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"La ragione è un'isola piccolissima nell'oceano dell'irrazionale" (Immanuel Kant)
La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".
La fragilità del bene e l'umiltà del male.
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Lisa · 727 settimane fa
la validità della ricetta per la salvezza dell'individuo e delle democrazie moderne è dimostrata dal tuo stesso post: complimenti.
Vorrei esprimere invece una perplessità sull'affermazione che gli esseri umani (e quindi i popoli) sono tutti uguali. Forse sarebbe meno utopistico affermare che tutti gli esseri umani dovrebbero godere degli stessi diritti.
Lisa
Prof_Woland 59p · 727 settimane fa
il concetto di eguale non deve trarre in inganno. Quando una mamma afferma che per lei i figli son tutti uguali non intende certo affermare che sono cloni dello stesso individuo. In realtà sta ricorrendo a quella che in matematica è una "relazione di equivalenza". Eguali, sottintende, rispetto ad una relazione: l'amore, in questo caso.
Quando diciamo che dobbiamo capire che l'altro (il rom, il nero, l'arabo, il profugo) è uguale a noi, intanto intendiamo quel noi con una sola qualifica "esseri umani". Non occidentali, né bianchi, né neri ma esseri umani. Non ricchi, non colti, non ignoranti ma esseri umani.
Poi vogliamo dire che l'uomo deve saper riconoscere nell'altro se stesso.
Dunque qui la relazione d'equivalenza è "l'umanità".
Pertanto, perdonami, ma non colgo le ragioni della tua perplessità.
Grazie per l'interessante commento e per l'apprezzamento.
W
Lisa · 727 settimane fa
in base alla relazione di equivalenza possiamo anche affermare che tutti gli animali sono uguali in relazione all'"animalità". Ma questa verità non mi autorizza a ignorare le enormi differenze che esistono fra una specie e l'altra. Un cane non si riconosce in un delfino ma entrambi devono godere degli stessi diritti. Perciò se a tutti i popoli riuscissimo a garantire l'applicazione di almeno una parte dei diritti elencati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo , potremmo ritenerci soddisfatti.
Riconosco e approvo tutte le tue ragioni, ma il dibattito mi piace.
Lisa
Prof_Woland 59p · 727 settimane fa
Di che differenze parliamo? Ovunque potremmo operare serie distinzioni: tra onesti e disonesti per esempio. L'importante è che non si distinguano le persone: inferiori e superiori in base alla razza, alla religione, all'origine geografica e così via.
Che non si ritenga normale che 70.000 italiani lascino - è accaduto l'anno scorso - la loro patria in cerca di fortuna e che i tunisini non possano farlo.
Comunque hai perfettamente ragione: è più che sufficiente che tutti (sarebbe meraviglioso se includessimo nell'insieme anche i cosiddetti animali) godano degli stessi diritti.
W