Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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domenica 5 settembre 2010

Fini, imminente il discorso di Mirabello: il cavaliere dimezzato e la destra inesistente.

Fini: poche ore
 al discorso di Mirabello.
L’attesa cresce.
Mancano poche ore.
Poi sapremo.
Sapremo se Gianfranco Fini vuole imprimere una svolta politica degna di questo nome (che rischia di diventare epocale per il nostro paese) o se vuole normalizzare la situazione, fare un passo indietro.

Per conto mio, ho da sempre nel petto un cuore che batte a sinistra, nonostante tutte le stupidaggini che hanno detto e fatto, negli ultimi 20 anni, per farlo smettere di battere.

E’ per questo che penso “Fini, non fa’ lo stupido, stasera”.
E mentre lo penso mi rattristo, perché riporre in Fini le mie speranze è sancire in qualche modo la disfatta di un’opposizione troppo spesso priva di parole (l’idea del “nuovo” ulivo lo dimostra) e incapace di argomenti forti e di spessore, capaci di fare breccia (parlo soprattutto del PD, che è il maggiore partito dell'opposizione).

Se Fini decidesse stasera di dare un segnale forte, Berlusconi ne sarebbe indebolito e questa, di per sé, sarebbe già una buona notizia. Perché potrebbe essere l’inizio di una nuova destra, anzi, permettetemi di dirlo, sarebbe forse il primo inizio di una destra italiana dall'avvento di Berlusconi.

Perché ad oggi, secondo me, una vera destra in italia non esiste.

Pensiamoci un attimo. Berlusconi era un socialista (che Dio mi perdoni e i veri socialisti pure per l’affermazione forte), dell’era di Craxi si intende (l'era dei gioielli sotto i puff dei ministri, per  capirsi!). Crea un partito e diventa l’anima anti-comunista d’Italia, alleandosi con Lega e Missini, con i post-fascisti, dunque.
Basta, questo, a fare di Berlusconi (e di tutto quello che ha creato) la destra italiana?
Io dico di no. Certo in Parlamento lui e i suoi siedono sulla destra, ma questo non c’entra.
Berlusconi si lamenta che la sinistra è sempre stata un partito contro (di lui). Ma lui è nato come partito contro, e nulla più ha espresso (politicamente parlando) di un partito contro: contro i comunisti, contro la magistratura, contro, soprattutto, chiunque si mettesse sul suo cammino e la pensasse diversamente da lui.

Fini compreso.

Ecco perché una vera destra non esiste. Perché il modello del pensiero unico, di cui parlavo in un altro post, non è né di destra, né di sinistra. Perché tutti gli assolutismi non hanno colore. Sono assolutismi e basta. E il fatto che nel PdL non possa esserci dissenso, significa che ci troviamo di fronte ad una forma di pensiero (di governo?) assolutista.

Dobbiamo uscire da questa impasse. L’Italia è profondamente malata.

Se c’è gente che plaude davanti alla scena( immaginata e raccontata) del lettone di Putin, l’Italia non sta bene.
Se c’è gente che non si indigna davanti ai killeraggi mediatici, l’Italia non sta bene.
Se c’è gente che davanti a 1000 capi di imputazione pensa al complotto, l’Italia non sta bene.
Se c’è gente che riesce a non accorgersi che i telegiornali e la stampa fanno fatica a raccontare i fatti (fra quando li omettono e quando li alterano), l’Italia non sta bene.

Questa cultura italiana per cui conta solo l’interesse del singolo a scapito della collettività può produrre solo risultati devastanti
Perché non esiste il singolo senza la collettività (lo so è un concetto complesso, ma logicamente è proprio così!)! 
Berlusconi è l’incarnazione di questa cultura egocentrica. E chi la pensa come lui, e non sono pochi, è l’Italia dei furbetti del quartierino, quelli per cui un raggiro ben congegnato è motivo di orgoglio e di vanto con amici e amanti e il malaffare una forma d’arte, sottile, da coltivare e gustare fino in fondo.

In un’Italia così, la politica è diventata sempre più corsa alle poltrone o, nel migliore dei casi, focalizzazione su come si possono vincere le elezioni.

L’ottica va ribaltata: vanno messi in campo valori forti e decisioni importanti. Mai frapporre silenzi. Organizzare il dissenso (ma le conferenze stampa del centrosinistra per alzare la voce, chi le ha mai sentite?).

Per far questo, allontanarsi dal modello del pensiero unico, dall’assolutismo non è importante, è necessario.

Ed è per questo che, stasera, con la malinconia nel cuore, spero nel discorso di Fini.

Perché sono fermamente convinto che da 15 anni a questa parte l’Italia si è politicamente (e non solo) fermata.

Bossi ha affermato ieri che il Premier potrebbe uscire dimezzato dal discorso di Fini. Citazione quasi letteraria (Il Visconte dimezzato è un romanzo di Italo Calvino).

Quel che è certo, è che se da un lato possiamo avere un “cavaliere dimezzato”, dall’altro abbiamo senz'altro una “destra inesistente” (per continuare sulla scia di Calvino).

Stasera è d'obbligo:
svoltare a destra, please!
E questo è uno dei mali peggiori della nostra realtà politica.

Per questo, io uomo di sinistra, oggi dico: “forza, Gianfranco: stasera, di' qualcosa di destra”.




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3 commenti:

Anonimo ha detto...

io spero fortemente (per l'Italia) che Fini possa essere strumento diabolico di un piano divino.
Spero altresì che altri politici si risveglino dal coma convinto come sono di un apparente paradosso: la classe politica italiana è migliore della società che rappresenta.
Max

Massimo Moruzzi ha detto...

In Italia non manca solo una destra decente, ma anche una sinistra decente, che una sinistra decente non approva la Legge Mammì, non gli concede di candidarsi nonostante il conflitto di interessi, non gli offre legittimazione con la Bicamerale, non riabilita Craxi come hanno fatto quasi tutti nel PD, non invita Schifani alla festa del PD etc etc etc.

Luigi Bruschi ha detto...

Cari Max e Massimo.

I disagi che esprimete ci accomunano. La speranza (ultima spes) è che vi sia un domani migliore, fatto di progetti, di valori e di una politica vera, al servizio della gente e dei suoi bisogni.

Dobbiamo ancora crederci.

Un saluto.

LB

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