Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 2 febbraio 2012

Un caso di coscienza.


Sandro Trento, professore ordinario presso la Facoltà di Economia dell’Università di Trento, ha abbandonato l'IDV di Antonio Di Pietro.
Per comprendere quali possano essere i tormenti e i turbamenti che l'attuale drammatica contingenza politica provoca, credo sia utile leggere con attenzione la lettera che il Prof. Trento ha inviato alla segreteria dell'Italia dei Valori annunciando e spiegando le sue dimissioni dal Dipartimento Economia e Finanze e la sua rinuncia alla tessera del partito. 
Eccola:

Caro Antonio [Di Pietro, ndr] e cari amici,

scrivo per manifestare tutto il mio disagio. Vedo che si tratta Monti come se fosse Berlusconi e questo proprio non riesco a sopportarlo.

Sono entrato in IDV e ho accettato di lavorare nel Dipartimento Economia e Finanze per varie ragioni: IDV mi sembrava allora una forza di stampo liberale, che intendeva offrire all’Italia un progetto riformista, moderno, non ideologico. La giusta enfasi sui temi della legalità poteva associarsi a quelli del libero mercato, della meritocrazia, della riforma del capitalismo italiano, che è sempre stato chiuso e collusivo.

Nel mio intervento al Congresso nazionale avevo sostenuto la necessità di posizionarci al centro dello schieramento, per occupare un’area preziosa, quella del riformismo liberale, per raccogliere i voti del ceto medio e della piccola impresa. Suggerivo di diventare un moderno “partito d’azione di massa”. Se avessimo seguito quella strada, che anche altri nel partito condividono, oggi saremmo protagonisti della partita politica. Nell’ultimo anno invece la strada seguita è stata quella della protesta un po’ estremistica e spesso populistica.

L’Italia nel frattempo è precipitata in una crisi catastrofica dalla quale si può forse uscire solo con il rigore fiscale e con una profonda opera di riforma dei mercati e dei comportamenti individuali. È il momento della responsabilità e dei sacrifici. Si tratta in queste ore di avere a cuore le sorti del paese. Avevamo provato a immaginare un’alternativa di sola sinistra: con Vendola e Bersani. Ma noi in quell’alleanza avremmo dovuto fare la parte dei difensori del rigore, delle regole, del merito, del mercato, dei valori liberali. Chi sosteneva la socialdemocrazia o l’operaismo ottocentesco già c’era, in quello schieramento a tre. Non è andata così. E la foto di Vasto è stata un tragico canto del cigno.

Di fronte al pericolo di catastrofe, fortunatamente, si è arrivati alla caduta di Berlusconi e alla nascita del governo Monti. IDV, tuttavia, si è fatta trovare del tutto impreparata a questo appuntamento. L’immagine che diamo ogni giorno è quella di un partito che non sa che strada prendere. Viviamo alla giornata. Usiamo una terminologia contro Monti e ora anche contro la Corte Costituzionale e contro il Presidente della Repubblica che davvero è sconvolgente. Li accusiamo dei crimini peggiori senza renderci conto che Monti è l’unica e ultima speranza per evitare il fallimento dello Stato e la miseria di massa e che la Corte Costituzionale ha ripetutamente dimostrato in questi anni di essere un baluardo della democrazia. Napolitano del resto è uno dei migliori presidenti della Repubblica di tutto il dopoguerra. Al mattino lasciamo credere che siamo pronti a difendere i tassisti e la sera invece ci ritroviamo su posizioni liberali.

Ammetto di essere inesperto in campo politico e forse in questo modo si possono accrescere i voti alle prossime elezioni. Ma aumentare il proprio peso politico cavalcando la rabbia repressa nel paese è, a mio avviso, una strategia fallimentare. Il risultato è che ora siamo isolati da tutti. Abbiamo rotto l’asse con il PD. Non possiamo presentarci come forza matura, capace di governare il Paese. Ma finiamo per competere per i voti in un'area sovraffollata, con Vendola, Rifondaroli più o meno rifatti, Verdi e Grillini. Tra questi molti (soprattutto i grillini) sono molto più credibili come “arruffapopolo”. Per molti anni ancora l’Italia sarà sottoposta al vaglio continuo dei mercati finanziari internazionali. E purtroppo ho molti dubbi sul fatto che IDV sia apprezzata da quei mercati, per la sua moderazione e per il suo senso di responsabilità. Abbiamo completamente gettato alle ortiche la possibilità di costruire una forza di sinistra liberale-azionista, che era secondo me la più sensata strategia di lungo periodo che si poteva seguire (per il bene del nostro partito, oltre che per quello dell’Italia, cui tengo molto).

Avevamo annunciato una svolta, avevamo detto che volevamo costruire una grande forza di governo. Ma per fare questo bisognava:

a) Avere senso di responsabilità e idee credibili.

b) Rinnovare il partito e reclutare persone competenti, capaci di rendere credibile la svolta annunciata.

Avremmo dovuto ricostruire la nostra credibilità davanti ai ceti produttivi e moderati, tenuto anche conto che dalle nostre fila sono usciti personaggi come Scilipoti e Razzi. E dovremmo renderci affidabili agli occhi di tutti gli italiani non solo di una minoranza urlante. È con grande dolore che constato il fatto che non siamo riusciti a coniugare le idee liberali e moderate con le posizioni di protesta. È colpa anche mia. Per me si tratta di una vera sconfitta personale: avevo aderito a IDV con grande entusiasmo e per la prima volta avevo deciso di impegnarmi in politica perché mi rassicurava l’onestà del ceto dirigente di IDV.

Ma oramai mi sembra evidente che siamo su strade troppo distanti. Non credo più agli annunci cui poi fa seguito sempre la solita pratica. La direzione è cambiata rispetto a Vasto del 2009 quando per la prima volta io sono salito sul palco e ho parlato al fianco di imprenditori ed altri economisti. La posizione attuale del partito non è quella decisa al Congresso nazionale. Ci si è attestati su posizioni di radicalismo di vecchio stampo, con una sola logica elettorale. Io non sono più disposto ad assistere alla continua oscillazione tra un liberalismo virtuale e un concreto estremismo populista. La mia storia personale mi impedisce di restare in silenzio. Sono abituato per formazione a dire sempre quello che penso. Ho la netta sensazione che anche questa mia condotta non sia apprezzata.

Le numerose volte che ho provato a organizzare un convegno con i piccoli imprenditori o con gli artigiani mi sono sentito dire che “IDV è il partito degli estremisti oltranzisti” e quindi nessuno era disposto a venire. In varie occasioni ho pensato che fare politica significhi anche rispettare la linea del partito ma penso che ora siamo a un punto di non ritorno. Ho pensato di impegnarmi in politica per provare a fare qualcosa di bene per l’Italia e per i giovani; non per ambizione personale. E comunque le idee contano molto di più del tornaconto personale. Non mi spaventa quindi rinunciare a una possibile candidatura al Parlamento. Ho già un lavoro che mi da soddisfazioni.

Mi dimetto pertanto dall’incarico di Responsabile del Dipartimento Economia e Finanze; e restituisco la tessera del partito. Non ho alcuna intenzione di sollevare scontri sanguinosi. Vorrei uscire di scena senza recriminazioni e senza rancore. La questione è politica e non personale, vorrei che questo fosse chiaro.

Spero di mantenere, con tutti voi, rapporti di stima e di amicizia personale.

Un caro saluto,

Sandro Trento


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mercoledì 5 ottobre 2011

Uno, nessuno e centomila.


Le grandi manovre del centrosinistra non accennano ad affievolirsi. Anzi.

Giusto ieri spiegavo come, secondo me, questa folle rincorsa alla leadership del PD abbia contribuito - e non poco - a mettere in secondo piano per troppo tempo (parliamo di anni) la costruzione di quella piattaforma programmatica più volte promessa da Bersani, ma di cui ancora non si è vista traccia.

Ed ecco qua, dall'Unità di oggi, l'esemplificazione del discorso:



Come si legge nell'articolo, Gentiloni ("correntista" dell'area Mo.Dem. del PD) ha dichiarato tra le altre cose: "non è scontato che Bersani sia il candidato Pd alle prossime elezioni anche se fossero nel 2012".

Nel frattempo Walter Veltroni è costretto a correre ai ripari per qualche voce dal sen fuggita e a dichiarare: "io lavoro per unire".

E per non farsi mancare nulla, l'asse Vendola-Di Pietro non sta a guardare e rilancia:


Di questo passo, cari compagni (colleghi? Amici? Come diavolo ci chiamiamo, oggi?!), perseverando con questa sindrome dell'highlander (ricordate il film? "L'ultimo immortale...") ne rimarrà davvero "uno soltanto".

Di elettore.


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giovedì 19 maggio 2011

Il Giornale fa Tafazzi e sforna la gaffe della settimana.

E' accertato: sono in bambola.

Dopo aver infamato Pisapia in ogni modo, dandogli del ladro, del terrorista, dell'islamico e quant'altro, cosa fanno?

Bossi dà del matto a Pisapia, rimangiandosi poco dopo di averlo fatto (la prova video, purtroppo per lui, lo smentisce) e allora il Giornale tenta di "rimediare".

Come? Dicendo che la sinistra, anziché parlare dei programmi, punta allo scontro e agli insulti.

Sapete qual è l'insulto? Quello che ha detto Di Pietro a Bossi: "essersi berlusconizzato"!!

Se non ci credete, ecco qua un ritaglio eloquente:




Che dire?

A parte che per una volta ci troviamo perfettamente d'accordo col Giornale sulla definizione di "insulto", c'è una sola spiegazione per un simile autogol del quotidiano berlusconiano (senza offesa per l'aggettivo "berlusconiano"): forse si sentono talmente "suonati" per i risultati del primo turno, che ormai "se le suonano" da soli...


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lunedì 20 settembre 2010

Dopo il documento di Veltroni e i 5 punti di Berlusconi: la lettera di Mr. X.

Finalmente un programma condivisibile. Di chi è?


Da una lettera aperta pubblicata oggi sul Fatto Quotidiano on line:
"Serve immediatamente una rigorosa norma anticorruzione e non è più rinviabile la concessione di diritti pieni di cittadinanza a tanti bambini e ragazzi nati in Italia da genitori regolarmente qui residenti e che si sentono, e sono, “nuovi italiani”. Allo stesso tempo non è più rinviabile una rigorosa iniziativa politica e parlamentare sulla libertà d’informazione e sul conflitto d’interesse.
Eppoi occorre porre rimedio con il reperimento di adeguate risorse, agli enormi problemi della scuola pubblica, della ricerca e dell’Università se vogliamo costruire percorsi di superamento del declino nazionale, come attenzione e sostegno non potranno mancare a misure straordinarie adeguate per le forze dell’ordine e per la magistratura.
Essenziali poi nuove politiche culturali e ambientali, al fine di salvaguardare e rilanciare il più grande patrimonio, e la più grande risorsa dell’Italia".

Avanti, si accettano scommesse. Chi l'ha scritto?

Veltroni?

Negativo.

D'Alema?

Macché.

Bersani?

Magari.

Nichi Vendola?

Proprio no.

Di Pietro?

Neppure.

Beppe Grillo?

Assolutamente no.

Vi arrendete?

Ok, ve lo dico: Fabio Granata, Futuro e Libertà, in una lettera aperta a Fini.

Che merita di essere letta. Anche se viene proprio da dire: "Beati monoculi in terra caecorum".
Fabio Granata, di Futuro e Libertà: sua la lettera a Fini.

E tuttavia, mentre il mio cuore, con automatismi non raziocinanti, continua a battere a sinistra, mi sorge il dubbio che una speranza per questo paese tutto sommato ci sia, se qualcuno a destra dichiara un'idea dell'Italia per nulla opposta, nei suoi valori fondamentali, alla mia.

E faccio un appello: c'è qualcun altro, là a destra, che la pensa così? Se sì, alzi la voce: è giunta l'ora!

E aggiungo: ci vuole così tanto, alla nostra sinistra, per esplicitare un progetto concreto su basi simili?

In fretta, però.

Non vorrei che alle prossime elezioni mi venisse voglia di votare Granata!


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