Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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domenica 19 settembre 2010

Il documento di Veltroni, il PD e la ricerca del consenso.

Walter: ancora tu?

Veltroni ne fa 75.

Non di anni.

Di firme.

Scrive un documento per un PD "più forte e più grande", raccoglie 75 firme di parlamentari (una è la sua) e il PD si spacca per l'ennesima volta.

Si badi bene: non credo che il documento sia tutto una baggianata (questo nonostante il riferimento alla volontà di normare il conflitto di interessi susciti oramai più nausea che giubilo).

Il problema è un altro. E' il metodo che non va bene.

Quale leader nel PD... o quale PD per essere leader?
Non se ne può più. Dei distinguo. Dei valzer delle contraddizioni. Dei tatticismi. Delle tirate d'orecchie e degli sgambetti fra ex leader, leader del presente, papabili leader del futuro.

Tutto, nel PD, sembra oramai essersi ridotto alla questione del leader.

Segno che i più traumatizzati dal berlusconismo, indovinate un po' chi sono stati?

"O si riesce ad opporre qualcuno a Berlusconi o ciccia", sembra di sentire.

E invece no. Sapete che c'è di nuovo (e neppure tanto)? C'è un elettorato a sinistra, più un mondo di indecisi al centro, che aspetta da anni un progetto.

Alcuni definiti valori chiave per provare ad immaginare un futuro. E sentirsi rappresentati.

E invece nisba.

Sapete perché non ci riescono? Perché pensano che "un grande partito democratico a vocazione maggioritaria" non può: non può alzare troppo i toni, non può esprimere idee troppo settoriali, non può combattere battaglie di pochi. Perché deve rappresentare il più largo numero di persone.

Ecco la panzana colossale. La bufala sopraffina.

Togli qua, sottrai là, per non parlare di ideali di pochi, si finisce col non parlare di niente.

Ecologia, ambiente, operai, istruzione, occupazione, economia, cultura. Chi l'ha viste? 

Di tanto in tanto qualche dichiarazione su qualcosa, così, un po' in sordina e senza strillare troppo, senza scoprirsi più di tanto, se no sembra che ci schieriamo solo con certi trascurando altri.

La politica della lungimirante accortezza. La politica del nulla, alla caccia dei larghi consensi. 

Una cosa è certa: non hanno letto Platone.

"Non conosco una via sicura per il successo; ma per l'insuccesso sì: voler accontentare tutti".


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3 commenti:

Luigi ha detto...

Ho trovato interessante e giusto quanto detto nel'articolo. Quello che secondo me non è giusto e attribuire le colpe a Veltroni.Non e sbagliato cercare di fare un partito solido, e non la solita ammucchiata eterogenea e rissosa. Solo con una grande serietà politica il PD a qualche tenue speranza di risorgere, e ve lo dice una persona che non ha mai votato PD e affini. Veltroni per me e una persona seria, ma sono gli altri che ci tengono che tutto rimanga cosi, D'Alema in testa e altri a seguire.
Continuate cosi e sparirete dalla politica.

Luigi Bruschi ha detto...

Caro omonimo!
Mi fa piacere tu condivida con me le idee alla base dell'articolo.
Ci tengo a sottolineare che non era mia intezione attribuire tutte le colpe a Veltroni. Tu non l'hai votato, io sì! E ti garantisco che quella scelta la feci perché ero convinto (così come lo sono ora) che lui è una persona seria.

E tuttavia credo che qualsiasi bega interna, in questo momento, vi sia nelle file del PD, vada risolta prima fra le loro 4 mura, per poi gettare subito le basi di un progetto comune, da comunicare ufficialmente in pompa magna.

Senza le guerre di logoramento, di cui oramai siamo troppo spesso spettatori passivi.
E disillusi.

Grazie per il tuo contributo! Spero di rileggerti.

LB

storico ha detto...

se nel Pd non ci si divide in fazioni non si è contenti

Il ritorno di Veltroni e gli antichi tormenti del PD: un documento che non convince

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