Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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lunedì 5 settembre 2011

PD: ultima chiamata.



La Commissione di garanzia del PD, presieduta da Luigi Berlinguer, ha deciso di sospendere Filippo Penati dal partito.

Indipendentemente dalle responsabilità di Penati, che la magistratura è chiamata ad accertare, va detto a voce alta che una decisione simile appare sacrosantadoverosa, sebbene tardiva.

Quello che forse può lasciare un po' perplessi, semmai, è il fatto che per deliberare in tal senso ci siano volute addirittura tre ore.

Una spia dell'indecisione di parte della commissione?

Se così fosse, non sarebbe un buon segno.

Anche perché, diciamoci la verità, alzi la mano chi non è convinto che una riunione del genere si sarebbe dovuta chiudere in 3 minuti, anziché in 3 ore.

Ciò nonostante, vediamo il lato positivo: il Partito Democratico, sebbene lentamente e dolorosamente, si sta mettendo in discussione e sta decidendo la linea da seguire contro chi è sospettato di corruzione.

Questa linea doveva già essere chiara, è vero (molti di noi pensavano lo fosse), ma evidentemente non lo era.

Il primo passo collegiale in tal senso ha portato qualcosa di buono: la strategia dell'intransigenza.

Che sia chiaro: questa è l'unica via da percorrere per quello che dagli ultimi sondaggi viene indicato come il primo partito italiano.

Costi quel che costi.

Perché questa potrebbe davvero essere l'ultima chiamata.


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