"La ragione è un'isola piccolissima nell'oceano dell'irrazionale" (Immanuel Kant)
Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!
La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".
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Dunque il Presidente della Repubblica federale tedesca (Bundespräsident der Bundesrepublik Deutschland) Christian Wulff si è dimesso.
Al centro di uno scandalo per aver ottenuto un prestito privato a tassi agevolati (ricevuto dalla moglie di un uomo d'affari), per alcune vacanze pagate da ricchi amici - quando era ancora ministro-presidente della Bassa Sassonia - e per aver cercato di condizionare la stampa.
Per cosucce del genere in Italia sei un eroe oppure, se ti va male, ti tolgono un paio di punti dalla patente.
In Germania, invece, la Procura indaga e decide di chiedere al Bundestag il ritiro dell’immunità di cui gode il Presidente della Repubblica. Che a questo punto si dimette.
Anche perché la libera stampa non molla la presa enon solo i partiti di opposizione ma anche quelli della maggioranza di governo tolgono il sostegno al Capo dello Stato.
Qualche esempio.
Il ministro Heiner Garg del partito liberale (FDP) ha dichiarato: "Auch aus Verantwortung gegenüber dem höchsten Amt muss Christian Wulff jetzt die Konsequenzen ziehen" cioè "per rispetto alla massima carica che ricopre, Wulff deve adesso trarre le conseguenze".
Un alto esponente del CSU bavarese ha detto: "Unvorstellbar, ein Bundespräsident der zum Staatsanwalt muss", che potremmo liberamente tradurre ''inimmaginabile un presidente che si rechi in Procura''.
Thomas Oppermann (SPD) ha detto: "Alle sind vor dem Gesetz gleich", cioè "tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge".
Quel che più conta è tuttavia che:
nessuno ha gridato al complotto;
nessuno ha affermato che i magistrati si sostituiscono alla volontà democratica;
il partito del Presidente e i partiti alleati non sono insorti per difendere l'indagato.
Il Giornale, che non perde mai l'occasione per tacere, titola oggi:
Ma che figuraccia la maestrina Merkel! Wulff finisce nei guai e lei "bidona" Monti.
Io non vedo figuracce, ma solo la dignità di un Paese.
Non ci sono buoni e cattivi, la differenza sta solo nel modo di reagire.
Quando si scopre che un personaggio delle istituzioni non è specchiato, i paesi seri, la stampa seria lo invitano a dimettersi.
La magistratura fa liberamente il proprio lavoro, l'indagato salva le istituzioni compromesse e si difende nel processo.
Tutto qua.
La Germania non può che trarre vantaggio da questa disavventura, dimostrando a tutto il mondo che quel che conta è l'osservanza delle regole.
In Italia, certi uomini politici e certa stampa, in situazioni assai più gravi, hanno agito in modo del tutto opposto ricevendone solo vergogna e disdoro.
Ora, almeno, costoro arrossiscano e tacciano.
Lo richiede, al solito, il pudore.
P.S.
Il titolo si riferisce al famoso frammento di Archiloco: «πόλλ' οἶδ' ἀλώπηξ, ἀλλ' ἐχῖνος ἓν μέγα».
La volpe ne sa tante. Una il riccio: importante.
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Passata la sbornia elettorale del 2° turno, diciamolo subito: abbiamo ancora parecchia strada da fare.
Solo un esempio.
Ieri, 31 maggio, a un giorno dalla disfatta berlusconiana sancita dalle amministrative, Giuseppe Cruciani (Radio 24, La Zanzara) ha intervistato il Direttore del TG1, Augusto "Menzognini".
Due le perle.
1. Il Premier non deve dimettersi, sostiene il Menzo.
Però "Berlusconi ha indetto una sorta di referendum su se stesso", gli ricorda Cruciani.
Risposta del Direttore: "I discorsi non vanno mai fatti sulle parole che vengono dette: perché uno può dire questo perché può essere anche una strategia elettorale..."
Questo era l'antipasto. Il bello viene adesso.
2. Cruciani chiede "ci sarà Berlusconi nel 2013 se si dovesse votare nel 2013"?
Risponde il Menzo: "Quello che può avvenire nel 2013 è che tu hai 2 obiettivi, due ruoli possibili che coincidono nello stesso anno: presidenza del Consiglio epresidenza della Repubblica"
Cruciani interviene: "Cioè Berlusconi può ancora puntare al Quirinale?"
Il Menzo risponde così: "Io penso che al Quirinale ci vai anche lì coi voti che hai in Parlamento".
Cruciani interviene di nuovo: "Dopo tutto quello che è successo ancora può puntare al Quirinale secondo te? Cioè gli scandali, ecc."
Il Menzo ridefinisce la nozione di scandalo: "Mah, io parto da un presupposto: gli scandali sono le cose che tu hai visto sui giornali, poi devi vedere come finiscono i processi".
Cruciani insiste: "Quindi può ancora puntare sul Quirinale?"
Il Menzo chiosa così: "lì tu puoi creare una condizione per cuiè un ticket..."
Non so a che mezzo alludesse Menzognini nominando questo ticket che dovrebbe traghettare Silvio verso il Quirinale.
Torno solo a ripetere: mi sembra evidente che abbiamo ancora molta strada da fare.
A piedi, naturalmente, e senza biglietto.
Hai visto mai prendessimo il mezzo sbagliato...
[Ecco l'audio dell'intervista con i passaggi chiave citati (2 min. e 48 sec.)]