
Giovedì sera Annozero ha trasmesso un lungo servizio su Lampedusa.
Le immagini che scorrevano sul televisore erano agghiaccianti.
Migliaia di uomini affollati in spazi angusti, senza servizi igienici, con luridi giacigli simili a quelli dei barboni nelle stazioni ferroviarie, ammassati l’uno accanto all’altro, senza una sedia, senza un tavolo, immersi nel puzzo e in un’aria mefitica, come testimoniava l’inviata del servizio. Mi tornano alla mente i versi di Primo Levi:
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
I vostri nati torcano il viso da voi.
(da Se questo è un uomo)
E tanto meno rammentano la parole di Gesù:«Vi sarà una sola legge, sia per il nativo sia per lo straniero residente in mezzo a voi... Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli dovrete far torto, ma lo tratterete come colui che è nato fra voi; l'amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto». (Esodo 12, 49; Levitico 19, 33-34).
“Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in prigione e non mi avete visitato”. Anch'essi allora risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?” Ed egli risponderà: “In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto neppure a me” (Matteo 25, 42.45).
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Lisa · 731 settimane fa
ogni tanto la storia si incarica di rendere le soluzioni dei problemi non più rinviabili. Mi auguro che questo sia uno di quei momenti e che le soluzioni siano quelle auspicate da lei e dalle Sacre Scritture.
Mi permetta di fare brevemente cenno a un fatto personale.
Una decina d'anni fa conobbi, in un giardino pubblico, un ragazzo russo che viveva di espedienti. Dormiva su quella panchina vicino alla quale passavo ogni giorno.
Fu lui ad avvicinarsi. Nacque così una storia fra la mia presunta generosità e il suo reale bisogno. Cercai di aiutarlo come potevo e come sapevo fare, qualche volta anche con le sole parole, ma con scarsi risultati.
La storia andò avanti per qualche anno finché un giorno si presentò con un pacchetto lagato da un nastro rosso. Era un regalo per me: un'icona che rappresentava il volto di Cristo (colui che è ). Da quel giorno sparì nel nulla.
A distanza di tempo so con certezza che riuscii a fare ben poco per lui, ma con altrettanta certezza so che lui ha fatto molto per me.
LISA
Prof_Woland 59p · 731 settimane fa
non so se la Storia abbia un senso: io credo di no. Certo un senso lo hanno le storie e la sua in particolare: avrei molto da dire ma preferisco immaginare. Il suo modo di narrare e la sua sensibilità mi ricordano una mia cara amica...a presto
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