Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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mercoledì 2 marzo 2011

Lo strano caso del Ministro Guttemberg.

Non tutte le strade conducono a "Morality"...


[Il Prof. Woland per la Città Invisibile]


Dunque Karl-Theodor Maria Nikolaus Johann Jacob Philipp Franz Joseph Sylvester Freiherr von und zu Guttenberg (sì, è sempre la stessa persona), Ministro Federale della Difesa nel Governo Merkel II, si è appena dimesso.
Astro nascente del CSU (Christlich-Soziale Union), rampollo di una nobile famiglia francone le cui notizie risalgono al XII secolo, marito di una pronipote del cancelliere Otto von Bismarck, è stato pescato con le mani nel sacco.

Di quali orrende colpe si sarà macchiato il ministro per essere stato costretto dalla pressione dell’opinione pubblica a rassegnare le dimissioni?
Corruzione in atti giudiziari? Evasione fiscale? Sfruttamento della prostituzione? Concussione?
Certo che no, per questi reati non ci si dimette neppure in Italia.

Reggetevi forte e “segnatevi”! Il ministro era accusato nientepopodimeno che... di plagio!
Ebbene sì: aveva copiato alcune parti della “sua” tesi di dottorato (piccola notazione di costume: Guttemberg avrebbe copiato la tesi per accelerare i tempi, dal momento che il titolo di doktor - che si consegue con il dottorato e non con la laurea - in Germania è titolo preferenziale per accedere alle cariche politiche).

Poco da aggiungere, no?

E tuttavia alcuni fatterelli, che certamente (?!) sarebbero potuti accadere anche nel Belpaese, lasciatemeli elencare.

1.Il Presidente del Bundestag, il conservatore (noto comunista?) Norbert Lammert del CDU (Christlich Demokratische Union Deutschlands, partito fratello del CSU con cui forma lo stesso gruppo parlamentare e il cui presidente è proprio Angela Merkel), ricalcando lo stile di un Cicchitto o di un Lupi, aveva recentemente dichiarato al quotidiano Mitteldeutsche Zeitung che il caso di Guttemberg rappresentava "ein Sargnagel für das Vertrauen in unsere Demokratie" (lo cito in lingua originale perché non vi siano equivoci): «un chiodo nella bara della fiducia nella nostra democrazia».

2. Circa 23.000 tra accademici, dottorandi e semplici cittadini, avevano scritto una lettera aperta, indirizzata alla Merkel, in cui sottolineavano lo sdegno generale per l'accaduto.

3. Il Ministro Guttemberg ha dichiarato: «Non si lascia facilmente un incarico che si è svolto con il cuore» e ha poi precisato - affermazione che da noi rischia di essere incomprensibile - che non si è dimesso per la vicenda in sé, ma per via del fatto che l'attenzione dei media era oramai concentrata sul suo scandalo piuttosto che sulla situazione dei soldati in Afghanistan.

4. L’università di Bayreuth – in cui Guttenberg si era laureato – gli ha revocato il titolo di dottorato, dopo aver aperto un’indagine interna per verificare le accuse di plagio.

Una sola parola: chapeau.


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