Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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venerdì 19 agosto 2011

Inconscio: Freud aveva ragione?



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Abbiamo già parlato di David Eagleman, uno dei più brillanti e celebri neuroscienziati americani. 

Il suo ultimo libro Incognito: The Secret Lives of the Brain (Pantheon, 31 maggio 2011) merita davvero di  essere letto.
Non è facile riassumere le suggestive teorie di questo saggio: ci limiteremo ad alcuni flash.

La teoria portante è la seguente: la maggior parte delle operazioni del cervello sono inaccessibili alla "consapevolezza". 

Secondo una brillante metafora la mente cosciente: 
"È come un clandestino su un transatlantico a vapore che pensa di potersi prendere il merito del viaggio ignorando completamente l'intera ingegneria che si nasconde sotto i suoi piedi".
Ne consegue che il mondo così come lo conosciamo - e qui non può non tornare alla mente la dicotomia kantiana tra fenomeno e noumeno (Ding an sich) - non è altro che una costruzione del nostro inconscio.

Per spiegare la cosa Eagleman riccorre  ad un'altra metafora.

Consideriamo le attività che caratterizzano una nazione: fattorie, fabbriche, telecomunicazioni, business.  La gente mangia in continuazione. I poliziotti arrestano i delinquenti. Gli amanti si incontrano. I medici operano. I professori insegnano e così via. Quando apriamo un giornale noi leggiamo solo alcune notizie, ma restiamo completamente ignari di tutto il lavoro frenetico che si svolge nella nazione. Ora se tu vuoi sapere cosa accade nella tua nazione leggi un quotidiano. Naturalmente non vi cercherai ne vi troverai nel dettaglio tutte le azioni che avvengono nel Paese ma solo le cose più importanti, i fatti salienti come, per esempio, se il Congresso ha introdotto una nuova tassa.
Bene, dice Eagleman, la tua mente conscia è quel giornale.
Il tuo cervello gira a mille tutto il giorno ma, come per la nazione, solo piccole questioni appariranno sul giornale.
Il cervello lavora in segreto come in un tremendo rituale magico. "The brain runs its show incognito". 

L'inconscio, dice ancora Eagleman, gira a nostra insaputa un film, e noi riusciamo a comprendere solo ciò che si inquadra, che è compatibile - il confronto avviene nel talamo - con quel film.
"Our brains run mostly on autopilot", i nostri cervelli sono guidati da un pilota automatico, sostiene Eagleman e " la mente cosciente ha scarso accesso alla grande e  misteriosa fabbrica che lavora di sotto".

Un esempio per capire quanto le nostre scelte dipendano dall'inconscio: dovendo scegliere tra due marche di tè di nome Tomeva e Lauler, Tommy sceglierà Tomeva ma Laura sceglirà Lauler.
Questo perché - è un esperimento dello psicologo John Jones - il nostro inconscio ci spingerà ad acquistare prodotti i cui nome iniziano con la stesse lettera del nostro nome.

Molte delle nostre preferenze, pensieri e intenzioni sono dunque inconsapevoli: non sono nostri prodotti, per così dire, ma del cervello (viene così confermata una della più straordinarie intuizione di Sigmund Freud).

E il problema si complica perché ricorda Eagleman "all brains are not created equal".

Le neuroscienze potranno in futuro aiutarci a capire il comportamento umano e si dovrà sempre più accettare che "i cervelli non sono tutti uguali", il che dovrà avere, secondo il nostro neuroscienziato, implicazioni anche sul profilo giudiziario (Egli parla di  uno "shift from blame to biology", uno spostamento dalla colpa alla biologia).

Insomma, come si può intuire, c'è tanta strada da fare per realizzare il motto Γνῶθι σαυτόν (Conosci te stesso) che ben riassume l'insegnamento di Socrate.


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Commenti (3)

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sicuramente le metafore espresse sono belle ed eleganti, ma il concetto è da molto tempo ampiamente acclarato

è verissimo che gran parte dell’attività celebrale è inconscia, credo che chiunque abbia sperimentato la sensazione di veder affiorare (ribardisco affiorare) alla mente la soluzione di un problema, la chiave di un enigma, senza che vi sia stato uno sforzo cosciente

è chiaro che quella piccola parte dell’attività celebrale che costruisce la «coscienza del sè» è da noi sopravvalutata, proprio perchè ci sembra il «noi», ma ne è solo una piccola parte

del resto, già spinoza avvertiva questa profonda unità fra la nostra volontà apparente ed un tutto ben più vasto di cui siamo parte

libertà è fare ciò che voglio, ma sono libero di volere ciò che voglio?

comunque, un libro molto interessante senz’altro, anche se ho l’impressione che in america arrivino a pensare ciò che in europa già sappiamo da secoli (lo scrivo senza ironia, caro prof. w)
1 risposta · attivo 710 settimane fa
Carissimo Diego,
lei ha perfettamente ragione: non a caso ho citato Kant e Freud. Il punto è che ora le neuroscenze stanno "dimostrando" alcune teorie. Le cito come esempio questa frase del premio Nobel della medicina Eric Kandel: «Molta della nostra vita mentale è inconscia: Freud è stato uno dei primi a rendersene conto e sappiamo che non è solo una forma di pensiero, ma definisce la dinamica stessa della mente. Oggi siamo in grado di testare queste caratteristiche sperimentalmente, analizzando le zone del cervello che si attivano».
Questo è il dato saliente: "oggi siamo in grado di testare sperimentalmente"!
E poi talvolta accade il contrario. Ancora una citazione di Kandel: «Kant riteneva che qualunque decisione razionale dovesse escludere le emozioni. Ora, invece, abbiamo la prova del contrario: ogni decisione complessa coinvolge la parte emozionale.»
Insomma caro Diego, le nuroscenze giocano il ruolo che Galileo Galilei ha giocato nella fisica col metodo sperimentale . Si è aperta una nuova era.
Grazie mille per il contributo come al solito acuto ed interessante.
W
sicuramente caro prof. w, kandel è un personaggio chiave, come anche la sua famosa lumaca di mare, citata spesso dal nostro filosofo e neuroscienziato più prestigioso, cioè edoardo boncinelli

oltre a tutto, si sta rimettendo in discussione il rapporto fra noi umani e le altre specie, emergendo come le differenze siano sempre più essenzialmente quantitative e non qualitative, ma di certo ci torneremo su, anche nelle belle pagine di questo blog

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