Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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venerdì 23 settembre 2011

L'Italia s'è desta.

Sergio Romano
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Nell'editoriale del 21 settembre, pubblicato sul Corriere della Sera col titolo Una possibile soluzione, Sergio Romano scrive:

 "Berlusconi è stato per molti italiani una speranza di stabilità politica e dinamismo economico. Oggi quella speranza si è dissolta sotto il peso di una micidiale combinazione di promesse non mantenute, incidenti di percorso, scandali, comportamenti indecorosi e sorprendenti imprudenze. Oggi il maggiore problema italiano è la fine dell'era Berlusconi."

Mi permetterei una sola correzione: sostituire, nel secondo periodo, la parola "Oggi" con l'espressione "Da molti anni".

Per il resto siamo perfettamente d'accordo, ma devo osservare che se illustri e autorevoli commentatori, come lei, fossero arrivati prima a questa conclusione non ci troveremmo ora nella drammatica situazione che è sotto gli occhi di tutti.

In ogni caso ben tornato caro ambasciatore Romano.


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sabato 17 settembre 2011

Berlusconi e il canto del cigno.


Presidente Berlusconi,

mentre la Procura di Napoli si danna per interrogarla quale vittima eccellente di un'estorsione, forse farebbe bene a riflettere su un fatto: la maggior parte degli italiani sta pensando in queste ore che se lei non temesse di tradirsi durante il suo stesso interrogatorio - cioè se non avesse niente da nascondere e nessuno da proteggere - si sarebbe già precipitato a rilasciare un fiume di dichiarazioni, anziché inviare inutili memoriali scritti.

Nel giorno in cui Repubblica.it pubblica l'audio di un'inquietante telefonata tra lei e Lavitola, da un punto di vista mediatico lei ritiene una buona mossa scrivere una lettera a Giuliano Ferrara.

Lo fa in risposta all'ennesimo, surreale editoriale dell'elefantino, inanellando tuttavia una serie di forzature logiche ed ingenuità concettuali da far impallidire qualsiasi purista del ragionamento.
Vorrei che le analizzassimo insieme, se non le spiace.
1. Non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi.
Veda Presidente, sarebbe forse giunto il momento che qualcuno provasse a spiegarle che il fatto che lei non provi vergogna per le vicende al centro delle inchieste che la vedono protagonista non significa di per sé che quanto ha compiuto sia accettabile e, come lei stesso dice, "incensurabile".

La sua popolarità è al 22%: posto che lei, Presidente, sia davvero convinto di non avere nulla di che vergognarsi, è forse il caso che cominci a chiedersi se quel 78% di italiani non si vergogni invece per lei, e anche parecchio. 
E questo - sia ben chiaro - indipendentemente da quello che ha fatto o non ha fatto.

La reputazione di un politico è quello che ne fa un uomo credibile agli occhi dell'opinione pubblica. Una cattiva reputazione, com'è la sua a tutti i livelli - nazionale e internazionale - è motivo ampiamente sufficiente per alzare bandiera bianca e uscire di scena.
2. E' del tutto inaccettabile e addirittura criminale che persone che sono solo state presenti a mie cene con numerosi invitati siano marchiate a vita come “escort”.
Presidente, ci rifletta per un momento: non crede che se una donna, dopo una "cena elegante" nella sua abitazione, riceve una busta contenente svariate migliaia di euro, possa legittimamente ritenere di essere stata trattata come una escort? Perché è di quello che parliamo.
Badi: che la singola signorina abbia o non abbia concesso a lei le sue grazie non fa alcuna differenza, ai fini del ragionamento. 

Se è come dico, capisce bene che la responsabilità prima di quel marchio da escort che lei lamenta per le sue squisite ospiti sarebbe da addebitarsi a lei e a lei soltanto. Altro che stampa e magistrati!

3. Mi dispiace anche, per fare un altro esempio, dei falsi pettegolezzi che sono stati creati grazie ai soliti brogliacci telefonici sulla signora Arcuri, che è stata invece mia ospite inappuntabile in Sardegna e a Palazzo Grazioli.
Questo Presidente è un abile quanto scorretto colpo basso. 
Lei sa bene che l'opinione pubblica sta osannando Manuela Arcuri per "il gran rifiuto" e dunque cosa fa? Cita l'osannata che "le ha detto di no" a dimostrazione del suo comportamento da galantuomo, per far passare l'idea che come non c'è stato niente con lei, non c'è stato niente con nessuna delle altre! 
Geniale e puerile al tempo stesso. Dia retta: non le crederanno.
Mica per altro: soprattutto perché sembrerà a tutti assolutamente contraddittorio rispetto a quelle decine di affermazioni fatte nelle sue conversazioni private, con Tarantini ad esempio, come quando riferendosi a Capodanno 2009 ebbe a dire al telefono: "erano in undici... io me ne sono fatte solo otto perché non potevo fare di più..."
Presidente, dia retta: sulle cene eleganti non potranno crederle.
4. Il problema però è che da tre anni è in atto un mascalzonesco tentativo di trasformare la mia vita privata in un reato.
Anche qui, Presidente, non ci siamo. 
Noemi, Ruby, Iris Berardi: sono almeno tre le minorenni che hanno orbitato nella sua vita privata in modo molto poco chiaro. 
Su Ruby ci sono situazioni ed evidenze francamente imbarazzanti (e il caso della nipote di Mubarak fa ancora sorridere chi ha finito le lacrime per piangere). 
Ma il problema è un altro: un Presidente del Consiglio di cui si sospetti - si sospetti, non "si sappia" - una passione per le minorenni, come dire, è fuori dai giochi. Bruciato. Disintegrato. Evaporato.
Con la mente a questi eventi, Presidente, è assi improbabile che la maggioranza degli italiani la consideri legittimata a scrivere lettere a chicchessia rivestendosi di carattere.
E ancora una volta, mi consenta: non si sta trasformando la sua vita privata in reato, si sta tentando di capire se - come sembra - lei ha commesso reati nella sua condotta quotidiana.
Se fosse così, anche in quest'occasione, tutta la responsabilità non sarebbe certo da ricondurre a chi ha indagato sui reati, bensì a chi i reati li avrebbe commessi, cioè lei Presidente.
5. Decine, centinaia di persone sono esposte al ludibrio e al linciaggio, senza alcuna remora sia quando si tratti di gente comune o di personalità della vita pubblica e di questioni di bottega domestica sia perfino quando si tratti di vicende che determinano lo status del Paese sulla scena internazionale. Non è mai successo prima.
Verissimo. Mai si era visto prima, infatti, una concentrazione così massiccia di gestione del potere effettuata tramite reti di persone. 
Un'intera nazione governata al telefono da faccendieri col dito facile che muovono le persone come pedine sulla scacchiera di un gioco di ruolo, dalle donne delle cene illustri ai generali con incarichi speciali.
Un paese le cui sorti si giocano al telefono fa presto a diventare il paese delle intercettazioni (e in questo non c'è proprio nulla di scandaloso, dunque). 

Ma fosse questo il problema, Presidente! 

Possibile le sfugga che a noi comuni mortali, di tutte quelle intercettazioni, non preoccupa affatto il numero, bensì il contenuto?
6. Ho cercato di mettere in campo gente nuova, estranea ai vecchi giochi dell’establishment, gente giovane e votata al “fare”. Questa campagna non è mai finita, si è nutrita di attacchi a me, al mio partito, ai miei uomini, ai miei ministri, alla generazione di giovani che ho promosso in politica, e si è sparso su tutti il magma eruttivo dello scandalismo per ridurre in cenere una alta popolarità e una grande speranza. 
Anche qui, Presidente, si fidi: quel 78% di italiani farà fatica a seguirla. 
Perché la prima cosa che verrà loro alla mente sono i posti per giovani come Nicole Minetti e Mara Carfagna, e subito dopo quelli promessi a giovani come Barbara Faggioli o Marysthell Polanco (da poco - caso strano! - a Milan Channel). 
Altro boomerang insomma, questa sua affermazione, ne converrà.
7. Ho presentato il mio governo alle Camere nel 2008 chiedendo uno sforzo comune per la crescita e proponendo una fase nuova e pacificata nella vita nazionale dopo le drammatiche divisioni del passato e l’imbarbarimento del linguaggio e dei metodi politici. Ho cercato di fare il mio dovere e di riunificare il Paese, come con il discorso di Onna il 25 aprile.
Oddio, Presidente, qui ha davvero esagerato. 
Lei che parla di pacificazione quando la sua discesa in campo ha spaccato l'Italia in due come mai nella sua storia repubblicana.
Lei che accenna a drammatiche divisioni quando sono anni che è lei stesso a suddividere gli italiani in intelligenti (quelli che votano per lei) e coglioni (quelli che non lo fanno).
Lei che parla di imbarbarimento dei metodi politici quando - per ammissione di alcuni parlamentari - proprio lei avrebbe eletto a sistema lo sport della compravendita all'interno del Parlamento. 
E ancora, osa accennare al 25 aprile, lei che ha mostrato di disinteressarsi sempre di quella storica festa nazionale, al punto da avervi partecipato per la prima volta nel 2009, dopo 15 anni dalla sua discesa in campo!
Non le crederanno Presidente: anche volendo, non riusciranno a farlo.
8. Ho ammonito tutti, nel gennaio di quest’anno, sulla necessità di arrivare alla primavera-estate, mentre nuove regole e parametri incombevano sul sistema finanziario europeo e mondiale, con la più grande frustata della storia al cavallo dell’economia.
Presidente, dopo il tonfo economico di quest'estate e il baratro in cui ci troviamo precipitati, davvero pensa che - a parte qualche sprovveduto - vi sia qualche italiano che riesca a ritenerla capace di presidiare la crisi economica? A maggior ragione dopo il tragicomico valzer della manovra estiva?

E poi, andiamo: dopo tutto quello che è successo, ancora con questa storia della frustata al cavallo di gennaio? 
Presidente, ha una benché minima idea, dopo tutti gli scandali di questi mesi, di qual è la prima cosa che viene in mente alla gente quando parla di frustate? 
Glielo dico io: non è l'economia. Poi faccia lei.
9. Io non mollo caro direttore.
Veda Presidente, che non molla l'hanno capito tutti, più che altro perché avrebbe tutto da perdere, mentre rimanere nella stanza dei bottoni ancora per un po' continua a darle l'illusione di poter salvare presto o tardi la situazione, trovare in qualche modo una via d'uscita.

Non accadrà. 
Non salverà alcunché; non vi saranno vie d'uscita. 
Che sia ora o fra un anno o nel 2013, l'Italia, Presidente, la congederà con disonore. 

Non avrà nemmeno l'onore delle armi, che si riserva soltanto a quei combattenti che si sono distinti per ardimento e coraggio.

Persa la reputazione, persa la stima di gran parte del suo stesso elettorato, crollato nei sondaggi e nella popolarità, l'unico atto vero di coraggio e di responsabilità davanti ad un paese allo sbando sarebbe quello di cedere il comando.

Ma lei è di quelli che, per non darla vinta a quelli che considera suoi nemici - i comunisti, le toghe rosse, la Procura di Napoli, il Tribunale di Milano, la stampa di sinistra, Gianfranco Fini, e chi più ne ha più ne metta - si inchioda letteralmente allo scranno, senza capire che così facendo si destina da solo ad una fine ingloriosa.

Questa sua lettera a Giuliano Ferrara ne è un saggio evidente: senza un barlume di logica; del tutto priva di una qualsiasi calibrazione contestuale. 
Quasi patetica, nella sua drammatica sconclusionatezza.

Un canto del cigno, in qualche modo.

Il più mal riuscito e scomposto canto del cigno che la storia di questo paese ricordi.


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lunedì 12 settembre 2011

L'equilibrista.


"Verrà il giorno della vergogna. Siccome nessuno ha il coraggio civile di vergognarsi adesso, sarà la comunità nazionale, per bocca dei suoi storici e interpreti più autorevoli, a sancire in futuro che questa fu l’epoca del guardonismo e dell’origliamento..."
Così inizia l'editoriale di Giuliano Ferrara apparso oggi sul Foglio.

Ci risiamo, insomma.

Dopo aver chiamato a testimoniare, in difesa di Silvio Berlusconi, nientepopodimeno che Kant e Shakespeare - per poi smutandare i fedelissimi del Premier nel farsesco raduno al Teatro Dal Verme di Milano - Giulianone insiste.

Tutto proteso al futuro, l'elefantino dà mostra di non sapere un'ovvia verità: che il giorno della vergogna è già arrivato da un pezzo.

Se non avesse la gravosa incombenza di giocare al gioco delle tre scimmiette - non parlo, non vedo, non sento - forse chissà: magari  converrebbe sornione che già da tempo non solo la comunità nazionale ma pure quella internazionale, "per bocca dei suoi storici e interpreti più autorevoli", grida "vergogna, vergogna e vergogna!", in riferimento alle inaccettabili vicende che hanno riguardato il nostro Premier e tutta la sua corte.

Quegli storici e interpreti autorevoli, oggi, lo smaliziato spin-doctor mostra di non stimarli un soldo e spesso anzi li irride, riponendo la sua fiducia nella generazione di osservatori di domani, forse sperando che la memoria storica del nostro paese - sempre piuttosto labile - riesca a dissolvere nelle polveri del tempo le gesta ero(t)iche del Sire di Arcore.

Il pezzo di oggi è tutto un funambolismo circense sulle corde dell'immane pericolo rappresentato dal voyeurismo mediatico-giudiziario, che attenterebbe alla libertà personale di ogni cittadino italiano.

Non una parola sul vero oggetto al centro delle varie inquadrature: i reati ipotizzati di un Presidente del Consiglio.

Buco della serratura sulla vita privata di un uomo? Più che altro giro di prostituzione organizzata - di cui il soggetto avrebbe beneficiato anche in residenze istituzionali - più presunte prestazioni con minorenni.

Badate che il gioco è sempre lo stesso: gira una foto del premier con il coltello in mano e un cadavere accanto? Dagli al fotografo e al giornale che le ha pubblicate!
Là dove naturalmente il ragionamento è ben altro: è lecito che sorga il dubbio inquietante che chi è raffigurato col coltello in mano possa avere qualcosa a che fare col cadavere, o l'unico discorso sensato è quello di focalizzarsi sui pericolosissimi paparazzi eversivi che girano nel nostro paese?!

L'elefantino in bretelle, invece, continua a correre a perdifiato su uno sgargiante monociclo, con tanto di asta da equilibrista tra le zampe, cappellino arcobaleno sul capo e fischietto in bocca.

Il peso è notevole - quello dei misfatti in questione più di quello del pachidermico giocoliere - e non vorremmo che la musica festosa della corte in declino coprisse i pericolosi e funesti cigolii che pure riecheggiano nell'aria ogni giorno più forte, tanto da arrivare sempre più nitidamente alle orecchie del pubblico pagante.

Occhio, caro Giuliano: puntando lo sguardo proprio sotto il filo di quel rasoio sul quale ami correre dando spettacolo, si intravede il vuoto più totale.

All'orizzonte, neppure una piccola, salvifica rete di protezione.


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domenica 16 gennaio 2011

Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n°2.

Caso Ruby: il Giornale ci svela la "vera" accusa nei confronti di Berlusconi.

Bentornati!

Siamo alla seconda lezione del nostro Corso di Giornalismo Drogato.

Se non l'avete già fatto, mi raccomando, spargete la voce: in un paese in cui la disoccupazione giovanile è ai massimi storici e la formazione scolastica e professionale vengono quotidianamente mortificate, un corso gratuito come questo, che garantisca l'acquisizione di competenze chiave per l'inserimento in un mestiere difficile, ma sempre affascinante, come quello del giornalista, beh, è merce rara, no?!

Lesson number 2.

Oggi cominciamo la nostra lezione entrando, come si dice, in medias res, e ragionando subito su titoli e affini.

Guardate qua:



Come vedete, davanti a voi avete la prima pagina de Il Giornale di oggi.

L'argomento, naturalmente, è l'affaire Ruby e dunque l'indagine dei PM di Milano che accusano Berlusconi di concussione e di aver avuto rapporti sessuali con una minorenne.

Il titolo come vedete è molto evocativo: "la stanza segreta di Silvio".
Il riferimento è alla "vita privata" del Presidente Berlusconi (un ossimoro già a dirlo!), violata colpevolmente dalle indagini dei PM (questa è stata la prima dichiarazione dell'avvocato difensore, On. Niccolò Ghedini ed anche il nucleo centrale del video messaggio di Berlusconi appena diffuso in pomeriggio).

Prestate ora la debita attenzione alla frase subito sotto il titolo, che tecnicamente si chiama "sommario". E' l'esplicitazione del titolo e in qualche modo una sorta di sintesi dell'articolo cui si riferisce.
"La Procura accusa Berlusconi di aver offerto doni alle ragazze invitate ad Arcore".
L'impianto centrale dell'articolo che segue, a firma del Direttore Alessandro Sallusti, è tutto sul tema dei doni.
Doni che Sallusti dice di aver visto e preso lui stesso (cravatte, nel suo caso) e che costituivano la ciliegina finale delle serate degli ospiti di casa Berlusconi, uomini e (parole di Sallusti) "signore".

Ok. Fermatevi un attimo a riflettere su quello che è stato appena detto. Pensate ai concetti, alla concatenazione logica.

Bene. Ci siete? Capito il trucco? 

Rivediamolo al rallenty, come si farebbe con un illusionista, un prestigiatore. Perché in fondo è questa la magia del giornalismo drogato: creare l'illusione perfetta, mettere in scena la panzana più assurda, la frottola più clamorosa, ornandola con un variopinto ed appariscente mantello che viene spacciato per autentico, anzi, griffato: marca Verità, la migliore sul mercato.

E dunque qual è, in questo caso, il trucco del Copperfield "de noantri", il sagace Sallusti?

Sottrarre, far sparire, deviare l'attenzione, catalizzare i sensi su qualcosa d'altro, illudere, dissimulare.

Per imparare l'arte, a questo punto, conviene far partire il rallenty: dall'inchiesta dei PM, con un movimento secco della mano si sfilano le telefonate in questura; poi si fanno sparire con un abile scatto di polso le frequentazioni prolungate (e non occasionali) con la minorenne Ruby; si ricopre con un velo arlecchino (tanto per confondere un po' gli occhi) la partecipazione della Minetti; si fanno sparire dalla scenografia, dietro una cortina di fumo, gli appartamenti di via Olgetti 65 a Milano 2 (adibiti a residenze per le "signore" dell'harem) e si celano del tutto, con un gioco di specchi, i riferimenti ai Bunga Bunga, agli spettacoli hard e alla scelta delle elette per la notte col Sultano.

Cosa rimane nelle mani dell'illusionista, visibile ai nostri occhi? La storiella dei doni... Che ovviamente  per l'inchiesta sono denaro e gioielli per prestazioni sessuali e invece vengono trasformati come d'incanto in squisiti omaggi del padrone di casa per salutare tutti i suoi innocenti ospiti e ringraziarli dell'amichevole compagnia...

La storiella dei doni diventa il fulcro dell'impianto accusatorio dei PM, praticamente l'unico capo di imputazione! 
Rileggiamo ancora una volta:
"La Procura accusa Berlusconi di aver offerto doni alle ragazze invitate ad Arcore".
Il messaggio, fatto sparire tutto il resto, è uno solo, lampante: "tutto questo clamore per accusare il povero e munifico Silvio di fare qualche regalo alle 'signore'?"

Ecco qua. 

Abbiamo visto in poche mosse come drogare l'informazione a partire dal titolo, passando per il fondamentale ausilio del sommario.

La nostra seconda lezione è terminata.

Continuate a studiare, mi raccomando.

Vedo profilarsi all'orizzonte lo spettro di "interrogazioni anticipate"!!

[Per recuperi o ripassi: Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n°1..
Per portarti avanti con il corso: Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n°3]


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lunedì 3 gennaio 2011

Auspicio per il 2011: il centrodestra che vorrei.

Marcello Veneziani vorrebbe un Giornale libero e critico.
 Per un centrodestra immaginario.

Ieri, nella mia lettura della stampa quotidiana, mi sono imbattuto nell'editoriale sul Giornale firmato da Marcello Veneziani. Titolo: "Auspicio per il 2011, la stampa che vorrei".

Fra i contenuti che qua e là ostentano equilibrio (o equilibrismo?) e contraddizioni di varia natura, il buon Veneziani auspica un Giornale diverso, "non di guerriglia", " liberamente e criticamente schierato". Su Repubblica, poi, scrive testualmente: "La Repubblica andrebbe studiata nel passaggio da giornale radical snob (visto che chic è usurato, e snob vuol dire sine nobilitate) a giornale da caccia all’uomo, imperniato sul razzismo etico verso il nemico e la guerra civile semi-fredda tra due Italie che si schifano".

Ora: a parte il fatto che solo Alice nel Paese delle Meraviglie potrebbe auspicare che il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, diventi improvvisamente un quotidiano libero e critico; a parte questo, definire Repubblica un quotidiano da "caccia all'uomo imperniato sul razzismo etico" sarebbe solamente ridicolo, se non fosse irresponsabile e per di più grave, specie considerato che l'articolo invita a moderare i toni (tanto per citare una delle tante contraddizioni!).

Razzismo etico. Veneziani ci ammorba con questo concetto, di cui rivendica il conio, più o meno da una decina d'anni (qui trovate un sunto esemplare del suo pensiero).

Ok, bisogna ammettere che a sinistra abbiamo sempre sofferto di un certo malcelato e pernicioso senso di superiorità intellettuale e questo, senza giri di parole, è un atteggiamento da condannare.

Ciò non implica, tuttavia, che l'etica messa in campo dal centro-sinistra non possa essere migliore di quella messa in campo da Berlusconi.

Veneziani ci dimostri, che so, magari tramite sondaggi e numeri concreti (se possibile non taroccati, grazie), che la maggior parte dell'elettorato berlusconiano (mi accontento del 51%!) è, in ordine rigorosamente sparso:
contro l'evasione fiscale;
contro il malaffare in tutte le sue forme: tangenti, favoreggiamenti, nepotismi, raccomandazioni;
contro l'assalto alle istituzioni a prescindere dalle idee (Presidente della Repubblica e CSM in primis), anche quando condotto "solo" a parole;
contro i personalismi legislativi;
contro il boicottaggio e la manipolazione dell'informazione;
contro ogni forma di censura, anche quando le idee sono diverse dalle loro;
contro ogni forma di discriminazione, che sia religiosa ("esiste solo il cattolicesimo"), sessuale ("i gay = male sociale"), sessista ("la donna come oggetto di trastullo e merce di scambio per favori e ricompense");
contro ogni forma di assolutismo politico, nel rispetto del parlamento e della Costituzione...

Potrei continuare, mi fermo invece qui.

Aggiungo solo un inciso.

Quando io, razzista etico, vengo informato che un politico di centro-sinistra potrebbe essere coinvolto in qualcosa di poco pulito, non grido al complotto nazionale o internazionale e, rimanendo garantista, pretendo comunque che si dimetta e attendo gli esiti del processo.
L'ovvio ragionamento è che, nel dubbio, preferisco salvaguardare lo Stato inibendo un ipotetico delinquente, che aspettare anni e anni per poi scoprire che chi si pensava fosse un delinquente, lo era veramente e nel frattempo, abusando della mia cieca fiducia in attesa del giudizio, ha commesso danni irreparabili!

A questo riguardo, qualcuno, di centrodestra, mi deve ancora spiegare per quale paradosso logico il fatto che Berlusconi sia indagato decine di volte deve necessariamente significare che la magistratura sia politicizzata e complottista, mentre non può assolutamente significare che Berlusconi è un poco di buono...

In virtù di questo, caro Veneziani, se lei definisce quello di centro-sinistra razzismo etico, quando si parla di valori che non possono né devono essere messi in discussione, come dovremmo chiamare l'atteggiamento di chi ritiene che Berlusconi abbia ragione SEMPRE e COMUNQUE a prescindere da tutte le cose che fa o di cui viene accusato?

Credo che possa rispondersi da solo, lei che legge, mentre gli elettori di centrodestra stentano a farlo, se è vero come lei stesso rammenta che il cambio di stile del Giornale potrebbe servire "per concorrere a elevare la qualità di quel popolo, maggioritario nelle urne, minoritario nella lettura".

Se poi vuole una mia definizione del comportamento dell'elettore medio di Berlusconi, gliela dò volentieri: monoteismo politico associato ad una bella dose di egoismo sociale.

Lascio a lei il giudizio di cosa sia più pernicioso per una collettività che voglia sopravvivere come tale.

Cari saluti. Razzisti non so. Etici sicuramente.

P.S. E a proposito di etica: quella del sondaggio su Bondi dei Club della Libertà vi è sfuggita? Leggete qua:
L'incredibile storia del sondaggio su Bondi, ovvero "Salvate il Soldato Bondi!"


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martedì 28 dicembre 2010

Intervista a Belpietro.

Prima pagina di Libero di ieri: l'attacco di Belpietro è nell'editoriale.

Dopo l'incredibile affondo a Gianfranco Fini su Libero di ieri, dovevo fare qualcosa.

Ecco l'intervista a Maurizio Belpietro, un'esclusiva molto fanta e poco scientifica della Città Invisibile!

Io. Dunque Belpietro... le dispiace se non la chiamo Direttore? Sa com'è, proprio non mi viene...
MB. Ma fa' un po' come ti pare!
Io. A proposito, questa è una curiosità che mi preme: perché ha acconsentito a questa intervista?
MB. Ma perché sei uno sfigato! Uno che ha aperto un blog da qualche mese e con poche righe e un centinaio di lettori per caso sogna di cambiare il mondo! Voi sfigati sognatori mi avete sempre affascinato...
Io. Capisco... Vabbè, in ogni caso: parliamo del suo editoriale?
MB. Non siamo qui per questo? Vedi come girate sempre intorno alle cose? Perdete sempre tempo, vi parlate addosso...
Io. Noi sfigati?
MB. Ma sì, voi sfigatelli sinistroidi e antiberlusconiani, sì... Sempre lì a tessere, a cucire, ad approfondire, a studiare. Ma quand'è che vi sveglierete e capirete che non c'è niente da studiare?
Io. In che senso, scusi? 
MB. Nel senso che non bisogna stare sempre a rimestare, a puntualizzare, ad etichettare, a fare distinguo. Le cose a volte stanno semplicemente come stanno.
Io. Mi faccia capire. Parla a me di etichettare, tessere e studiare, quando sono mesi che col suo giornale fa il bello e cattivo tempo, ad esempio, etichettando tessendo e studiando il modo per distruggere politicamente Gianfranco Fini?!
MB. Vedi? Sempre ad alludere, a circoscrivere, a puntare il dito. Ma buon Dio, a parte il fatto che Fini si è distrutto da solo...
Io. Solo perché dissentiva da Berlusconi?
MB. Ma no, che c'entra! Perché gli elettori del PdL lo vedevano inscindibile da Silvio. Come te la spieghi altrimenti la percentuale nei sondaggi di Futuro e libertà che è meno della metà di quanto era Alleanza Nazionale ai tempi d'oro?!
Io. Insomma Fini è un traditore?
MB. Ma senti un po': pensi davvero che questa sia un'idea mia o che vogliamo far passare noi?
Io. Le devo dire la verità? 
MB. Lascia perdere, era una domanda retorica. Vedi che come al solito siete fuori dalla realtà?
Io. Mi indichi la via per rientrarvi, dunque. 
MB. Scherza, scherza. Ma hai un'idea di quanta gente ci sia che oggi è inviperita con Fini? Dai un'occhiata ai siti vicini al Pdl, o ai blog della sponda opposta alla tua: disprezzo, ostilità e rancore nei confronti di Fini si tagliano col coltello! 
Io. Beh, il suo quotidiano certo contribuisce non poco a questo clima!
MB. Allora, una buona volta: ma voi pensate davvero che noi, Feltri ed io, o il buon Sallusti, o Fede o Minzolini e tutti gli altri siamo quelli che causano questo clima?!
Io. Beh, il pensiero mi sfiora, in effetti, e in più di un'occasione.
MB. Questo perché, come ti dicevo, sei uno sfigatello della famiglia degli sfigatelli sinistroidi. Che non vede la differenza fra causa ed effetto...
Io. Mi illumini.
MB. Caro ragazzo, il mio quotidiano va semplicemente dietro all'umore degli elettori del centro-destra...
Io. Lei sta dicendo che non c'è un fine politico ma solo la ricerca del consenso degli elettori di Berlusconi?
MB. Sto dicendo che non è per le quattro patacche giornalistiche di Libero o del Giornale che gli elettori votano o voteranno Berlusconi. E dico che noi ci rivolgiamo a quell'elettorato. Che, come si sa, è avido di complottismi, adora le contrapposizioni, odia visceralmente tutto quanto è minimamente diverso da loro... un po' come voi, insomma! Anzi esattamente come voi: l'altra faccia della stessa medaglia! Quindi, per farla breve: solo un cretino può davvero credere che noi spostiamo voti: semmai  "manteniamo caldo" un certo tipo di elettore, non so se mi spiego. Dandogli in pasto esattamente quello che vuole e che, se non gli dessimo noi, cercherebbe altrove.
Io. Lei dunque sta affermando che fate giornalismo pensando solo a chi vi legge?!
MB. Perché, è così strano? Non lo fanno tutti, oggi?!
Io. Mah, spererei che vi sia qualcuno che ancora crede alla deontologia professionale!
MB. Ma quando mai! Sempre con questi eticismi e moralismi da quattro soldi! Si scrive per chi legge, punto e basta. Il mercato vuole così. Credi che Il Fatto Quotidiano sia scritto da paladini della giustizia mandati dal cielo? O è gente che scrive ciò che a sinistra quelli come te vorrebbero leggere?
Io. Si sta paragonando a Travaglio? 
MB. Ti sto spiegando che dietro c'è una logica diversa dall'essere berlusconiano o meno, c'è una logica di mercato. Poi c'è sempre qualcuno che più volentieri gioca nell'Inter piuttosto che nel Milan perché tifa Inter, ma magari l'anno dopo gioca nel Milan: perde forse la sua professionalità? Per un giornalista moderno oggi è lo stesso.
Io. Sarà, ma ho sempre pensato che il giornalismo viva di rigore e imparzialità nel raccontare i fatti così come sono e...
MB. Sì, l'imparzialità di Santoro o della Gabbanelli. Ma va là! E' solo questione di mercato e di metodo, tutto qui.
Io: Il metodo Boffo?
MB: Spiritoso! No, parlo di metodo per decidere le notizie o gli articoli.
Io: Cioè ad esempio sentendo direttamente il Cavaliere?
MB: E dalli! Duro di comprendonio, eh? Se parli di linea editoriale, ovvio che sia così. Se giochi nel Milan che fai, tiri nella tua porta? Certo che no! Ma una volta realizzato con chi stai giocando, è tutta questione di metodo. Il faro sono i desideri dei nostri lettori. Quando si ha qualche dubbio, ci basta sguinzagliare qualcuno in qualche circolo della libertà o ritrovo del PdL. Sentiamo di cosa parlano e quali sono gli umori e la notizia, in pratica, si scrive da sé! E se non basta, giù sondaggi per carpire l'umore e le aspettative. Più democrazia di così!!
Io. A me sa tanto di Grande Fratello o 1984, che dir si voglia. Significa costruire, giornalisticamente, una realtà che non c'è!
MB. Perché siete sempre lì a riflettere su cosa è giusto e cosa non lo è. Giusto e sbagliato, morale o amorale sono concetti superati nel mondo di oggi.
Io. Lei dice?
MB. Inutile che fai quel faccino attonito: l'etica la fa la gente, la gente vota Berlusconi, l'etica italiana è quella di Berlusconi. Punto.
Io. Sillogismo perfetto. E' per via di queste nuove categorie, o non categorie, di giusto o sbagliato che anziché andare subito dai magistrati ha fatto scoppiare la bomba dalle colonne di Libero?
MB. Pensi di fare il furbino, vero? Cosa cambiava se ci andavo prima o dopo, per la magistratura? Niente. Cosa cambiava se l'articolo lo scrivevo prima o dopo essere andato dalla magistratura, che era ovvio mi avrebbe convocato?! Tutto. Metodo e mercato, caro mio.
Io. Insomma, caro Belpietro: it's only business...
MB. Oh, vedi che se vuoi ci arrivi?! Proprio così!

It's only business, insomma, per i Belpietro, i Feltri, i Sallusti, ecc., ecc.

Sarà. Peccato solo che questo, caro Belpietro e cari tutti gli altri, fosse il metodo preferito di Michael Corleone, nel film Il Padrino.


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