Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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lunedì 3 ottobre 2011

Message in a bottle.

Un'immagine "a caso" del BlogFest 2011 di Riva del Garda!

Insomma abbiamo portato a casa un onorevolissimo, dignitosissimo, inaspettatissimo e graditissimo 4° posto al Macchianera Blog Awards 2011.

La nomination, come sapete, era già stata qualcosa di inatteso, ma essere là in cima, ad un passo dalla vetta, è stata ancor più una sorpresa. 

Che forse merita qualche considerazione a caldo.

Questo è un paese in cui le idee hanno voglia e bisogno di circolare. 

Da perfetto sconosciuto, nell'agosto del 2010, cominciai a scrivere le mie personali riflessioni sulla situazione politica, sulla società, su come credo che interpretiamo il nostro stare insieme e nel giro di pochi mesi migliaia di persone si sono unite alla mia voce e quotidianamente la accompagnano, la sostengono, le danno corpo e anima.

Questo è l'universo del 2.0.

Possiamo discutere all'infinito dei pericoli della rete e di come il rapido e improvviso moltiplicarsi delle voci possa essere rischioso se i messaggi sono quelli "sbagliati".

Ma io non sono fra quelli che pensa all'umanità come ad un involucro magmatico di singoli individui - per dirla con Montale - pronti a disgiungersi in un crollo.

Penso che questa forma di comunicazione, così come le mille altre relative ai nuovi media, contenga in sé gli anticorpi necessari per essere una delle più innovative forme di rivoluzione culturale della nostra storia.

Bisogna crederci, in ogni caso. 
Primo perché ne ha tutte le potenzialità e dunque credendoci le diamo forza. 
Secondo perché di una vera, profonda rivoluzione culturale, specie nel nostro paese, ne abbiamo un disperato bisogno.

Anche in nome di questo atto di fede che reputo necessario, il mio più sentito grazie, di cuore, va a chiunque abbia voluto esprimere la propria stima e la propria fiducia nei confronti di questo piccolo spazio di riflessione - e voglio dirlo: anche nei confronti di tutti gli altri spazi, e sono tantissimi, che popolano la rete.

Per conto mio, io continuerò a dirvi come la vedo e a raccontarvi ciò in cui credo, come ho fatto in questo primo anno della mia nuova "vita sociale".

Con la precisa intenzione e la ferma volontà di far arrivare intatta, sulla terraferma che ci attende dall'altro capo del mondo in mutazione, una delle tante fragili bottiglie che viaggia tra i tumultuosi flutti dell'oceano in tempesta.

Un bottiglia contenente un messaggio, scritto a più mani da una comunità invisibile, che recita così:
"cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio."
(Italo Calvino, Le Città Invisibili).


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