Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 11 settembre 2010

11 settembre: ieri, oggi, domani. Il futuro che vogliamo.

11 settembre: che domani vogliamo?

11 settembre, 9 anni dopo.

Ognuno di noi ha scolpito nel cuore e nella memoria cosa faceva in quel tragico giorno del 2001 nelle ore in cui perdevano la vita migliaia di persone.

Stamattina ho rivisto i filmati, alcune foto. Riletto articoli, post, interviste.

Così: per rendere omaggio alla memoria, a chi c'era e non c'è più.

E per non far dissolvere nella polvere della storia i ricordi delle scelte sbagliate, prima e dopo quella data fatidica.

Sempre con la speranza che la storia ci insegni qualcosa.

Non vorrei usare troppe parole oggi. Sono convinto che in alcune circostanze il silenzio sia non solo doveroso, ma anche indispensabile, per dare equilibrio e concretezza a pensieri ed emozioni, un po' sulla scia di Arturo Graf, che scrisse:
Fa' silenzio intorno a te, se vuoi udir cantare l'anima tua.

Prima del silenzio però, vorrei raccontarvi un aneddoto personale.

Ieri mattina, verso l'ora di pranzo, ero fermo in auto in un quartiere popolare della periferia di Firenze.

Lula sembrava così!
Ad un tratto vedo saettare un cane di media taglia verso alcuni cespugli. Come un piccolo canguro  (il colore, oltre alle movenze, era lo stesso!) saltella ansimante qua e là. Mi chiedo se sia solo. Il collare ce l'ha.
Ancora un attimo e sbuca il padrone. Un uomo di colore sulla trentina, capelli alla Bob Marley, t-shirt, pantaloncini, scarpe da ginnastica e guinzaglio in mano.
Chiama "Lula", all'indirizzo del cane (mi viene in mente il Brasile), che festoso lo accoglie girandogli intorno e poi riprende subito a danzare saltando (un po' tipo lo Snoopy di Schulz).
L'uomo sembra stanco, ma guarda l'animale con occhi pieni d'amore e di rispetto. Lula continua la sua passeggiata intorno ai caseggiati, sprintando e saltando felice.
Qualche minuto ancora, poi l'uomo richiama il cane, che gioca a non obbedire: il padrone ride, finge di arrabbiarsi, Lula finge di credergli, poi riscappa. L'uomo allora, sorridendo, dà le spalle al cane e comincia ad andar via. Lula lo guarda per un attimo (sembra pensi: "mi lascia solo davvero"?), poi gli saetta dietro. Scompaiono dietro una casa.

Oggi è l'11 settembre.

Il mondo è cambiato da quel giorno di 9 anni fa.

Lo scontro fra le diversità, sempre presente nel cuore degli uomini, da quel giorno si è fatto ancora più aspro e ha aperto una crepa significativa sul XXI secolo.

La paura di chi è "altro" da noi viene brandita dalla politica, alimentata dai media, nascosta nei nostri cuori dalle nostre coscienze.

Si guarda con diffidenza i diversi da noi. Si scrivono leggi contro i diversi. Si fanno guerre contro i diversi. Si uccide. Si lascia morire. Si tace.

Ma Lula e il suo padrone dimostrano che i sentimenti non hanno colore né religione né nazionalità.

Il mondo, col suo percorso non sempre leggibile all'uomo che vi vive, va verso un'altra direzione. Che è quella dell'integrazione, del dialogo e del rispetto della diversità.

E a chi intende bruciare in nome di Dio il simbolo religioso di un altro popolo - il Corano -, come il pastore Jones intendeva fare con i proclami delle ultime ore, proviamo a domandare: che mondo vuole, domani, quel Dio che dici di rappresentare?

Non ci sarà futuro, senza accettazione

Perché l'apertura delle frontiere, l'accessibilità dell'informazione, la ragnatela del web, la capacità della propria voce di proiettarsi ovunque, nel mondo, fa sì necessariamente che le diversità si incontrino e si confrontino  costantemente, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto di più.

Il mondo di domani, lo vogliamo così?
Se vogliamo dare un senso al futuro dell'umanità, le nostre energie vanno riposte nell'accettazione e nella comprensione reciproca. Studiando il modo di una convivenza forse difficile, ma necessaria.

Solo così possiamo sperare che Lula e il suo padrone, un domani, non rimangano i soli rappresentanti di un umanità estinta nelle sabbie mobili dell'odio e del sangue.









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4 commenti:

Anonimo ha detto...

Vorrei solo segnalare a coloro che hanno apprezzato questo articolo il bellissimo libro di Umberto Galimberti "I miti del nostro tempo" (per i tipi di Feltrinelli)con speciale riguardo ai capitoli 15 (il mito del terrorismo) e 18 (il mito della razza).
Max

Luigi Bruschi ha detto...

Caro Max, grazie per il suggerimento!

Buon sabato.

LB

Anonimo ha detto...

Sono pienamente d'accordo con tutto quello che hai scritto...
Le guerre di religione sono volute dall'uomo non da Dio. Penso che l'uomo usi il nome di Dio per se stesso, per i propri fini privati, svuotandolo del suo vero significato...Come può un uomo di chiesa, di qualunque chiesa, istigare all'odio e non al perdono, alla divisione e non alla fratellanza! Come possono finire le guerre se l'uomo non cambia...impossibile...l'unica cosa che mi dà la forza e la sperenza di credere in un futuro migliore per i miei figli è la fede che ripongo in Dio e nel suo immenso amore!!
Barbara Gualtieri.

Luigi Bruschi ha detto...

Cara Barbara, il tuo commento dimostra la passione che hai dentro e, ancora una volta, come si possa chiamare con nomi diversi un sentimento che pure accomuna.
Io infatti non mi riconosco in alcuna religione particolare, ma in fondo al mio cuore, credo di sentire qualcosa che assomiglia molto alla tua fede.
Che però, permettimi, non ci deve allontanare dall'aver fede anche negli uomini. Anche perché l'umanità siamo noi, e l'aver fede in noi è indispensabile per costruire tutti assieme un mondo migliore!
Buona domenica.
Luigi

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