Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 7 ottobre 2010

L'olocausto? Non c'è stato. Il negazionismo del Prof. Claudio Moffa.



Le camere a gas? Mai esistite.

I numeri dello sterminio? Gonfiati e apertamente "cabalistici".

Questi sono i capisaldi della tesi del Prof. Claudio Moffa, tesi che è un po' la sua cifra "scientifica", il suo cavallo di battaglia, e che ha riproposto l'ultima volta lo scorso 25 settembre presso la Facoltà di Scienze Politiche di Teramo, in occasione del "Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente".

Devo dire la verità: ogni qualvolta che qualcuno si lancia in negazionismi pseudo-scientifici sugli eventi più tragici della nostra storia, sento sempre un fremito corrermi lungo la schiena.

Per prima cosa, mi sembra un deplorevole esercizio di stile giocare alla rincorsa dei numeri di quanti hanno perso la vita, come se si potesse misurare il livello di aberrazione di una delle pagine più abiette che la storia dell'umanità ricordi in base al numero dei morti.

In secondo luogo, sono sempre portato a chiedermi il motivo che spinge uno studioso ad andare "controcorrente" su temi che scuotono fortemente la sensibilità degli animi e delle coscienze.
Negando le fonti, invalidando (e dunque screditando, in qualche modo) le testimonianze, demolendo la memoria storica, che già fatica a mantenersi viva e che, pertanto, non avrebbe bisogno di altri assalti, fragile com'è.

Ho sempre la sensazione insomma, lo confesso, che quello che muove alcuni a ridisegnare i contorni degli avvenimenti storici non sia quello che propriamente si chiama "amor di scienza".

Al contrario, ritengo che questi atteggiamenti finiscano troppo spesso con l'essere un modo per avere i riflettori puntati addosso, per essere al centro dell'attenzione, per ritagliarsi un proprio pubblico (Forza Nuova difende strenuamente la tesi del Prof.), o, nel più nobile dei casi (ma non per questo meno pericoloso), per difendere a spada tratta un'idea preconcetta, che può sopravvivere e si alimenta soltanto attraverso la distruzione della tesi maggioritaria.

Non so se il caso del Prof. Moffa rientri nel quadro che ho appena tracciato.

So che portare avanti le sue tesi non solo fa male alla storia, ma anche al nostro animo, al nostro "sentire umano".

E sono anche fermamente convinto che incrinare la memoria di un evento così luttuoso per l'umanità  ottenga purtroppo il risultato di distogliere l'animo di ognuno dall'interrogarsi sugli errori del passato, aumentando il rischio di ripeterli

La lezione di uno dei primi e più grandi storiografi occidentali, Tucidide, è che la rigorosa analisi delle fonti e l'interpretazione (ermeneutica) fanno della storia un "possesso per sempre" (ktema es aiei).

Tucidide intendeva con questo non tanto riferirsi alla conoscenza degli avvenimenti (perché dichiarava che la verità storica è pur sempre un'approssimazione), quanto piuttosto all'esercizio della critica consapevole nei confronti dei fatti del passato, che può portare l'uomo a leggere il presente con lucidità maggiore e a prevenire nel futuro gli errori già commessi.

Quando gli errori sono gli abomini dell'Olocausto, non ci sono pallottolieri che tengano o sofismi da intellettuale che reggano.

Occorrono soltanto rispetto, comprensione e consapevolezza critica.

Per rendere giustizia al passato.

E tentare di preservare, con tutta la forza di cui siamo capaci, il nostro futuro.



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18 commenti:

Kaishe ha detto...

E questi negano un abominio di cui abbiamo sentito parlare dalla viva voce dei superstiti (alcuni ancora in vita).
Quando testimoni non ce ne saranno più, avranno ancor più libertà di mistificazione.
Ciascuno però può far sì che, almeno i suoi figli, continuino ad ascoltare questi "racconti" degli orrori perpetrati nei lager.
Per amore di verità e per rispetto...
Io lo faccio, pensando a Primo Levi e anche a "Nart da Conte", un superstite del mio piccolissimo paese del Friuli...

Luigi Bruschi ha detto...

Grazie di cuore, Kaishe, per le accorate parole. Le persone che la pensano come te sono il cuore pulsante della speranza che, nonostante tutto, dobbiamo continuare a riporre nel genere umano.

Cordialmente

LB

Anonimo ha detto...

Nel XX secolo sono stati compiuti molti crimini da regimi dittatoriali sia di destra che di sinistra. Tra il 1935 ed il 1938 l'armata rossa per ordine di Stalin sterminò 20 milioni di ucraini, perchè non si parla mai di questo enorme olocausto? Perchè il popolo ucraino non merita alcuna memoria? Forse non è un popolo eletto?

Luigi Bruschi ha detto...

Caro Anonimo, sinceramente, credimi, non capisco cosa abbia a che fare che si parli poco del genocidio di Stalin, col fatto che si neghi quello del popolo ebraico.
A meno che tu non voglia intendere che è ugualmente vergognoso negare l'olocausto di Hitler e ricordare poco quello di Stalin.
Se era questo quello che volevi dire, in tal caso concordo pienamente.

Anonimo ha detto...

Lungi da me negare l'olocausto degli ebrei, anche perchè mio padre soldato italiano fatto prigioniero dai tedeschi dopo l'8 settembre 43 e deportato in Germania assistè ad orribili crimini su donne ebree. La domanda che io ho posto è: esistono
crimini di cui si deve parlare sempre ed altri che devono essere obnubilati? Lo sa che se io o lei volessimo indire un convegno sulle foibe si scatenerebbe l'inferno, così come è avvenuto due anni fa all'università la Sapienza di Roma? Quando negli anni '70 ero studente universitario tutte le mattine il movimento studentesco scendeva in piazza e due striscioni erano immancabili: contro l'imperialismo americano e la guerra in Vietnam, eppure mai un accenno alla confinante Cambogia dove sotto lo sventolio della bandiera rossa con la falce e martello venivano fucilati 3 milioni di cambogiani. Lei non pensa che sarebbe più giusto ricordare tutti i martiri innocenti uccisi in nome di una qualsivoglia barbara ideologia?

Luigi Bruschi ha detto...

La ringrazio per la precisazione (passo al Lei, per rispettare il suo stile comunicativo).
E, nel risponderle, confermo nel modo più assoluto quanto ho scritto: è vergognoso tanto negare l'Olocausto (cosa che lei non fa) quanto smarrire la memoria di qualsiasi vittima degli ideologismi di qualsiasi tempo.

Gli abomini, del resto, non hanno (né devono avere) colori politici.

Grazie anche per la testimonianza indiretta che ha creduto opportuno lasciare al riguardo.

LB

storico ha detto...

ritengo opportuno inserire il reato di negazionsimo.
La libertà di ricerca non ha nulla a che fare con una le tesi che negano milioni di morti allo scopo di trasformare gli ebrei da vittime in autori di una cospirazione sulla falsa riga dei vecchi pregiudizi antisemiti. Per costruite una menzogna occorre poco tempo. E ancora più breve è lo spazio necessario per utilizzarla come arma ideologica di oppressione.
Quanto alla capacità del mondo accademico di opporsi a queste derive occorrerebbe un minimo di autocritica. Pur essendo a conoscenza del fatto che il Moffa da anni propagandava le sue posizioni negazioniste dagli illustri cattedratici non si sono alzati le doverose rimostranze salvo quando la polemica ha assunto rilevanza pubblica. Non è improbabile pensare che sull'onda di questo malinteso concetto di libertà di ricerca il Moffa continuerà a trovare asilo in qualche università pubblica, lautamente retribuito con i soldi dei contribuenti. vergogna!!

Il dopo Moffa: è opportuno sanzionare il negazionismo della Shoah come reato?

Anonimo ha detto...

sono assolutamente contrario all'introduzione di qualsivoglia reato di opinione. Si comincia così e ci si ritrova in galera per aver detto che la terra gira intorno al sole. Pur essendo del tutto evidente che Moffa afferma delle tesi assolutamente false non si può escludere che ciò che è ritenuto falso dalla maggioranza degli individui possa invece essere vero o viceversa (tanto per fare un esempio sono secoli che vediamo Gesù rappresentato come biondo e con gli occhi azzurri: avremmo dovuto condannare i pittori che hanno falsificato la sua etnia di ebreo?). Ciò significa che dobbiamo correre e non spegnere mai la voce di nessuno.
Max

Anonimo ha detto...

Non sempre è possibile realizzare una distribuzione equa quale che sia il campo: interessi vari o addirittura la semplice moda determinano tutte le vicende. A me piacerebbe si parlasse di rugby quanto di calcio. Che fare?
A proposito come mai accanto agli studenti che scendevano in piazza per il Vietnam non c'erano quelli che scendevano in piazza per la Cambogia?
Prof. Woland

Anonimo ha detto...

si chiede perchè non c'erano studenti che scendevano in piazza per la cambogia, la risposta è semplice perchè l'eccidio dei cambogiani ordinato da Plon Plot era di marca comunista e se qualche studente avesse osato manifestare sarebbe stato violentemente bastonato dai comunisti italiani, così come qualche anno fa il preside della Facoltà di Lettere di Roma fu perfino sequestrato dai comunisti per aver dato il permesso ad un convegno sulle foibe.

Anonimo ha detto...

Caro Anonimo,
io frequentavo la Sapienza a Roma nel '68. Certo è che ricordo continui scontri tra destra e sinistra. Non mi sembra che si possa dire che esistessero solo "i comunisti italiani" che lei tanto disprezza. Comunque lei conferma la mia tesi quando dice " se qualche studente avesse osato manifestare sarebbe stato bastonato".Evidentemente la maggioranza silenziosa era altrimenti e colpevolmente indaffarata tanto da non fare numero.
Massimo

Anonimo ha detto...

Caro Massimo, quella maggioranza silenziosa che definisci "colpevolmente indaffarata" era semplicemente impaurita (siamo negli anni di piombo), però era capace di pensare e di porsi in maniera equidistante dagli estremismi e di soffrire silenziosamente per tutti i crimini contro l'umanità. Talvolta la forza del silenzio è più forte di mille parole.
Michele

Anonimo ha detto...

caro Michele,
ti ricordo che Martin Luther King ha detto: "la cosa peggiore non è il clamore dei violenti bensì il silenzio spaventoso degli onesti".
E Maria Tersa di Calcutta soleva ripetere: "meglio accendere una candela che maledire l'oscurità".
Più modestamente mia nonna ammoniva: "chi tace acconsente".
E un grande (che ora non rammento) affermava che il male si compie quando gli onesti tacciono.
Massimo

Anonimo ha detto...

caro massimo,
immagina se quel giovane alla fermata della metropolitana di Roma, avesse fatto prevalere la forza del silenzio, quella donna sarebbe ancora viva e non avrebbe rovinato per sempre la sua vita. Talvolta la forza del silenzio è saggezza.
Michele

Anonimo ha detto...

Caro Michele,
perdonami ma non capisco. Tu poni l'equazione silenzio = non compiere il male.
Ma non è di questo che si discute.
Se così fosse l'omertà sarebbe saggezza.L'omissione di soccorso una virtù. Il salvataggio d'un bambino che affoga follia.
Non capisco.
Massimo

Anonimo ha detto...

Caro e simpatico Michele,
se credessimo fino in fondo alla supremazia del silenzio non dovremmo neppure scrivere questi nostri commenti
Prof Kien

orsingher ha detto...

premesso che la madre degli imbecilli è sempre in cinta . -

il prof Moffa vuole salire agli arbori della cronaca per poi rimangiarsi tutto . (vedi i nostri politici) ... io arrivo in ritardo, ma il tempo è stato sapiente.

per le idiozie scritte dal Prof . Moffa; fà pena che sia professore ; di che.???

Io sono stato un perseguitato a morte dalla R.S.I - con carte false di chi aveva il potere con i tedeschi - Carte senza legittimazione di Governo "caduto il 25 luglio 1943" Nessun potere politico totalitario , ma una banda di scalmanati che aveva da difendere i propri interessi, fatti passare per il bene dello Stato. - Ho frustate alla alteszza delle reni ben visibili dopo oltre 6o anni .-

Io la vita la ho vissuta perche non và a vedere in una sede di Biblioteca Nazionale dove vi sono riportate tutte le immegini delle riviste di allora - forni crematori ecc...- Riviste nemiche ra loro.!!! Oppure; anche queste sono invenzioni.-

Povera Italia ; la verità - qualunque verità - buttata nel cesso.!!!

Anonimo ha detto...

Ma scusate... premesso che ritengo ognuno di libero di pensare, credere ed esporre il proprio pensiero come e quando vuole dal momento che combatte ad armi pari con altri che possono pensarla in modo diametralmente opposto, quindi no assoluto al reato di negazionismo altrimenti si potrebbe istituire anche quello di ateismo, perchè no? Premesso anche che non ho alcuna simpatia per i tedeschi e tanto meno per i nazisti... vorrei solo dire che è legittimo cercare di avere fiducia nella natura umana e "rifiutarsi" di credere che degli uomini siano stati in grado di fare ad altri uomini quello che la storia ufficiale dell'olocausto racconta. Il conto delle vittime non è un mero esercizio matematico, 6 milioni di morti sono una cosa e 30 o 100 mila un'altra, parliamo di guerra, è impossibile non creare vittime, ma un conto è la fatalità e un altro è l'eccidio in scala industriale che tutti dovrebbero sperare in cuor proprio che non sia mai esistito e che doverosamente dovrebbero cercare documenti o prove che dimostrino questo, perchè se tutto quello che è stato raccontato è vero la colpa cade su di noi come uomini e non solo sui nazisti o tedeschi, dobbiamo indagare per domandarci come NOI siamo stati capaci di compiere simili nefandezze invece di gridare allo scandalo.

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