Prevedendo l'inizio delle grandi manovre del governo berlusconiano sul fronte del sacrificio economico, due giorni fa il pachiderma del giornalismo italiano,
Giuliano Ferrara,
spiegava dalle colonne del suo quotidiano che mentre le tasse sono impopolari,
i tagli sono bellissimi (
qui la tagliente risposta di
Malvino al Direttore del Foglio).
Lo spunto era tratto da
uno studio di un anno fa a cura degli economisti
Alesina-Carloni-Lecce, la cui tesi principale veniva ripresa così dallo stesso Ferrara:
"non c'è evidenza che il rigore fiscale danneggi i governi uscenti riducendone la probabilità di rielezione".
Il messaggio dell'elefantino era chiaro: "Silvio, non temere di perdere le elezioni se fai tagli ingenti, perché gli studi dimostrano che si vince le elezioni anche con politiche rigorose".
Tralasciando la totale assenza di una sana etica politica dietro un simile ragionamento - che ancora una volta la dice lunga sul Premier, in dubbio se salvare il Paese rischiando di perdere le elezioni o farlo inabissare nel baratro lasciandosi una flebile speranza di essere rieletto - un
lapsus calami deve aver impedito a Giulianone di aggiungere
un concetto fondamentale, già presente peraltro nell'
abstract dello studio in questione:
I governi che possono permettersi una rigorosa politica di tagli senza necessariamente perdere per questo le elezioni rischiano di essere "solo quelli forti e popolari".
Nelle conclusioni dello studio, si parla in definitiva di governi "reasonably solid", "ragionevolmente solidi".
E mentre la fiducia nei confronti di Silvio Berlusconi è oggi
ai minimi storici (
23%: il dimissionario Zapatero è al 21) vediamo allora una
foto dell'andamento del governo in carica:
Ora non so: così, su due piedi, potrei anche sbagliare...
Ma a me questi non sembrano dati di un governo molto "solido e popolare".
Nemmeno "ragionevolmente".
A voi sì?

Caro Giuliano: nemmeno "ragionevolmente".