando in sostanza a ridefinire i contorni sociali di una nazione letteralmente colonizzata in tutte le sue realtà lavorative e amministrative (politica, televisione, industria, imprenditoria e chi più ne ha più ne metta) da un esercito di disinvolti figuri - uomini e donne - dai  meriti inesistenti (o indecenti), dediti come attività principale alla prostituzione del corpo o dell'anima per "essere" qualcuno (o qualcosa).

In questo quadro sociale apocalittico - leggetele queste pagine, non sto esagerando, credetemi - il ruolo del nostro Presidente del Consiglio è, purtroppo, ogni ora più chiaro, ogni ora più delineato.

I pasdaran del berlusconismo storico - su tutti, in prima linea come sempre, Giuliano Ferrara - fanno sempre più fatica a star dietro agli eventi ma non rinunciano al consueto giochetto del fumo negli occhi degli italiani - che pure, stando perlomeno ai sondaggi, sembrerebbero protagonisti di un timido risveglio - e lamentano il voyeurismo, il guardonismo, il numero delle intercettazioni subite e quant'altro.

Questo è quanto ha scritto Ferrara ieri sul Giornale (grassetto mio): 
Quel che emerge dalle intercettazioni non è reato, non è un crimine, ma è peggio: è un devastante errore politi­co. Un uomo di Stato non deve parlare con un telefonino pe­ruviano, non deve maneggiare i liquidi in quantità sconsi­derate, non deve trovarsi in mezzo a piccole intermediazio­ni con aziende pubbliche, non deve imbarcare una compa­­gnia di giro rutilante sugli aerei di Stato, non deve fare in pri­ma persona quel che l’amicizia il diletto o l’imbarazzante condizione di sorvegliato speciale gli suggerisce, e per giun­ta n­on deve a nessun costo essere esposto in questi compor­tamenti davanti a tutti. Incastrato. Questa è la parola giusto.
Tutto qui: un errore politico!

Occhio ai passaggi dell'elefantino, perché questo è il peggio della retorica:

L'imprudenza di parlare al telefono, non già la gravità delle macchinazioni che emerge dalle telefonate. 
Il maneggio di quantità di liquidi sconsiderato, non già l'indecente motivazione che sta dietro a quel movimento di denaro. 
La sfortunata circostanza di trovarsi in mezzo alle intermediazioni con aziende pubbliche, non già la colpevole interferenza di un uomo di governo.
La compagnia di giro rutilante sugli aerei di Stato, non già l'indecorosa macchina organizzativa i cui biechi meccanismi di reclutamento e di do ut des finiscono con lo scardinare i gangli della società civile.
L'essere esposto in questi comportamenti davanti a tutti, non già l'aver compiuto atti riprovevoli ed indegni.
Non tanto di un Presidente del Consiglio, badate. Di qualunque uomo.

Dico da tempo che l'unica, minuscola attenuante di cui Silvio Berlusconi avrebbe potuto godere in tutta questa vicenda sarebbe potuta essere la seguente: che tutti gli organizzassero cene, festini e via dicendo senza che lui retribuisse alcunché a nessuno e nessuna, senza prendere parte attivamente all'organizzazione operativa e alla progettazione degli eventi, senza che vi fosse un qualche dolo, senza un'intenzionalità nel danno, senza raggiri di alcun tipo. 
Quasi a sua insaputa, potremmo dire con una triste battuta ormai nota.

Ribadisco: sarebbe potuta essere l'unica, minuscola attenuante.

Ma leggete questa intercettazione (settembre 2008) in cui Berlusconi parla a Tarantini (grassetto mio): 
"Che cosa dici se chiamiamo anche Rossella che c’ha una ragazza che canta in Vaticano molto brava? Magari invitiamo anche Fabrizio Del Noce, il direttore della fiction della Rete Uno della Rai... Così le ragazze sentono che c’è qualcuno che ha il potere di farle lavorare..."
E un'ora dopo:
"Noi siamo messi così come uomini tu, io poi Carlo Rossella presidente di Medusa e Fabrizio Del Noce direttore di Raiuno e responsabile di tutta la fiction Rai... Sono persone che possono far lavorare chi vogliono... Ecco quindi le ragazze hanno l'idea di essere di fronte a uomini che possono decidere del loro destino... Ecco l'unico ragazzo sei tu, gli altri sono dei vecchietti però hanno molto potere".
Ecco: tutto quello che serve per qualificare i comportamenti di Silvio Berlusconi è racchiuso nelle parole in grassetto. 
La progettazione della trappola, l'inganno sottile, l'orchestrazione e l'allestimento di un contesto teso ad indebolire eventuali resistenze o comunque a motivare, incoraggiare, suggerire favori particolari che porteranno ad altri favori.

E' davvero tutto qui.

Prescindendo dal fatto che siano riconducibili ad un Presidente del Consiglio, quelle parole, quelle trame connotano in maniera definitiva il giudizio morale sull'uomo Berlusconi.

Nell'articolo citato, l'elefantino diceva anche: "sa di avere sba­gliato, deve scusarsi. Poi, il contrattacco", fingendo ancora una volta di ignorare la gravità dei comportamenti contestati e banalizzandone la natura.

Ma l'Italia non è così marcia dentro, anche se alcuni hanno lavorato sistematicamente per anni - e continuano a farlo - per renderla tale.

E chi oggi risulta "incastrato" lo è per averlo fatto con le sue stesse mani.

Gli italiani sa­ranno anche cinici ma non sono stupidi, scriveva ancora Ferrara.

Se davvero è così, caro Giuliano - e me lo auguro vivamente - Silvio Berlusconi, politicamente, ha i giorni contati.


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domenica 18 settembre 2011

Ha da passà 'a nuttata.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]
"How could a highly educated and cultured society, a society that at one historical moment nourished the music of Haydn, Mozart, and Beethoven, in the next historical moment sink into barbarism?
Come è possibile - potremmo tradurre - che una società altamente istruita e colta, una società che in un momento storico ha nutrito la musica di Haydn, Mozart e Beethoven, subito dopo possa precipitare nella barbarie?

Ecco la domanda che si pose fin da giovane il grande neuroscienziato Eric Richard Kandel, premio nobel per la medicina nel 2000, riferendosi naturalmente al regime nazista che lo costrinse ad abbandonare Vienna da bambino in seguito alle leggi razziali.

Emigrato negli USA, si laurea in discipline storico-letterarie, approda poi alla chimica ed infine alla medicina. Le esperienze traumatiche vissute nell'infanzia ed  il tormento di quella domanda lo condurranno infine ad occuparsi di psichiatria.

Ebbene - si parva licet componere magnis - anch'io sono tormentato negli ultimi tempi dalla stessa domanda a proposito dell'Italia.

Come è possibile che un popolo dalla letteratura quasi millenaria, un popolo che ha prodotto il Rinascimento e l'Umanesimo e che nel secolo scorso ha visto fiorire venti premi nobel (letteratura, chimica, fisica, economia e persino nella pace), grandi artisti, musicisti e politici sia ridotto in questo stato di degrado?

Non so rispondere a questa domanda né so se ha un senso porsela.

Posso solo dire che lo squallore che emerge dalle cronache quotidiane, squallore che coinvolge le nostre istituzioni ma anche tutti gli italiani, rende sempre più amara questa incomprensibile realtà.
L'assuefazione di buona parte dei cittadini allo scandalo, quotidianamente rappresentato dai media come un'orribile, scadente film, è essa stessa uno scandalo.

Come si può vivere senza che tutti si indignino in un paese in cui ogni giorno si parla - apertis verbis - di escort, di sesso mercenario, di lenoni, di ricatti, di raccomandazioni, di corruzione, di estorsione - e limito l'elenco per decenza - con riferimento per di più a rappresentanti delle istituzioni?

Qualche esempio dai quotidiani di oggi.


Si potrebbe dire col grande Eduardo De Filippo "ha da passà 'a nuttata", ma la battuta nella commedia Napoli milionaria! viene detta dal medico dopo aver somministrato alla bambina malata la medicina che poteva salvarle la vita.

Auguriamoci allora che presto si trovi la medicina adatta e si possa esclamare tutti insieme:
"Ha da passà 'a nuttata".


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Deduttivamente.


In un articolo sul giornale online fondato da Don Gianni Baget Bozzo, Ragionpolitica.it (che, tanto per dirne una, spicca tra i link "amici" sul sito personale di Angelino Alfano), Aldo Vitale descrive così il momento storico-giudiziario del nostro Presidente del Consiglio:
"con la vittima Berlusconi le procure dimostrano solerzia ai limiti della paradossale persecuzione (forse per la più che decennale abitudine a trattarlo come imputato).
E aggiunge:
[...] Berlusconi è soggetto a ciò che oramai può essere senza dubbio definito come vero e proprio «stalking giudiziario»
Politicamente si potrebbe deduttivamente ritenere che la persecuzione diretta dei rappresentanti costituisca una persecuzione indiretta dei rappresentati; ed in simili circostanze ci si allontana sempre dai parametri giuridici e politici di uno Stato di diritto. Urge quindi porre un argine primariamente culturale.
Come al solito, nessuna precisazione sul fatto che la Procura di Napoli sta tentando di acquisire la testimonianza di un Premier in questo caso parte lesa, né alcuna preoccupazione per l'eventualità che Berlusconi possa aver realmente commesso alcuni dei reati a lui contestati in altre circostanze.

Fin qui, nulla di nuovo.

La cosa che mi pare più interessante, tuttavia, è che applicando il medesimo ragionamento di Vitale ad un altro aspetto della vicenda in questione, Berlusconi dovrebbe dimettersi immediatamente.

Se infatti il nostro Premier, legittimamente eletto, fosse colpevole dei molteplici reati di cui è accusato, si potrebbe deduttivamente ritenere che la persecuzione diretta di alcuni dei rappresentati - ad esempio la minorenne Ruby - da parte del più influente dei rappresentanti - il Presidente del Consiglio - costituisca una persecuzione indiretta di tutti i rappresentati!

Che poi, detto in altre parole, è uno dei principali motivi per cui, nei paesi normali, il solo sospetto di un reato da parte di un politico induce il politico stesso alle dimissioni immediate: la sola  eventualità che chi amministra la cosa pubblica possa aver agito contro la cosa pubblica o contro i cittadini che rappresenta è semplicemente intollerabile.

Vitale ha dunque ragione: urge porre un argine primariamente culturale.

Proporrei di cominciare proprio dalle forme di stalking.

Non certo quello giudiziario, naturalmente, che è una fattispecie inesistente.

Parlo dello stalking intellettuale.

Quello esiste. Eccome se esiste.


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