Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 22 marzo 2011

I guasti del berlusconismo: guelfi e ghibellini.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Il comportamento degli Italiani dinanzi alla terribile tragedia giapponese lascia basiti ed è l’ennesima riprova di come il berlusconismo abbia prodotto lesioni permanenti nel tessuto civile del nostro paese.

Quest’uomo infatti è riuscito in un’impresa fuori del comune: dividere gli italiani in due fazioni irriducibili,come lui stesso ha dichiarato in una conferenza stampa: quelli che lo amano e quelli che lo odiano; ancora una volta guelfi e ghibellini.
Questo derby continuo impedisce una pacata discussione su qualsiasi tema. 
Quale che sia l’argomento tutto il centrodestra, come un sol uomo, sposa la tesi che chiameremo del Premier e tutto il centro sinistra l’antitesi. 
Senza defezioni: mai una falla nel sistema anche quando si parla di temi etici delicatissimi in cui sarebbe logico aspettarsi una distribuzione almeno gaussiana delle opinioni.

- La maggioranza è contraria alla sperimentazione sull’embrione? 
- La maggioranza vuole escludere dalla serie dei trattamenti recusabili l’alimentazione forzata?
- La maggioranza è contraria ai referendum?
- La maggioranza è per la separazione delle carriere dei magistrati?
- La maggioranza blandisce le scuole private?
- La maggioranza sposa il federalismo?

In un fiat tutti gli esponenti della maggioranza, senza una sola eccezione, sposano la tesi. 
Li sentirai da ogni pulpito recitare un rigido copione scritto, azzerando ogni possibile convinzione personale e ogni possibile esercizio di critica.
L’opposizione, dall’altra parte, adotta lo stesso comportamento salvo il fatto che le tesi risulteranno antitetiche.

Ciò implica che viene annullata anche la fondamentale importanza del Parlamento, ove si dovrebbero confrontare le opinioni con scrupolo di coscienza e avendo a cuore l’interesse del Paese e non quello della propria fazione politica.

La pantomima è favorita dal fatto che i deputati sono, nella stragrande maggioranza, delle comparse (cooptate dalle segreterie dei partiti) senza alcuna personalità: in cambio della elezione si chiede solo loro di recitare la parte assegnata.
Persone libere, intellettualmente oneste si porrebbero dei dubbi.
Ammonisce Bertrand Russel:
“In all affairs it’s a healthy thing now and then to hang a question mark on the things you have long taken for granted”.
“In ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato”.

Ma le comparse, per "contratto", non possono uscire dal copione.

Tutto ciò diventa drammatico quando si scopre che posizioni e progetti sono dettati esclusivamente dal tornaconto di singoli, lobby o più in generale da preoccupazioni elettorali.

L’esempio più attuale ce lo fornisce ora il caso del nucleare.

Il governo, nei primi giorni seguiti al disastro in Giappone, minimizzava l’accaduto - mentre naturalmente la sinistra chiedeva almeno una pausa di riflessione - e sembrava non indietreggiare d’un passo dal suo progetto (decise dichiarazioni in tal senso di Romani e della Prestigiacomo): il nucleare, infatti, è di destra, l’antinuclearismo è di sinistra.

All’improvviso, però, una frenata! 

Allora la ragione fa capolino?

Macché. Un fuori onda (molto fine), captato dalla agenzia Dire e pronunciato dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, ha svelato la strumentalità di tale prudenza: "È finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne, ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare nulla, si decide tra un mese".
Ed ecco rinsavire anche il ministro Romani che annuncia una pausa di riflessione.

Come volevasi dimostrare.

Continuando così, si corre verso il burrone.
L’unica speranza è che Mr B. lasci la poltrona e che, oltre ai politici, anche gli italiani, pur giustamente divisi nelle loro idee, abbandonino il comportamento da tifosi, piuttosto che da cittadini responsabili, e mettano al primo posto non la maglia della propria squadra, non le etichette, ma i valori, le convinzioni, la coscienza, il bene comune.

Solo allora si potrà riprendere un cammino virtuoso

Che richiede un altro prerequisito fondamentale: una nuova legge elettorale che consenta una scelta consapevole dei rappresentanti che devono sedere in Parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali. 
Scelta che deve avvenire in base alla competenza, all'integrità e all'onestà, dal momento che a loro sono delegate le sorti del nostro Paese.


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