Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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domenica 2 ottobre 2011

Il ministro Brambilla, l'Apocalisse e il cavaliere (in)esistente.

I Cavalieri dell'Apocalisse, di Victor Vasnetsov.

Le sue metafore ardite spaziano efficacemente dal mondo della stregoneria (nessuno ha "la bacchetta magica"), a quello dell'alchimia (il documento della Marcegaglia vuole essere "la pietra filosofale di chi ha compiti di governo"), a quello militare ("l'Italia non può permettersi di restare senza comandante"), a quello sportivo ("è più comodo osservare la partita e fare i commenti a bordo campo").

Qualche problemino, il ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla, mostra di averlo soltanto con l'ambito biblico.

Ecco le sue parole in un'intervista al Corriere della Sera (2 ottobre), prontamente rilanciata sul sito dei Promotori della Libertà:
La Marcegaglia e gli altri hanno la presunzione di presentarsi come i cinque dell’Apocalisse.
Com'è noto, i cavalieri dell'Apocalisse sono quattro: Guerra, Carestia, Pestilenza e Morte.

Evidentemente un lapsus freudiano deve aver fatto affiorare alla mente della sciura Brambilla il nostro personalissimo e apocalittico Cavaliere:


Quattro più uno uguale cinque, per l'appunto.

Se la matematica, almeno quella, non è ancora diventata un'opinione.


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