Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 29 ottobre 2011

I nuovi poveri.


Ricordate Antonio Cornacchione e il suo tormentone "povero Silvio!"?

Bene, sulla falsariga ecco un illuminante passaggio del Premier, dal discorso di ieri agli Stati Generali del Commercio, dove, in mezzo alle solite battute su comunisti e magistrati, Silvio consiglia di non entrare in politica e rivela il suo dramma personale: potrà lasciare solo 2 mila miliardi delle vecchie lire in eredità a figli, nipoti e figli dei nipoti...

Non ci credete?

Ecco qua (ultimo minuto del filmato):



Povero Silvio, eh?

Questi sì che sono problemi.

Quelli che abbiamo tutti, no?

Del resto non è per questi problemi che il nostro paese è ad un passo dal baratro?!


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