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Sede della Bce (Frankfurt am Main ) |
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]
Per avere un'idea di quanto sia difficile capire qualcosa sulla grave crisi finanziaria che scuote il vecchio continente (e non solo), prendiamo in esame una sola questione: la paventata perdita (si legga
qui l'articolo della catastrofista
Loretta Napoleoni) da parte della Bce in caso di
default o
ristrutturazione del debito greco.
Vediamo dunque come stanno le cose.
1. La Bce possiede 50 miliardi di euro - valore nominale - di titoli greci.
2. I titoli sono stati acquistati sul mercato secondario* ad un costo di di 38 miliardi.
3. I titoli in questione prevedono la clausola di azione collettiva, ovvero la possibilità da parte del debitore (in questo caso la Grecia) di imporre una perdita (il cosiddetto haircut) al proprio creditore (in questo caso la Bce). Si tratterebbe di una perdita del 70% del valore nominale.
Già questi tre punti realizzano una situazione paradossale.
I trattati europei, infatti, non consentono al debitore di avvalersi della clausola di azione collettiva nei confronti della Banca Centrale.
Quindi, qualora la Grecia imponesse un taglio del 70% sui titoli (che costerebbe alla Bce 23 miliardi dei 38 spesi), l’Ue si troverebbe in una strada senza uscita: la natura dei titoli (dotati, come detto, di clausola di azione collettiva) le imporrebbe di accettare l’accordo, mentre i trattati europei glielo impedirebbero.
Se ne deduce che c'è qualcosa da rivedere in questo intricato labirinto.
Fortunatamente, a quanto si dice, la Bce avrebbe trovato un escamotage per evitare lo stallo.
Sembra infatti certo che effettuerà uno scambio (
swap è il termine tecnico): i vecchi titoli dotati di clausola saranno sostitui da nuovi titoli (stesso valore nominale) non gravati dalla clausola. Sicché la Bce non solo uscirà dall'
impasse ma ne ricaverà
un guadagno netto del 24% cioè di 12 miliardi. Dunque - a dispetto delle cassandre - più viva che mai.
Ed ora la lieta novella: i 12 miliardi saranno girati dalla Bce alla Grecia che così si ritroverà a disporre quasi dell'intera somma (14,4 miliardi) necessaria per la liquidazione dei prossimi titoli in scadenza evitando così di dichiarare default il 20 marzo prossimo.
Credo che questa vicenda illustri a sufficienza quanto siano complicati gli aspetti economici e finanziari da cui dipendono i nostri destini. Ancora una volta dobbiamo riflettere sulla necessità di individuare dei referenti - esperti, intellettuali, scienziati, politici - ai quali affidarci per tutte quelle questioni la cui complessità non consente approcci superficiali.
Compito certamente arduo per il cittadino, me ne rendo conto, ma ineludibile: è questo a mio avviso il solo modo in cui possiamo concorrere concretamente alla gestione della cosa pubblica.
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*
L'acquisto sul mercato secondario riguarda l'acquisto di titoli già in circolazione. Nel caso di titoli di nuova emissione si parla invece di mercato primario.

Gli intrighi della finanza.
idelbo · 684 settimane fa
diegod56 50p · 684 settimane fa
personalmente ritengo che, nel succo, la napoleoni non abbia tutti i torti, nel senso che questo benedetto default greco, di fatto, c'è e che è una forma illusoria ogni tentativo di salvare capra e cavoli
siccome non sono competente mi astengo dal tranciare giudizi sommari, ma penso che forse, alla fine, tutte queste alchimie non riusciranno a evitare quel che è nelle cose
il problema politico è: chi deve cacciare le palanche bruciate col debito greco? i poveri con il taglio allo stato sociale o i ricchi con la perdita finanziaria (ma anche conseguente disastro dell'economia)?
certo, è molto semplicistico ragionare così, ma alla fine di lì non si fugge: chi paga?
caro prof. w. sono molto incerto, e la soluzione, io che non sono un economista, non la conosco
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