Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 28 febbraio 2012

Neppure davanti alla morte.

Luca Abbà, 37 anni, No Tav, è in coma farmacologico.

Il Giornale della famiglia Berlusconi, titola così la prima pagina di oggi:



Stessa solfa nella versione online:



L'organo di stampa del Partito dell'Amore - come Silvio Berlusconi ribattezzò il PdL - sceglie scientemente di definire "cretinetti" un uomo in fin di vita.

Il rispetto per la diversità delle idee... per i familiari e gli amici di un italiano - uno di noi, comunque la si pensi - sospeso tra la vita e la morte... 

La ridefinizione stessa dei concetti di vita e di morte, che variano a seconda dell'identità di chi vive o muore (si veda il caso recente di Oscar Luigi Scalfaro)...

Titoli come quello di oggi sono un manifesto ideologico cristallino: lo specchio più fedele della sordida mentalità per cui gli avversari sono soltanto nemici. 

Da abbattere, possibilmente.

Magari sputandoci sopra, perché no.

Cari Sallusti, Feltri, Belpietro (Libero titola "I No-Tav si fanno il martire"...), gran maestri di metodi-Boffo, propalatori di dossier, dare voce all'Italia peggiore è senz'altro uno sporco lavoro.

Ma lo confesso: non sono per niente sicuro che "qualcuno lo debba pur fare".

Martin Luther King disse:
Nulla al mondo è più pericoloso che un'ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa.
E in quel "pericoloso" sta tutto il senso di un giornalismo drogato che non riesce più a contenersi davanti a niente.

Neppure davanti alla morte.


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lunedì 1 agosto 2011

I tagli del Quirinale e la megalomania di Libero.

Sono veramente incredibili.

Quelli di Libero, al solito.

Come ricorderete, 19 luglio il quotidiano di Belpietro usciva con questa scandalosa prima pagina:



Tutti papponi, per Belpietro e soci. 
Tutti gli avversari del Caimano, si intende (nella vignetta né il Sire di Arcore, né uomini del PdL, notoriamente a digiuno da anni...).

Nella rete finisce anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. 
Risultato: sdegno generale.
E Maurizio Belpietro indagato per vilipendio.

Ma veniamo ad oggi, anzi a ieri.
Libero - in modo incredibilmente goffo e maldestro, a dire il vero - tenta la furbata: smarcarsi in qualche maniera dalle accuse di vilipendio plaudendo a Napolitano e contestualmente accaparrarsi i meriti della rigorosa politica anti-sprechi del Presidente della Repubblica.




E questa invece è la prima pagina di Libero ieri in edicola:


Testuale: "Napolitano si alza dalla tavola dei papponi: grazie Presidente".

E nel pezzo di Fosca Bincher si legge (grassetto mio):
Il passo poteva essere più deciso, ma dopo aver sbuffato insieme al Segretario Generale del Quirinale, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è arreso in pochi giorni alle richieste di Libero.
Chiaro dunque?
Se Napolitano, come il Quirinale ha annunciato, ha restituito 15 milioni di euro e ha detto no all'adeguamento dello stipendio è tutto merito di Libero!

E noi gli crediamo vero?

Urca se gli crediamo!

Soprattutto perché non avevamo mai visto il Presidente Napolitano imboccare la retta via prima delle rampogne di Libero.

Non lo aveva fatto nel 2007:


Né si era sognato di mettere mano a qualcosa di simile nel 2008:


Nulla di neppure lontanamente riconducibile ad oggi era avvenuto nel 2009:



E l'anno buono non era stato nemmeno il 2010:


Ugualmente, neppure il 2011 lasciava presagire qualcosa di simile da parte del Quirinale prima che Libero lanciasse il suo grido di dolore a luglio:


Come si vede, quello di Belpietro e soci è davvero l'emblema perfetto del giornalismo di denuncia.

... O forse da denuncia?


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giovedì 21 luglio 2011

Libero: da che pulpito viene la predica!


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano Libero è indagato per il reato di “offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato” in seguito allla pubblicazione, sul suo giornale,  della vignetta dal titolo “Assedio ai papponi di Stato” dove è raffigurato, tra gli altri, il volto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Ora alcune osservazioni sorgono spontanee.

1. È mai possibile che dovendo riportare l'immagine di quattro qualsiasi "papponi di Stato" la scelta sia casualmente caduta su: un leghista, il Presidente della camera ora avversario del Premier, il Capo dell'Opposizione, il Presidente della Repubblica?
Davvero non si poteva fare scelta più faziosa e partigiana!

2. Il quotidiano Libero venne fondato da Vittorio Feltri nel 2001.
Ma cediamo la parola allo stesso Maurizio Belpietro (direttore del quotidiano):
"Siccome nessun editore era disposto a metterci troppi soldi e Feltri non intendeva rischiare i suoi, qualcuno si ricordò che esisteva un bollettino mensile del Movimento monarchico italiano, Opinioni nuove, registrato fin dal 1964 presso il tribunale di Bolzano. Il periodico era l’organo di un gruppo di amici, quattro gatti, che usciva quando e come poteva, ma riceveva un contributo di 20 milioni di lire l’anno dallo Stato. L’editore di Libero chiese ai monarchici di prendere in affitto la testata in cambio di 100 milioni di lire: un affare per i nostalgici del re, ma soprattutto per Feltri e i suoi, i quali s’inventarono una specie di supplemento quotidiano di Opinioni nuove. In grande si leggeva Libero, in piccolo, ma con la lente d’ingrandimento, la testata del Mmi, quella che aveva diritto ai contributi di Stato. L’Espresso se ne accorse e chiese lumi a Feltri, il quale giurò che avrebbe rinunciato ai finanziamenti. Una promessa dimenticata in fretta, perché appena un anno dopo, compreso che la testata Opinioni nuove era una gallina dalle uova d’oro, Libero chiese ai monarchici di comprarla per 500 milioni di lire. Agli orfani di Casa Savoia parve di sognare: il loro giornalino si rivelava il miglior investimento mai fatto. Perciò si affrettarono a vendere e a investire il ricavato in alcuni negozi a Bolzano. In realtà, il miglior investimento lo ha fatto Libero: chi di voi non pagherebbe 500 milioni di lire una tantum per poi incassare in 7 anni quasi 40 milioni di euro e chissà quanti altri nel futuro?"

Avete capito bene il "furbo espediente" - come lo chiama Belpietro nel medesimo articolo - aveva fruttato in 7 anni quasi 40 milioni di euro pagati da Pantalone.

Dopo aver rammentato che Feltri e Belpietro posseggono il dieci per cento ciascuno della società editrice di Libero chiediamo: con quale faccia tosta danno del pappone al Presidente della Repubblica?

3. Come può Maurizio Belpietro difendersi senza arrossire dicendo: "credevo comunque che in questo Paese ci fosse il diritto di satira"?

4. Poiché l'ineffabile direttore vuole scrivere una lettera al Capo dello Stato per dare spiegazioni gli consigliamo di scrivere anche a tutti quei milioni di cittadini italiani che si sentono degnamente rappresentati da un galantuomo come Giorgio Napolitano.

In tutta questa vicenda, ci consola la notizia che, in seguito alla delibera del 9 febbraio 2011 dell'AGCOM, il Dipartimento dell’editoria della Presidenza del Consiglio abbia appena decretato che Libero (insieme ad altri giornali) debba restituire un bel po' del maltolto. 

Viene da chiedersi: che il 2011 sia l'anno dei risarcimenti?

 Almeno per chi vive di "furbi espedienti", si intende.


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lunedì 16 maggio 2011

Libero: il misfatto quotidiano.


Mi pare di una qualche utilità, prossimi alla chiusura dei seggi, fare un piccolo confronto fra le "professionalità" di due testate di opposto orientamento: la Repubblica da un lato e Libero dall'altro.

Questa era la prima pagina di Repubblica di ieri, prima giornata elettorale:



Sfido chiunque a trovare nell'impostazione di questa pagina qualcosa di diverso da una pura "strategia dell'informazione".

Ora occhio alla prima pagina di Libero:


Nell'ordine troviamo:
  1. Foto del Cavaliere ammiccante e rassicurante.
  2. Titolo principale che è un'indicazione di voto (meglio esplicitata nel catenaccio).
  3. Pezzo contro Vendola.
  4. Pezzo contro il Terzo Polo di Fini&Co.
  5. Pezzo contro Pisapia ("islamico e comunista").
  6. Pezzo (del sempreverde - di bile - Giampaolo Pansa) sui no-global (il cui spauracchio è sempre bene agitare in campagna elettorale).

Un vero e proprio cecchinaggio elettorale da prima pagina.

Si sente spesso ripetere il ritornello per cui tra la Repubblica e Libero (o Il Giornale) non vi sarebbe gran differenza, perché si tratta pur sempre di giornali schierati.

Ma condividere le idee di una parte politica non significa "lavorare per" quella parte politica.

Come dimostra la prima pagina di Repubblica, il cui obiettivo rimane informare.

Diversamente da Libero, che è a tutti gli effetti una rotella nell'ingranaggio della fabbrica del consenso del Padrone.


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lunedì 2 maggio 2011

La pazza idea della coppia Vittorio e Maurizio...


Circolano strane voci sulla redazione di Libero.

Pare che in una riunione lampo avvenuta nottetempo, il duo Feltri-Belpietro sia stato tentato, per pochi interminabili attimi, da una manovra giornalistica audace e non priva di un certo fascino.

Quella di insinuare il dubbio, nell'opinione pubblica, che l'uccisione di Osama Bin Laden fosse stata in qualche modo suggerita o magari vaticinata da Libero.

Si trattava, in fondo - questa la geniale trovata - di riprendere semplicemente la copertina di Libero del 1° maggio, questa copertina:




... e dare ad intendere, con un lieve ma fondamentale ritocco, di aver pubblicato invece questa copertina:




Si ignora chi dei due editori abbia lanciato l'idea.

Alla proposta, comunque, da qualsiasi parte sia provenuta, pare sia seguito un lungo ed intenso momento in cui i due si sono guardati fissi negli occhi in preda ad una febbrile eccitazione.

Il pensiero volava senz'altro allo scalpore, al tam-tam, alle copie vendute... magari anche all'eco internazionale...

Poi, calato il primo momento di folle entusiasmo, Vittorio, rivolto a Maurizio, avrebbe detto:

"Ma va là: è troppo anche per noi. Quella dell'attentato a te se la sono bevuta facilmente... del resto non c'erano riscontri. Ma qui siamo a solo 24 ore dall'altro titolo. Si rischia un po' troppo, no?".

Belpietro pare abbia annuito. E avrebbe chiosato sconsolato, scuotendo la testa:

"Certo che costruire balle di qualità diventa ogni giorno più difficile...".

Tranquillo Maurizio: di te ci fidiamo.

Sappiamo che ce la puoi fare.

P.P. [Post Post] Per ripristinare i confini tra realtà e fantasia, specifico che non tutto è falso, in questa folle (?!)  ricostruzione: la copertina di Libero su Gheddafi, infatti, è in tutto e per tutto vera.

Aggiornamento del 3 maggio:
la realtà, al solito, supera di gran lunga, e molto tristemente, la fantasia (grazie a Wil).


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venerdì 18 febbraio 2011

Avvenne domani: l'editoriale di Belpietro su "Berlusconi Clown".


Lo straordinario Escher rappresenta così il suo sguardo nel futuro.



[Oggi, per un misterioso ed inspiegabile scherzo del destino, ho ricevuto la copia di Libero che sarà in edicola domani. Come il protagonista di quel vecchio e meraviglioso film del 1943, dal titolo Avvenne domani.  Ho la netta sensazione che questa non sarà l'ultima volta. 
Da Libero del futuro, dunque, eccovi l’editoriale di Belpietro.] 


Circolano voci assurde sul Presidente Berlusconi. 

Voci gravi. 

Voci eversive. 

Come sapete io non amo dare credito a dicerie o mezze frasi bisbigliate nei corridoi di palazzo. 

La gente è malevola, si sa. E cosa non direbbe per gettare discredito, anzi consentitemi, vero e proprio fango sul buon nome dell’Italia e di chi la rappresenta. Non è in fondo questo lo sport nazionale che taluni vorrebbero dilagasse definitivamente nel nostro paese? 

Ecco perché sarei piuttosto incline a dubitare della veridicità di queste voci. Tra l'altro sono di una tale esagerazione e di una tale violenza, da apparire indubitabilmente o false o faziose, sempre ammesso che oramai vi sia una qualche differenza fra i due concetti. 

Tuttavia, per dovere di cronaca e amore della professione, non posso fare a meno di riportarle, queste voci. 

Anche perché se in effetti le voci fossero vere, ciò significherebbe che una parte del mondo sta incredibilmente cospirando contro l'ultimo baluardo della democrazia italiana, cioè Silvio Berlusconi, quando sappiamo benissimo che tutti gli italiani - al netto del noto manipolo di decerebrati comunisti - sono assolutamente convinti della sagacia e della lungimiranza del nostro Premier, anche e più che mai in questo delicato momento in cui un drappello di toghe rosse sta tentando di rovesciarlo con ignobili accuse scandalistiche. 

Veniamo alle voci. 

Tenetevi forte. 

Si sosterrebbe, a quanto è dato sapere, che Berlusconi "è diventato il simbolo dell'incapacità ed inefficacia dei governi italiani nell'affrontare i problemi cronici del Paese: un sistema economico non competitivo, la decadenza delle infrastrutture, il debito crescente, la corruzione endemica". 

Che “il lento ma reale declino economico minaccia la sua capacità di avere un ruolo nell'arena internazionale”. 

Che le nostre istituzioni “non sono adeguatamente sviluppate come ci si aspetterebbe da un moderno Paese europeo”. 

No, dico: non so se vi rendete conto. 

E non finisce qui. 

Sempre riguardo a Berlusconi, state bene attenti, circolerebbe la voce secondo cui “la sua leadership manca spesso di visione strategica”. 

E, ancora, si malignerebbe che “la non volontà o l'incapacità di dare risposte a molti dei problemi cronici creano apprensione tra i partner internazionali e danno l'impressione di un governo inefficace e irresponsabile”. 

Infine, dulcis in fundo, ci si spingerebbe addirittura ad affermare che: “la sua volontà percepita di porre gli interessi personali prima di quelli dello Stato, la sua preferenza per soluzioni a breve termine invece che per investimenti di lunga durata, il suo frequente uso di istituzioni e risorse pubbliche per conquistare vantaggi elettorali sui suoi avversari politici hanno danneggiato l'immagine dell'Italia in Europa e hanno creato un tono disgraziatamente comico alla reputazione italiana in molti settori del governo statunitense”. 

Da non credere. 

Come affezionati lettori di Libero, vi starete senz'altro chiedendo quale sarà mai la fonte di simili atrocità; chi osa diffondere con tanta leggerezza  baggianate così colossali, con toni -  ridicoli - fra l’apocalittico e il post-atomico. 

E se azzardaste una risposta, stavolta, cari amici, sbagliereste. Perché naturalmente avrete pensato a Repubblica, al Fatto Quotidiano, oppure all’Unità. 

E invece no: si tratta di una persona. 

E anche qui vi meraviglierete, perché non si tratta di Eugenio Scalfari, né di Marco Travaglio, né di Concita De Gregorio. E neppure di Carlo De Benedetti. 

Le voci pazzesche che stanno circolando sembrerebbero doversi attribuire all’ambasciatore americano in Italia (dal 2005 al 2009) Ronald Spogli, stando alle ultime rivelazioni di Wikileaks. 

Sempre che siano vere, queste voci. Anzi, queste parole, visto che si tratta di documenti scritti.

Che siamo certi, noi di Libero, si scoprirà ben presto essere dei clamorosi falsi, guarda caso saltati fuori proprio all’indomani della decisione del GIP sul rito immediato contro Silvio Berlusconi. 

Del resto, ipotizzare che un ambasciatore americano si trovi ad essere d’accordo con un branco di toghe rosse ammaestrate, poche radical chic riunite in piazza e un gruppo sparuto di intellettuali di sinistra che fuori dai nostri confini non godono di nessun credito, tali Umberto Eco e Gustavo Zagrebelsky, non è già di per sé assurdamente comico? Altro che "Berlusconi clown".

Tutto ciò, insomma, come capite bene, puzza tremendamente di marcio. 

E in attesa di avere le prove che è tutto falso, nel caso queste prove tardassero ad arrivare, la nostra professionalità, la mia e quella di Libero, ci impone di non tralasciare nulla, nelle ipotesi interpretative di queste incredibili calunnie che hanno voluto diffondere

Ecco perché, da domani, vi racconteremo a puntate la vera storia dell'ambasciatore Ronald Spogli.

A partire dalle origini della sua famiglia paterna: che affondano le radici nella rossissima Gubbio.

Inizieremo così la prima puntata dello speciale dal titolo "Spogli: il libro nero della giungla rossa".

Non lo perdete.

Domani.

Su Libero.


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martedì 28 dicembre 2010

Intervista a Belpietro.

Prima pagina di Libero di ieri: l'attacco di Belpietro è nell'editoriale.

Dopo l'incredibile affondo a Gianfranco Fini su Libero di ieri, dovevo fare qualcosa.

Ecco l'intervista a Maurizio Belpietro, un'esclusiva molto fanta e poco scientifica della Città Invisibile!

Io. Dunque Belpietro... le dispiace se non la chiamo Direttore? Sa com'è, proprio non mi viene...
MB. Ma fa' un po' come ti pare!
Io. A proposito, questa è una curiosità che mi preme: perché ha acconsentito a questa intervista?
MB. Ma perché sei uno sfigato! Uno che ha aperto un blog da qualche mese e con poche righe e un centinaio di lettori per caso sogna di cambiare il mondo! Voi sfigati sognatori mi avete sempre affascinato...
Io. Capisco... Vabbè, in ogni caso: parliamo del suo editoriale?
MB. Non siamo qui per questo? Vedi come girate sempre intorno alle cose? Perdete sempre tempo, vi parlate addosso...
Io. Noi sfigati?
MB. Ma sì, voi sfigatelli sinistroidi e antiberlusconiani, sì... Sempre lì a tessere, a cucire, ad approfondire, a studiare. Ma quand'è che vi sveglierete e capirete che non c'è niente da studiare?
Io. In che senso, scusi? 
MB. Nel senso che non bisogna stare sempre a rimestare, a puntualizzare, ad etichettare, a fare distinguo. Le cose a volte stanno semplicemente come stanno.
Io. Mi faccia capire. Parla a me di etichettare, tessere e studiare, quando sono mesi che col suo giornale fa il bello e cattivo tempo, ad esempio, etichettando tessendo e studiando il modo per distruggere politicamente Gianfranco Fini?!
MB. Vedi? Sempre ad alludere, a circoscrivere, a puntare il dito. Ma buon Dio, a parte il fatto che Fini si è distrutto da solo...
Io. Solo perché dissentiva da Berlusconi?
MB. Ma no, che c'entra! Perché gli elettori del PdL lo vedevano inscindibile da Silvio. Come te la spieghi altrimenti la percentuale nei sondaggi di Futuro e libertà che è meno della metà di quanto era Alleanza Nazionale ai tempi d'oro?!
Io. Insomma Fini è un traditore?
MB. Ma senti un po': pensi davvero che questa sia un'idea mia o che vogliamo far passare noi?
Io. Le devo dire la verità? 
MB. Lascia perdere, era una domanda retorica. Vedi che come al solito siete fuori dalla realtà?
Io. Mi indichi la via per rientrarvi, dunque. 
MB. Scherza, scherza. Ma hai un'idea di quanta gente ci sia che oggi è inviperita con Fini? Dai un'occhiata ai siti vicini al Pdl, o ai blog della sponda opposta alla tua: disprezzo, ostilità e rancore nei confronti di Fini si tagliano col coltello! 
Io. Beh, il suo quotidiano certo contribuisce non poco a questo clima!
MB. Allora, una buona volta: ma voi pensate davvero che noi, Feltri ed io, o il buon Sallusti, o Fede o Minzolini e tutti gli altri siamo quelli che causano questo clima?!
Io. Beh, il pensiero mi sfiora, in effetti, e in più di un'occasione.
MB. Questo perché, come ti dicevo, sei uno sfigatello della famiglia degli sfigatelli sinistroidi. Che non vede la differenza fra causa ed effetto...
Io. Mi illumini.
MB. Caro ragazzo, il mio quotidiano va semplicemente dietro all'umore degli elettori del centro-destra...
Io. Lei sta dicendo che non c'è un fine politico ma solo la ricerca del consenso degli elettori di Berlusconi?
MB. Sto dicendo che non è per le quattro patacche giornalistiche di Libero o del Giornale che gli elettori votano o voteranno Berlusconi. E dico che noi ci rivolgiamo a quell'elettorato. Che, come si sa, è avido di complottismi, adora le contrapposizioni, odia visceralmente tutto quanto è minimamente diverso da loro... un po' come voi, insomma! Anzi esattamente come voi: l'altra faccia della stessa medaglia! Quindi, per farla breve: solo un cretino può davvero credere che noi spostiamo voti: semmai  "manteniamo caldo" un certo tipo di elettore, non so se mi spiego. Dandogli in pasto esattamente quello che vuole e che, se non gli dessimo noi, cercherebbe altrove.
Io. Lei dunque sta affermando che fate giornalismo pensando solo a chi vi legge?!
MB. Perché, è così strano? Non lo fanno tutti, oggi?!
Io. Mah, spererei che vi sia qualcuno che ancora crede alla deontologia professionale!
MB. Ma quando mai! Sempre con questi eticismi e moralismi da quattro soldi! Si scrive per chi legge, punto e basta. Il mercato vuole così. Credi che Il Fatto Quotidiano sia scritto da paladini della giustizia mandati dal cielo? O è gente che scrive ciò che a sinistra quelli come te vorrebbero leggere?
Io. Si sta paragonando a Travaglio? 
MB. Ti sto spiegando che dietro c'è una logica diversa dall'essere berlusconiano o meno, c'è una logica di mercato. Poi c'è sempre qualcuno che più volentieri gioca nell'Inter piuttosto che nel Milan perché tifa Inter, ma magari l'anno dopo gioca nel Milan: perde forse la sua professionalità? Per un giornalista moderno oggi è lo stesso.
Io. Sarà, ma ho sempre pensato che il giornalismo viva di rigore e imparzialità nel raccontare i fatti così come sono e...
MB. Sì, l'imparzialità di Santoro o della Gabbanelli. Ma va là! E' solo questione di mercato e di metodo, tutto qui.
Io: Il metodo Boffo?
MB: Spiritoso! No, parlo di metodo per decidere le notizie o gli articoli.
Io: Cioè ad esempio sentendo direttamente il Cavaliere?
MB: E dalli! Duro di comprendonio, eh? Se parli di linea editoriale, ovvio che sia così. Se giochi nel Milan che fai, tiri nella tua porta? Certo che no! Ma una volta realizzato con chi stai giocando, è tutta questione di metodo. Il faro sono i desideri dei nostri lettori. Quando si ha qualche dubbio, ci basta sguinzagliare qualcuno in qualche circolo della libertà o ritrovo del PdL. Sentiamo di cosa parlano e quali sono gli umori e la notizia, in pratica, si scrive da sé! E se non basta, giù sondaggi per carpire l'umore e le aspettative. Più democrazia di così!!
Io. A me sa tanto di Grande Fratello o 1984, che dir si voglia. Significa costruire, giornalisticamente, una realtà che non c'è!
MB. Perché siete sempre lì a riflettere su cosa è giusto e cosa non lo è. Giusto e sbagliato, morale o amorale sono concetti superati nel mondo di oggi.
Io. Lei dice?
MB. Inutile che fai quel faccino attonito: l'etica la fa la gente, la gente vota Berlusconi, l'etica italiana è quella di Berlusconi. Punto.
Io. Sillogismo perfetto. E' per via di queste nuove categorie, o non categorie, di giusto o sbagliato che anziché andare subito dai magistrati ha fatto scoppiare la bomba dalle colonne di Libero?
MB. Pensi di fare il furbino, vero? Cosa cambiava se ci andavo prima o dopo, per la magistratura? Niente. Cosa cambiava se l'articolo lo scrivevo prima o dopo essere andato dalla magistratura, che era ovvio mi avrebbe convocato?! Tutto. Metodo e mercato, caro mio.
Io. Insomma, caro Belpietro: it's only business...
MB. Oh, vedi che se vuoi ci arrivi?! Proprio così!

It's only business, insomma, per i Belpietro, i Feltri, i Sallusti, ecc., ecc.

Sarà. Peccato solo che questo, caro Belpietro e cari tutti gli altri, fosse il metodo preferito di Michael Corleone, nel film Il Padrino.


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sabato 4 dicembre 2010

Belpietro: c'è posta per te.

Belpietro colpisce ancora.

Ecco la copertina di oggi:


Dunque facce e indirizzi e-mail dei finiani "traditori" e "ingrati", "politici eletti per grazia ricevuta".

Mi limito così, en-passant, a rammentare quell'obsoleta Costitutuzione su cui si basano le nostre leggi e i nostri principi.
L'art. 68, comma 1, recita:
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
E questo è quanto.

Ma ci rendiamo conto di cosa significherebbe se uno votasse provvedimenti o fiducie per riconoscenza anziché perché lo ritiene giusto o sbagliato per un suo convincimento?!

Non so come la vediate voi, ma a me questo modo di "pensare la politica", letteralmente, mi sgomenta.

Ed è quello che ho scritto a Belpietro.

A quale indirizzo e-mail?

Ecco qua:
Quel burlone di Joker-Belpietro fornisce
 lui stesso la propria email nel pezzo di oggi.

Ciò detto, buon'e-mail a tutti.



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sabato 2 ottobre 2010

Attentato Belpietro: per Maroni è colpa della rete.

Maroni pesca l'attentatore: nella rete.

E già: come poteva non essere colpa della rete, la vicenda di Belpietro?
La rete ci risucchierà?

Questa perlomeno è l'idea del Ministro degli Interni Maroni, il quale ha dichiarato che su internet: "si leggono accuse che possono dare a qualche mente malata lo spunto ad agire".


 I nostri politici (specie quelli del centrodestra) non sono affatto nuovi alle crociate contro il web (approfondimento 1, approfondimento 2).


Eppure, in tutta questa vicenda, non senza prima condannare con forza qualsiasi forma di violenza agita o anche solo pensata contro chicchessia, mi chiedo: possibile che a nessuno passi per la testa l'idea che se e quando si semina odio qualche volta accade che si raccoglie odio?

No, perché ieri, ospite della trasmissione Pomeriggio 5 su Canale 5, Belpietro ha dichiarato che lui nella sua carriera non ha mai espresso odio né offeso nessuno.

Certo, perbacco (non se ne abbiano a male i pagani dell'antica Roma devoti a Bacco)!
Ecco qualche prova a suffragio!

Pro Presidente della Camera
Pro magistrati

Pro immigrati.
... Nessun odio, nessuna polemica, nessuna offesa.

Solo fine umorismo. Qualche volta magari, dico magari, giusto un pizzico di attenta, meticolosa, studiata opera di disinformazione.

Che si sa, forse non ammazza nessuno.

Ma tanto bene, caro Maurizio, non fa.

(Aggiornamento del 3 ottobre. Editoriale di Belpietro su Libero: "Non sono le BR. Questi odiano, ma senza ideali". Più conciliante di così...)

[Forse può interessarti: (1)Berlusconi e la barzelletta sugli ebrei. (2) La bestemmia di Berlusconi: in quel video c'è ben di peggio.]


[Sui dubbi relativi alla vicenda dell'attentato: Non leggere questo Blog!: "Attentato" a Maurizio Belpietro: ecco a voi tutte le stranezze del caso.; Molto interessante la questione del poliziotto Alessandro M. riferita oggi da Gilioli nel suo blog]
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