Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 3 aprile 2012

L'ultimo viaggio.

Shipwrecked, di J.M.W. Turner

Dedicato a tutti i migranti che, alla ricerca della vita, finiscono con l'intraprendere - com'è di nuovo accaduto  ieri - il loro ultimo viaggio.


Non cerco il domani
se sciolgo le vele frustate dal vento,
se danzo sull’onda ubriaca del mare.

È l’oggi che voglio,
la trama presente che si snoda,
la rete che accoglie nel crollo,
la mappa che svela il riparo.

S’allunga dietro me la fila delle orme
arrugginite nel tempo.

Poi ghiaccia d’un tratto l’onda:
opprime le vele,
fende la rete;
la trama si scuce.

Il mare imbroglia il destino,
imbriglia il respiro,
strema il palpito,
risolve il canto.

Ed io sono in un attimo acqua e cielo,
nuvole e sale,
terra e fondale.
Esule arreso di una patria senza confini.


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venerdì 7 ottobre 2011

L'uomo sbagliato nel posto sbagliato.

Il funerale delle 5 donne morte a Barletta (via Tmnews)

Dopo anni di promesse relative ad un salvifico quanto chimerico Piano per il Mezzogiorno (ricordate i 5 punti del settembre dello scorso anno?), nel giorno in cui l'Italia piange le cinque vittime di Barletta - una ragazzina di quattordici anni e quattro operaie che lavoravano in nero a meno di 4 euro l'ora - Silvio dei Miracoli ha trovato il modo di: 
1. Scherzare sulla denominazione di un nuovo partito chiamato Forza Gnocca
2. Intrattenere alla Camera adepti e pasdaran con le sue insulse barzellette.
Ho sperato (sì: nonostante tutto, ancora gli dò chances, lo confesso) che almeno avesse salvato la forma con un messaggio ufficiale della Presidenza del Consiglio.

Niente. Silenzio. Nemmeno una riga di cordoglio.

In tal senso, il Presidente Napolitano, nel vuoto etico e politico sempre più spalancato dal Sire di Arcore, è l'unico ed ultimo baluardo che riesca ancora a difendere il buon nome delle istituzioni.

Ditemi quello che volete: io non voglio crederci.

Che esista ancora una sola persona che ritenga Silvio Berlusconi degno di rappresentare questo paese.


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venerdì 17 giugno 2011

La psicosi del batterio killer.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Recentemente, abbiamo spesso avuto modo di parlare del bias: un pregiudizio - generato probabilmente dal sistema limbico, cioè dalla parte più ancestrale del cervello - che causa distorsioni cognitive.

Un esempio di questo meccanismo lo abbiamo avuto nei giorni scorsi con la psicosi del cetriolo.
La Germania aveva diffuso la notizia - poi rivelatasi falsa - che il batterio killer (Escherichia coli 104) aveva contaminato i cetrioli (ora sembra accertato che i responsabili siano invece i germogli di fagioli, noti in Italia come germogli di soia).
Ciò ha provocato immediatamente il panico: milioni di persone si sono astenute dall'acquisto del pericoloso ortaggio. La Russia ha addirittura emanato un bando su frutta e verdura provenienti dalla UE.
Enormi le conseguenti perdite economiche.
Il commissario europeo per la salute John Dalli ha ufficialmente invitato la Germania a evitare "premature conclusioni" che diffondono paure ingiustificate.
Qui a me preme segnalare l'irrazionalità - il bias è all'opera - del comportamento umano.
A  fronte di una polazione dell'Europa di 731 milioni di abitanti (di cui 495 afferiscono all'Unione Europea) si sono verificati circa 3000 casi di infezione e 35 morti.
Non voglio annoiarvi con i numeri, ma posso assicurarvi che la probalità d'ammalarsi è prossima allo zero.
Ora: solo in Italia muoiono 80.000 persone l'anno per il fumo.
Ciò nonostante nel 2010 (si veda il rapporto dell'Istituto superiore di Sanità) 11,1 milioni di persone continuano tranquillamente  a comprare pacchetti di sigarette su cui c'è scritto, bene in vista, il fumo uccide.
Ebbene  la gente, a fronte di un rischio infinitamente minore, si è ben guardata dall'acquistare cetrioli benché non ci fossero esplicite etichette che segnalavano una, sia pur bassissima, probabilità di contaminazione da E.Choli"

Gli Stati poi  non si sognano neppure di  bandire dal mercato le sigarette.

Infine, non vorrei guastarvi la giornata, ma lo sapete che nella sola pianura padana l'inquinamento provoca sette mila morti l'anno?
E che a Kabul, solo per citare un paradosso, lo smog uccide più della guerra (3 mila persone l'anno muoiono per problemi respiratori)?

Che ne dite, non sarebbe il caso di riordinare un po' le idee?


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giovedì 7 aprile 2011

Lettera da un bambino mai arrivato.




[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Mi chiamo Aziz. 
Ho dieci anni.
La mia città natale è Ghat una bella città della regione del Fazzan.
Nella mia città arrivavano tanti turisti da tutte le parti del mondo ed io coi miei compagni spesso li seguivo nelle loro gite, perché erano gentili e ci regalavano dolci e qualche moneta. 
Ai turisti piace la nostra città perché è una città oasi, siamo circondati dal deserto, che - l’ho imparato a scuola - i turisti trovano suggestivo e affascinante.
Inoltre siamo vicini ai monti del Tadrart Acacus e del Tassili n'Ajjer, ove ci sono pitture e incisioni rupestri. Mio nonno dice che i turisti sono interessati anche a visitare Jabal Idinen, conosciuto come la montagna degli spiriti. Ma mio nonno, che era una guida tuareg, dice che lui non li avrebbe accompagnati per tutto l’oro del mondo su quella montagna dove dimorano esseri malvagi.
Anche mio padre è una guida e fin quando non è scoppiata la rivolta la mia famiglia se la cavava. 
Ma ormai da mesi era tutto fermo: niente più turismo. Solo lotte, violenze, vendette.
E così mio padre ha deciso. Lì oltre il mare c’è la vita vera: una vera scuola, i cinema, le automobili, il lavoro, la libertà.
Il nonno ha detto che oltre il mare non ci vogliono e chi lascia il proprio paese non sa a cosa va incontro.
Mio padre ha risposto che lui sapeva bene ciò che lasciava e che non ci poteva essere di peggio.
Ha detto che la terra appartiene agli uomini e che tutti gli uomini hanno il diritto di andare dove si può stare meglio: anche gli uccelli migrano. 
Il nonno ha scosso tristemente il capo.
Ormai era deciso. Il viaggio è cominciato. 
Le ultime cose che ricordo sono le spinte, le urla, il barcone, la sete e poi quando, sono caduto in acqua, mio padre che gridava Aziz, Aziz.
Io non ce l’ho fatta ma spero che la mia famiglia sia arrivata in quel paese meraviglioso di cui ci parlava sempre mio padre e che per loro inizi la vita che lui sognava per tutti noi.
[In memoria di tutti i bambini che non sono riusciti a crescere nel nostro paese]


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martedì 5 ottobre 2010

Maltempo, a Prato muoiono tre donne cinesi: il sindaco Cenni nega il lutto cittadino.

Prato allagata: in un sottopassaggio
 hanno perso la vita 3 donne cinesi.

Prato è una polveriera.

Il problema della convivenza fra comunità pratese e comunità cinese è annoso e di difficile risoluzione.
La questione investe tutte le dimensioni del quotidiano, da quella sociale (QUI un bell'articolo tradotto dal Chicago Tribune) a quella economica, che proprio il 13 settembre ha scomodato nientemeno che il New York Times.

Questa notte tre donne cinesi hanno perso la vita in un sottopassaggio di Prato per l'allagamento dovuto al violento temporale.

Immediata la diatriba sorta attorno alla questione dell'eventuale lutto cittadino da proclamare.

Il sindaco Roberto Cenni (eletto nel 2009 da PdL, Lega, UdC), ha dichiarato, in un'intervista a Cnr media:

"Di fronte alla morte e al dolore ovviamente c'e' la massima solidarietà, pero' per stabilire il lutto cittadino ci sono molte difficoltà, dovute a vari fattori che devono essere presi in considerazione affinché non si formino precedenti che possano condizionare vicende future. Che io sappia a Prato non è stato fatto lutto cittadino né per l'assassinio di un uomo davanti all'ospedale l'anno scorso, né per la morte di due giovani in un incidente stradale un paio d'anni fa, e credo neanche nel 1996 quando tre pratesi perirono in un aereo di linea inabissatosi davanti a New York 5 minuti dopo il decollo con 650 passeggeri a bordo".


Confesso che mentre riesco in qualche modo a capire cosa muove un ragionamento analogico riferito al passato, non mi è affatto chiaro cosa c'entri il timore di istituire un precedente che possa condizionare il futuro.

Mi pare chiaro, a meno che non mi sfuggano gli altri "vari fattori", che la riflessione portante debba essere quella relativa al sentimento della città, quanto cioè la città "sente" l'accaduto.

E temo che sia proprio questo il problema che abbia pesato più degli altri sul piatto della bilancia.

Basta leggere alcuni dei commenti (definiteli voi) dei cittadini pratesi presenti, ad esempio, sul sito www.notiziediprato.it (ovviamente vi sono anche commenti equilibrati di assoluto rilievo).

Certo non ha aiutato la reazione veemente avuta da Matteo Ye, voce influente della comunità cinese di Prato, che in un primo tempo ha soffiato sul fuoco affermando imprudentemente:
''Se dovesse essere confermato il no dal sindaco allora la parola integrazione potrà essere cancellata dal dizionario di Prato. Da oggi si potra' parlare solo di discriminazione e di guerra''
Lo stesso Ye ha poi rettificato:
"È stato solo un malinteso linguistico. Il sindaco Cenni ha fatto bene a non proclamare il lutto cittadino per la morte delle tre donne cinesi: poiché il lutto cittadino non è stato dichiarato in occasione della morte di cittadini pratesi, ricordate dallo stesso sindaco, proclamarlo oggi sarebbe stata soltanto una strumentalizzazione" 
Questo è il nostro futuro: vogliamo andargli incontro
o costruire inutili barricate?
Fatto sta che a Prato, in qualche modo, prima o poi qualcuno dovrà mettere mano ad un serio progetto di integrazione, che punti dritto ad una comunità multiculturale.

Perché la situazione appare più insostenibile ogni anno che passa. E necessita di interventi strutturali che comincino a costruire realmente un ponte sociale fra le due comunità.

Mi chiedo in tal senso se oggi, in questa tragica vicenda, non si sarebbe potuto dare un segnale forte di comunanza, proclamando appunto il lutto cittadino.

Assumendosi il coraggio di una scelta difficile, che costituisse, questa sì, un precedente, da cui ripartire.

Giro questa perplessità al Sindaco Cenni.

E gli giro anche, dall'archivio del Corriere della Sera, un articolo del 19 luglio 1996 sulla tragedia aerea cui ha fatto riferimento oggi, accaduta il 17 luglio di quell'anno, in cui persero la vita Christine Bailey, Piero Di Iorio e Mauro Tofani di Prato.

L'articolo si intitola: Il Comune di Prato dichiara il lutto per "i nostri tre concittadini caduti".

[Aggiornamento ore 22:15: il Sindaco dispone le bandiere a mezz'asta e 1 minuto di silenzio. Un compromesso accettabile?]

[Sullo stesso tema ho scritto: 11 settembre: ieri, oggi, domani. Il futuro che vogliamo.]
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