Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 29 ottobre 2011

Vate retro.

Un vero profeta: come "guarda avanti" Silvio, nessuno.
“Questa attenzione sull'Italia (da parte dei mercati, Ndr) deriva dal fatto che c'è un attacco all'euro, che non ha convinto nessuno come moneta. E in effetti è una moneta un po' strana, perché è una moneta non di un solo paese ma di tanti paesi insieme - che però non hanno un governo unitario dell'economia - e che però non ha alle sue spalle una banca di riferimento e di garanzia, quindi l'euro si presenta di per sé come una moneta attaccabile dalla speculazione internazionale.”
Questo ha detto ieri Silvio Berlusconi nel suo discorso agli Stati Generali del Commercio Estero.

L'opposizione è insorta.

E puntualmente è arrivata la smentita del Premier con una nota della Presidenza del Consiglio:


È del tutto evidente che il passo indietro c'è stato e pure grosso come una casa (non basta, per confondere le acque, ripetere alcuni concetti nello stesso identico modo alterando leggermente il contesto).

Il senso della prima affermazione è infatti chiarissimo: "attaccano l'Italia? È colpa dell'euro. Che come moneta non è convicente. E in effetti (proprio così dice Silvio: in effetti!) è una moneta strana che di per sé si presta agli attacchi".

Punto.

Ora, che il Premier si appresti a smentire precipitosamente una dichiarazione dall'alto tasso di pericolosità in un frangente economico così critico per il nostro paese non credo stupisca più di tanto. 

Più che la smentita, semmai, quello che deve stupire - e che pertanto va sottolineato - è l'impressione del totale smarrimento del senso della realtà da parte di un Presidente del Consiglio che per difendere il suo paese sull'orlo del baratro attacca la sua stessa moneta.

Qualcosa su cui riflettere attentamente per capire la drammatica inconsistenza ed insipienza della leadership di Silvio Berlusconi in questo delicatissimo momento storico.

Colui il quale si definì non molti mesi fa come "il più esperto nei consessi internazionali" - oltre che "il migliore in Italia" - non appare più in grado neppure di leggere con sufficiente attenzione e prudenza il contesto in cui si ritrova a parlare pubblicamente.

Questa situazione deve destare più di una preoccupazione.

Alla stessa stregua dei vaticini da statista-economista (anzi da tycoon, come direbbe lui) elargiti a profusione dal nostradamus de noantri.

Sì, perché forse sarebbe il caso di ricordare che Silvio-Otelma, il 26 novembre 2001, in occasione della cerimonia per la presentazione della moneta unica celebratasi al Quirinale, si lanciò in un'appassionata difesa dell'euro.

Pronunciando, tra le altre, queste parole (grassetto mio):
“L'euro ha in sé una virtù particolare: non è la moneta di un singolo paese che si estende agli altri; è una stessa unità di misura che viene adottata simultaneamente in diversi paesi, che pertanto non potranno più nascondere sotto il tappeto della moneta nazionale i loro vizi e le loro debolezze.
L'euro assume un valore politico internazionale: sarà il primo biglietto da visita comune dell'Europa.
Con l'euro deve cambiare il modo di pensare e di fare economia e politica.
Dall'Europa, con l'euro, è stato bandito il peccato monetario.
La moneta unica innesca un circolo virtuoso che dovrà trovare concordi la politica e l'economia.  Le premesse per una lunga stabilità ora ci sono. Diamo quindi il benvenuto alla nuova moneta: un'idea straordinaria che si è tradotta in una realtà concreta. Un'idea di libertà, di responsabilità, di fiducia reciproca.”
... Bisogna aggiungere altro?

[Qui il video del discorso del Premier del 2001]


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