Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 4 settembre 2010

Il discorso di Fini a Mirabello: l'incredibile anteprima!

Giochiamo un po?!
Un'incredibile microspia piazzata al posto giusto avrebbe permesso di intercettare il discorso che Fini terrà domani a Mirabello!

"Con le parole che pronuncerò quest'oggi, la mia intenzione è quella di rivolgermi in primo luogo al Popolo della Libertà, a chi mi ha eletto e ha avuto fiducia in me; in secondo luogo però, vorrei rivolgermi a tutti gli italiani, che da anni mi osservano, così come osservano tutti i protagonisti della politica italiana, e giudicano il mio operato, le mie scelte, le mie parole, i miei silenzi. 
Ed è da questi ultimi che vorrei partire: dai miei silenzi. Premetto che ho sempre creduto nel progetto di una destra moderna, in grado di interpretare il sentire del popolo, ma al tempo stesso matura al punto da coltivare in ogni circostanza un senso profondo delle Istituzioni e dello Stato.
Questa destra moderna, oggi, non c'è.
Ho creduto, forse dovrei dire sperato, che l'atto di fondare il Popolo della Libertà, insieme all'allora leader di Forza Italia, potesse aprire una stagione nuova per la destra italiana. Una stagione fatta di confronti, di dialogo interno, di rispetto reciproco, per costruire insieme, noi del centro-destra, un progetto politico forte, capace di traghettare l'Italia verso il porto della ripresa e dello sviluppo, in un periodo così difficile per l'economia mondiale.
Per amore di questo sogno, che tuttora ho, ho taciuto. Nietsche diceva che ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene o del male. Ma oggi, lo confesso, vedo i miei silenzi come colpevoli, e di questa colpa me ne assumo tutte le responsabilità politiche, né intendo sottrarmi al vostro giudizio, così come a quello della storia.
Ma la vita di un uomo politico è fatta anche di coscienza. E con la propria coscienza, troppo a lungo, non si può scendere a patti.
Così, mentre vedevo il sogno di costruire una destra moderna sgretolarsi ogni giorno che passava fra personalismi e trame di ogni specie, la mia coscienza continuava a ripetermi che non potevo più tacere, che i miei silenzi non solo non servivano più, ma anzi stavano rafforzando un progetto in cui non mi riconoscevo più.
E ho cominciato a parlare e ad alzare la voce. Ad esprimere prima le perplessità, poi il mio dissenso, su tutte le scelte da me giudicate dannose per il popolo italiano. E cosa deve fare un politico eletto dal popolo, se non rappresentarlo, sempre e comunque, e parlare in suo nome? Questa è la democrazia, e questo è il solo significato che si può dare ad una forma di governo parlamentare come quella dell'Italia. Ogni singolo eletto deve dire la sua e l'unico sovrano, voglio ripeterlo, l'unico sovrano è il Parlamento.
In nome della democrazia ho smesso pertanto di tacere. In nome della democrazia ho manifestato il mio dissenso, la mia contrarietà, ad una politica condotta col faro dell'interesse personale che prevaleva su quello del paese. I processi di uno, prima dei bisogni di molti. Le leggi per pochi, prima che i provvedimenti e le riforme per tutti.
E non appena ho inteso ribadire, com'era mio diritto di parlamentare e preciso dovere di politico eletto dal popolo, i più sani ed elementari principi democratici, mi si è detto che dovevo tacere. Che andavo contro gli interessi del partito. Che un Presidente della Camera non può fare politica per via del proprio ruolo istituzionale. Per finire con l'ostracismo, prima delle idee e poi della mia persona, e con l'attacco personale a mezzo stampa, diffamando, mirando dritto alla mia onorabilità, soffiando il vento della calunnia e alimentando l'odio politico.
Tutto questo è semplicemente inaccettabile. E ciò non ostante è stato la dimostrazione provata che i miei timori erano fondati. Perché una voce fuori dal coro all'interno di un partito deve essere ascoltata e vista come una risorsa per riflettere e per capire, non combattuta con ogni arma consentita fino a reprimerla e soffocarla.
Questo modello, lasciatemi dire, assolutistico, oramai accettato da una larga  parte del Popolo della Libertà, non risponde ai principi democratici che detta la nostra carta costituzionale.
Credo ancora, e intendo sottolinearlo con forza, nei punti di quel programma del PdL, che ho contribuito a scrivere e di cui resto a tutt'oggi uno dei principali firmatari. Ma un programma non è niente se la sua applicazione è quotidianamente tradita da obiettivi estranei al programma stesso e non conformi allo spirito di una politica degna di questo nome: quello appunto dell'interesse collettivo; giammai degli interessi di un singolo.
Da questo nasce la mia battaglia. E per questo battezzo oggi formalmente la nascita di un partito che vuole farsi interprete dei veri valori di una destra moderna. Su tutti, l'attenzione ai problemi sociali, senza preclusioni di razza o di religione; e la costruzione di una società etica, per cui il raggiro non sia l'unica forma di sopravvivenza ed il malaffare, di conseguenza, non venga percepito come un'alternativa accettabile.
Io credo che questo lo dobbiamo, noi politici a voi, voi stessi ai vostri figli, tutti gli italiani ai figli dei figli, agli italiani che verranno.
E' per questo che il partito che battezzo oggi si chiama Futuro e Libertà per gli Italiani.
Voglio essere chiaro. Noi restiamo nella coalizione del centro destra perché in essa siamo stati eletti e intendiamo tener fede agli impegni presi con gli elettori. Per questo voteremo uniti e diremo sì, con entusiasmo anche, ogni qual volta i singoli provvedimenti e le singole leggi risponderanno al programma del Pdl in nome dei principi democratici che mirano all'interesse collettivo. Quando ciò non avverrà, diremo no, con forza e convinzione, per il bene del paese.
Perché il diritto di dire no, in un paese davvero libero, è uno dei valori fondanti dell'uguaglianza democratica. 
Grazie."

Ho giocato un po' alla fantapolitica, lo ammetto!

Ma questo è il discorso di Fini che vorrei.

Una sana politica dovrebbe perseguire concetti di onestà e trasparenza: in tal senso parole come queste non sarebbero un buon inizio?

Non so come la pensate voi, ma io, almeno per un giorno, ci voglio credere.


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Fini, imminente il discorso di Mirabello: il cavaliere dimezzato e la destra inesistente.


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10 commenti:

Piero ha detto...

Sarebbe bello che questo fosse il discorso, e se anche non ho votato mai per la destra, oggi lo farei, ma con Fini non con Berlusconi, che è andato al potere solo per difendere i suoi interessi e di quelli come lui

Anonimo ha detto...

Sei grande, sono in ginocchio e prego che si avveri.

Lino Giusti ha detto...

Caro Fini, quello che milioni di italiani non ti perdoneranno mai:
dopo 2 anni hai capito con chi ti eri alleato.
Noi, poveri utenti della strada, lo sapevamo già.
Non ti scordare che, in questo periodo, hai premuto il tastino per fare passare tutte le sue Leggi ad personam.

Anonimo ha detto...

Ma che abitate ner paese der sapone?
Fini è un fascista opportunista!

Anonimo ha detto...

Tutte belle parole, le intenzioni pure. Però fa un altro partito, altri denari nostri che se ne andranno via. Da sempre tutti promettono, e, parlo di tutti i simboli politici. Ma poi, alla fine, tutti mancano alle promesse fatte. Si dimenticano in fretta quando sono su qualla poltrona. Che Iddio ci aiuti.

Matisse ha detto...

Sarebbe un bellissimo discorso, se fosse credibile. Purtroppo Fini non può sostenere di aver creduto in qualcosa che invece non esisteva e non è peraltro mai esistito: la realtà è stata sempre evidente a chiunque, anche ai meno politicamente eruditi, fin dalla genesi del partito cosiddetto della libertà. Mi spiace deludere ma siamo semplicemente di fronte ad una riedizione del solito, gattopardesco opportunismo.

Mario gb ha detto...

Non fatevi fregare...so tutte balle..domani si pronera' di nuovo al suo padrone.

Victor ha detto...

Spero che su questa strada si proceda in molti affinchè si crei un parlamento che lavori per la nazione e non per interessi privati.

maria assunta ha detto...

spero che Fini abbia letto il tuo blog e che abbia pochissime modifiche da fare! In caso contrario spero che stracci il suo e pronunci il tuo.
Maria Assunta

Anonimo ha detto...

la fantascienza e la fantapolitica spesso precedono la realtà. Speriamo che accada anche questa volta.
Max

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