Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 3 marzo 2011

Gli attacchi di Berlusconi e il mondo rovesciato.

Die verkerte Welt (Il mondo rovesciato), significativo dipinto di Jan Steen.

[
Il Prof. Woland per la Città Invisibile]

Silvio Berlusconi, circostanza non insolita, ha nuovamente attaccato, nell’ordine, i pm “di sinistra”, colpevoli di rinviare le leggi non gradite alla Corte Costituzionale (che le abroga essendo costituita in maggioranza da comunisti!) e il Quirinale, che respinge, se in odore di incostituzionalità, i decreti legge del Governo.
"lo Staff del Presidente della Repubblica interviene puntigliosamente su tutto: se per caso una legge non piace al Capo dello Stato e al suo Staff ritorna alla Camera e al Senato; se non piace ai pubblici ministeri di sinistra perché limita i loro poteri la impugnano e la portano [sic!] davanti alla Corte Costituzionale, che la abroga".
Al riguardo, occorre fare chiarezza su due aspetti fondamentali.
1. La verifica della legittimità costituzionale da parte della Corte può essere richiesta in via principale o in via incidentale
Le lamentazioni di Berlusconi riguardano il secondo caso: durante un processo, infatti, la difesa (uno o più avvocati) o l’accusa (i PM) possono sollevare la questione di costituzionalità di una legge che dovrebbe essere applicata nel processo stesso. 
A questo punto il giudice - terzo rispetto alle parti - può, se ritiene fondato il dubbio sollevato, sospendere il processo e trasmettere alla Consulta il ricorso (per completezza aggiungiamo che il dubbio di legittimità può essere sollevato d’ufficio, sempre durante il processo, anche dal giudice stesso).

Da tutto ciò si evince, pertanto, che non sono i Pm a decidere il rinvio, come sostiene il Premier, ma dei giudici terzi.

Il quesito pertanto è: cosa vorrebbe il nostro Premier?
Abolire la possibilità di sollevare il dubbio di legittimità?
Se sì, solo per l'accusa o anche per la difesa (in questo caso incidendo negativamente sul sistema di garanzie giudiziarie)?!

2. Nella trasmissione televisiva Agorà del 1° marzo, la deputata del PdL Beatrice Lorenzin, in margine all’intervento del Premier, lamentava l'uso insolito delle consultazioni del governo con gli Uffici del Quirinale al fine di ottenere un consenso preventivo. A suo dire questa prassi rappresenterebbe un’ingerenza indebita da parte del Quirinale sull’esecutivo.
Tesi davvero singolare.
Tali frenetiche consultazioni, infatti, sono diventate di routine per la semplice ragione che i decreti di questo Governo risultano fin troppo spesso borderline sotto il profilo costituzionale, al punto che si è reso necessario imbastire negoziazioni preventive per evitare, come non di rado è accaduto, imbarazzanti conflitti istituzionali.

Due esempi significativi di come si possa distorcere l'informazione, disorientando l'opinione pubblica e rovesciando la realtà dei fatti.

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