Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 15 marzo 2011

Si canta l'inno? La lega esce dall'aula. E' ora di dire basta.

Un eloquente disegno di Roberto Mangosi.

Sulla vicenda voglio spendere solo poche righe.

Stamani il consiglio regionale lombardo ha aperto i lavori sulle note dell'Inno di Mameli, per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia.

Ebbene: i consiglieri della Lega - tra cui anche Bossi Jr. detto il Trota - hanno scelto di non partecipare, uscendo dall'aula.

L'unico ad essere rimasto è stato il presidente Davide Boni che ha dichiarato di averlo fatto "per puro dovere istituzionale". Meglio di niente. Il minimo sindacale, ma meglio di niente.

In ogni caso, senza mezzi termini: basta.

Piantiamola con questi giochetti indegni.

Chi crede nel paese che rappresenta lavori per la collettività e sia da esempio per tutti, nessuno escluso.

Gli altri, uno dopo l'altro: aria; dimettersi.

La Repubblica Italiana è già piuttosto malconcia di suo per permettersi il lusso di stipendiare gente che "rema contro".

Che fa arretrare anziché progredire.

Che mira a dividere anziché ad unire.

Non abbiamo bisogno di voi.

Grazie.


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