Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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lunedì 19 marzo 2012

Consensi... di colpa.


Devo dire che in fondo in fondo un po' di tenerezza la fanno.

Gli 'amici' del Giornale, intendo.

Solo tre anni fa, il 26 marzo del 2009, potevano scrivere di un Berlusconi che dichiarava:
Siamo ora, secondo gli ultimi sondaggi, al 43% e puntiamo al 51%; sappiamo come arrivarci e sono personalmente sicuro che ci arriveremo.
 Oggi, 19 marzo 2012, esultano timidamente così:


Un ricco 24% dunque, secondo i sondaggi che "segnano una ripresa". C'è di che giubilare, in effetti.

Naturalmente nessuna riflessione, nessun interrogativo, nessuna ipotesi su come diavolo sia stato possibile un simile crollo del PdL.

Una impostazione del genere dicevo, per certi versi, fa quasi tenerezza.

Se non fosse che, evidentemente, assume i contorni di una comunicazione rivolta a chi riesce ancora a credere che il PdL sia una compagine politica e non già, piuttosto, l'invenzione farlocca di un partito con appicicato sopra l'etichetta di una destra-che-non-c'è.

Una compagine burla che ha spazzato via la nostra Repubblica Parlamentare incarnando, come partito di maggioranza relativa, il volere di un solo uomo.

L'azienda elettorale di Silvio Berlusconi, in poche parole.

E allora la domanda è un'altra: chi sono questi italiani che ancora si riconoscono nel Popolo della Libertà?

Perché ad occhio e croce, abbiate pazienza, a me fanno quasi più paura di quelli di ieri.


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martedì 28 febbraio 2012

Neppure davanti alla morte.

Luca Abbà, 37 anni, No Tav, è in coma farmacologico.

Il Giornale della famiglia Berlusconi, titola così la prima pagina di oggi:



Stessa solfa nella versione online:



L'organo di stampa del Partito dell'Amore - come Silvio Berlusconi ribattezzò il PdL - sceglie scientemente di definire "cretinetti" un uomo in fin di vita.

Il rispetto per la diversità delle idee... per i familiari e gli amici di un italiano - uno di noi, comunque la si pensi - sospeso tra la vita e la morte... 

La ridefinizione stessa dei concetti di vita e di morte, che variano a seconda dell'identità di chi vive o muore (si veda il caso recente di Oscar Luigi Scalfaro)...

Titoli come quello di oggi sono un manifesto ideologico cristallino: lo specchio più fedele della sordida mentalità per cui gli avversari sono soltanto nemici. 

Da abbattere, possibilmente.

Magari sputandoci sopra, perché no.

Cari Sallusti, Feltri, Belpietro (Libero titola "I No-Tav si fanno il martire"...), gran maestri di metodi-Boffo, propalatori di dossier, dare voce all'Italia peggiore è senz'altro uno sporco lavoro.

Ma lo confesso: non sono per niente sicuro che "qualcuno lo debba pur fare".

Martin Luther King disse:
Nulla al mondo è più pericoloso che un'ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa.
E in quel "pericoloso" sta tutto il senso di un giornalismo drogato che non riesce più a contenersi davanti a niente.

Neppure davanti alla morte.


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venerdì 17 febbraio 2012

La volpe ne sa tante. Una il riccio: importante.

Christian Wulff
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Dunque il Presidente della Repubblica federale tedesca (Bundespräsident der Bundesrepublik Deutschland) Christian Wulff si è dimesso. 

Al centro di uno scandalo per aver ottenuto un prestito privato a tassi agevolati (ricevuto dalla moglie di un uomo d'affari), per alcune vacanze pagate da ricchi amici - quando era ancora ministro-presidente della Bassa Sassonia - e per aver cercato di condizionare la stampa.

Per cosucce del genere in Italia sei un eroe oppure, se ti va male, ti tolgono un paio di punti dalla patente.

In Germania, invece, la Procura indaga e decide di chiedere al Bundestag il ritiro dell’immunità di cui gode il Presidente della Repubblica. Che a questo punto si dimette. 

Anche perché la libera stampa non molla la presa e non solo i partiti di opposizione ma anche quelli della maggioranza di governo tolgono il sostegno al Capo dello Stato.

Qualche esempio.

Il ministro Heiner Garg del partito liberale (FDP) ha dichiarato: "Auch aus Verantwortung gegenüber dem höchsten Amt muss Christian Wulff jetzt die Konsequenzen ziehen" cioè "per rispetto alla massima carica che ricopre, Wulff deve adesso trarre le conseguenze".

Un alto esponente del CSU bavarese ha detto: "Unvorstellbar, ein Bundespräsident der zum Staatsanwalt muss", che potremmo liberamente tradurre  ''inimmaginabile un presidente che si rechi in Procura''. 

Thomas Oppermann (SPD) ha detto: "Alle sind vor dem Gesetz gleich", cioè "tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge".

Quel che più conta è tuttavia che:
  • nessuno ha gridato al complotto;
  • nessuno ha affermato che i magistrati si sostituiscono alla volontà democratica;
  • il partito del Presidente e i partiti alleati non sono insorti per difendere l'indagato.
Il Giornale, che non perde mai l'occasione per tacere, titola oggi:
Ma che figuraccia la maestrina Merkel! Wulff finisce nei guai e lei "bidona" Monti. 
Io non vedo figuracce, ma solo la dignità di un Paese.
Non ci sono buoni e cattivi, la differenza sta solo nel modo di reagire.
Quando si scopre che un personaggio delle istituzioni non è specchiato, i paesi seri, la stampa seria lo invitano a dimettersi. 
La magistratura fa liberamente il proprio lavoro, l'indagato salva le istituzioni compromesse e si difende nel processo.
Tutto qua.

La Germania non può che trarre vantaggio da questa disavventura, dimostrando a tutto il mondo che  quel che conta è l'osservanza delle regole.

In Italia, certi uomini politici e certa stampa, in situazioni assai più gravi, hanno agito in modo del tutto opposto ricevendone solo vergogna e disdoro.

Ora, almeno, costoro arrossiscano e tacciano.

Lo richiede, al solito, il pudore.

P.S.
Il titolo si riferisce al famoso frammento di Archiloco: «πόλλ' οἶδ' ἀλώπηξ, ἀλλ' ἐχῖνος ἓν μέγα».




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lunedì 6 febbraio 2012

Modello vincente non si tocca.

Prima pagina del Giornale di oggi, 6 febbraio.

Dite la verità, vi eravate preoccupati.

Avevate pensato che fosse davvero finita.

Tranquilli, non è così: Silvio c'è, anche se non si vede.

E sta pensando a voi, a noi cioè, alla nostra beneamata Italia. 

Quell'Italia che ha risollevato dalle ceneri dei governi democristiani-socialisti dell'amico Bettino, azzerando finalmente il debito pubblico e risanando una volta per tutte il catastrofico bilancio. 

Quell'Italia che per pura formalità ha consegnato nella mani di un governo di tecnici, lasciando loro in eredità un paese-gioiello pressoché perfetto al quale bastavano pochi ritocchi qua e là per essere definito un capolavoro politico: disoccupazione inesistente (specie fra i giovani), evasione fiscale definitivamente stroncata, corruzione ai minimi storici.

Un'opera d'arte, praticamente.

Ecco perché Silvio sta progettando un ritorno in grande stile.

Forte del suo inarrivabile successo - scolpito nella mente di tutti gli italiani -  vuole per sé la cabina di regìa del centrodestra.

E naturalmente intende proporre il suo modello vincente, quello che ha salvato l'Italia dal declino, che l'ha tratta dalle sabbie mobili di una crisi mondiale mai negata ed anzi sempre alacremente combattuta fino alla vittoria finale, che ci ha permesso di imporci sullo scenario internazionale come paese guida nei settori dell'economia e della finanza.

E dunque eccolo, il modello vincente proposto da Silvio: il partito azienda.

O meglio, una Fondazione - dal nome privo di autoreferenzialità: "Fondazione Berlusconi" - che sia la testa del nuovo partito.

A capo della Fondazione? 

Manager, naturalmente: "visto che i politici non sono in grado di amministrare", chiosa Silvio.

Ecco perché gli amici del Giornale ci descrivono il Capo alle prese con bozze di manifesti elettorali preparati dal fido grafico Gianni Comolli. 
Un Silvio intento a distillare la summa del Berlusconi-pensiero in vista di un opuscolo sullo stile di Storia Italiana (rammentate? Correva l'anno 2001), un nuovo, rutilante panegirico milleusi, da recapitare nelle case degli italiani e da bere tutto d'un fiato, come la sua Milano anni 80.

Lo ammetto. Talvolta ho attacchi di pessimismo cosmico.

Ma la storia di questo paese, ne converrete, non aiuta.

Ecco perché mi corre un brivido lungo la schiena.

Al solo pensiero che così come accadde nel '94, fra poco più di un anno, l'Italia possa risvegliarsi in mano ad un partito azienda capitanato dalla famiglia Berlusconi.
Badate, poco importa che dichiari di non volersi ricandidare (mica è fesso, del resto!)...
Solo una domanda: quali pensate saranno i cognomi dei manager che rappresenteranno i membri apicali nella cupola della nuova Fondazione? Scommettiamo?

Non so voi. 

Ma a parer mio, anche a giudicare dalla costante regressione del centrosinistra (mai così in ripiegamento, proprio ora che sarebbe il caso di esserci, di farsi sentire), mi sembra che possa esservi più di un motivo per non stare affatto tranquilli.

Dunque guardia alta, al solito, mi raccomando.

Se non vogliamo riconsegnare il paese in mano a chi vuole trattarlo - coi risultati sotto gli occhi di tutti - come l'ha trattato fino a ieri.

Alla stregua di una sua personalissima, esclusiva, proprietà privata.

Update delle 18:30.

Poco fa, dalla pagina Facebook di Silvio Berlusconi, il portavoce Bonaiuti ha smentito le voci relative alla Fondazione in questione:



Ne converrete: appare quantomeno improbabile che il Giornale di oggi sia uscito col titolone di Prima Pagina ad insaputa di Silvio.

L'unica spiegazione che mi sembra plausibile, pertanto, è che le lotte intestine all'interno del PdL stia arrivando ad un punto di non ritorno.

Staremo a vedere.


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lunedì 2 gennaio 2012

Il Giornale e la strategia della distorsione.

Vittorio Feltri: sfida all'O.K. Corral col Presidente Napolitano.
Per quanto possa risultare di difficile digestione, la lettura degli articoli del Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi è assolutamente necessaria.

Certo, la tentazione di bollare il giornalismo di Feltri e compagni come mero spam giornalistico è spesso irresistibile.

E tuttavia un'analisi attenta, che si sforzi di essere il meno emotiva possibile, può aprire degli squarci significativi su quello che è il pensiero politico di una certa destra italiana.

Questo perché il Giornale, se non è una fonte di notizie - come dovrebbe - è tuttavia una fonte preziosa di informazioni, una sorta di Osservatorio Permanente della strategia mediatica dell'entourage berlusconiano, spesso predittivo delle mosse politiche che seguiranno.

La prima pagina dell'ultimo dell'anno, infamante nei confronti di Angela Merkel, è stato un primo segnale forte.

Al riguardo Alessandro Gilioli, dal suo blog, con un bel post sui rischi del nazional-populismo, aveva lanciato l'allarme invitando a non sottovalutare quel tipo di comunicazione.

L'editoriale di oggi di Vittorio Feltri, in tal senso, è emblematico.

Tanto da dare il titolo alla prima pagina del quotidiano:


L'Oro di Napolitano, dunque.

Feltri analizza il discorso del Presidente della Repubblica.

Succo dell'articolo (per gli allergici che preferiscono starne alla larga):
  1. Napolitano “si è sbilanciato a favore” di Monti; di più, il Quirinale è diventato “una sorta di ufficio stampa e propaganda” della Presidenza del Consiglio”;
  2. Napolitano “essendosi esposto nel dichiarare che la manovra di Monti è stata provvidenziale, qualora le cose andassero male, cioè se quella manovra non desse i risultati sperati, ne dovrebbe moralmente rispondere agli italiani. In altri termini, quello in carica non si può definire esecutivo Monti, bensì esecutivo Napolitano-Monti. Questo da sabato sera è ufficiale, perché avuto il suggello del Colle”.
  3. “Non si ha notizia che Napolitano, per questioni sia etiche sia estetiche, abbia ordinato di ridimensionare le spese della «reggia» [...] E questo, i lettori ne converranno, non è bello. Di norma, quando il «principe» predica austerità e sobrietà dovrebbe praticarle lui stesso ancor prima di pretenderle dai «sudditi». Dato però che non è mai troppo tardi, invitiamo il capo dello stato a colmare la grave lacuna”.
Quello che va sottolineato in una simile comunicazione mediatica è quella che definirei la strategia della  distorsione: mera disinformazione, fatta di falsità ed omissioni furbette.

Con un duplice scopo: distogliere l'attenzione sulle responsabilità del governo precedente (Berlusconi in testa, ovviamente) e preparare al meglio il terreno del prossimo scontro elettorale, addossando ad altri le responsabilità di eventuali ripercussioni dovute alla crisi.

Se le cose andranno male, sarà dunque colpa dell'asse Napolitano-Monti, dice Feltri.

Omettendo il fatto che il Presidente del Consiglio è stato votato trasversalmente da 3/4 del Parlamento italiano, Berlusconi in testa!
Su questo, naturalmente, neppure un cenno.

Quanto al tentativo di infangare il Presidente Napolitano facendolo finire nel tritacarne della retorica anticasta, siamo alle solite: è bieco cecchinaggio della macchina del fango (stile Libero, per intenderci).

Napolitano non ha ridimensionato le spese del Colle, dice Feltri.

Come no! 

30 luglio 2011:

Ops.

Forse è avvenimento troppo recente, sfuggito a Feltri per banale dimenticanza.

Magari sarà stata l'unica volta che il Presidente Napolitano, accusato di "non ridimensionare la reggia", ha agito invece in tal senso.

Beh, nel 2011 certo no:


E prima?

Aehm... come dirlo al buon Feltri?
Parrebbe proprio di no.




2007:

Eh sì, ha proprio ragione Vittorio Feltri: "Non si ha notizia che Napolitano, per questioni sia etiche sia estetiche, abbia ordinato di ridimensionare le spese della «reggia»".

Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2012 si preannuncia un anno di lotta politica incandescente e verosimilmente drammatica.

Iniziato nel peggiore dei modi: l'attacco frontale al Presidente della Repubblica, gettato in pasto alla folla inferocita - per le angustie della crisi e per i provvedimenti “lacrime e sangue” - dal quotidiano del Presidente del Consiglio uscente, Silvio Berlusconi.

Sarà il caso di tenere alta la guardia, ne converrete.


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sabato 31 dicembre 2011

Gli auguri del Giornale ad Angela Merkel.

E per finire in gloria l'annus horribilis del tracollo italiano, il Giornale del Cavalier Dott. Lup. Mann. Onorevole Silvio Berlusconi, al retroscena rilanciato dal Wall Street Journal sull'incitamento di Angela Merkel al Presidente Napolitano perché Berlusconi lasciasse, risponde oggi titolando così:


Stessa solfa nella versione online, naturalmente:



A parte l'evidente abominio etico-professionale, gli uomini di Sallusti devono aver considerato un irrilevante particolare che Silvio Berlusconi, il 12 novembre scorso, ha rassegnato le sue dimissioni.

E che sempre lo stesso Berlusconi, lo scorso 21 dicembre, ha dichiarato in un'intervista a Chi:
"Mi sono dimesso perché ho ritenuto che l’Italia in un momento difficile avesse bisogno della massima unità e solidarietà delle forze politiche, di uno sforzo comune eccezionale. Io non ho mai subito un voto di sfiducia in Parlamento e il mio schieramento ha tuttora la maggioranza al Senato e alla Camera. Avrei avuto la possibilità di finire la legislatura per poi essere giudicato dagli elettori. Ma il bene del mio Paese richiedeva un sacrificio, e l’ho fatto per ridare serenità ad un Paese spaccato che aveva bisogno di superare le divisioni per affrontare questa fase difficile".
Ora sia ben chiaro: se al Giornale intendono riciclarsi in un quotidiano satirico stile Vernacoliere facciano pure.

Se però non è così, facciano una buona volta un grande regalo alla stampa e alla categoria tutta: chiudano i battenti.

Mica per altro: giusto per cominciare un po' meglio il nuovo anno.


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lunedì 28 novembre 2011

Risvegli.

Lo so che vi fidate.

E tuttavia mi sembrava giusto documentarlo.

Così ho deciso di riportare qualche prima pagina degli amici del Giornale - solo da agosto in poi - da quando cioè la crisi si è palesata in tutta la sua veemenza non lasciando più adito a dubbi (i giorni in cui si cominciò a parlare della "tassa di solidarietà" per far quadrare i conti impazziti, ricordate?!).

Dal 12 agosto all'8 settembre:
[Cliccare per ingrandire: da destra a sinistra a partire dal basso]
Dal 9 settembre al 5 ottobre:
[Cliccare per ingrandire: da destra a sinistra a partire dal basso]
Dal 6 ottobre al 1 novembre:
[Cliccare per ingrandire: da destra a sinistra a partire dal basso]

In estrema sintesi: non un titolo sulla gravità della crisi italiana.

Non un'apertura sul tonfo delle borse - Milano in testa - nella drammatica settimana che ha portato alle dimissioni di Berlusconi, dal 3 al 10 novembre (il primo timido accenno è un editoriale di Feltri del 10 novembre, all'indomani - guarda caso - dell'annuncio delle dimissioni del Premier):
[Cliccare per ingrandire: da destra a sinistra]
Oggi, improvvisamente, inaspettatamente, il risveglio:


Una sola parola: inimitabili.

Specie se si considera che la notizia del giorno, oggi, è stata la seguente:


Notizia, evidentemente, di secondo piano per il quotidiano della famiglia Berlusconi.

[Le prime pagine del Giornale sono tratte dal sito Funize]


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martedì 15 novembre 2011

Il gioco al massacro degli speculatori mediatici.


E' uno sporco lavoro, quello riassunto nell'immagine qui sopra.
E qualcuno, va detto, lo sa fare alla grande.

Scrivevo ieri tra le altre cose che Libero e il Giornale stanno indirettamente puntando all'obiettivo grosso: soffiare sul fuoco dell'incendio che devasta il nostro paese.

Questa indegna strategia si basa su tre punti cardine:
1. gridare al colpo di stato e alla mossa antidemocratica (la litania dell'Italia commissariata) perché si è ricorsi ad un governo tecnico (peccato che è Berlusconi stesso ad essersi dimesso rimettendo il mandato al Capo dello Stato!);
2. screditare Monti prima ancora che prenda in mano le redini del paese;
3. martellare mediaticamente col becero sillogismo per cui se le borse vanno male ora che Silvio si è dimesso e ha lasciato spazio a SuperMario, questo significa che Berlusconi non ha alcuna responsabilità sullo sfacelo dell'Italia (senza ovviamente chiedersi neppure per un istante se senza Monti, con Berlusconi ancora al comando, saremmo magari già in default!!).
Ecco le prime pagine di oggi dei due quotidiani:



L'assurdità del sillogismo merita qualche riflessione.

Poniamo che venga investito un pedone da un'automobilista pirata ed io, che sono lì sulla scena dell'incidente, vengo visto allontanarmi sulla mia auto senza fare niente. Questa si chiama omissione di soccorso. 
Se quando arriva l'ambulanza gli operatori non riescono a salvare il ferito e qualcuno racconta alle autorità di me e della mia "noncuranza", sarà piuttosto improbabile che la responsabilità di quanto è accaduto venga addebitata agli operatori sanitari sopraggiunti. Sarà invece molto probabile che io sia chiamato a rispondere per le mie gravi inadempienze (... se poi si scopre addirittura che ero io a guidare l'auto...).

Ebbene la ricostruzione che vogliono propinarci i media del regime decaduto è diametralmente opposta.

Vogliono darci a bere che Berlusconi è innocente. Che non solo non era alla guida dell'auto che ha travolto il pedone, ma che addirittura non abbia visto proprio niente. 
Anzi, di più: Silvio non era nemmeno lì.

Beh, almeno su un punto di questa improvvida ricostruzione siamo assolutamente d'accordo: che Berlusconi non fosse neppure lì, in effetti, lo diciamo da tempo anche noi.

E proprio questa consapevolezza è stata purtroppo uno dei problemi più rilevanti per i mercati internazionali: un'Italia senza guida (rammentate l'intercettazione di Silvio: "faccio il Premier a tempo perso"?).

Tornando a Libero e al Giornale, la pervicacia e la sistematicità con cui i media del dictator dimissionario, anziché fare il loro mestiere (informare), fanno già campagna elettorale pro-Silvio, speculando sulle condizioni disastrose del nostro paese, è la fotografia esatta di quanto abbiano a cuore i fragili equilibri di una nazione sull'orlo del baratro e gli animi scossi dei suoi cittadini.

Speculando, sì, proprio così.

Perché degli speculatori economici spesso ci sfugge non solo l'identità, ma persino i connotati più generali.

Mentre degli speculatori mediatici nostrani, sia ben chiaro, sappiamo nomi e cognomi.


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lunedì 14 novembre 2011

Gioco di prestigio.



Altro che "gesto generoso", come lo ha definito ieri nel suo discorso.

Silvio Berlusconi, sia ben chiaro a tutti, ha optato per l'unica soluzione in grado di dargli una piccola chance di salvare il salvabile (della propria immagine politica e delle sue aziende, non già del paese): abbandonare la barca che affondava. 

Pensateci: se rimaneva al timone e il paese colava a picco, per Silvio non ci sarebbe stata alcuna possibilità di sopravvivere politicamente. 

Sia i numeri che i pregiudizi, oltre che i giudizi, avrebbero giocato a suo sfavore e Silvio sarebbe passato alla storia come il Premier che aveva consegnato l'Italia alla rovina.

Sono mesi che il nostro paese è sotto attacco speculativo (come lui stesso non ha mai smesso di ripetere).

Ma Silvio si è sempre mostrato risolutissimo a non dimettersi.

Era il 5 novembre scorso quando usciva la seguente nota della Presidenza del Consiglio:


Solo una settimana dopo, le dimissioni.

Come mai?

Colpa del mercoledì nero, considerato il punto di non ritorno.

In realtà non è cambiato nulla nella testa del Premier dimissionario: pensava al proprio personale destino prima, pensa al proprio personale destino ora.

Finché ha potuto, ha retto, sperando che la situazione non precipitasse (troppi interessi in ballo: legittimi impedimenti su tutti). 
Quando il gioco non è più valso la candela, ha mollato, prima che fosse troppo tardi.
Per lui, ovviamente.

Ed infatti l'ex Premier ha inteso subito parlare alla nazione e rilanciare il proprio impegno (raddoppiato, ha detto: il che, giocando con le parole, equivale a dire che fino al giorno prima, con l'Italia ad un passo dal default, il suo impegno era dimezzato rispetto ad oggi... cose che capitano).

E dunque passo indietro e largo a Monti. 

Ora, delle due l'una: o l'Italia si salva o appunto cola a picco.

Pensateci: se si salva, i media amici sbandiereranno ai quattro venti il gesto generoso di Silvio che col suo passo indietro ha contribuito in modo decisivo a salvare il paese.

Se invece l'Italia cola a picco, ebbene Silvio l'aveva detto: lui non aveva alcuna responsabilità sul crollo della nazione, né d'altronde poteva fare alcunché per risollevare le sorti del paese. 
Tant'è vero che non c'è riuscito neppure SuperMario Monti.

Naturalmente, tra le due ipotesi, il Giornale e Libero hanno già scelto su quale puntare:



Anche qui sia chiaro: il fatto che le cose continuino ad andar male ora che Berlusconi si è dimesso non implica certo che lui sia esente dalle gravi responsabilità che ci hanno fatto arrivare dove siamo.

Ed in ogni caso, diciamocelo: speculare sulla crisi dell'Italia, strumentalizzandola per salvare la faccia a chi l'ha già persa, ha tutto il sapore di un'operazione di sciacallaggio mediatico.

Che ha il merito di aiutarci a comprendere, una volta per tutte, la differenza che passa tra i seguaci nominali di un partito chiamato "Forza Italia" (oggi Pdl) e chi quell'incitazione la porta davvero nel cuore, testimoniandola, giorno dopo giorno, con il proprio impegno quotidiano.


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domenica 13 novembre 2011

Silvio: no alla resa. Dei conti.

Saranno i contraccolpi di questo week-end storico, ma al Giornale non hanno propriamente fatto un favore a Berlusconi nel commentare il video registrato dal Presidente dimissionario per tentare di salvare quello che resta della sua immagine mediatica.

Non tanto per il titolo:


Quanto per la foto a corredo dell'articolo. 
Questa foto:


Mai come in questa immagine Berlusconi appare vecchio, appannato, debole, provato.

Non ha certo l'aria di uno che non si arrende, insomma.

Ma del resto Berlusconi stesso si era lanciato in un'inconsapevole quanto gigantesca contraddizione in termini quando nel suo discorso, rilanciando il suo impegno "raddoppiato", aveva detto:
"Non mi arrenderò finché non saremo riusciti a liberare il Paese dalle incrostazioni ideologiche e corporative".
Curiosa la metafora, non vi pare?

Specie se si pensa che una delle più grandi incrostazioni ideologiche e corporative della storia del nostro paese - dalla P2 alla P4 - si è staccata dall'intonaco del Palazzo giusto sabato sera.

Con le dimissioni di Sua Emittenza, naturalmente.


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giovedì 3 novembre 2011

Chi offre di meno?

Il 26 ottobre scorso gli amici del Giornale si divertivano ad alimentare la polemica nata sul web per uno stage offerto dal Partito Democratico:



96 ore mensili per 400 euro: 4 euro all'ora circa.

"Una paghetta", chiosavano al Giornale; anzi di più: "una miseria".

Ebbene a pochi giorni di distanza ecco la risposta nientepopodimeno che della Presidenza del Consiglio di Silvio Berlusconi:

[Cliccare per ingrandire]

Visto?

Parliamo anche qui di 5 ore per 5 giorni alla settimana. 100 ore mensili dunque.

La paghetta è di 350 euro per chi viene da fuori Roma, cioè 3 euro e 50 centesimi l'ora.

E di ben 250 euro per chi invece è residente a Roma e provincia, cioè 2 euro e 50 centesimi l'ora!

... Per la serie: "si può dare di meno"!

P.P. [Post Post]. Avviso ai naviganti: non vi affannate a cercare questa notizia sul Giornale. Non la trovereste.


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mercoledì 21 settembre 2011

Il crollo delle borse? Colpa dei PM. E non solo.



L'inchiesta Berlusconi-Tarantini-Lavitola passa da Napoli a Roma?

Per Alessandro Sallusti, questi sono i danni provocati dalle indagini della Procura di Napoli:
Sul campo restano le devastazioni all’uomo Berlusconi, violentato nel suo privato, e qualche milione di euro bruciato per via del trambusto pro­­vocato sui mercati dall’ipotesi di un premier in manette, sacri­ficato sull’altare dell’arroganza di magistrati arrivisti, e di com­mentatori faziosi e in malafede.
Magistrati e commentatori.

Ora finalmente sappiamo di chi è la colpa del crollo di Piazza Affari (o di tutte le borse?!).

A questo punto mi aspetto che in quanto blogger - pur sempre un "commentatore", in fin dei conti - un giorno o l'altro bussino anche alla mia porta, per chiedere conto di qualche spicciolo andato in fumo!

E dal momento che prevenire è meglio che curare, nel caso vi chiedano qualcosa, mi raccomando, acqua in bocca: voi non mi avete visto.

Nel frattempo io faccio le valigie e raggiungo il povero Lavitola, che tra l'altro - ne converrete - sarà certamente piuttosto giù di morale.

Quando tutto sarà finito, fra un venti-trent'anni, diciamo, fatemi pure uno squillo, se vi va.

Parola d'ordine: default.

Io capirò.

Anche se sul mio ritorno, badate: non vi assicuro niente...


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venerdì 2 settembre 2011

Trappola per topi.

Vi dico la verità. Cominciavo a preoccuparmi del silenzio degli amici del Giornale sulla vicenda Tarantini.

PM che finalmente perseguono non Berlusconi, ma chi ce l'ha con Berlusconi, chi attenta alla sua serenità e al suo patrimonio, quelli che gli scuciono soldi, che lo ricattano: deve essere stato un duro colpo per Feltri e Sallusti.

Me li vedo, nella redazione del Giornale, a scervellarsi su come rigirare la frittata.

Poi, finalmente, la trovata:



E attenzione: il Giornale rivela anche che chi è accusato di essere il ricattatore, Tarantini, in un suo memoriale, aveva addirittura scritto di non aver ricattato!

Insomma, davanti a queste prove schiaccianti, ritenetevi avvisati.

Da oggi in poi, se per caso qualcuno dovesse ricattarvi e i magistrati dovessero perseguire chi vi ricatta, addirittura arrestandolo, sapete qual è il loro piano: vogliono colpire voi.

Ha ragione Silvio: è proprio un paese di m...!


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mercoledì 27 luglio 2011

Se la Nemesi viaggia attraverso la rete.



Nemesi: è una figura della mitologia greca.

Da Wikipedia:
La parola ha il valore di "giustizia compensatrice" o "giustizia divina". Originariamente, infatti, la dea greca comminava gioia o dolore secondo quanto era giusto, e quindi con nemesi si intende evento, situazione negativa che segue a un periodo particolarmente fortunato, quale atto di giustizia compensatrice distribuito dal fato. L'idea che soggiace al termine è che il mondo risponda a una legge di armonia, per cui il bene debba essere compensato dal male in egual misura.
Questa figura mitologica "riparatrice" mi è venuta alla mente ripensando allo scandaloso editoriale di Vittorio Feltri sulla responsabilità dei giovani laburisti assassinati che non hanno reagito come avrebbero potuto ribellandosi ed evitando il massacro.

E collegando all'editoriale il disperato appello, stile SOS della navigazione in rete, lanciato da poco dal Giornale online:



Dunque Facebook ha momentaneamente sospeso il Giornale.

La spiegazione? Molti lettori hanno segnalato i loro link come spam.

Sallusti, Feltri e soci sono preoccupatissimi e spiegano come fare per aiutarli:


Bizzarrie della vita.

Solo qualche settimana fa il Giornale accoglieva giubilante la notizia della chiusura di Annozero.

Oggi invoca la pluralità dell'informazione e grida alla censura.

Prendiamo atto della totale inversione di rotta riguardo alla necessità dell'informazione pluralista.

E ora che siete sulla retta via, continuate così, non mollate il timone.

Chissà: forse, dico forse, anche la Nemesi ne terrà conto.


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