Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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lunedì 31 ottobre 2011

Rischio calcolato.


La campagna elettorale si avvicina?

Il centrodestra si prepara all'ennesimo ritornello: l'Italia è a rischio, la sicurezza è a repentaglio, il nostro paese deve aver paura, e via dicendo.

Il copione è sempre lo stesso.

E pazienza se è naturalmente da irresponsabili soffiare sul fuoco della paura (o della violenza), perché intanto il messaggio arriverà dove deve arrivare: a quegli elettori che pensano che la sicurezza, in Italia, possa garantirla principalmente la destra (ma davvero esistono ancora, questi elettori?).

E dunque se Maurizio Sacconi - Ministro del Lavoro o dell'Interno?! - parla di un rischio terrorismo, distogliendo l'attenzione dalle insidie legate ai provvedimenti sul mondo del lavoro, Libero titola così:


Ammesso e non concesso che la sinistra non ci creda, ciò che appare più rilevante è che a mostrare di "non crederci" siano i nostri  servizi e apparati investigativi specializzati (Aisi, Ros, Ucigos), che dichiarano di non avere notizie sulla ripresa della propaganda armata.

Ma questo naturalmente Libero non lo dice.

Impegnato com'è nel suo puntuale contributo alla campagna elettorale del centrodestra: gettare benzina sul fuoco del terrore mediatico.


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