Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

La Città Invisibile si è trasferita su l'Espresso. Clicca sull'immagine per raggiungere il blog.

La Città Invisibile si è trasferita su l'Espresso. Clicca sull'immagine per raggiungere il blog.
Link per iscriversi ai feed: http://feeds.feedburner.com/repubblica/KUea

sabato 16 aprile 2011

Chi resta umano e chi no.


Non so cosa ci sia dietro la morte di Vittorio Arrigoni, l'attivista lombardo dell’International Solidarity Movement rapito a Gaza e ucciso ben prima dell'ultimatum dato dai suoi rapitori. Nessuno lo sa.

Quello che si sa è che in quest'infinita pagina dello storico conflitto israelo-palestinese, in cui non si riesce nemmeno ad iniziare a scrivere la parola fine, le reazioni ad eventi drammatici come questo sono spesso scomposte, illogiche e, lasciatemelo dire, al limite del disumano.

Non mi riferisco alle reazioni del mondo delle istituzioni, questa volta piuttosto allineato nello sgomento e nel cordoglio.
Mi riferisco a quelle delle persone cosiddette "comuni".

Perché, ieri, ho sentito con le mie orecchie, da più di una persona, dire "del resto se l'è cercata".

Ebbene, questo modo di guardare agli eventi umani, di leggere le azioni dei nostri simili, di interpretare i contesti in cui ciascuno di noi compie le proprie scelte, imboccando una via piuttosto che un'altra, riesco a definirlo soltanto odioso, vile, e, come dicevo, al limite del disumano.

Dire "se l'è cercata" di una persona che ha deciso di donarsi ad una causa come quella del pacifismo, attraverso il sostegno a contadini e pescatori della zona, facendo talvolta anche da scudo umano per proteggerli, significa avere della vita e degli altri una visione gretta e meschina.

Una visione per cui chi non sceglie "la via più facile" è uno poco furbo; chi è "incapace" di vivere una vita tranquilla, con tutti gli agi, ha qualche rotella fuori posto; chi sceglie "l'emozione forte" di essere in prima linea merita una considerazione a metà, quasi fosse una specie strana, una categoria subumana, un po' da compatire, un po', all'occorrenza, da denigrare.

Ebbene io sono convinto che molti di quelli che ragionano così portano dentro di sé il seme odioso dell'accidia sociale e con quelle dichiarazioni svelano la parte di sé che vorrebbe essere altro; la parte che vorrebbe avere il coraggio di una lucida follia mossa da inquieti ideali; la parte che vorrebbe vivere una vita che possa definirsi davvero degna di essere vissuta
La parte che vorrebbe ma non può. E una forma di impotenza pervasiva gli attanaglia sottilmente l'anima.

Ed ecco che chi può diventa allora un diverso, uno spostato, un esagitato, un segnato. E segnata è la sua fine, che se arriva viene vista come la dimostrazione dell'inadeguatezza di una scelta esistenziale coraggiosa. 
E al contempo come la dimostrazione indiretta - e fintamente rassicurante - che la comoda scelta accidiosa è in qualche modo "superiore", perché premiata con la vita che continua.

Non ci posso fare niente, care persone "comuni" che vi siete espresse in quel modo: io vi vedo così, e voglio dirvelo in faccia papale papale.
Anche se un po' mi dispiace.

Vittorio vi avrebbe detto: "restate umani". Con queste parole si chiudevano tutte le sue corrispondenze per il Manifesto.

A me invece, in fondo in fondo, in questo preciso momento, al riecheggiare di quelle vostre parole nella testa, viene da dirvi semplicemente: voi sì, che ve la siete proprio cercata.

Aggiornamento delle 20:30.

Mi pareva strano che qualcuno non andasse ben al di là dei "dilettanti" accidiosi descritti in questo post.

Ecco la dichiarazione che vince, staccando tutte, la palma dell'idiozia più aberrante:
Sorprende che il presidente della Repubblica abbia potuto spendere parole di solidarietà per Arrigoni, un povero ragazzo, certo, confuso e sfortunato, eppur complice di Hamas, conclamato militante antisemita e antisionista, ammazzato da chi lo ha voluto superare a sinistra nell’antisemitismo.
Firmato, Gianfranco Lehner, deputato di Iniziativa Responsabile, craxiano doc ieri e berlusconiano di ferro oggi.
Ernst Jünger ha scritto:
"Di volta in volta possono cambiare gli argomenti, ma la stupidità terrà il suo tribunale in eterno". (Trattato del ribelle, 1952)
Non posso che sottoscrivere ogni parola. 


Condividi


Share/Bookmark

Se ti è piaciuto l'articolo, puoi iscriverti ai post per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

Commenti (9)

Caricamento in corso... Login in corso...
  • Collegato come
Accidia sociale... non avrei saputo descrivere meglio la situazione. Sei un grande.
My recent post Lultima vittoria di Vittorio
1 risposta · attivo 728 settimane fa
Mi è parsa la definizione più calzante...
Putroppo...
laggiù dove lui lavorava c'era da combattere una grande povertà, ma è molto peggiore la povertà morale che qui impera, molto più difficile da contrastare
1 risposta · attivo 728 settimane fa
Verissimo, Diego: lì un minimo gesto, un sorriso, una carezza è già una piccola miniera cui attingere per scaldare il cuore...
Qui da noi, invece, è tutto così maledettamente difficile... E le distanze sociali appaiono ogni giorno più incolmabili...
la schizofrenia umana supera davvero ogni limite: da duemila anni infatti milioni di uomini continuano ad avere amore per un Uomo che davvero se l'è cercata : Gesù Cristo.
Chissà cosa impedisce a tanti devoti cristiani di vedere il Cristo che c'è in ogni essere umano!
W
Sottoscrivo ogni parola del tuo blog. Viviamo in un'epoca sconcia. Nel senso preciso di un'epoca le cui prevalenti tonalità emotive sono dominate dal cinismo, dall'opportunismo e dall'indifferenza. Quando spunta un fiore che accarezza il mondo, subito qualche fanatico della desertitudine si affretta a reciderlo e qualcun altro, da qualche altra parte del mondo, accoglie quella la recisione con approvazione dicendo che "se l'era cercata". Così che, appunto, il deserto dell'umana solidarietà possa continuare. Grazie, ciao.
1 risposta · attivo 728 settimane fa
Caro Evaristo, grazie a te per il tuo accorato intervento.
E' proprio così, come tu dici: questa è un'epoca davvero difficile.
Penso spesso che il benessere materiale che si è diffuso negli ultimi decenni abbia contribuito e contribuisca non poco a queste superficialità di giudizio, a questo sentimento di pseudo-superiorità che infetta come un morbo l'animo di chi non si ferma a riflettere e guarda al prossimo dall'alto in basso e a chi è lontano come ad un non facente parte del mondo.
L'indigenza - quella che provarono i nostri padri e soprattutto i nostri nonni nel periodo delle guerre del secolo scorso - riusciva senz'altro a costituire un baluardo a difesa dei disvalori, perché c'erano cose più importanti che divertirsi a guardare e giudicare le vite altrui: bisognava sopravvivere e badare a che la propria famiglia avesse di che vivere. Oggi in pochi riescono a (vogliono?) immedesimarsi in coloro - e sono tanti - che nel mondo hanno ancora come bisogno primario quello di sopravvivere. Ed allora ecco i giudizi accidiosi, la grettezza, la superficialità.
Lottare contro tutto questo significa cercare un modo di far sopravvivere l'umanità. Perché l'emergenza, ora come allora, è ancora la sopravvivenza: quella della sensibilità umana, della partecipazione alla vita della collettività, del sentirsi parte di una immensa famiglia. Questa è la nostra sfida sociale, oggi: e questa è una battaglia che non possiamo permetterci di perdere...
Buona giornata e alla prossima...
LB
E' capitato anche a me di sentire commenti del genere, come se in qualche modo fosse anche colpa sua, purtroppo non tutti riescono ad accettare che esistano persone che mettono in gioco la propria vita per un ideale
Non capisco perchè si debba sempre parlare di colpe e non di scelte.
Padre Charles de Foucauld si ritira nel deserto algerino e costruisce un eremo a 80 km da Tamanrasset nel Hodgar, dove non c'è un solo cristiano, per condividere con i Tuareg ciò che ha e ciò che è. Aiuta tutti,studia la lingua,le tradizioni, redige un vocabolario francese-tuareg: diventa la memoria di un popolo.
Muore ucciso da una banda di Tuareg ribelli.
Preferisco non fare commenti.
LISA

Invia un nuovo commento

Comments by

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...