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mercoledì 31 agosto 2011

Sim Sala Bim.

Ecco quanto dichiarava Angelino Alfano giusto un giorno fa:


Testuale: "Siamo stai abili a trovare la convergenza politica e a mantenere il patto con i cittadini".

Passano 24 ore e il governo, per l'ennesima volta, fa dietro-front: non si toccano i periodi della frequenza universitaria e del servizio di leva nel computo dell'età pensionistica. 
Ah, dimenticavo: sono anche tornati a parlare del contributo di solidarietà!

Dobbiamo darle proprio ragione, caro Alfano: siete stati davvero abilissimi, voi e il Mago Silvan da Arcore.

In questo momento, come prestigiatori, non vi batte nessuno.

"Leggere ripercussioni" a chi?

Il Senatore del PdL Angelo Maria Cicolani.

Vedete, il problema principale non sta nel fatto che godono di svariati privilegi e che diano sovente mostra di pensare che ciò avvenga per una sorta di diritto divino.

La questione più rilevante, a mio giudizio, è che in molti casi mostrino di aver smarrito il più elementare  senso della realtà.

Perché se oggi, dopo lo scandalo mediatico, i prezzi del ristorante di Palazzo Madama vengono riallineati alla decenza con decisione del Collegio dei questori del Senato, e chi ne dà l'annuncio, il Sen. Angelo Maria Cicolani (PdL), non riesce a trattenere questa frase:
"Si potrebbero avere leggere ripercussioni sull'afflusso al ristorante",
beh, questo vuol dire che proprio non ci siamo.

Cosa dovremmo fare, sentirci in colpa?

Il fatto è che ancora non avete capito.

Ed è per questo che ci scuserà, Senatore Cicolani, se le riveliamo una cruda verità: l'afflusso al vostro ristorante, caro Senatore, è un problema che avvertiamo come del tutto irrilevante.

Com'è insensibile, questo popolo di ingrati, vero?

Ad esequie avvenute.


Giusto un paio di osservazioni.

La prima: ho la sensazione che sia passato un po' inosservato il fatto che il famigerato contributo di solidarietà fosse già in vigore per i soli dipendenti pubblici, e per le pensioni cosiddette d'oro, essendo stato introdotto lo scorso anno, nella manovra 2010.

L'idea innovativa di questo infuocato agosto dunque - subito bocciata, naturalmente - era stata quella di riequilibrare gli aiuti solidali, facendo contribuire non solo i lavoratori pubblici, ma anche quelli privati.

Nada. L'assalto degli amici di Libero e degli altri disinteressati suggeritori - sinceramente preoccupati per alcune tasche italiane, quelle dei propri pantaloni - ha avuto la meglio. 

Il risultato lo sapete: pagano solo "i fannulloni".

Seconda osservazione: viene da chiedersi per quale motivo la Uil - che in queste ore minaccia scioperi e sconquassi - non si sia indignata lo scorso anno, quando ai dipendenti pubblici venne applicato l'odiato balzello di solidarietà, invece che dichiarare, per bocca del Segretario Angeletti, "se c'è equità i sacrifici sono accettabili"...

Per carità: questo rinnovato vigore nella lotta contro l'affossamento dei lavoratori pubblici ci piace ed anche molto.

Solo che, come dire, giunge un po' in ritardo.

Ad esequie avvenute.


Silvio, lo spot è servito.

Anche se in questo momento storico c'è poco da scherzare, vorrei proporvi un piccolo gioco di fine estate.

Ieri Silvio Berlusconi ha rilasciato un'intervista a Studio Aperto descrivendo la manovra economica post-lifting come "più equa" della precedente (?!).

Ecco due immagini relative a come hanno presentato la notizia due importanti siti.

Sito n° 1:


Sito n° 2:


Solo due parole per sottolineare l'impostazione grafica di ambedue i siti, diversa ma in entrambi i casi pienamente conforme alle norme della promozione pubblicitaria.

Nel primo sito Silvio è sorridente, quasi "distensivo", ripreso nel suo classico ottimismo con l'intento di rassicurare l'interlocutore.

Nel secondo il Premier è serio, col dito puntato in alto come volesse dire "ci ho pensato io: ora è tutto a posto, tranquilli", in un'immagine che punta a sottolinearne soprattutto l'autorevolezza della leadership.

Guardate che non sono dettagli da poco, nella costruzione di una "notizia flash" (specie considerato che una buona parte dei visitatori, per svariate ragioni, si accontenta della notizia in pillole senza approfondire).

Ok, ora ditemi: secondo voi, di che siti si tratta?

Quali potranno mai essere i due mondi mediatici più vicini al Sire di Arcore?

Eccovi, per intero, l'immagine del sito n° 1:


Ci stava tutto: parliamo del sito del Popolo della Libertà, il partito politico di cui è a capo Silvio Berlusconi.

Ma il secondo sito?

Eccovi l'immagine per intero:


Dunque il Sito della rete ammiraglia della televisione di stato: il Tg1.

TgUnno, per gli amici, il Tg capitanato dell'Augusto della Rai, l'Attila dell'informazione pubblica, Minzolini.

Né più né meno, in definitiva, che una succursale del PdL.

A spese nostre, naturalmente.

martedì 30 agosto 2011

... Per vedere di nascosto l'effetto che fa.

Altra puntata dello psicodramma del governo che in un sol colpo cancella i punti chiave della manovra economica.

Contributo di solidarietà
Non piaceva né a Feltri né a Belpietro, né agli amici imprenditori. Forse dunque, a ripensarci, meglio di no. In fondo era solo un piccolo test sociologico: volevano vedere se per caso chi ha un po' di più si sentiva di aiutare chi ha un po' di meno. Del resto la risposta la conoscevano già...

Abolizione piccoli comuni? La Lega era contro - i virtuosi feudi padani non si toccano! - e poi è scoppiata la rivolta con tanto di marcia su Roma capitanata dal Presidente dell'Associazione Nazionale Piccoli Comuni Franca Biglio (rinviata a giudizio per truffa ai danni del comune di cui è Sindaco, ma nessuno ne parla...). Forse, a pensarci bene, meglio passare la mano. L'avevano buttata lì, un po' per celia un po' per fare rumore sulla questione "tagli delle poltrone": mica avevano firmato niente, no?

L'aumento dell'Iva? Sì, buonanotte: e poi chi la sente la Confcommercio, già sul piede di guerra? Erano voci di corridoio, lasciate correre per sondare un po' il terreno, hai visto mai ad agosto - con l'ondata di caldo africano - qualcuno si distraesse un po'...

E allora? Chi paga? Chi salva l'Italia?

Chi ha studiato. L'ottica leghista era di non far pagare chi ha sempre lavorato. 
Ed ecco allora la ricetta del governo intellettualmente più inconsistente che la storia della nostra repubblica ricordi: chi ha continuato a studiare, non ha lavorato. 
Lo studio pertanto non va premiato. Prima si poteva riscattare? Ora non più. 
Tradotto in parole povere (sempre più povere...): se hai studiato anziché andare a lavorare non hai fatto una mazza per anni, dunque ciccia.

Volevate la dimostrazione provata di come la pensano i nostri ottusi governanti di centrodestra sui temi della cultura del loro popolo e della formazione degli individui? Eccovi serviti. Nel gioco di unire i puntini, tirate una linea dal provvedimento alla battuta (magari!) dei bamboccioni in casa fino a trent'anni ed avrete la perfetta raffigurazione del vuoto pneumatico che governa le azioni della nostra maggioranza parlamentare.

E attenzione, tanto per non farsi mancare nulla: anche chi ha servito la patria con la leva è da considerarsi un nullafacente! Il suo periodo non potrà essere riscattato ai fini pensionistici. 
Bel messaggio patriottico, non è vero?! I nostri più vivi complimenti.

Viene da chiedersi come reagiranno i mercati e l'Europa a questo indecoroso raggiro, se è vero che la precedente manovra era frutto delle consultazioni internazionali per frenare le speculazioni di cui era diventato oggetto in particolare il nostro paese.

In definitiva, mentre continuano, mattone dopo mattone, a distruggere valori e simboli di questa repubblica delle banane ormai marcite, il senso di quello che sta accadendo è chiarissimo: Berlusconi e la sua coalizione sono allo sbando totale.

Il tutto si esemplifica in tre punti semplici semplici:

1. La coppia Silvio-Umberto è praticamente in soffitta: la coalizione, che tenta disperatamente di non implodere, si regge oggi sul nuovo asse Alfano-Maroni, con Calderoli eminenza grigia (non a caso la linea vincente è stata promossa e sonsarizzata da loro).

2. Il primario interesse della maggioranza - lo ha dimostrato definitivamente il vertice di ieri - non è certo quello di salvare il paese, bensì quello di scontentare il minor numero possibile di elettori forti in vista delle prossime elezioni. Non si spiegano altrimenti i rivolgimenti di questi giorni.

3. Se l'obiettivo è ridurre il danno elettorale, non può che sopraggiungere - e ormai ci siamo, dopo il disorientamento parossistico nel tracciare la rotta da seguire - una stasi decisionale pericolosissima: si delinea cioè una situazione per cui tutte le scelte di politica economica di questo momento drammatico sono dettate da qualcuno che non è il governo - che siano i Comuni, la Confcommercio, gli imprenditori, i manager - al punto che il governo agisce quasi sotto ricatto, viene da dire.

Mai come in questo momento, insomma, stanno venendo al pettine tutti i nodi del governo populista e demagogico.

Ma un paese in crisi economica, sull'orlo del default, si salva con la serietà degli intenti e col coraggio del proprio governo, non già abbandonandosi alle blandizie coi potenti e strizzando l'occhio a chi è in grado di ingrossare il bacino dei voti alla prossima tornata elettorale.

Platone ha scritto:
Non conosco una via infallibile per il successo, ma una per l'insuccesso sicuro: voler accontentare tutti.
Per questo, oggi, all'indomani degli ultimi stravolgimenti della manovra economica, c'è davvero di che aver paura.

Ancora più di ieri.

lunedì 29 agosto 2011

L'etica della politica, questa sconosciuta.

Franca Biglio, Presidente dell'Associazione Nazionale Piccoli Comuni e Sindaco di Marsaglia (CN).

Alle volte mi sorprendo ad essere un inguaribile sognatore; di più, un utopista probabilmente.

Prendete il caso della Presidente dell'Associazione Nazionale Piccoli Comuni (ANPC), Franca Biglio, Sindaco di Marsaglia, in provincia di Cuneo.

E' sicuramente comprensibile, anzi doveroso il suo dare battaglia dopo la notizia che i comuni sotto i 1000 abitanti verranno aboliti per effetto della manovra economica preannunciata dal governo.

E' sicuramente comprensibile, anzi doveroso il suo escogitare iniziative originali per fare clamore, come ad esempio appendere per le vie del paese un manifesto di lutto cittadino per la prossima scomparsa del proprio comune o organizzare la marcia su Roma dei piccoli comuni.


Ed è sicuramente comprensibile, anzi doveroso il suo tentativo (riuscito) di sfruttare ogni spazio mediatico utile per combattere la battaglia dei piccoli comuni in via di estinzione. Motivo per cui il Sindaco Biglio, in queste ultime settimane, è apparsa un po' ovunque: piazze, radio, televisioni, stampa...

Niente di male, insomma: il momento sicuramente lo richiedeva.

E tuttavia, ecco ritornare a galla il mio maledetto utopismo.

Sì, perché a me - dovete perdonarmi - piacerebbe vivere in un paese in cui quando sentiamo parlare la Presidente dell'Associazione Nazionale Piccoli Comuni non capiti di essere assaliti dal benché minimo dubbio sulla sua trasparenza di intenti e sulla schiettezza dei propositi espressi.

Converrete invece con me che se qualche piccolo dubbio capita di averlo addirittura sulla limpidezza del suo passato di amministratrice della cosa pubblica, essere capaci di un ascolto neutro diventa cosa piuttosto complicata. 
E si finisce, al solito, col ricorrere all'atto di fede.

Non so come la vedete voi, ma se come Sindaco del mio paese mi capitasse ciò che è capitato a Franca Biglio, cioè di essere rinviato a giudizio per truffa aggravata ai danni del mio comune (e della Comunità Montana “Alto Tanaro Cebano e Monregalese” di cui fa parte) per via di svariati rimborsi spesa pompati per viaggi e trasferte - alcune delle quali addirittura non sarebbero neppure state effettuate - io mi dimetterei, anche con una qualche vergogna. 

E a maggior ragione mi dimetterei se avessi già restituito al mio Comune (col voto favorevole dei Consiglieri di maggioranza e contrario di quelli di opposizione) oltre 25.000 euro evitando così che il mio Comune si costituisse parte civile.

Badate bene: mi dimetterei con una qualche vergogna anche se fossi convinto della mia innocenza, sia ben chiaro. Perché la vergogna dipende anche dal sospetto, mica solo dalla colpevolezza.

E oltre a questo sapete perché mi dimetterei? Perché sono fermamente convinto che un politico, per poter andare avanti, non debba mai chiedere ai propri elettori un atto di fede sulla sua onestà.

Nessun politico che si rispetti dovrebbe mai mettere il proprio elettore in condizione di pensare "mi pare che tutti gli indizi siano contro il mio referente politico: ora che faccio? Gli credo o non gli credo?".

Per una volta non voglio neppure fare nome e cognome del principe di questa richiesta costante-  esplicita o implicita - dell'atto di fede al proprio elettorato. Dirò solo la carica istituzionale: è il Presidente del Consiglio italiano.

Un politico che viene rinviato a giudizio deve dimettersi e pensare a difendersi, colpevole o innocente che sia. 
Punto e basta.

Niente atti di fede.

Solo dimissioni.

L'unico atto sicuramente comprensibile, anzi doveroso.

Quello che Franca Biglio, colpevole o innocente che sia, non è riuscita a fare.

E in ogni caso la domanda sorge spontanea: perché mai nessuno glielo ha chiesto?

E perché mai nessuno parla di quel piccolo dubbio sulla trasparenza del suo operato da Sindaco?

Stampa, televisioni, radio, piazze, sempre in rappresentanza dei piccoli comuni italiani.

Possibile che a nessuno venga in mente che l'etica della politica richiederebbe quantomeno una qualche morigeratezza mediatica?

Che sarebbe sicuramente comprensibile.

Anzi, doverosa.

Update n°1.

Due dei link principali che parlavano del rinvio a giudizio in questione sono stati modificati nel contenuto.

In uno l'argomento originario non è riconoscibile dall'url, ma nell'altro sì e dunque lo riporto di proposito per esteso: http://www.targatocn.it/2011/07/22/leggi-notizia/argomenti/monregalese/articolo/truffa-sui-rimborsi-spesa-nei-guai-il-sindaco-di-marsaglia-franca-biglio.html.
Provate voi stessi a guardare e vedrete che si parla di tutt'altro (curiosità: l'articolo cambia di tanto in tanto, come se pescasse un post a caso dopo un tot di tempo).

Mah...

Update n°2.


Alcuni lettori mi fanno notare che il link riporta all'articolo originario ma solo a volte, come se randomicamente, di tanto in tanto, venisse pescato il pezzo giusto!

Lo strano caso della notizia intermittente?

http://www.wikio.it

domenica 28 agosto 2011

Gheddafi e il viale del tramonto.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Sì, lo so, Nassim Nicholas Taleb lo ha detto con estrema chiarezza: quando dopo aver scalato certe vette, specialmente se senza particolare merito, si incomincia a precipitare, non si è più in grado di arrestarsi. Eppure non me ne capacito.
Mi riferisco a Muʿammar Gheddafi.
Continuo a chiedermi perché non abbia provato a chiudere dignitosamente la sua straordinaria vicenda. Quando, credo soprattutto per un effetto domino, è arrivata anche in Libia la "primavera", non sarebbe stato meraviglioso se il Raʾīs avesse detto in un memorabile discorso alla nazione :
"Compatrioti, in questi decenni è stato necessario un regime che ha avuto come fine la difesa della nostra patria, dei nostri interessi economici, contro gli imperialisti americani, i colonizzatori italiani... ora la situazione è sotto controllo ed è giusto avviare una nuova fase della nostra storia. Il Paese è pronto per la democrazia. Io mi faccio garante della transizione. Affidatevi ancora una volta a me: entro sei mesi vi darò elezioni democratiche e subito dopo, in ogni caso, mi ritirerò a vita privata"
Io credo che nonostante tutto avrebbe avuto una chance per essere ricordato come un salvatore della patria.
Ecco invece che il volto di Gheddafi appare sui manifesti come quello di un outlaw nell'era dell' Old West con sotto la scritta dead or alive e l'ammontare della taglia, ecco che il Raʾīs s'appresta ad una fine ignominiosa che renderà terribilmente tragica la pagina di storia che lo riguarda e che rattrista anche noi che non l'abbiamo certo amato.

Del resto non a caso già Publilio Siro sentenziava:

                                             Stultum facit Fortuna quem vult perdere.

sabato 27 agosto 2011

La profezia che si autoavvera.


"Siamo certi che grazie a questo Piano straordinario l'isola riceverà il fatturato che si è perso in questi giorni, che verrà completamente compensato: la stagione 2011 sarà la migliore degli ultimi anni"
Coì parlò, il 29 aprile scorso, il Ministro per il Turismo Michela Brambilla nella conferenza stampa dedicata al Piano di rilancio del governo per Lampedusa (alla conferenza doveva prendere parte anche Berlusconi, poi invece all'ultimo momento si presentò Bonaiuti).



Una stima del crollo turistico?

La fa Antonio Martello, presidente del Consorzio albergatori dell'isola, che ha dichiarato: "circa il 70% in meno".

Non sono bastati gli spot del governo, né la faccia che Silvio ha voluto metterci, tra show isolani e proclami mediatici.

La cosa preoccupante è che negli ultimi tempi il mago dei media non ne imbrocca una: qualsiasi cosa tocchi, si tramuta in cenere.

Praticamente un re Mida al contrario.

Lo stesso Berlusconi pare vada dicendo da qualche tempo ai suoi: "mi va tutto male".

Anche questo è un segno.

Che è giunto il momento di farsi da parte.

Perché non c'è niente di peggio che un Premier che avverte sulla sua testa la spada di Damocle della sfiga.

O, se preferite, di un Premier in consapevole attesa che qualsiasi cammino intraprenda si verifichi la nota legge di Murphy: "tutto quello che può andar male, lo farà".

La temibile profezia che si autoavvera sarà sempre in agguato ad ogni passo.

giovedì 25 agosto 2011

L'inchiesta di Napoli e la questione della ricattabilità.


Sull'ultimo numero di Panorama - in edicola da oggi - si apprende che la Procura di Napoli (cioè, tra gli altri, l'odiato PM Woodcock) avrebbe aperto un'inchiesta per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.

La vicenda, scoperta tramite intercettazioni, riguarderebbe un versamento di 500 milioni di euro del Premier a Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese procacciatore - ad esempio - delle escort per le distensive serate di Palazzo Grazioli (il caso D'Addario, insomma). 
I soldi versati sarebbero serviti a spingere Tarantini a dichiarare che Berlusconi non era a conoscenza del fatto che le signorine adoranti erano prezzolate e, non poca cosa, a patteggiare nel procedimento in corso per impedire la diffusione di alcune intercettazioni considerate molto imbarazzanti per il Sire di Arcore.

Staremo a vedere.

Nel mentre, non possono non tornare alla mente le dieci domande al Premier pubblicate da Repubblica - autore il compianto Giuseppe D'Avanzo - all'indomani dello scandalo di Palazzo Grazioli.

Nella seconda decina di domande, pubblicate il 26 giugno 2009, uno dei quesiti recitava: 
"Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiano compromesso gli affari di stato? Può rassicurare il paese che nessuna donna sua ospite abbia oggi in mano armi di ricatto?".
Il centrodestra all'unisono, insieme con la stampa berlusconiana, reagì chi gridando all'insulto chi deridendo e sbeffeggiando simili preoccupazioni.

Ma il tema della ricattabilità fu trattato addirittura dalla stampa straniera, come riportato da Repubblica in un famoso articolo che forniva un resoconto delle testate internazionali al riguardo, articolo in seguito al quale Berlusconi, il 24 agosto dello stesso anno, citava in giudizio il quotidiano e l'autore del pezzo chiedendo al Gruppo L'Espresso un risarcimento di 1 milione di euro per la natura diffamatoria delle informazioni pubblicate.

Ebbene oggi la procura di Napoli avrebbe delle prove che il Premier veniva ricattato.

Di più: che avrebbe pagato in seguito ad un ricatto.

Pensateci un attimo.

Quest'episodio, se venisse confermato, darebbe la misura degli ultimi anni (almeno) del governo berlusconiano.

Come può un premier sotto ricatto pensare al proprio paese, con la mente rivolta a chi lo ricatta e ai danni che potrebbe ricevere se non chiude la bocca ai suoi ricattatori?

La passione di Berlusconi per le donne non è mai parsa innocua per le sorti dell'Italia a chi ha un briciolo di sensibilità e di conoscenza della psiche umana.

Quella che qualcuno molto vicino al Premier - la sua ex moglie - ha definito una malattia ha rappresentato un vero e proprio pericolo, oltre che un danno incalcolabile per il nostro paese.

Con la mente occupata dai vari Bunga-Bunga da un lato e dall'altro dalle varie dazioni rivelate dalle indagini - che fossero regali e ricompense o invece pagamenti a seguito di ricatti - sarà stato praticamente impossibile, per Silvio Berlusconi, pensare alle sorti del nostro Paese.

Per di più, l'impostazione da Papi padrone - non solo nella vita privata, ma anche in Parlamento - ha fatto sì che nulla potesse mai muoversi senza che Silvio la battezzasse. 
Ed ecco la maggioranza parlamentare inchiodata sui problemi giudiziari, dalle intercettazioni alla prescrizione breve, al processo lungo.

Non c'è stato tempo per altro e tutto è rimasto fermo.

Fermo com'è questo paese da quando un imprenditore delle televisioni, per scampare al fallimento delle sue aziende, è sceso in campo, come lui stesso ebbe a dire.

Ebbene su quel campo non cresce più un filo d'erba.

L'Italia è ad un passo dal default, è fanalino di coda dell'economia, è maglia nera in Europa per la disoccupazione giovanile, col nostro amato meridione - che attende ancora l'ormai famigerato Piano per il Mezzogiorno puntualmente promesso in ogni programma berlusconiano - letteralmente in ginocchio.

Hanno un bel da fare gli opinionisti vicino al Premier ad indicare i corresponsabili di una politica che ha sfasciato l'Italia.
E' vero, l'opposizione ha le sue colpe e vanno analizzate, studiate, stigmatizzate.

Ma il responsabile primo della situazione in cui versa oggi l'Italia ha un nome e un cognome.

Perché credete che Libero si sia buttato a pesce nella campagna anticasta?

Per gettare fumo negli occhi (oltre che perché è di moda e dunque ci si guadagna in tiratura di copie)

Al grido di "sono tutti uguali", tentano di distogliere l'attenzione dal colpevole numero uno, il grande manipolatore.

Per poi tornare a dire, come ieri:


Il problema vero è che Silvio non ha mai smesso di essere quello del 94.

Anzi, oggi più di allora, oserei dire, è sempre più "quello del 94".

Un uomo abile nel raccontare: un sogno, una barzelletta, una bugia.

All'Italia serviva ben altro.

Rigore morale, lungimiranza, interesse per la cosa pubblica anziché per quella privata, esemplarità intellettuale, senso delle istituzioni.

Abbiamo avuto in sorte l'etica dell'arrivismo, il machismo, il nichilismo intellettuale, la pochezza di intenti, il modello del pensiero unico e dei collaboratori yes man, lo scontro con le istituzioni.

Per rimettere insieme i cocci di tutto questo ci vorrà almeno una generazione.

Purché si riesca, una buona volta, a lasciarsi tutto alle spalle.

Per poi, liberato quel pugno di mosche che c'è rimasto in mano, ricominciare daccapo.

Update del 1 settembre.

Tarantini è stato arrestato insieme con la moglie. Staremo a vedere.

martedì 23 agosto 2011

Il titolo è già pronto: "il collezionista".

Silvio Satiro, come lo vede Taylor Jones.

Berlusconi è sempre Berlusconi.

La sua pervicacia - o la sua coazione a ripetere? - è qualcosa di immarcescibile.
Forse l'unica parte della sua persona che non ha bisogno né di lifting né di ritocco alcuno.

Da venditore consumato qual è - quasi consunto, viene da dire - il Sire di Arcore sa benissimo che in questo momento storico - più ancora delle barzellette, più ancora delle battute sul bunga-bunga - per provare a confondere le idee di una fetta importante dei sostenitori storici della prima ora - donne col mito del maschio 'potente' e uomini misogini col mito del machismo - ci vuole un po' di sano gossip sull'universo delle sue donne.

Un gossip positivo, naturalmente. Un gossip che lo riabiliti agli occhi del suo pubblico.

Lo si accusa di essere malato? Sta per aver luogo un importante processo incentrato sulla sua smodata passione per le donne, alcune sfortunatamente più giovani di quanto la legge consentirebbe?

Bene, ecco pronta la contromossa mediatica: un diario sulle sue donne.

"Come Mussolini", avrebbe dichiarato il Premier.

C'è da immaginarselo, sul divano di Signorini, mentre legge ammiccante alcune delle pagine dedicate ai suoi ménages.
O nel salotto di Vespa, mentre illustra il plastico della sua camera da letto.

Staremo a vedere.

Del resto, pare sia bastata una voce dal sen fuggita - è proprio il caso di dire - per far sì che la redazione di IGN venisse presa d'assalto da e-mail di curiosi in cerca di notizie e di conferme (a riprova del fatto che il nostro paese non è ancora rinsavito del tutto, anzi).

Così, mentre l'Italia brucia, qualcuno - che ben più di altri emana un forte olezzo di benzina e gira con i fiammiferi in tasca - si appresta a vergare le sue memorie sentimentali a beneficio della propria immagine di ultrasettantenne indagato per aver avuto rapporti con Ruby Rubacuori, una prostituta minorenne.

Di quest'arte raffinata e perversa, oltre che indegna, dello slittamento contestuale e della deprivazione semantica ho già parlato.
La cosa più ridicola, in questo frangente, sapete qual è? 


Dopo averla menata per mesi col fatto che "no, non si guarda dal buco della serratura, è da scostumati, da persone di cattivo gusto", ebbene Silvio stesso dichiara di volerci aprire la porta della sua camera da letto e prepara un posto in prima fila per chi vuole godersi lo spettacolo!

Va bene così.

Del resto diciamocelo: tra tutte le amenità che ci poteva propinare, ha scelto l'unica che poteva avere qualche probabilità di successo.

I libercoli sui suoi successi personali ce li aveva già spediti a casa (a spese nostre); come pure ci aveva già fatto recapitare più volte i programmi idilliaci per il paese di Bengodi - un'Italia senza tasse e senza disoccupazione - promesse che in questo momento sembrano un tantino passate di moda e suonerebbero a tutti - era ora - come una chimerica presa per i fondelli.

Cos'altro gli restava insomma?

Anche il diario delle sue balle lo aveva già scritto qualcun altro.

Femmina, per giunta.

Parlo della Storia.

La misera e sfortunata Storia di questo sciagurato paese.

lunedì 22 agosto 2011

Santa Casta.



L'onda dell'anti-casta è arrivata anche dalle parti del Vaticano.

Da qualche giorno è attiva su FB una pagina dal titolo "Vaticano, pagaci tu la manovra finanziaria" ( c'è anche il relativo sito), pagina che al momento in cui scrivo ha già raggiunto oltre 105.000 sostenitori.

In questa recrudescenza delle annose polemiche sui privilegi fiscali di cui gode la Chiesa, vorrei ricordare solo un paio di questioni fondamentali.

8 PER MILLE.

1. Circa il 60% degli italiani lascia in bianco la voce relativa alle donazioni. 
Al primo posto tra le possibili scelte c'è la Chiesa Cattolica, con il 35% circa di preferenze. 
Ed allora, per un sagace meccanismo messo a punto nell'era Craxi a metà degli anni 80, scatta l'agevolazione delle agevolazioni: la maggioranza relativa è da considerarsi maggioranza assoluta.
La Cei ringrazia e incassa il 90% dell'8 per mille.
La domanda è: sarebbe così assurdo togliere l'abominio proporzionale e far incassare allo Stato la quota derivante dalle preferenze non espresse dei contribuenti (come avviene in Spagna, ad esempio)?

2. Dal momento che spesso si parla della destinazione umanitaria dell'8 per mille, è forse utile ricordare che del miliardo di euro incassato con l'8 per mille solo il 20% viene destinato alla carità in Italia e nel Terzo Mondo. L'80% resta nelle tasche della Chiesa...

ICI-IMU

Ad ottobre 2010, la prima versione del decreto che introduceva l'IMU (un restyling della vecchia ICI) toglieva finalmente le agevolazioni legate agli enti ecclesiastici, stimabili in circa 1 miliardo di euro annui.
A gennaio, naturalmente, nella versione definitiva del decreto, le esenzioni ricomparivano tutte, nessuna esclusa.
La domanda semplice semplice è: perché - complice la crisi - non torniamo agli intenti della prima stesura del decreto (che avrà avuto un motivo di essere, o no?!) e aboliamo queste benedette agevolazioni?

Mi si dica, per favore, dove sta l'assurdità di simili proposte.

No perché se le motivazioni per lasciare tutto com'è sono quelle che si leggono su una pagina FB nata per contrastare l'ondata anti-casta ecclesiastica, allora parliamone:
"si ricordi che queste agevolazioni sono dovute alla semplice motivazione che la Chiesa di tutto fu spogliata con l’Unità d’Italia. Il fatto di pagare al Vaticano acqua, gas e fogne [altra agevolazione, Ndr], non solo era ed è un dovere sacrosanto, ma è anche una necessità logica e politica in quanto il Vaticano è stato messo nelle condizioni di non riuscire ad essere del tutto autosufficiente dato che è stata l’Italia a ridurlo in un territorio tanto misero".
Dunque vogliamo mantenere dei privilegi e delle agevolazioni per un presunto debito storico?!

Per aver condannato Galileo Galilei la Chiesa domandò "scusa" dopo quasi 400 anni: problema risolto.

Facciamo così: senza attendere 400 anni, da italiani chiediamo scusa subito anche noi se (e sottolineo se) il nostro Stato ha danneggiato in qualche modo la Chiesa.

Debito storico saldato.

Ora possiamo tornare a chiedere che il denaro dei cittadini italiani non venga disperso contro la loro volontà, magari per ingrossare il bacino elettorale di chicchessia?

Ve ne saremmo grati.

P.P. [Post Post] A proposito: se volete ringraziare di persona il generoso e machiavellico ideatore del perverso cavillo proporzionale dell'8 per mille negli anni 80 craxiani, ne rammento solo nome e cognome: il socialista Giulio Tremonti.

sabato 20 agosto 2011

Libero, Bersani e la preoccupazione sovversiva.

In pratica funziona così: di' che nel paese non tira una bella aria - un'aria da gente inviperita con una certa politica e stanca dei privilegi a senso unico: un'aria pericolosa, in un aggettivo - e ti chiamano "avvoltoio", "uccello del malaugurio".

Mi riferisco agli amici di Libero, ieri, nei confronti di Pierluigi Bersani.

Guardate qua:

                             

Un'intervista del Segretario del PD al Messaggero trasforma Bersani in uno che sogna la piazza violenta e lo scontro di piazza.

Per via di queste parole:
«C’è in questo momento in Italia una paura, un’incertezza, un disamore e uno scoramento che non ha precedenti. C’è anche un distacco pericoloso dalla politica e dalle istituzioni: temo che questo dato sia largamente sottovalutato. La temperatura è molto più alta di quel che comunemente si pensi. Basta una scintilla perché queste cose possano sfociare in ribellismi. O può essere anche una tensione sorda e forse perfino più pericolosa, un disamore totale»
Che preoccupazione eversiva, eh?

Anche un bambino si accorgerebbe che i timori di Bersani appaino tremendamente fondati.

E invece no, Belpietro e colleghi devono costruire la notizia evocando l'immarcescibile spauracchio della sinistra no-global collusa coi centri sociali e cugina dei vari black-block di tutto il mondo.

Poi, come se non bastasse, ci infilano una balla grossa come una casa e si sentono a posto con la coscienza.
La balla è nel sommario, proprio sotto al titolo:
"Il Segretario del Pd non presenta nessuna controproposta".
Peccato che ben sei giorni fa (non sei minuti, né sei ore: sei giorni) Bersani e il PD abbiano presentato la loro controproposta in ben 7 punti, per altro di tutto rispetto.

Proposta per la quale, ad oggi, si attende ancora un cenno di riscontro dal Governo.

Ma agli amici di Libero questo non importa nulla.

Quello che gli interessa è essere pronti ad additare il loro colpevole se un domani, in qualche piazza d'Italia, dovesse saltare la mosca al naso a qualche facinoroso. 

Colpevole che non sarà l'autore del gesto, ma quello che definiranno come il mandante politico.

Che a sua volta, naturalmente, sarà chiunque ad eccezione degli autori primi dello smottamento della democrazia in Italia, quel Popolo delle Libertà che agli ordini del Sire di Arcore legifera da un ventennio come un sol uomo, invalidando di fatto la nostra repubblica parlamentare.

Così, il mandante politico delle eventuali mosche che salteranno al naso sarà, ad esempio, l'incendiario Bersani.

Che detto in altri termini sarebbe come incolpare dell'incendio di Roma chi - preoccupato - chiama a gran voce i soccorsi avendo visto qualcuno palesemente intento ad attizzare il fuoco già appiccato da Nerone.

Con grande religiosità, rendiamo tutti insieme grazie a Libero.

Per l'ennesima pagina di giornalismo dell'Italia che non vogliamo.

venerdì 19 agosto 2011

Inconscio: Freud aveva ragione?



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Abbiamo già parlato di David Eagleman, uno dei più brillanti e celebri neuroscienziati americani. 

Il suo ultimo libro Incognito: The Secret Lives of the Brain (Pantheon, 31 maggio 2011) merita davvero di  essere letto.
Non è facile riassumere le suggestive teorie di questo saggio: ci limiteremo ad alcuni flash.

La teoria portante è la seguente: la maggior parte delle operazioni del cervello sono inaccessibili alla "consapevolezza". 

Secondo una brillante metafora la mente cosciente: 
"È come un clandestino su un transatlantico a vapore che pensa di potersi prendere il merito del viaggio ignorando completamente l'intera ingegneria che si nasconde sotto i suoi piedi".
Ne consegue che il mondo così come lo conosciamo - e qui non può non tornare alla mente la dicotomia kantiana tra fenomeno e noumeno (Ding an sich) - non è altro che una costruzione del nostro inconscio.

Per spiegare la cosa Eagleman riccorre  ad un'altra metafora.

Consideriamo le attività che caratterizzano una nazione: fattorie, fabbriche, telecomunicazioni, business.  La gente mangia in continuazione. I poliziotti arrestano i delinquenti. Gli amanti si incontrano. I medici operano. I professori insegnano e così via. Quando apriamo un giornale noi leggiamo solo alcune notizie, ma restiamo completamente ignari di tutto il lavoro frenetico che si svolge nella nazione. Ora se tu vuoi sapere cosa accade nella tua nazione leggi un quotidiano. Naturalmente non vi cercherai ne vi troverai nel dettaglio tutte le azioni che avvengono nel Paese ma solo le cose più importanti, i fatti salienti come, per esempio, se il Congresso ha introdotto una nuova tassa.
Bene, dice Eagleman, la tua mente conscia è quel giornale.
Il tuo cervello gira a mille tutto il giorno ma, come per la nazione, solo piccole questioni appariranno sul giornale.
Il cervello lavora in segreto come in un tremendo rituale magico. "The brain runs its show incognito". 

L'inconscio, dice ancora Eagleman, gira a nostra insaputa un film, e noi riusciamo a comprendere solo ciò che si inquadra, che è compatibile - il confronto avviene nel talamo - con quel film.
"Our brains run mostly on autopilot", i nostri cervelli sono guidati da un pilota automatico, sostiene Eagleman e " la mente cosciente ha scarso accesso alla grande e  misteriosa fabbrica che lavora di sotto".

Un esempio per capire quanto le nostre scelte dipendano dall'inconscio: dovendo scegliere tra due marche di tè di nome Tomeva e Lauler, Tommy sceglierà Tomeva ma Laura sceglirà Lauler.
Questo perché - è un esperimento dello psicologo John Jones - il nostro inconscio ci spingerà ad acquistare prodotti i cui nome iniziano con la stesse lettera del nostro nome.

Molte delle nostre preferenze, pensieri e intenzioni sono dunque inconsapevoli: non sono nostri prodotti, per così dire, ma del cervello (viene così confermata una della più straordinarie intuizione di Sigmund Freud).

E il problema si complica perché ricorda Eagleman "all brains are not created equal".

Le neuroscienze potranno in futuro aiutarci a capire il comportamento umano e si dovrà sempre più accettare che "i cervelli non sono tutti uguali", il che dovrà avere, secondo il nostro neuroscienziato, implicazioni anche sul profilo giudiziario (Egli parla di  uno "shift from blame to biology", uno spostamento dalla colpa alla biologia).

Insomma, come si può intuire, c'è tanta strada da fare per realizzare il motto Γνῶθι σαυτόν (Conosci te stesso) che ben riassume l'insegnamento di Socrate.

mercoledì 17 agosto 2011

Il contributo solidale dei deputati italiani.


Altre volte mi sono espresso in modo cauto sulla campagna mediatica contro la casta che monta ogni giorno di più nel nostro paese.

Non tanto perché non vi siano tutti i motivi per essere indignati - questo blog è nato proprio per dar voce ad una indignazione personale, in fondo! - bensì perché ho sempre pensato che le lotte contro una singola categoria comportino spesso degli ovvi difetti di generalizzazione, che non sono necessariamente un male, ma che talvolta rischiano di far finire nel tritacarne quanto c'è rimasto di buono nella classe politica italiana (che oramai si dà per scontato sia pari a zero).
Questo, oltre a non essere giusto - per chi fa ancora politica credendoci, intendo, e vi assicuro ce ne sono - può persino diventare pericoloso a livello sociale.

Del resto, lo dico per inciso, se quelli di Libero hanno deciso di saltare sul carro dei contestatori - basta guardare la loro prima pagina di oggi - qualche domanda sarà pure lecito porsela, no (è una generalizzazione anche questa, lo so: concedetemela!)?

E però, e però...

Le decisioni di questo governo, francamente, non aiutano affatto a tenere i nervi saldi riguardo alla problematica dell'etica della politica.

Il Ministro Tremonti ebbe a dichiarare in conferenza stampa, spiegando la manovra:
"per un meccanismo perverso i parlamentari vengono segati il doppio".
Si riferiva al fatto che la stangata del contributo di solidarietà previsto nella nuova manovra - 5% per i redditi superiori ai 90.000 euro e 10% per quelli superiori ai 150.000 - per i deputati della Camera sarà invece rispettivamente del 10 e del 20%.

Peccato che un articolo apparso oggi sul Sole 24 ore ci sveli che tale meccanismo verrà applicato solo alle indennità, senza considerare dunque diarie e rimborsi vari.

Il risultato?

I deputati contribuiranno per circa il 20% delle loro entrate: 8.000 euro c.a. nel triennio anziché 42.000 euro e rotti se si considerano diarie e rimborsi.

Uno sconto dell'80%, come rammentato nell'articolo.

Capirete, cari governanti, che a leggere queste cose diventa molto difficile non parlare di casta e salvare il salvabile pensando al vostro contributo per la crisi del paese.

Solidale, forse.

Ma a quanto pare non poi così equo.

Sia ben chiaro, mica per altro: sempre per quella storia dell'anello al naso.

Virgole, ellissi, allodole e specchietti.

Certo che fa un po' effetto.

Vedere che sul sito del Popolo della Libertà non sono ancora corsi ai ripari.

Devono essere frastornati dagli ultimi avvenimenti legati alla manovra che fa grondare il sangue di Berlusconi (proprio sicuri che sia il suo a grondare e non il nostro? Qualcuno chiami la scientifica...).

Guardate cosa appare ancora nella homepage:



Nelle altre notizie, proprio sotto l'ultima dichiarazione di Silvio in primo piano ("manovra dura ma necessaria") spunta una frase pronunciata dal Premier il 4 agosto scorso, a pochi giorni dalla débâcle:
"Per crescere meno burocrazia e tasse".
Il tragicomico effetto anacronistico della frase strappa un sorriso sconsolato a distanza di scarse due settimane dall'esternazione del Premier.

Tra l'altro, lo confesso, colpisce la mia immaginazione di (ex) filologo il fatto che l'assenza di punteggiatura e una formulazione piuttosto ellittica si prestano a svariate possibilità esegetiche:
1.  Per crescere, meno burocrazia e (meno) tasse: senza dubbio il senso che Silvio voleva dare.
2. Per crescere, meno burocrazia e tasse: cioè crescita=ridurre la burocrazia ma lasciare le tasse come stanno.
3. Per crescere meno, burocrazia e tasse.
A voi la scelta di quale opzione - al di là di quella che gli studiosi di narratologia chiamano l'intentio auctoris - sia più vicina alla realtà.

Un'ultima curiosità: la frase in esame rimanda ad una pagina che almeno in teoria dovrebbe essere di approfondimento alla notizia (come di solito avviene nello stesso sito).
La pagina in questione invece, stranamente, non contiene altro che la singola frase.

Non un commento. Non una chiosa.

Come se bastasse così com'è. Come se non ci fosse bisogno d'altro.

Il consueto, accecante specchietto per le allodole.

Andato in frantumi dopo oltre 17 anni.

A spese delle povere allodole, quelle finite nella rete.

E, purtroppo, non solo a spese loro.

lunedì 15 agosto 2011

Chiunque voi siate.



Senza dubbio il fatto che metteranno le mani nelle tasche degli italiani è l'argomento del giorno e non è di poco conto.

E tuttavia è forse il caso di rammentare una volta di più, in questo giorno di festa, che seppure tra noi c'è chi fatica ad arrivare a fine mese, l'aria che respiriamo è un bene di cui invece continuiamo a disporre tutti.

O quasi.

Chi infatti trascorrerà oggi il Ferragosto in carcere, chiunque egli sia, qualunque atto abbia commesso, non respirerà la stessa nostra aria, né potrà disporre del nostro benessere psicologico derivante dall'essere uomini liberi.

Anche per questo è bene ricordare sempre che chi è in carcere è un essere umano e come tale va considerato e trattato.

L'art. 27 della nostra Costituzione (comma 3) recita:
"Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".
Sta di fatto però che la situazione delle carceri italiane è assolutamente indegna di un paese che voglia definirsi civile.

Nel 2009 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per gli spazi insufficienti rispetto agli standard stabiliti dal Comitato per la prevenzione della tortura e cioè almeno 7 metri quadri a persona.

Vi prego di fermarvi a riflettere un attimo e di immaginare la nostra vita in 7 mq...

Gli ultimi dati ci dicono che il numero dei reclusi italiani è enormemente superiore a quello massimo previsto: 67000 anziché 45.500.

Pensate a cosa può significare questo per la dignità della loro vita.

Per di più, circa il 50% dei reclusi italiani (il doppio rispetto alla percentuale europea) è in attesa di giudizio. E in media uno su due viene dichiarato innocente.

Il che tradotto vuol dire che, mentre oggi è in carcere, sta scontando una pena che non gli spetta.

In condizioni al limite dell'umano.

Condizioni - sia ben chiaro - che non spettano ad alcuno, colpevole o innocente che sia.

Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - da sempre in prima linea nella lotta per i diritti dei reclusi - ha inteso ringraziare Marco Pannella per il suo impegno al riguardo.

Diciamocelo chiaramente: non sono solo gli interventi contro la casta ad essere necessari in questo nostro paese.

Quali sono le priorità della giustizia italiana, secondo il Parlamento italiano, Silvio Berlusconi su tutti? 
La prescrizione anticipata e il processo lungo?

Fëdor Michajlovič Dostoevskij ha detto:
"Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni"
Ecco, appunto.

Anche per questo, un augurio speciale va a chi oggi non può scegliere se stare con la propria famiglia, farsi due passi in campagna, godersi il sole su una spiaggia.

Oppure starsene in panciolle sulla propria poltrona preferita a leggersi un libro, a vedere la tv, ad accarezzare il proprio gatto.

Un augurio speciale a chi oggi - come ieri, come domani - non può scegliere nemmeno il proprio compagno di cella.

Con l'auspicio che chi decide per noi riesca presto a scegliere per voi una vita più dignitosa.

Chiunque voi siate.

Qualsiasi atto abbiate commesso.

Buon Ferragosto.