
Come è noto, alcuni quotidiani sono a rischio chiusura.
La gravissima situazione in cui versa l'Italia suggerisce infatti, al Governo, di stringere i cordoni della borsa e così nel mirino sono entrati anche i contributi all'editoria.
La vicenda politica ed editoriale del Manifesto è certamente un pezzo della storia travagliata non solo del Pci, ma della sinistra tutta. Il quotidiano ora rischia veramente di chiudere. Da sempre non condivido la linea politica che ha seguito e segue ancora il Manifesto, ma penso che l’assenza di una voce come la sua nel coro afono della sinistra sarebbe una nuova mutilazione.
Se un giorno Beautiful - attualmente seguita da 450 milioni di telespettatori ogni giorno - dopo 25 anni ininterrotti di trasmissione non avesse più audience dovremmo mantenere in vita egualmente la serie per evitare una mutilazione nel panorama delle soap opere?
Ci sono delle fiammelle che non dovrebbero spegnersi.
Chi non si batterebbe per salvare l'ultimo esemplare dell'Iliade o dell'Amleto?
Io personalmente, da matematico, penso sarei entrato nella biblioteca in fiamme di Alessandria per salvare Gli elementi di Euclide.
Ma il problema è: chi decide quale fiammella va tenuta in vita?
Se per esempio a grande maggioranza si volesse eliminare in tutte le università lo studio del greco antico per spostare risorse sulla dietologia? Dovremmo dire addio a Platone, a Saffo, ad Alcmane?
A me non pare accettabile.
Dobbiamo allora riconoscere una volta per tutte che la democrazia non è per nulla affidabile e che occorrerà sempre far ricorso ad un'illuminata oligarchia - un governo tecnico? - che preservi il paese dalle spinte del popolo?
È forse questo il motivo per cui l'articolo 67 della Costituzione recita:
“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”?
Un'altra prova della diffidenza del legislatore verso la democrazia la troviamo nell'articolo 75 della Costituzione:
“[...] Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”.
Come dire che quando l'argomento è serio la democrazia è sospesa.
D'altra parte il mondo è così complesso che siamo spesso obbligati a decidere in base alla fiducia che abbiamo in un referente come ho già avuto modo di scrivere (qui).
Osservo en passant che anche la grave crisi che colpisce la Grecia (e forse anche l'Italia) induce a riflessioni di questo tipo*.
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*Leggiamo sul Fatto Quotidiano di oggi: “Protetto da circa 6000 agenti e stretto d’assedio da decine di migliaia di manifestanti, il parlamento greco ha approvato nella tarda serata di sabato il nuovo piano di austerity imposto dalla Troika condizione fondamentale per lo sblocco del maxi aiuto da 130 miliardi”.

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idelbo · 685 settimane fa
Personalmente non sono mai stato un fautore del sostegno pubblico ai giornali, come ai partiti, piuttosto li avrei dirottati alle persone bisognose...ma mi rendo conto che la pluralità dell'informazione è una cosa sacrosanta. Ma è sacrosanto anche difendere la dignità di chi è in stato di indigenza!
Rimango nel mio imbarazzo, ma sollevo una questione di fondo: avremo in futuro giornali che parlano di sinistra? Anzi, ci saranno giornali che parleranno della gente comune, dei suoi bisogni e delle sue speranze, oppure rimarranno soli i giornali del "capitale e del potere in generale"? Se dovesse succedere, quale sarà la voce del dissenso?
Prof_Woland 59p · 685 settimane fa
ho cercato anch'io di tenere a bada l'emotività come lei può ben immaginare. Il fatto è che non so come si possano affrontare in concreto certe problematiche. Mi chiedo infatti: se non è - non deve essere - il mercato a stabilire quali voci non devono essere soppresse ma mantenute in vita a spese della collettività, allora occorrerà una commissione ad hoc che decide caso per caso? Ma così non avremmo - comunque la si voglia vedere - una riedizione del MinCulPop di triste memoria?
Forse dobbiamo convincerci che anche nella vita - e non solo nei sistemi formali - valgano dei teoremi di completezza come quelli dimostrati da Kurt Gödel.
Ne conseguirebbe che esistono proposizioni indecidibili e che nessun sistema coerente può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza.
E chissà che non sia il caso di aggiungere: per fortuna.
P.S.
Spero che le "voci del dissenso" non manchino mai e che si facciano sentire forte e chiaro. Se basterà non saprei dire.
diegod56 50p · 685 settimane fa
io penso che dobbiamo preservare la possibilità di esprimere opinioni e idee come quelle espresse dai curatori de «il manifesto», senza però che questo significhi tenere in piedi «ope legis» l’azienda «il manifesto»
perchè qui si intrecciano due temi diversi: da un lato il fatto storico che la carta stampata quotidiana e settimanale soffre una crisi epocale, per cui è da questa che nasce la crisi de «il manifesto», dall’altro il tema collegato ma non coincidente della libertà d’espressione
dunque è opportuno creare strutture ed aiuti ad una trasmigrazione in toto nei nuovi media, in sostanza internet, dal mezzo più vicino che è il giornale in formato pdf alle nuove forme ibride molto interessanti fra blog, video e altre metodologie
io direi quindi che un’opera di tutela delle idee passi per un’opera di vera ed efficace accesso di tutto il corpo sociale ad una banda larga (davvero larga) e considerare questa dotazione una piattaforma di base per l’informazione di ogni cittadino
poi, ovviamente, tenere un freno ad ogni idea di leggi liberticide con la scusa del copyright
in fondo, le idee del ’68 (anche se io ho fatto solo il plumbeo ’77), non le avresti salvate rendendo eterno il ciclostile, come dire che le evoluzioni della tecnica comportano anche delle storiche e dolorose riconversioni
e poi è triste pensare di «salvare» un giornale, quel che conta è salvare la possibilità di pensare e scrivere
Prof_Woland 59p · 685 settimane fa
" la soluzione è individuare davvero «chi e che cosa» dobbiamo salvare e preservare" . Appunto. Ma resta il problema: chi deve operare le scelte, a chi delegare decisioni così delicate?
Grazie per l'interessante intervento.
diegod56 50p · 685 settimane fa
la questione sarà sempre difficile, però, caro prof. w., a una mente davvero sottile come la sua, pongo un controquesito a ben vedere anch’esso insolubile:
«chi è che ha il potere di delegare? chi è il soggetto delegante?»
si potrebbe rispondere che è il popolo, i cittadini, e via con altre definizioni tanto ampie quanto poi praticamente sfuggenti, perchè se è vero che deve essere il popolo ad avere il potere di delegare, dato che non è possibile interpellare 60 milioni di cittadini uno per uno, avremo sempre il problema di eleggere dei delegati, dei deputati, che abbiano di fatto il potere di delegare a qualcuno queste benedette scelte
io ho una mia teoria, che magari assomiglia a quella di altri più colti di me, ma io sono un autarchico del pensiero
io penso che il potere abbia sempre un nucleo iniziale arbitrario, determinato dal caso, dalle dinamiche biologiche, economiche, culturali nelle quali e dalle quali si sviluppa, cioè il potere è sempre l’erede di un potere precedente, con elementi di novità che però sono adattamenti alle vicende sociali del momento
certamente è meglio un potere che indossa la casacca della democrazia, perchè un po’ l’abito fa il monaco, ma la natura profonda di ogni potere è sempre un pò oscura, casuale, arbitraria, crudele come tutta la storia biologica e sociale
insomma, per me alla fine il potere di decidere è il potere del più forte in quel momento
My recent post chiuso per malattia
Lisa · 685 settimane fa
la risposta al tuo quesito "chi deve operare le scelte, a chi delegare decisioni così delicate ?" sta nel titolo del post: "I limiti della democrazia"
Infatti, oggi, la partecipazione diretta alla vita democratica si limita all'esercizio del diritto di voto una tantum (fatti salvi naturalmente tutti i diritti e i doveri sui quali si basa la democrazia stessa).
Come impedire allora che "i nostri delegati" facciano leggi ad personam o che decidano di tagliare i fondi alla ricerca, all'istruzione, all'informazione salvando invece i finanziamenti ai partiti?
Penso che non ci sia una soluzione facile e immediata, ma che comunque sia necessario allontanarsi da una comoda, fatalistica rassegnazione per cercare di creare nuovi canali di informazione e forme di dissenzo più incisive.
Lisa