Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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venerdì 14 ottobre 2011

Sorella Pudicizia.

Dike, La Giustizia
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Le procure di Napoli e di Bari indagano sul Capo del Governo: il suo Ministro della Giustizia - un magistrato - l'on. Nitto Francesco Palma invia i suoi ispettori presso le irrispettose procure.

Inutile dire che il minimo che ci si possa aspettare da un uomo delle istituzioni è che abbia il pudore di  non abusare del proprio potere per intimorire e delegittimare i magistrati che indagano su di lui.

E se poi si pensa che il CSM sta valutando l'ipotesi di revocare il collocamento fuori ruolo al capo dell'Ispettorato del Ministero della Giustizia Arcibaldo Miller, dal momento che il suo nome compare nell'inchiesta sulla P3, si buon ben capire come la misura sia ormai colma. 

I Greci personificavano la Giustizia (Dike) come una donna bendata che regge una bilancia: oggi non saprei dire se Dike abbia ancora la sua bilancia ma certo ha perso la benda.

E non è sicuramente per caso che nella mitologia greca Dike aveva per sorella Pudicizia.


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