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martedì 31 maggio 2011

Il cantastorie che ha perso le ali.


Dunque è stata disfatta.

Se qualcuno voleva, come Berlusconi voleva ed aveva chiesto, una risposta netta sulla fiducia degli italiani nei confronti del governo e del suo Premier, il messaggio è arrivato, forte e chiaro.

La vera notizia da registrare è che l'odio e la paura come motori della campagna elettorale non pagano più.

Nella sua Milano, puntando sul referendum personale, Berlusconi ha giocato tutte le carte a lui più congeniali: ha agitato lo spettro del comunismo ("gli estremisti"), ha invocato la questione sicurezza ("gli amici dei brigatisti"), ha soffiato sul fuoco dell'odio razziale (musulmani e moschee).
Risultato: ha consegnato Milano al centrosinistra di Pisapia.

Un po' più a sud, in quel di Napoli, si è compiuta un'altra nemesi: dopo la guerra senza quartiere dichiarata da Berlusconi alla magistratura, dopo i manifesti di Lassini e le ingiurie dei pasdaran a Ilda Boccassini, all'ombra del Vesuvio ha stravinto l'ex magistrato De Magistris, prendendo il 31% in più del candidato del PdL Lettieri.

Sono segnali inequivocabili, che non possono non apparire risposte precise degli italiani a quesiti altrettanto precisi, per lo più posti esplicitamente dallo stesso Berlusconi (che era arrivato a dire persino "chi mi vuole bene, mi voti").

Il fatto che l'odio e la paura non siano più armi da brandire in campagna elettorale pone Berlusconi davanti ad un futuro politico a dir poco problematico.

Appaiono finiti i tempi delle evocazioni di sogni irrealizzabili (annata '94).
E il nemico comunista appare sempre più sbiadito e quanto mai anacronistico.

Cosa resta, dunque, ad un uomo preoccupato ormai più di salvare il salvabile - cioè la propria pelle nei vari processi - che di salvare il paese?

Molti commentatori di centrodestra hanno già cominciato a parlare di un futuro prossimo in cui Berlusconi "rovescerà il tavolo": un nuovo partito, si dice.
Una nuova storia da raccontare, c'è da supporre.

Basterà?

Francamente, io penso di no.

Chi affabula, chi fa il cantastorie, chi assume su di sé l'onere e l'onore di alimentare sogni e fantasie - parlando "alla pancia" delle persone - ha un solo modo per essere imperituro: non venire mai a contatto con la realtà; non sporcarsi le mani con i problemi quotidiani.

Ai tempi dei tempi, gli aedi erano considerati "divini".
Il loro mestiere era suonare le corde dell'anima di un popolo e conservare la sua memoria storica.
Un compito gravoso e magnifico al tempo stesso.
Divino, appunto.

Strappato alla sua dimensione narrativa però - dimensione del tutto affine a quella onirica - un cantastorie si rivela per quello che è: un uomo come tutti gli altri, con i suoi difetti, i suoi vizi, i suoi fallimenti.

E quando il velo è stato squarciato, quando la coscienza collettiva è uscita all'improvviso da quella condizione di mise en abyme, non ha più senso raccontare storie, evocare sogni.

Al cantastorie che ha perso le ali non resta che fare, sommessamente e dignitosamente, un bell'inchino.

E calare il sipario.

Berlusconi e il circolo vizioso

[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Come ci spiega mirabilmente Nassim Nicholas Taleb nel suo Fooled by Randomness. The Hidden Role of Chance in Markets and in Life* non è possibile giudicare il successo delle persone sulla base dei loro risultati e delle loro ricchezze. Altissimo è il numero di persone ricche, di successo, poco dotate.
Queste persone non sanno tenere nel debito conto il ruolo che ha svolto la fortuna nella loro vita.

"...i fortunati non hanno il minimo sospetto di essere tali: per definizione non sanno di appartenere alla categoria. Si comportano come se meritassero il denaro. La loro serie di successi farà loro produrre tanta di quella serotonina da indurli addirittura a credere nella propria capacità di far meglio del mercato ( il nostro sistema ormonale non sa se il nostro successo dipende dal caso)".

Ora, il discorso sarebbe lungo e complesso, accennerò pertanto solo al fatto che gli studiosi di neuroscienze hanno dimostrato che la serotonina attiva un circolo virtuoso (esperimenti sulle scimmie) che facilita la scalata gerarchica "con ulteriore aumento del livello di serotonina nel sangue  fino a che il circolo virtuoso non si spezza e ne inizia uno vizioso durante il quale  il fallimento determina una caduta nella gerarchia, la quale a sua volta causa comportamenti che determinano ulteriori cadute".

A me sembra che le ultime vicende - personali e politiche -  del Presidente del Consiglio  Silvio Berlusconi rappresentino una convincente prova che il circolo virtuoso si sia spezzato e sia iniziato il circolo vizioso.

Spero che il Premier ne prenda atto e decida di uscire discretamente di scena per evitare che il Paese intero ne paghi le conseguenze.
_________________________________________________________
* Giocati dal caso. Il ruolo nascosto  della fortuna nella finanza e nella vita  (Il Saggiatore,2003).
Nassim N. Taleb  insegna Scienze dell'incertezza alla University of  Massachusetts. 
Giocati da caso, che  lo ha reso noto in tutto il mondo, è stato definito da Fortune  "uno dei libri più intelligenti di tutti i tempi".
Di Taleb Il Saggiatore ha pubblicato nel 2008    Il cigno nero.

lunedì 30 maggio 2011

Brutto segno: per Libero, Silvio parla da solo.

Segnali inquietanti provengono da Libero on-line:



Passi il titolo, che riprende le ultime, risibili dichiarazioni di Berlusconi sulla vittoria di Pisapia ("Ora i milanesi devono pregare il buon Dio affinché non gli succeda nulla di negativo").

Leggere però che Silvio avrebbe detto: "Andiamo avanti con l'azione di governo. Ho già l'ok di Berlusconi", fa davvero un certo effetto!

Per carità, cari amici di Libero: senza dubbio Silvio appare sempre più senza interlocutori.

Ma lasciar intendere che, in perfetto stile Marzullo, si fa le domande e si risponde da solo, non vi pare un po' eccessivo?

Sebbene il refuso sia del tutto comprensibile, per un quotidiano il cui chiodo fisso è proprio l'ok di Berlusconi!

Letizia Moratti: un tipico caso di self made-woman

Letizia Brichetto Arnaboldi. In Moratti.
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Ho un sogno: vorrei vivere un paese in cui ci fossero pari opportunità per tutti i cittadini e soprattutto non si celebrassero continuamente la persone per meriti che non hanno.

Un esempio per tutti.

 Letizia Brichetto Arnaboldi si laurea a 23 anni in Scienze politiche.

Si guarda intorno e cerca una sistemazione. Cosa può fare un laureato in scienze politiche?
Tentare di superare il concorso per accedere al primo livello della carriera diplomatica? Un concorso piuttosto banale per una persona brillante: solo cinque prove scritte e la conoscenza perfetta di un paio di lingue straniere. Cosa sarà mai?

Ma la nostra Letizia è ardita: a 25 anni rompe gli indugi e fonda la GPA una società di brokeraggio assicurativo.

"Cribbio" - dirà mia nuora - "ed io che ho preso tre lauree per fare la precaria nella scuola primaria e ho già trent'anni! E chi ci  avrebbe mai  pensato a fondare una società di brokeraggio?"

Per farle passare il magone svelerò subito l'arcano: la famiglia Brichetto Arnaboldi aveva fondato nel 1873 la prima società di brokeraggio italiana e il capitale per la GPA è della famiglia Moratti.

Eh sì, perché nel frattempo la nostra Letizia aveva conosciuto Gianmarco Moratti (un industriale che come il fratello Massimo s'è fatto da solo, o forse con l'aiuto del padre il petroliere Angelo Moratti, non ricordo bene) che divorziato da Lina Sotis* sposerà in seconde nozze la nostra Letizia.

Da qui a alla Presidenza della RAI (al posto dell'economista Claudio Dematté ), al Ministero della Pubblica Istruzione (al posto del grande linguista Tullio De Mauro) e alla poltrona di Sindaco di Milano, capirete bene, il passo è breve.

Insomma svegliatevi ragazzi!
Dopo la laurea lasciate stare il master, il dottorato, il perfezionamento. Inventatevi qualcosa di intelligente: un hotel resort a cinque stelle, una compagnia telefonica, una rete televisiva. una casa editrice, un quotidiano. Suvvia un po' d'iniziativa! E soprattutto non mi state a ciondolare, precari,  in casa di papà e mamma fino a trent'anni. 
________________________________________________
* Anche il caso di  Lina Sotis può essere un esempio per i nostri giovani. Conseguita la maturità classica a 18 anni anziché  iscriversi all'Università sposa Gianmarco Moratti. Dopo 5 anni il matrimonio naufraga. La nostra casalinga, che ha 23 anni, decide allora di lavorare e viene subito assunta da Vogue. Capito come si fa? Beh c'è da dire che oltre ad un marito miliardario aveva anche il padre celebre avvocato matrimonialista promotore del Premio David Donatello e del Club internazionale del Cinema.
                

domenica 29 maggio 2011

Formigoni-Pisapia: fiori d'arancio?!

Al primo turno delle amministrative si era presentato così:



Oggi, per il 2° turno, si è vestito così:



Un'altra volta aveva optato per questa mise:


E da Santoro, ad Annozero, recentemente si era presentato così:


Ora: Formigoni l'aveva dichiarato, destando più di qualche grattacapo fra gli alleati pidiellini e leghisti.
"Se vince Pisapia, pronto a lavorare con lui", aveva detto.

A questo punto dobbiamo davvero cominciare a pensare che fosse un segnale, chiaro.

Anche perché, oltre questa abbondanza di tinte fiorite stile hippy, c'è di più.

Uno dei simboli di Pisapia in questa campagna elettorale milanese è stato evidentemente un colore: l'arancione.

Sostenitori di Pisapia per le strade di Milano dopo la vittoria al 1° turno.

Ebbene, ecco Formigoni in un'altra circostanza:



Maglietta rossa con drago (cinese?!). E... fazzoletto ed orologio in tinta Pisapia!

E last, but not least, eccolo in un'altra sgargiante circostanza:


Voilà. Più supporter di così.

Non dimentichiamoci del resto che, dopo il 1° turno, il Giornale di Sallusti ipotizzò responsabilità dell'area ciellina nel tracollo della Moratti, tanto che Formigoni dovette rispondere:


Dai Firmy, a noi puoi dirlo: proprio nessuno nessuno?!

sabato 28 maggio 2011

Dimissioni ad orologeria.

Daniela Melchiorre- E' lei la vera responsabile?!

Ella fu.

Era il 5 maggio - sì, poco più di tre settimane fa - quando Daniela Melchiorre veniva nominata sottosegretario allo Sviluppo Economico.

Liberaldemocratica (Area Dini), prima gruppo misto, prima Pdl, prima ancora sottosegretario alla Giustizia nel 2006, all'epoca dell'amministrazione Mastella (dunque nel governo Prodi), ecco, in un minuto e trenta secondi scarsi, le sue dichiarazioni fresca di nomina, a giuramento appena avvenuto (6 maggio):



Grandi promesse e nobili intenti: impegnarsi "a testa bassa", "lavorare alacremente per favorire le imprese e  tutte quelle attività connesse al ciclo dell'economia", con una strizzatina d'occhio al nucleare ("energia pulita", "fonte indispensabile dai danni relativi"...), che come neo-pupilla del Ministro Romani, nuclearista convinto, ci stava tutta.

Un po' singolare forse, oltre ai trascorsi di centrosinistra, l'assenza di competenze relative al dicastero economico, dato il passato da magistrato militare e i conseguenti interessi per l'ambito giustizia.

Ma tant'è, questo del resto è il Governo del Fare: a confronto degli Scilipoti, dei Grassano, dei Razzi, volete mettere?! Sempre un fior fiore di sottosegretario.

Oggi però, inspiegabilmente, il patatrac.

La Melchiorre, in un rigurgito di moralità e di orgoglio per la famiglia dei magistrati cui improvvisamente rammenta di appartenere, si dimette.

Queste infatti le principali motivazioni riportate nella lettera di dimissioni inviata al direttore di Repubblica Ezio Mauro (qui il testo integrale):
Si è superata la misura: non è francamente accettabile che si giunga alle volgarità dei giorni passati e alla delegittimazione dei magistrati. Per me è impossibile far parte di un governo il cui capo sconsideratamente parla di "dittatura dei giudici di sinistra"
La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe dunque l'esternazione del Premier al G8 col Presidente Obama.

Davvero singolare questo risveglio della coscienza a due giorni dalla possibile disfatta del centrodestra alle amministrative.

Per carità: meglio tardi che mai.

E tuttavia dopo l'assalto frontale alla magistratura di questi mesi ad opera di Berlusconi e della maggioranza compatta - dal primo videomessaggio di Silvio Berlusconi a gennaio al silenzio-assenso del caso Lassini (i manifesti Via le Br dalle Procure) - un simile risveglio appare talmente anacronistico da risultare non solo poco credibile, ma addirittura (tragi)comico.

E un dubbio ci assale: non sarà che saltare sul carro dei vincitori e abbandonare quello degli sconfitti sia diventata, negli ultimi anni, una delle maggiori (pre)occupazioni politiche dell'Onorevole Melchiorre?

Che nella presente legislatura, fino ad oggi, è riuscita a far registrare l'incredibile 84,13% riguardo ai giorni di missione (media 7.92%), mentre nell'indice di produttività risulta addirittura fuori classifica!

Tanto per essere chiaro: quando parlo di ridare senso e valore alla parola 'politica', intendo riferirmi né più né meno che ad episodi come questo.

Perché, come recita un proverbio arabo, "onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero".


Update delle 20:30:

Il Ministro Rotondi chiosa sulla vicenda: "L'andirivieni della signora Melchiorre, più che smentire i giudizi di Berlusconi sulla magistratura, rischia di confermarli. Oggi rispetto il silenzio elettorale: sarò più preciso lunedì".
Un motivo in più per attendere con ansia la serata di lunedì.

venerdì 27 maggio 2011

Controcorrente: Dio e famiglia nel capolavoro di Malick.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Il  Festival di Cannes si è concluso con l'assegnazione della Palma d'Oro al film The Tree of Life del regista statunitense Terence Malick (autore dell'indimenticabile The Thin Red Line).

Il premio, una volta tanto, non ha suscitato critiche o lamentele (anche il nostro Paolo Sorrentino, in gara col suo This must be the place, aveva dichiarato «È stata una crudeltà mettere in concorso il film di Malick. È come scendere in campo e scoprire che devi giocare contro Maradona»).

Ho visto il film e devo dire che si tratta di un'opera davvero straordinaria, nel significato etimologico dell'aggettivo.
Grande cinema. 

A me interessa qui fare due osservazioni sulla religione e la famiglia.
Queste due istituzioni, cardini della storia dell'umanità, escono, a mio parere, davvero malconce dopo il trattamento Malick.

Dio appare lontano ed insensibile agli eventi umani: mentre il piccolo uomo lo prega, il regista - con una serie di immagini stupende che vanno dai mari alle stelle, dai vulcani ai dinosauri, dalle colonie di batteri ai deserti e alle foreste - ti comunica l'insensatezza di quelle preghiere.
L'uomo è un minuscolo essere del tutto insignificante nell'immensità dell'Universo e le immagini di Malick ne sono una spietata dimostrazione. 

Il bimbo, protagonista del film, è schiacciato dal peso di una religione cupa ed ossessiva: la presenza di un Dio che va temuto e continuamente ringraziato è insopportabile.
Nulla è comprensibile per la  mente del bambino che, dinanzi a lutti ed eventi inaccettabili, dice al Signore: «Perché dovrei essere buono io se tu non lo sei?».

La famiglia poi è altrettanto angosciante. Il padre è un uomo frustrato che spera, con un educazione rigida e severa, di far crescere i figli forti e vincenti. Suscita così solo l'odio del bambino, che anche in questo caso non capisce e dice al fratello: « Perché gli adulti pretendono da noi le cose che loro stessi non fanno
Dovrebbe addolcire il quadro una madre tenera ed affettuosa, che invece è talmente priva di carattere da sembrare 'una bella statuina'. 
Il finale del film vorrebbe tentare una conciliazione in extremis di sentimenti e risentimenti, ma ormai il messaggio è partito:
Voce dal sen fuggita
poi richiamar non vale;
non si trattien lo strale
quando dall'arco uscì.          
 
                     (Metastasio)
P.P. [Post Post]
Mi rendo conto che le mie impressioni sono piuttosto isolate nel panorama generale (molti critici hanno inneggiato al misticismo del film). Peraltro è probabile che l'intento comunicativo di Malick non coincida con l'esito che ha prodotto in me. Ma l'opera, una volta licenziata, non appartiene più al suo autore e può accadere, soprattutto coi capolavori, che parli una lingua a lui sconosciuta.
Proprio per questo, mi piacerebbe molto conoscere il vostro parere.

Aggiornamento del 3 giugno 2011

Su la Repubblica di oggi  Corrado Augias rispondendo ad un lettore scrive: "Non credo che Malick conosca Leopardi, eppure il tema del dolore e dell'impassibilità della natura di fronte alle pene degli esseri umani è trattato in maniera assai simile nell'uno e nell'altro. Si tratta di una visione che deve di necessità escludere dio, quanto meno la divinità come è stata disegnata ed intesa nel cristianesimo. Non c'è redenzione né provvidenza in questa visione dell'esistenza, i personaggi sono disperati e soli, il rapporto con la vita appare estremo."
Sottoscrivo decisamente questo giudizio: forse le mie impressioni sono meno isolate di quel che credessi.

giovedì 26 maggio 2011

Se la fine è vicina.

Enrico VIII e Thomas Wolsey
Osserva bene la mia caduta, e ciò che mi ha rovinato.
Cromwell, ti esorto caldamente, sbarazzati dell'ambizione: fu il peccato degli angeli.
Cosa può dunque l'uomo, l'immagine del suo Creatore, sperare di ricavarne?
Ama te stesso dopo tutti gli altri, abbi cari i cuori di chi ti odia.
La corruzione non rende più dell'onestà.
Nella tua destra porta sempre una dolce pace, per ridurre al silenzio le lingue invidiose.
Sii giusto, vivi senza paura.
Agisci soltanto nell'interesse della tua patria, del tuo Dio, e della verità.
[Parole di Wolsey nell'Enrico VIII di Shakespeare, atto terzo, scena prima.] 


Non dura più di 10 secondi.

Sono sufficienti.

Date un'occhiata a queste immagini che vengono dal G8 in corso a Deauville.

E prestate la massima attenzione alla faccia di Berlusconi.




Silvio è stravolto. Atterrito, quasi.

Si guarda in giro come se lo spettro della Giustizia aleggiasse nella sala conferenze.

E come se Obama fosse il suo ultimo appiglio contro "la dittatura dei giudici di sinistra" che sta per affossarlo.

Berlusconi finirà presto.

La sua fine politica, oltre che nei suoi occhi, è scritta nei suoi geni, come forse la storia del suo successo in questo paese.

Gli ultimi mesi, e ancor più le ultime settimane, hanno rappresentato l'emblema di tutti quei vizi insiti nella natura dell'uomo Berlusconi, che ne segnano ineluttabilmente il declino.

L'incapacità di ammettere anche soltanto l'idea di aver sbagliato qualcosa, come è accaduto in occasione del fallimento della campagna elettorale del centrodestra.

L'incapacità di contornarsi di gente davvero capace - anziché di inutili yes-man - e di ascoltare le critiche, i suggerimenti, i consigli.

La filosofia assolutista legata al culto del capo.

Questi fattori, insieme a molti altri, hanno già scritto la parola fine riguardo al capitolo Berlusconi.

E' solo questione di tempo.

Fine che sarà ingloriosa, e lo dico col dovuto rispetto per l'uomo Berlusconi, perché - ancor prima dei risultati del secondo turno - il quadro è chiarissimo, per chi lo vuole leggere.

La Lega ha preso le distanze (troppo facile pensare ad un autogoal sulla questione dei ministeri o del proporzionale: è piuttosto voglia di differenziarsi, per cominciare anche a racimolare qualche voto in più, là dove possibile).

A Porta a Porta, come ha scritto oggi Curzio Maltese, Silvio non è più di casa e il fidato Bruno Vespa ieri sera è stato addirittura meno conciliante del solito.

Giuseppe Cruciani (La Zanzara, Radio 24) ha ammorbidito i toni e smorzato la sicumera berlusconiana che lo contraddistingueva.

Il Giornale e Libero appaiono frastornati.

E fa davvero sorridere l'anacronismo con cui oggi Alessio Butti, capogruppo PDL in commissione vigilanza Rai, ha affermato - riguardo allo share di ieri di Porta a Porta - che i dati "dimostrano che Berlusconi non è al capolinea, ma nel cuore degli italiani".

In sostanza: il dimezzamento delle preferenze del Cavaliere a Milano non conta, mentre seguirlo in Tv equivale ad averlo nel cuore!

Concordo con Metilparaben: ci aspettano tempi duri, dal momento che dovremo raccogliere i frutti di tutto quello che è stato seminato in questi decenni di berlusconismo.

E proprio per questo è il momento di non farsi cogliere impreparati alla sfida che ci aspetta.

Ricostruire l'unità nazionale.

Ridare prestigio alle istituzioni.

E senso alla politica, intesa come res publica.

Ripartendo da una società dilaniata, che avrà bisogno di tempo e di pazienza.

Non sarà facile è vero.

E ci vorrà l'impegno di tutti, nessuno escluso.

Perché quando Berlusconi cadrà, questo paese non si ricostruirà con lo sforzo di una fazione soltanto.

Se non ci ritroveremo come collettività, falliremo come singoli, e l'Italia rovinerà sotto il peso delle sue stesse macerie.

Per evitare che questo accada, ci vuole al più presto un progetto nuovo, di ampio respiro, che miri finalmente lontano e che ci faccia uscire delle sabbie mobili del "qui ed ora", per ridare una prospettiva futura concreta al nostro vivere quotidiano.

D'altronde, per riprendere un felice slogan degli ultimi mesi: se non ora, quando?


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mercoledì 25 maggio 2011

La croce di Letizia: dopo Twitter, tocca a Facebook.

Il messaggio sulla pagina Facebook della Moratti. Per la serie: "indagini in corso".

Non è ancora finita l'eco della bufala via Twitter ai suoi danni, che Letizia Moratti inciampa in un altro social network, Facebook.

Tira davvero un'aria grama.

Ma stavolta non si tratta di una bufala: tutt'altro.

Ora, non so se Letizia Moratti fosse personalmente a conoscenza del fatto che i suoi "partner" (?!) avevano messo in piedi un sistema fraudolento per far lievitare il numero dei sostenitori della sua pagina Facebook (qui il video montato da Byoblu).

Diciamo che, dopo il famigerato colpo basso a Pisapia, non mi meraviglierebbe affatto.

Se poi si venisse a sapere che non solo era a conoscenza del misfatto, ma ne era addirittura la mandante, la cosa sarebbe davvero grave.

Anche se, a pensarci bene, non saprei quale dei due casi scegliere.

Nel caso in cui avesse commissionato lei la campagna fraudolenta, infatti, mi pare del tutto evidente che un candidato sindaco con simili qualità morali non meriti alcun tipo di considerazione politica.

Nel caso invece non sapesse, mi pare ovvio che la palese incapacità di selezionare e gestire i suoi "partner" ne faccia un amministratrice della cosa pubblica del tutto inaffidabile.

Anzi, di più: pericolosa.

P. P. [Post Post] 
Mentre scrivo, su FB il Comitato Letizia Moratti "si dissocia da scorrettezze in campagna web".
E' un vero peccato non poter risalire a chi detiene il dominio fatti-fantastici.info, vera e propria roccaforte coperta da anonimato, con sede in Arizona. E che peccato che la pagina fraudolenta scoperta, come riportato da Byoblu, sia già stata prontamente rimossa...!
Insomma, è la solita sciagura del centrodestra: tutte le malefatte che li riguardano accadono, sì.
Ma a loro insaputa.

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Le leggi e la ragnatela

Il  filosofo scita Anacarsi,  VI secolo a.C.

[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Ieri sera il filosofo Remo Bodei*, ospite di una trasmissione televisa, rammentava che Solone soleva dire:
Le leggi sono come una ragnatela: i potenti la sfondano, i deboli ne rimangono impigliati .
Evidentemente Bodei, come fonte, preferisce Diogene Laerzio (Vite dei filosofi,1, 58), perché secondo  Plutarco (Vite parallele, Solone, 5,4), invece,  l'aforisma è da attribuirsi al filosofo  Anacarsi, uno dei sette sapienti, amico di Solone.

Plutarco ci racconta anche di come Anacarsi, avendo assistito ad una seduta dell'Assemblea, si fosse assai stupito che ad Atene parlassero i sapienti ma decidessero gli ignoranti.

Si rimane davvero folgorati dall'attualità della cultura classica.

Ma  forse qualcosa è cambiato.

Se Anacarsi assistesse oggi ad una seduta del Parlamento, sarebbe senza dubbio ancor più stupito:  da noi parlano gli ignoranti e decidono gli ignoranti.

Anche se dobbiamo ammettere che, almeno, ci si guadagna in coerenza.
_____________________________________________________
* Professore ordinario di Storia della Filosofia all'Università di Pisa, dal 1992 Recurrent Visiting Professor presso la University of California, Los Angeles.
Senz'altro da leggere:  Geometria delle passioni. Paura, speranza e felicità filosofia e uso politico, Milano, 1991.

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martedì 24 maggio 2011

Forte e chiaro.



Quando si dice le coincidenze.

La provincia è la stessa, cioè Milano.

Il reato afferisce ad una tipologia piuttosto simile, cioè sesso con minorenni.

Anche le motivazioni dell'imputazione paiono parenti stretti:
Sfruttava la sua posizione e la giovane età delle sue vittime per dare sfogo alle proprie perversioni.
E tuttavia c'è una differenza sostanziale: i fatti non sono avvenuti nella residenza dell'imputato, bensì a distanza, da computer a computer.

Una sorta di sesso "virtuale" insomma, nel senso che a quanto pare non sarebbero avvenuti contatti fisici diretti tra le parti.

Tutto ciò non ha impedito di comminare in primo grado un'esemplare condanna a 4 anni di reclusione all'uomo ritenuto colpevole dei reati in questione.

Cosa che fa un po' impressione, non vi pare?

Perché se tanto mi dà tanto, ammesso che il processo Ruby si faccia, come dovrebbe finire per Silvio Berlusconi, se verrà dimostrato che ha fatto sesso con minorenni - sesso vero e non virtuale - e che le ha pure pagate per farlo?

Mah.

Prima la batosta al primo turno a Milano.

Poi Pisapia, accusato di furto d'auto, che si trova a sventare un furto d'auto e fa arrestare il rapinatore.

Ora questa.

Come si usa dire: “Una coincidenza è un caso, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze sono una prova"...

Se insomma il destino, o chi per lui, sta provando a lanciare dei segnali, devo dire che più eloquenti di così non potrebbero essere.

E da quaggiù li riceviamo eccome.

Forte e chiaro.


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lunedì 23 maggio 2011

Il Procuratore Grasso parla chiaro: qualcuno, invece, tace.

Oggi, nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone, si commemorava il diciannovesimo anniversario della strage di Capaci.
Ospiti d'eccezione il Ministro della Giustizia Alfano e il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso.
Che sul rapporto governo-magistratura, infiammando la platea di studenti presenti alla celebrazione - che accolgono le sue parole con applausi scroscianti - ha chiosato così:

"E' come cercare di dialogare con chi ti prende a schiaffi. Dobbiamo usare il Vangelo, «porgi l'altra guancia», perché la delegittimazione - che è frutto di essere considerati matti, utopisti, antropologicamente diversi o cancro da estirpare - rende tutto più difficile". (qui il video del servizio di Repubblica Tv).

Parole forti.

Giudizi duri.

Senz'altro da riportare fedelmente, per chi ha come dovere deontologico la correttezza dell'informazione


Chi è rimasto fuori dalla cerchia dei professionisti?!

Vi confesso che, prima ancora di verificare l'impostazione del Giornale o di Libero, ho pensato malevolo: stai a vedere che hanno scelto di nascondere la notizia pensando che potesse danneggiare in qualche modo il buon Silvio in piena campagna elettorale, ad esempio facendo tornare alla mente quegli stessi toni estremisti ritenuti responsabili della batosta del primo turno.

Mi sbagliavo: perché il Giornale e Libero, invece, hanno riportato le parole di Grasso.

Solo in parte, però. 

Hanno infatti stranamente deciso di citare soltanto l'allusione agli "schiaffi", censurando tutto il resto.

Un caso; un eccesso di sintesi?

Singolare, visto che a subire la censura sono state proprio le parole considerate fino a qualche giorno fa il principale cavallo di battaglia elettorale di Silvio Berlusconi.

Se per caso, ma solo per caso, l'operazione fosse volontaria, se ne potrebbe dedurre una cosa soltanto: che i giornali del Premier, oramai, hanno davvero paura di tutto.

E questo, evidentemente, non può che essere accolto come uno splendido segnale.


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La Chiesa e la pedofilia: sui confini del bene e del male.


C'è gente che pensa che le relazioni sentimentali con i bambini, comprensive ovviamente di atti sessuali, non vadano impedite, né contrastate.

Quella gente lotta, cito testuale, per"l'accettazione sociale delle relazioni adulto-bambino".

Sono un gruppo di "persone", organizzate in un movimento di origine olandese denominato Martijn.

Mi perdonerete se non riporterò il link al loro sito, ma proprio non ce la faccio, e sono convinto che capirete perché leggendo le seguenti parole, tratte dal manifesto del suddetto 'movimento': 
"Nelle relazioni fra bambini e adulti vissute come piacevoli, una possibile intimità fisica non dovrebbe costituire un problema. In relazione a tale intimità, l’associazione Martijn propone quattro linee guida, e nello specifico:
  1. Consenso di entrambi, bambino e adulto;
  2. Apertura nei confronti dei genitori del bambino
  3. Libertà per il bambino di ritirarsi dalla relazione in qualsiasi momento
  4. Armonia con lo sviluppo del bambino"
Non è finita.

Di questa associazione di 'eletti', fa parte a quanto pare anche un salesiano olandese di 73 anni, che ha subito non una, ma ben due condanne per atti osceni.

Non è ancora tutto.

Padre Herman Spronck, il Salesiano-capo per l'Olanda, ha dichiarato candidamente, in un'intervista a Rtl.nl,  di essere a conoscenza sia delle condanne del confratello in questione, sia della sua appartenenza al movimento pro-pedofilia e ha aggiunto al riguardo che non ha ritenuto di dover prendere alcun provvedimento, non trattandosi di atti gravi come, ad esempio, uno stupro. .

Poi, non pago, ha argomentato:
Personalmente, non condanno a priori le relazioni tra adulti e bambini. [...] Dipende dal bambino. Non dovremmo considerare l'età così rigidamente. Non si dovrebbe mai violare la sfera personale di un bambino se il bambino non lo desidera, ma quello ha a che fare col bambino stesso. Ci sono anche bambini che, loro stessi, indicano che si può fare. Il contatto sessuale è allora possibile.
Delle due l'una: o la comunità internazionale si impegna ad intervenire con decisione e fermezza contro questa deriva morale o l'autorità stessa dei governi e la credibilità delle leggi - sempre più aspre sull'argomento - finirà col venire progressivamente polverizzata dal dilagante revisionismo promosso proprio da chi dovrebbe invece rappresentare l'autorità etica per eccellenza ed essere dunque in prima linea per combattere questa difficile battaglia.

Gutta cavat lapidem, dicevano nella Roma antica: la goccia scava la roccia.

Si comincia così.
Poi, nel giro di qualche tempo, si abbassa la soglia anagrafica del reato sessuale. 
Prima a16 anni; poi magari ai 12.
Per ritrovarci un domani ad abolire del tutto i limiti di quell'età, considerata oggi "così rigidamente".

Questo per che cosa?

Per le voglie malate (sì, malate) di qualche pretonzolo e di altri squallidi personaggi in cerca di sesso facile?

Aspettiamo con ansia che lor signori di Santa Madre Chiesa ci spieghino perché mai l'omosessualità debba essere considerata una devianza orribilmente peccaminosa ed invece la lora 'brama di carne fresca' debba non solo essere considerata normale, ma anzi venire spacciata quasi per un gesto d'amore caritatevole, visto che è "in armonia con lo sviluppo del bambino".

Quando ce lo spiegherete, sia ben chiara una cosa: che nessuno di voi si azzardi a dire, anche stavolta, che dobbiamo contestualizzare.


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domenica 22 maggio 2011

A guadagno di tempo!



AAA - Cercasi a Roma condominio incustodito, zona Piazza Venezia, per referenziatissimo con presenza autoritaria e pluriennale esperienza in ambito sicurezza. Astenersi vigliacchi. E comunisti.
Così, tanto per velocizzare la pratica:



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Una poesia può cambiare il mondo


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Riflettevo, l'altro giorno, su  alcune condizioni che a me sembrano sempre più attuali nel nostro paese:
  • Una società gerarchica, nella quale le divisioni fra le classi sociali o caste sono sempre più profonde e assolutamente inattaccabili
  • Una propaganda di regime, tesa a convincere il popolo che il proprio stile di vita è il migliore possibile
  • Il dissenso non tollerato, che mette immediatamente in moto ritorsioni o, se volete, la cosiddetta macchina del fango
  • Lo Stato rappresentato da un leader carismatico, idolatrato dalla gente e oggetto di culto della personalità.
E ho sentito un brivido nella schiena.

D'un tratto mi sono reso conto che queste condizioni sono tra quelle che ricorrono in tutti i romanzi della letteratura distopica del Novecento.

Già, perché quando si parla di distopia vengono subito alla mente i romanzi di George Orwell (1984), Philip K. Dick (Do androids dream of electric sheep*) o di Kazuo Ishiguro (Never let me go**, 2005)

Siamo dunque già dentro in una di quelle terribili ipotesi di fantapolitica tipiche del genere distopico?

Il dubbio mi assale.
E confesso di non sentirmi affatto tranquillo, perché, negli ultimi tempi, la distopia è di gran moda come genere letterario. 
E quando gli scrittori, che hanno sensibilissime antenne, incominciano ad insistere su un genere, c’è da allarmarsi. Grande, infatti, è il pericolo che le loro opere siano profetiche.

Pubblicato negli Usa il 30 novembre del 2010 e subito divenuto un best seller, è ora in libreria in Italia (dal 13 maggio) il romanzo distopico YA (young adult) intitolato Matched, La scelta scritto da Allie Condie.

Un libro seducente.

In una società assolutamente preordinata dal Potere costituito - la Società - non ci sono sorprese: tutto è deciso dall’alto. I libri sono scelti da una commissione (solo quelli e non altri si potranno leggere e tramandare).
Anche il lavoro, il fidanzamento, il matrimonio e financo la morte sono programmati.
Tutto sembra scorrere liscio quand’ecco che Cassia, la giovane eroina della storia - già disorientata per un  imprevisto errore di programmazione nella cerimonia dell'abbinamento (assegnazione del promesso sposo da parte dell'infallibile Società) - s’imbatte in una poesia: Do not got gentle into that good night di Dylan Thomas.

E' una poesia proibita, che non fa parte della lista ufficiale delle opere permesse.

Cassia ne rimane profondamente turbata.

Ecco: “il treno ha fischiato”, direbbe Pirandello.

Come spesso accade, il caso è sovrano: un semplice componimento poetico può distruggere un impero.

Ed anche per questo voglio passare il testimone ad ognuno di voi:

Non andartene docile in quella buona notte

___________________________________________________
* Da cui l'indimenticabile Blade Runner di Ridley Scott.
**Nel 2010 Mark Romanek (Closer) ne ha tratto un film, apprezzato dalla critica e tutt'ora nelle sale col titolo italiano Non lasciarmiKazuo Ishiguro è l'autore di un altro bellissimo romazo The Remains of the Day da cui è stato tratto l'omonimo film di  James Ivory (in italiano Quel che resta del giorno).


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sabato 21 maggio 2011

La nuova (exit!) strategy di Mr. B.: cambiare tutto per non cambiare niente.



In questi giorni si è molto parlato del cambiamento di strategia deciso da Berlusconi per la campagna elettorale del centrodestra nel tentativo di recuperare lo svantaggio rimediato al primo turno.

Si dice che la parola d'ordine sia stata: parlare di programmi e abbassare i toni per recuperare il voto dei moderati.

Un paio di osservazioni su questi due punti 'innovativi'.

Se parlare di programmi significa stilare la 'nuova' lista dei miracoli per rispondere ai problemi  che la stessa amministrazione Moratti non ha risolto o peggio ancora ha addirittura alimentato (vedi l'Ecopass), le probabilità che i milanesi abbocchino all'amo appaiono davvero scarse.

Quanto all'abbassare i toni, mi pare del tutto evidente che la nuova strategia stia producendo in questi giorni incoerenze di vario tipo e stati a dir poco confusionali.

Da un lato infatti continuiamo a sentir parlare Mr. B. di estremismo e di una Milano "Stalingrado italiana" se vincerà Pisapia.

Dall'altro invece ci si produce in lifting comunicativi lievi che tuttavia, nelle intenzioni del centrodestra, dovrebbero essere sostanziali.
Ecco un esempio lampante:

DOPO
PRIMA


Ora, abbiate pazienza: davvero qualcuno ritiene che gli sdegnati elettori del centrodestra - quelli che non hanno votato per la Moratti al primo turno - vedendo i nuovi manifesti senza la scritta "centri sociali" (che comunque dovrebbe pur sempre rappresentare per loro una sorta di incentivo al voto), accorrano ai seggi perché apprezzano la linea più moderata?!

Vi dico una cosa: se questo è lo stravolgimento strategico, Pisapia può dormire sonni tranquilli.

Quanti non hanno gradito la campagna violenta del primo turno potranno ritrovare motivo di sdegno nelle dichiarazioni del Premier e nei toni del Giornale e di Libero che proprio non riescono a frenarsi.

Quanto alle piccole marce indietro (vedi i manifesti di cui sopra), l'impatto mediatico sarà pressoché nullo, perché nessuno, e dico nessuno, vi farà caso.

Se tutto questo ha un senso, sapete cosa significa?

Che Berlusconi sta cominciando ad impantanarsi - ogni giorno di più - nell'unica cosa in cui è sempre stato maestro indiscusso: la campagna elettorale.

E questo può davvero bastare per decretare inequivocabilmente, per il Mago della Propaganda, l'inizio della fine.

Update delle 19:30.

Carlo Giovanardi ha dichiarato
"De Magistris favorirà femminielli, gay, trans e matrimoni omosex; Pisapia liberalizzerà cannabis e marijuana".
Maurizio Gasparri invece ha detto:
 "Non escludo che Pisapia possa nominare come assessori ex appartenenti al terrorismo"
Questo sì che è parlare di programmi abbassando i toni!

Gli estremisti ringraziano...


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