Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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lunedì 26 dicembre 2011

I maestri e i quaquaraquà.

[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]
Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire” (George Orwell)
Nel salutare Giorgio Bocca che ci ha appena lasciati mi corre l'obbligo di segnalare quella che forse è la più grave colpa del berlusconismo.

Colpa che consiste nell'aver tentato - spesso con successo - di distruggere agli occhi dell'intero paese l'auctoritas di grandi intelluettuali al solo fine di eliminare i Socrate che avrebbero potuto - con le loro parole, con il loro esempio, con il loro magistero - impedire l'operazione di narcosi delle coscienze che il  regime  stava mettendo in atto.

Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Indro Montanelli, Rita Levi Montalcini, sono degli esempi illustri di questa strategia.
Si è permesso che schiere di quaquaraquà - per dirla con Sciascia - infangassero e sbeffeggiassero personaggi illustri  che avrebbero meritato il rispetto, l'ammirazione e la gratitudine dei compatrioti.

Quando un paese perde il rispetto per i suoi maestri, per quel paese è difficile immaginare un futuro.

Ecco uno spread, forse più importante di quello tra i Btp e i Bundes, che dobbiamo recuperare se vogliamo sperare di risalire la china.


Lo spread tra il nostro sistema di valori  e quello delle più mature democrazie avanzate.


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domenica 25 dicembre 2011

Un altro maestro che se ne va.


«Sono certo che morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l’emancipazione civile dell’Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti, la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il centro-sinistra. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c’erano principi riconosciuti: i giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia i vizi.»
Era il 2007 quando Giorgio Bocca pronunciò queste parole, in un'intervista rilasciata all'Espresso.

Parole che suonano profetiche, oggi, 25 dicembre 2011, giorno in cui Giorgio Bocca se n'è andato.

Quell'emancipazione civile da lui vagheggiata non c'è ancora. 

Appare persino difficile capire se si stia davvero muovendo qualcosa, nelle coscienze di un paese fiaccato da decenni di mala politica e di deriva morale.

In un'altra intervista di un anno fa, un Giorgio Bocca visibilmente malinconico disse di continuare a nutrire:
"questa speranza che gli Italiani smettano di rubare"...
Proviamo a raccogliere noi questo pesante testimone, caro Giorgio.

Quanto a te, in questo giorno di festa in cui hai scelto di andartene, possiamo solo dirti addio.

Oltre a grazie di tutto, naturalmente.


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