Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 7 settembre 2010

Berlusconi e Bossi al Quirinale: Fini si dimetta per le parole di Mirabello.

Berlusconi e Bossi hanno deciso:
richiesta di dimissioni di Fini a Napolitano.

Ci siamo. Il terremoto di Mirabello fa emergere le prime crepe politiche nell'azione del governo.

La contromossa sta per partire: Berlusconi e Bossi saliranno al Quirinale per chiedere le dimissioni di Fini da Presidente della Camera.

Scusate, forse il commento potrà sembrare banale: tutto qui?

A rischio di banalizzare un po', vi confesso che a me suona quasi come una ripicca tra fratellini, per la serie: giocavamo insieme, mi hai fatto un dispetto, ora lo dico al papà, così ti mette in punizione.

Non so, ma fra tutte le contromosse che potevano esserci, questa mi sembra l'unica che non abbia davvero un senso.

Il ritornello è sempre lo stesso: Fini non può "fare politica" se è Presidente della Camera (il comunicato recita: "Le sue parole sono la chiara dimostrazione che svolge un ruolo di parte ostile alle forze di maggioranza e al governo, del tutto incompatibile con il ruolo super partes di presidente della Camera", fonte Ansa)

Sta di fatto che il Presidente della Camera sia un politico, e che questa norma, nella Costituzione, non sia scritta da nessuna parte (in tal senso Bocchino ha definito la richiesta di dimissioni "grave sotto il profilo istituzionale, violando il principio costituzionale della separazione tra poteri", fonte Ansa).

Il tatticismo, come si vede, è fine a se stesso, dimostra la grande difficoltà del Premier in questo momento (che comincia a temere le elezioni) e appare come la mossa di chi (pressato dalla Lega, che è l'unica forza pronta per il voto) vuole fare qualcosa per non far vedere che non si può fare nulla.

E colpevolizzare magari, come in altre occasioni, il Presidente della Repubblica, che nulla potrà fare di diverso che prendere atto della richiesta, senza procedere ad alcunché.

Così si potrà dire: è colpa di Fini prima, di Napolitano poi, se si va alle elezioni.

Perché lo scarico di responsabilità per un voto anticipato appare la preoccupazione (politica) più grande di Berlusconi in questo momento.

Si può spiegare altrimenti la totale assenza di dichiarazioni del Premier sui contenuti politici presenti nel discorso di Fini?

Ecco perché parlo di tatticismi (e di ripicca). Perché se una risposta era doverosai, questa doveva riguardare le argomentazioni politiche e i temi chiave posti sul tavolo di Mirabello da Fini.

Su tutto questo, Berlusconi tace.

E questo non è un buon segnale per l'attuale governo di questo Paese.

Perché chi non ha nulla da dire, in un momento come questo, fa venire il sospetto che non abbia argomenti da mettere in campo.


Sullo stesso argomento: Fini a Mirabello: discorso e malore. Vediamo perché.


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lunedì 6 settembre 2010

Fini a Mirabello: discorso e malore. Vediamo perché.

Un Fini teso ma in forma a Mirabello.


Solo calo di zuccheri, a quanto pare, dopo il discorso fiume di Fini a Mirabello. Ma dietro la notizia "smentito il malore" si nasconde la verità di un Fini molto provato a fine discorso, com'è naturale.
Un'energia consumata in primo luogo dall'emozione, evidente specie in alcuni passaggi e del resto esplicitamente dichiarata fin dall'inizio, e poi sicuramente dalla sensazione che le parole pronunciate avrebbero avuto un impatto importante (decisivo) sulla politica italiana dei prossimi mesi.

Così è stato.

Il discorso, che nel post di ieri ho riassunto in 30 punti chiave, è stato vibrante. 

Specie nei confronti di Berlusconi: dall'accusa di stalinismo per l'atteggiamento ostracistico nei suoi confronti, a quella di considerare i parlamentari come sudditi o clienti della Standa, a quella di comandare piuttosto che governare.

Discorso con alcuni passaggi su temi importanti: disoccupazione, mezzogiorno, famiglia, economia.

Più il richiamo alla buona politica.

Le reazioni sono state tante e diversificate, ma tutte fanno capire l'importanza del momento. Avvalorata dal fatto che, al momento in cui scrivo, Berlusconi non ha ancora reso alcuna dichiarazione al riguardo (si parla di un incontro fra i vertici del PdL e della Lega previsto per la serata).

Qual è in definitiva il significato che sta dietro al discorso di ieri di Fini?

Fini ha detto: da oggi c'è un patto per la legislatura. 
Il PdL non c'è più. 
Futuro e Libertà incarna il vero spirito del PdL.

Estrapolando questi passaggi, l'analisi mi sembra piuttosto immediata: Fini, da ieri, si candida non solo come l'alternativa politica a Berlusconi, in termini di leadership, nel centro-destra, ma si proclama unico vero portatore dei valori fondanti del PdL.

L'operazione è chiara: è cominciata la missione "cambio al vertice".

Ecco spiegate le titubanze e la prudenza di alcuni passaggi (tipo "il governo su tante cose ha fatto bene", "sono favorevole ad una forma di tutela per il Premier", ecc.).

Fini non parla ai suoi, da secessionista : parla, da ieri, come il detentore dei principi democratici del centro-destra italiano di cui si proclama leader del futuro. 

Un nuovo leader per il PdL?
Da un sondaggio Ispo (fatto da Mannheimer per il Corriere della Sera), prima del discorso Fini si sarebbe attestato al 6,3%. Un risultato indubbiamente di tutto rispetto, per un partito ancora non nato.

E dopo il discorso? Chissà.

Fatto sta che l'erosione ai voti del Pdl e la rincorsa alla nuova leadership è formalmente cominciata da ieri sera.

Questa è la mia lettura dei fatti, almeno.

Voi come la vedete?



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domenica 5 settembre 2010

Il discorso di Fini a Mirabello: a caldo i 30 punti fondamentali.




  1. Sì garantismo, no impunità permanente.
  2. Governare non significa comandare.
  3. Rispetto delle istituzioni, del parlamento e della carta istituzionale.
  4. Democrazia non significa ortodossia di una posizione sola.
  5. Leadership in politica non è quella del proprietario di azienda.
  6. Gli  italiani non sono sudditi. E, da ex Ministro degli Esteri, giudico poco decoroso lo spettacolo della genuflessione a Gheddafi.
  7. Telegiornali spesso sono fotocopie dei fogli d’ordine del PdL
  8. Futuro e Libertà è spirito autentico del pdl
  9. Buona politica è l'unico antidoto alla sfiducia nelle istituzioni
  10. Il pdl è finito il 29 luglio
  11. Il pdl non c’è più: c’è il partito del predellino
  12. Il pdl è Forza Italia che si è allargata con qualche colonnello o capitano di AN che ha solo cambiato generale ed è già pronto, magari, a cambiarlo ancora.
  13. Futuro e libertà non rientrerà in ciò che non c’è più.
  14. Né in convento né raminghi in attesa del perdono.
  15. I parlamentari di Fli non sono clienti della Standa che temono di non ricevere punti fedeltà se cambiano supermercato
  16. Non ci facciamo intimidire da Campagne paranoiche e patetiche
  17. Metodo Boffo: Lapidazione di tipo islamico
  18. L'atteggiamento è stato da infami: non perché rivolto alla mia persona ma perché rivolto alla mia famiglia.
  19. Noi si va avanti, e si va avanti per far rinascere il Popolo della Libertà. Ma no a ribaltoni: Berlusconi ha il diritto e il dovere di governare. Si va al patto di legislatura.
  20. Solo stalinismo poteva cacciare senza contraddittorio come è successo.
  21. Solo chi non conosce la storia, prima che la geografia, può pensare che la Padania esista davvero
  22. No legge ad personam (sul processo breve) ma sì a tutela Premier.
  23. No alle liste e sì alla sovranità popolare che sceglie i parlamentari.
  24. Emergenza economica: nei 5 punti non c’è riferimento ad essa. Dov'è il Ministro dello Sviluppo Economico?
  25. Oggi i giacimenti culturali valgono di più che quelli petroliferi: dobbiamo investirvi.
  26. Lavoro: serve patto generazionale. 1 su 4 non lavora e mi piange il cuore.
  27. Che fine ha fatto la rivoluzione meritocratica?
  28. Welfare, investire sulla famiglia.
  29. Puntiamo sull'Italia che lavora.
  30. Ridiamo un senso alla politica.

A caldo questi sono i punti salienti.

Che ne pensate?


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Fini, imminente il discorso di Mirabello: il cavaliere dimezzato e la destra inesistente.

Fini: poche ore
 al discorso di Mirabello.
L’attesa cresce.
Mancano poche ore.
Poi sapremo.
Sapremo se Gianfranco Fini vuole imprimere una svolta politica degna di questo nome (che rischia di diventare epocale per il nostro paese) o se vuole normalizzare la situazione, fare un passo indietro.

Per conto mio, ho da sempre nel petto un cuore che batte a sinistra, nonostante tutte le stupidaggini che hanno detto e fatto, negli ultimi 20 anni, per farlo smettere di battere.

E’ per questo che penso “Fini, non fa’ lo stupido, stasera”.
E mentre lo penso mi rattristo, perché riporre in Fini le mie speranze è sancire in qualche modo la disfatta di un’opposizione troppo spesso priva di parole (l’idea del “nuovo” ulivo lo dimostra) e incapace di argomenti forti e di spessore, capaci di fare breccia (parlo soprattutto del PD, che è il maggiore partito dell'opposizione).

Se Fini decidesse stasera di dare un segnale forte, Berlusconi ne sarebbe indebolito e questa, di per sé, sarebbe già una buona notizia. Perché potrebbe essere l’inizio di una nuova destra, anzi, permettetemi di dirlo, sarebbe forse il primo inizio di una destra italiana dall'avvento di Berlusconi.

Perché ad oggi, secondo me, una vera destra in italia non esiste.

Pensiamoci un attimo. Berlusconi era un socialista (che Dio mi perdoni e i veri socialisti pure per l’affermazione forte), dell’era di Craxi si intende (l'era dei gioielli sotto i puff dei ministri, per  capirsi!). Crea un partito e diventa l’anima anti-comunista d’Italia, alleandosi con Lega e Missini, con i post-fascisti, dunque.
Basta, questo, a fare di Berlusconi (e di tutto quello che ha creato) la destra italiana?
Io dico di no. Certo in Parlamento lui e i suoi siedono sulla destra, ma questo non c’entra.
Berlusconi si lamenta che la sinistra è sempre stata un partito contro (di lui). Ma lui è nato come partito contro, e nulla più ha espresso (politicamente parlando) di un partito contro: contro i comunisti, contro la magistratura, contro, soprattutto, chiunque si mettesse sul suo cammino e la pensasse diversamente da lui.

Fini compreso.

Ecco perché una vera destra non esiste. Perché il modello del pensiero unico, di cui parlavo in un altro post, non è né di destra, né di sinistra. Perché tutti gli assolutismi non hanno colore. Sono assolutismi e basta. E il fatto che nel PdL non possa esserci dissenso, significa che ci troviamo di fronte ad una forma di pensiero (di governo?) assolutista.

Dobbiamo uscire da questa impasse. L’Italia è profondamente malata.

Se c’è gente che plaude davanti alla scena( immaginata e raccontata) del lettone di Putin, l’Italia non sta bene.
Se c’è gente che non si indigna davanti ai killeraggi mediatici, l’Italia non sta bene.
Se c’è gente che davanti a 1000 capi di imputazione pensa al complotto, l’Italia non sta bene.
Se c’è gente che riesce a non accorgersi che i telegiornali e la stampa fanno fatica a raccontare i fatti (fra quando li omettono e quando li alterano), l’Italia non sta bene.

Questa cultura italiana per cui conta solo l’interesse del singolo a scapito della collettività può produrre solo risultati devastanti. 
Perché non esiste il singolo senza la collettività (lo so è un concetto complesso, ma logicamente è proprio così!)! 
Berlusconi è l’incarnazione di questa cultura egocentrica. E chi la pensa come lui, e non sono pochi, è l’Italia dei furbetti del quartierino, quelli per cui un raggiro ben congegnato è motivo di orgoglio e di vanto con amici e amanti e il malaffare una forma d’arte, sottile, da coltivare e gustare fino in fondo.

In un’Italia così, la politica è diventata sempre più corsa alle poltrone o, nel migliore dei casi, focalizzazione su come si possono vincere le elezioni.

L’ottica va ribaltata: vanno messi in campo valori forti e decisioni importanti. Mai frapporre silenzi. Organizzare il dissenso (ma le conferenze stampa del centrosinistra per alzare la voce, chi le ha mai sentite?).

Per far questo, allontanarsi dal modello del pensiero unico, dall’assolutismo non è importante, è necessario.

Ed è per questo che, stasera, con la malinconia nel cuore, spero nel discorso di Fini.

Perché sono fermamente convinto che da 15 anni a questa parte l’Italia si è politicamente (e non solo) fermata.

Bossi ha affermato ieri che il Premier potrebbe uscire dimezzato dal discorso di Fini. Citazione quasi letteraria (Il Visconte dimezzato è un romanzo di Italo Calvino).

Quel che è certo, è che se da un lato possiamo avere un “cavaliere dimezzato”, dall’altro abbiamo senz'altro una “destra inesistente” (per continuare sulla scia di Calvino).

Stasera è d'obbligo:
svoltare a destra, please!
E questo è uno dei mali peggiori della nostra realtà politica.

Per questo, io uomo di sinistra, oggi dico: “forza, Gianfranco: stasera, di' qualcosa di destra”.




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sabato 4 settembre 2010

Il discorso di Fini a Mirabello: l'incredibile anteprima!

Giochiamo un po?!
Un'incredibile microspia piazzata al posto giusto avrebbe permesso di intercettare il discorso che Fini terrà domani a Mirabello!

"Con le parole che pronuncerò quest'oggi, la mia intenzione è quella di rivolgermi in primo luogo al Popolo della Libertà, a chi mi ha eletto e ha avuto fiducia in me; in secondo luogo però, vorrei rivolgermi a tutti gli italiani, che da anni mi osservano, così come osservano tutti i protagonisti della politica italiana, e giudicano il mio operato, le mie scelte, le mie parole, i miei silenzi. 
Ed è da questi ultimi che vorrei partire: dai miei silenzi. Premetto che ho sempre creduto nel progetto di una destra moderna, in grado di interpretare il sentire del popolo, ma al tempo stesso matura al punto da coltivare in ogni circostanza un senso profondo delle Istituzioni e dello Stato.
Questa destra moderna, oggi, non c'è.
Ho creduto, forse dovrei dire sperato, che l'atto di fondare il Popolo della Libertà, insieme all'allora leader di Forza Italia, potesse aprire una stagione nuova per la destra italiana. Una stagione fatta di confronti, di dialogo interno, di rispetto reciproco, per costruire insieme, noi del centro-destra, un progetto politico forte, capace di traghettare l'Italia verso il porto della ripresa e dello sviluppo, in un periodo così difficile per l'economia mondiale.
Per amore di questo sogno, che tuttora ho, ho taciuto. Nietsche diceva che ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene o del male. Ma oggi, lo confesso, vedo i miei silenzi come colpevoli, e di questa colpa me ne assumo tutte le responsabilità politiche, né intendo sottrarmi al vostro giudizio, così come a quello della storia.
Ma la vita di un uomo politico è fatta anche di coscienza. E con la propria coscienza, troppo a lungo, non si può scendere a patti.
Così, mentre vedevo il sogno di costruire una destra moderna sgretolarsi ogni giorno che passava fra personalismi e trame di ogni specie, la mia coscienza continuava a ripetermi che non potevo più tacere, che i miei silenzi non solo non servivano più, ma anzi stavano rafforzando un progetto in cui non mi riconoscevo più.
E ho cominciato a parlare e ad alzare la voce. Ad esprimere prima le perplessità, poi il mio dissenso, su tutte le scelte da me giudicate dannose per il popolo italiano. E cosa deve fare un politico eletto dal popolo, se non rappresentarlo, sempre e comunque, e parlare in suo nome? Questa è la democrazia, e questo è il solo significato che si può dare ad una forma di governo parlamentare come quella dell'Italia. Ogni singolo eletto deve dire la sua e l'unico sovrano, voglio ripeterlo, l'unico sovrano è il Parlamento.
In nome della democrazia ho smesso pertanto di tacere. In nome della democrazia ho manifestato il mio dissenso, la mia contrarietà, ad una politica condotta col faro dell'interesse personale che prevaleva su quello del paese. I processi di uno, prima dei bisogni di molti. Le leggi per pochi, prima che i provvedimenti e le riforme per tutti.
E non appena ho inteso ribadire, com'era mio diritto di parlamentare e preciso dovere di politico eletto dal popolo, i più sani ed elementari principi democratici, mi si è detto che dovevo tacere. Che andavo contro gli interessi del partito. Che un Presidente della Camera non può fare politica per via del proprio ruolo istituzionale. Per finire con l'ostracismo, prima delle idee e poi della mia persona, e con l'attacco personale a mezzo stampa, diffamando, mirando dritto alla mia onorabilità, soffiando il vento della calunnia e alimentando l'odio politico.
Tutto questo è semplicemente inaccettabile. E ciò non ostante è stato la dimostrazione provata che i miei timori erano fondati. Perché una voce fuori dal coro all'interno di un partito deve essere ascoltata e vista come una risorsa per riflettere e per capire, non combattuta con ogni arma consentita fino a reprimerla e soffocarla.
Questo modello, lasciatemi dire, assolutistico, oramai accettato da una larga  parte del Popolo della Libertà, non risponde ai principi democratici che detta la nostra carta costituzionale.
Credo ancora, e intendo sottolinearlo con forza, nei punti di quel programma del PdL, che ho contribuito a scrivere e di cui resto a tutt'oggi uno dei principali firmatari. Ma un programma non è niente se la sua applicazione è quotidianamente tradita da obiettivi estranei al programma stesso e non conformi allo spirito di una politica degna di questo nome: quello appunto dell'interesse collettivo; giammai degli interessi di un singolo.
Da questo nasce la mia battaglia. E per questo battezzo oggi formalmente la nascita di un partito che vuole farsi interprete dei veri valori di una destra moderna. Su tutti, l'attenzione ai problemi sociali, senza preclusioni di razza o di religione; e la costruzione di una società etica, per cui il raggiro non sia l'unica forma di sopravvivenza ed il malaffare, di conseguenza, non venga percepito come un'alternativa accettabile.
Io credo che questo lo dobbiamo, noi politici a voi, voi stessi ai vostri figli, tutti gli italiani ai figli dei figli, agli italiani che verranno.
E' per questo che il partito che battezzo oggi si chiama Futuro e Libertà per gli Italiani.
Voglio essere chiaro. Noi restiamo nella coalizione del centro destra perché in essa siamo stati eletti e intendiamo tener fede agli impegni presi con gli elettori. Per questo voteremo uniti e diremo sì, con entusiasmo anche, ogni qual volta i singoli provvedimenti e le singole leggi risponderanno al programma del Pdl in nome dei principi democratici che mirano all'interesse collettivo. Quando ciò non avverrà, diremo no, con forza e convinzione, per il bene del paese.
Perché il diritto di dire no, in un paese davvero libero, è uno dei valori fondanti dell'uguaglianza democratica. 
Grazie."

Ho giocato un po' alla fantapolitica, lo ammetto!

Ma questo è il discorso di Fini che vorrei.

Una sana politica dovrebbe perseguire concetti di onestà e trasparenza: in tal senso parole come queste non sarebbero un buon inizio?

Non so come la pensate voi, ma io, almeno per un giorno, ci voglio credere.


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