Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 17 maggio 2011

Le preferenze promesse e la democrazia mancata.


E' passato giusto un mese.

Era infatti il 17 aprile quando Berlusconi, al Teatro Nuovo di Milano, diceva questo:

video


"Supereremo i 53.000 voti dell'altra volta", aveva dunque promesso Silvio, usando il plurale maiestatis.

Dopo aver chiesto il voto in tutti i modi e a tutte le categorie (i milanisti, le mamme, "chi gli vuole bene" ecc., ecc.), si è clamorosamente fermato a 27972.

Una débâcle senza precedenti.

Nella sua città.

Débâcle che in un qualsiasi paese - sufficientemente democratico - avrebbe portato un qualsiasi Presidente del Consiglio - sufficientemente democratico - a compiere l'unico atto politicamente logico e, questo sì, squisitamente democratico: dimettersi.

Non accadrà, naturalmente.

Lo spettro dei tribunali incombe.

E Berlusconi, potete scommetterci, venderà cara la pelle per evitare una seconda Hammamet.


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