Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 10 marzo 2011

Fisici... "da marciapiede".

Un Albert Einstein sconsolato...
[Il Prof. Woland per la Città Invisibile]


L’astrofisico Fabrizio Tamburini ha pubblicato di recente un fondamentale studio in cui annuncia di aver risolto «il problema della misurazione della rotazione dei buchi neri con le vorticità elettromagnetiche», problema che la comunità degli astrofisici non riteneva risolubile. 

Senza entrare in dettagli sulla ricerca in questione, è il caso di accennare al fatto che da essa potranno venire conferme su alcune teorie relativistiche e progressi per la comprensione di complessi fenomeni quantistici. 

Dove è lo scandalo?

Il nostro astrofisico, già celebre all’estero per studi precedenti, all’età di 48 anni, con più di sessanta pubblicazioni scientifiche all’attivo, lavora presso l’Università di Padova come assegnista ricercatore, a contratto annuale, con il ricco stipendio di 1300 euro al mese.

Naturalmente ha già ricevuto allettanti offerte da numerose università straniere.

Non credo sia superfluo, nel nostro paese, rammentare che una nazione che non investa in cultura e ricerca è destinata ad un inarrestabile declino.


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