Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 29 ottobre 2011

I nuovi poveri.


Ricordate Antonio Cornacchione e il suo tormentone "povero Silvio!"?

Bene, sulla falsariga ecco un illuminante passaggio del Premier, dal discorso di ieri agli Stati Generali del Commercio, dove, in mezzo alle solite battute su comunisti e magistrati, Silvio consiglia di non entrare in politica e rivela il suo dramma personale: potrà lasciare solo 2 mila miliardi delle vecchie lire in eredità a figli, nipoti e figli dei nipoti...

Non ci credete?

Ecco qua (ultimo minuto del filmato):



Povero Silvio, eh?

Questi sì che sono problemi.

Quelli che abbiamo tutti, no?

Del resto non è per questi problemi che il nostro paese è ad un passo dal baratro?!


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martedì 22 febbraio 2011

Le tautologie del Presidente Napolitano.

Il Presidente? Costretto alla tautologia...

[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Il Leitmotiv del coro dei collaboratori e sostenitori del Premier, negli ultimi tempi, è sempre più fantasioso e ridicolo.

Alcuni esempi.

Giuliano Ferrara scomoda prima Shakespeare  poi Kant, il filosofo etico per antonomasia, per giustificare le ‘debolezze’ di Berlusconi.

Vittorio Sgarbi dice, a proposito di talune ‘chiacchierate’ donne che hanno commerci con persone ricche ed influenti, che non di prostituzione bisogna parlare ma di ‘furbizia’ (sic!).

Marco Taradash elabora un contorto teorema che potrebbe essere così enunciato “il vero problema non sta nell’attendibilità dell’accusa, bensì nella sua enormità”.
Come dire che se una madre uccide il proprio bambino nessun Pm deve azzardasi a muovere l’accusa, che sarebbe troppo grave ed infamante per la povera donna.

Giuseppe Cruciani emula Ludwig Wittgenstein. La sua celebre frase “su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere” (che il nostro valente giornalista avrebbe fatto bene a prendere alla lettera) diventa nella sua ‘arguta’ parafrasi “i reati che non si possono dimostrare non vanno indagati”.

Fabrizio Rondolino sostiene che non è affatto strano che alcune signore siano state cooptate nel sistema politico solo perché conoscevano (sic!) Berlusconi. In fondo, è la sua tesi, tutti conoscono qualcuno. Come dire che Andreotti conosceva De Gasperi o Togliatti conosceva Gramsci.

L’elenco potrebbe continuare all’infinito.

A fronte di questa rincorsa all’immaginazione più fervida e paradossale, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una intervista rilasciata al giornalista Thomas Schmid alla vigilia della sua visita ufficiale in Germania e pubblicata da "Welt am Sonntag" con il titolo "La Fortuna dell'Italia", ha pronunciato (c’è da pensare dinanzi ad uno stupito giornalista) due sconcertanti tautologie:

1. «Io credo che un Governo regge finché dispone della maggioranza in Parlamento e opera di conseguenza»
. 
2. «Sia la nostra Costituzione, sia le nostre leggi garantiscono che un procedimento come questo, in cui si sollevano gravi accuse che il Presidente del Consiglio respinge, si svolgerà e concluderà secondo giustizia».

Ebbene, secondo voi, quanto potrà essere grave la situazione italiana, se un uomo come il Presidente Napolitano, di grande intelligenza e cultura, ha ritenuto di dovere affermare dinanzi ad un giornalista straniero queste imbarazzanti ovvietà?


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domenica 20 febbraio 2011

Berlusconi e il gallo ad Asclepio.

Morte di Socrate, di Jacques-Louis David

[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Celeberrime, nel Fedone di Platone, sono le ultime parole pronunziate da Socrate, prima di morire dopo aver bevuto un φάρμακον (veleno):
«O Critone, disse, noi siamo debitori di un gallo ad Asclèpio: dateglielo e non ve ne dimenticate». 
Molte sono state le interpretazioni di queste parole un po’ misteriose. 
A me ha sempre affascinato quella fornita da Georges Dumézil nel suo «... Il monaco nero in grigio dentro Varennes» (Adelphi, 1987). 

Ricordiamo i fatti. 

Il discepolo Critone aveva più volte suggerito a Socrate di sottrarsi con la fuga all’iniqua sentenza cui era stato condannato. Socrate però obietta, introducendo la figura retorica della prosopopea (personificazione) delle Leggi. 
Ecco il famoso passo:
«Bene: considera la cosa da questo lato. Se, mentre noi siamo sul punto... sì, di svignarcela di qui, o come altrimenti tu voglia dire, ci venissero incontro le Leggi e la città tutta quanta, e ci si fermassero innanzi e ci domandassero: "Dimmi, Socrate, che cosa hai in mente di fare? Non mediti forse, con codesta azione cui ti accingi, di distruggere noi, cioè le leggi, e con noi tutta insieme la città, per quanto sta in te? O credi possa tuttavia vivere e non essere sovvertita da cima a fondo quella città in cui le sentenze pronunciate non hanno valore e anzi, da privati cittadini, sono fatte vane e distrutte?» (dal Critone, traduzione di M.Valgimigli).
Naturalmente Critone non sa cosa rispondere, ma il progetto della fuga continua ad aleggiare nell’aria. 

E veniamo dunque all’interpretazione di Dumézil del controverso passo del Fedone.

Secondo lo studioso francese, Critone è stato colpito da un delirio della mente (far fuggire Socrate dal carcere sottraendosi alle leggi) e Socrate ne è stato un po’ contagiato. 
Fortunatamente, complice anche un sogno provvidenziale di Socrate, sono entrambi guariti da quel morbo: ecco perché hanno entrambi un debito di riconoscenza per Asclepio, il dio delle guarigioni. 
Prima di morire, Socrate ricorda dunque all’amico che occorre saldare quel debito. 

Continuo a sperare che Berlusconi, al quale auguro cent’anni di vita (pardon, centoventi), faccia anch'egli un bel sogno provvidenziale.

E radunati i suoi dica loro di offrire un gallo ad Asclepio.


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venerdì 29 ottobre 2010

Emozioni (Battisti/Mogol): il controcanto.

Viaggio attraverso le procure: Silvio Berlusconi è davvero ovunque...


¯ Tu invocale, se vuoi: DIMISSIONI... ¯



[Il mio più sentito ringraziamento va a Il Giornale per l'aggiornamento grafico!]


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