Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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mercoledì 19 ottobre 2011

Casta siempre.


Lo so, non ci avevate creduto neppure per un momento.

Però insomma, diciamocela tutta: alle volte una minuscola speranza, nei cuori dei puri, continua inconsapevolmente ad albergare, sia pure in un angolo remoto e sperduto.

Almeno fino a che non arriva puntuale l'ennesima mazzata, al cospetto della quale ti viene da deriderti da solo (visto che davanti agli altri affermi naturalmente spavaldo: "perché, tu ci avevi creduto? Che ingenuo!).

Ecco qua:
[Cliccare sulla foto per ingrandirla]
Parliamo delle famose decurtazioni del 5% sui redditi superiori ai 90.000 euro e del 10% su quelli superiori ai 150.000.

Avevamo già detto del meccanismo farlocco per cui la norma, nel caso dei signori deputati, si applica solo alle indennità e non alle diarie e ai rimborsi, che implica a conti fatti uno sconto secco di un misero 80%.

Ebbene una nota del tesoro - la 150 dell'11.10.2011 (non so, casomai voleste giocarvi i numeri) - puntualizza che devono essere esclusi dal provvedimento i Ministri e i Sottosegretari, in quanto “tale personale ricopre una carica politica e non è titolare di un rapporto di lavoro dipendente”.

Finalmente una buona notizia, insomma: qualcuno non pagherà - com'è che l'avevano chiamato? - il contributo di solidarietà.

C'è di che stare allegri, no?

Dite la verità: davvero vogliamo continuare a meravigliarci se poi, tra indignati e sdegnati qualcuno, nel suo piccolissimo, si 'incazza'?


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